Vita Minerale – Mineral Life

 Geometria, Materia, Sole  Commenti disabilitati su Vita Minerale – Mineral Life
Giu 242016
 
Vita minerale

Come di consueto , gli articoli pubblicati su Fortunadrago.it , prevedono una minima conoscenza della teoria base di Pier Luigi Ighina , la sua “Legge del Ritmo”. (sono consultabili cliccando sul testo con link attivo in evidenza).

In quest’articolo tratteremo quelli che sono gli scritti di Edward Leedskalnin (il singolo creatore della struttura di Coral Castle in Homestead – Florida -U.S.A.).

Ed in particolare della sua pubblicazione : “Mineral, Vegetable and Animal Life” di cui ho pubblicato una traduzione consultabile al seguente link : https://www.scribd.com/doc/110746960/Edward-Leedskalnin-Mineral-Vegetable-and-Animal-Life-Eng-Ita

Una particolare attenzione merita il seguente scritto :

What is life? Mineral life is to hold the mineral matter together. Vegetable life is to hold the vegetable matter together and increases in volume. Animal life is to hold the animal matter or flesh together increase the volume and give motion to muscles. The base of life is the North and South pole magnets. The magnets are indestructible.

La cui traduzione in italiano è la seguente :

Che cos’è la vita? La vita minerale tiene insieme le sostanze minerali. La vita vegetale tiene insieme la materia vegetale ed aumenta di volume. La vita animale mantiene la materia animale o carne e ne aumenta il volume dando movimento ai muscoli. La base della vita è il Nord e il Sud dei poli magnetici (mono-poli magnetici N.d.r.).
I magneti sono indistruttibili.

se vogliamo analizzare a mente libera quel che vuol intendere Leedskalnin per quanto riguarda la vita minerale : in effetti che differenza c’è tra un pugno di sabbia ed un sasso ?

Sabbia e Sasso

Sabbia e Sasso

Noi siamo in grado di frantumare un sasso fino a farlo diventare sabbia, ma non possiamo fare il contrario, a meno che non ricorriamo ad un collante come malta o cemento.

Nel caso della natura questa è quella che Pier Luigi Ighina chiamava colla magnetica, Edward Leedskalnin scrive di Nord e il Sud dei poli magnetici individuali (mono-poli magnetici N.d.r.) ne parla come forze cosmiche che :

“Tengono unita questa Terra ed ogni cosa su di essa”

(citazione dallo scritto “Magnetic Current“).

Ed inoltre :

The sun is living in a destruction period and the earth in a construction period. In the sun only mineral life exist but on earth mineral, vegetable and animal life exist – Il sole sta vivendo in un periodo di distruzione e la terra in un periodo di costruzione. Sotto il sole solo la vita minerale esiste, ma sulla Terra, la vita minerale, vegetale e animale co-esistono.

Quindi se prendiamo un pianeta del sistema solare come ad esempio Marte o Venere, possiamo essere sicuri che su di esso si creeranno le formazioni (cluster) di cristalli (la vita minerale), ma solo sul nostro pianeta Terra abbiamo anche la vita vegetale ed animale che coesistono tra di loro.

Estratto da:
“Il problema di aumentare l’energia umana con riferimenti in particolare allo sfruttamento dell’energia del sole”
The Century Illustrated Magazine, giugno 1900
di Nikola Tesla

 

(…) In un cristallo abbiamo la prova evidente dell’esistenza di un principio di vita formativo e, anche se non riusciamo a capire la vita di un cristallo, è tuttavia un essere vivente.

 

La chiave in comune ai tre tipi di “Vita” Minerale, Vegetale ed Animale è dunque la crescita!


Struttura di crescita dei cristalli : http://www.faden.it/pagine_htm/013pagina_struttura.htm

La proiezione sul piano mostra l'andamento di un cristallo destro ; al centro è schematizzata la proiezione di una spirale esagonale a doppio passo formata dall'unione di sei spirali semplici di senso contrario .

La proiezione sul piano mostra l’andamento di un cristallo destro ; al centro è schematizzata la proiezione di una spirale esagonale a doppio passo formata dall’unione di sei spirali semplici di senso contrario .

Linee di crescita su un cristallo di quarzo

Linee di crescita su un cristallo di quarzo

Infatti il sole vive il suo periodo di distruzione (disfacimento) mentre tutti gli altri pianeti, inclusi la Terra vivono il loro periodo di costruzione (crescita). Nel caso del nostro pianeta, la crescita è stata misurata dal Dr. Konstantin Meyl in 19 centimetri all’anno.

Teoria sull’espansione della Terra : https://www.youtube.com/watch?v=7kL7qDeI05U

Figura 1: Modelli di Terra in espansione, dall'Archeano sino al futuro, che mostrano le antiche linee costiere (linee scure), le terre emerse ed i mari continentali poco profondi. Ogni immagine procede di 15 gradi di longitudine lungo la sequenza per mostrare un'ampia copertura dello sviluppo geografico durante gli enoni Precambriano e Fanerozoico.

Figura 1: Modelli di Terra in espansione, dall’Archeano sino al futuro, che mostrano le antiche linee costiere (linee scure), le terre emerse ed i mari continentali poco profondi. Ogni immagine procede di 15 gradi di longitudine lungo la sequenza per mostrare un’ampia copertura dello sviluppo geografico durante gli enoni Precambriano e Fanerozoico.

Per approfondimenti sulla teoria sull’espansione della Terra : http://www.mednat.org/misteri/espansione_terra.htm

Documentario sulla crescita dei cristalli : https://www.youtube.com/watch?v=Y3GwvN5W1dE

Dr. Masaru Emoto cristallizzazione dell’acqua con la musica : https://www.youtube.com/watch?v=JsMb8qpiVUw

Nel cinema troviamo il film : “The Monolith Monsters” (1957) “La meteora infernale” in cui una meteora caduta sulla Terra cresce a dismisura mediante l’acqua distruggendo tutto al suo passaggio : https://www.youtube.com/watch?v=iWB95GVoH5o

Galleria sulle formazioni di cristalli

 

 

Incredibile, c’è ghiaccio su Mercurio

 Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Incredibile, c’è ghiaccio su Mercurio
Giu 062016
 

Tratto dal link origine : http://www.focus.it/scienza/spazio/incredibile-ce-ghiaccio-su-mercurio

Mercurio è il primo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole e il più piccolo come dimensioni. La sua superficie, riarsa da una radiazione…

Mercurio è il primo pianeta del Sistema Solare in ordine di distanza dal Sole e il più piccolo come dimensioni. La sua superficie, riarsa da una radiazione solare che è circa dieci volte più intensa di quella che raggiunge la Terra, è saturata da crateri da impatto e per questo il suo aspetto ricorda da vicino quello della Luna. Non essendo dotato di un’atmosfera, le sue temperature superficiali variano in maniera drastica tra il giorno e la notte. Nell’emisfero esposto al Sole si superano infatti i 400 °C, mentre nell’emisfero notte la temperatura raggiunge i -170 °C. Per questi motivi esistevano forti dubbi che su questo piccolo pianeta potesse essere presente del ghiaccio d’acqua. I primi sospetti si ebbero nei primi anni ’90, quando gli echi di segnali radar inviati da Terra e riflessi dalle regioni polari di Mercurio mostravano le caratteristiche di analoghi segnali riflessi da superfici ricoperte di ghiaccio. Adesso, grazie ai dati raccolti dalla sonda della NASA MESSENGER (MErcury Surface, Space ENvironment, GEochemistry, and Ranging) abbiamo avuto la conferma. Sul fondo dei crateri da impatto presenti al polo nord sono presenti dei cospicui depositi di ghiaccio d’acqua. Gran parte di questo è coperto da un sottile strato di materiale che lo protegge, ma in poche aree, laddove il Sole non riesce a far giungere la propria luce, parte del ghiaccio si mostra anche in superficie. La scoperta è basata sulle misurazioni di riflettività effettuate tramite l’altimetro laser e simulazioni computerizzate che spiegano il modo in cui il ghiaccio può persistere su un pianeta così prossimo al Sole. Le regioni polari del pianeta Mercurio restano infatti fredde poiché l’asse di rotazione di Mercurio è praticamente perpendicolare al piano della sua orbita, ragion per cui i raggi luminosi provenienti dal Sole in queste zone sono molto radenti e non possono raggiungere il fondo dei crateri da impatto.

In questa immagine, centrata sul polo nord di Mercurio, in rosso sono rappresentate le zone che appaiono in ombra in tutte le immagini riprese finora dalla sonda MESSENGER, mentre in giallo sono indicate le aree di alta riflettività rilevate dalle osservazioni radar effettuate nei primi anni ’90 e consistenti con la presenza di depositi di ghiaccio. Tutte quante coincidono con le regioni in ombra osservate da MESSENGER. (NASA/Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory/Carnegie Institution of Washington/National Astronomy and Ionosphere Center, Arecibo Observatory)

I nuovi studi hanno interessato in particolare il polo nord del pianeta e le aree circostanti. Quando è stata misurata la riflettività nel vicino infrarosso, tramite l’altimetro a bordo di MESSENGER, sono state trovate più di cento regioni scure che riflettevano meno della metà della luce mediamente riflessa dalla superficie mercuriana. Poche eccezionali aree brillanti sono invece presenti nei crateri da impatto Prokofiev e Kandinsky. Nessuno aveva notato queste regioni scure prima d’ora, quindi inizialmente si sono presentate come un mistero. Dal momento che lo scopo principale dell’altimetro è mappare la superficie del pianeta, si è subito notato che queste zone erano in ombra. Nel frattempo, le misurazioni delle concentrazioni di idrogeno ad opera dello spettrometro indicavano che i depositi brillanti erano costituiti da ghiaccio di acqua. Queste aree ricche di idrogeno giacciono sotto uno strato privo di idrogeno. I risultati di altimetro e spettrometro hanno senso, quindi, ipotizzando del ghiaccio d’acqua coperto da uno strato di altro materiale. Le regioni brillanti viste dall’altimetro indicherebbero invece la presenza di ghiaccio esposto in superficie. I modelli al computer hanno mostrato che le temperature medie in queste aree di Mercurio possono raggiungere i – 220 °C e consentire quindi la stabilità del ghiaccio anche in tempi molto lunghi: uno strato di materiale isolante è necessario per mantenere il ghiaccio nelle zone scure, ma in altre, dove la radiazione solare è praticamente assente, il ghiaccio può esistere anche in superficie. Il ghiaccio sembra essere relativamente recente, forse portato da comete o altri piccoli corpi di natura asteroidale, e dei composti organici potrebbero essere presenti nel materiale che ricopre il ghiaccio, ma per questo occorrono altre analisi. La quantità di ghiaccio esistente nella regione polare di Mercurio, secondo una stima preliminare, dovrebbe essere compresa tra 100 e 1.000 miliardi di tonnellate. In questo breve filmato una sequenza di immagini che mostrano le zone permanentemente in ombra della regione polare settentrionale di Mercurio nel corso di una rotazione completa del pianeta: https://www.youtube.com/watch?v=T3zAGK82kkU

Tratto dal link origine : http://www.focus.it/scienza/spazio/incredibile-ce-ghiaccio-su-mercurio

Conclusioni

La logica dovrebbe suggerire che data l’estrema vicinanza del pianeta Mercurio al sole, il ghiaccio non dovrebbe assolutamente esistere sulla superficie del pianeta, e neanche nelle sue profondità!

Invece il ghiaccio esiste sul pianeta, ed esiste sotto il sole.

Il passaggio del pianeta Mercurio sul disco solare del giorno 9/10 Maggio 2016 : https://www.youtube.com/watch?v=PhO6Ufw9h_s

Da consultare : https://www.fortunadrago.it/etere/yang-e-yin/

Impronte magnetiche

 Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Impronte magnetiche
Apr 132016
 

Tratto da : http://www.focus.it/scienza/spazio/planck-rileva-le-impronte-magnetiche-della-via-lattea

L'impronta magnetica della Via Lattea (© ESA)

L’impronta magnetica della Via Lattea (© ESA)

Tra le forme che può assumere l’energia, la luce è quella che ci è forse più familiare. Eppure alcune delle sue proprietà rimangono pressoché inaccessibili alla nostra esperienza quotidiana. Una di queste è la polarizzazione: in essa gli astronomi sono in grado di rinvenire numerose informazioni su quanto è accaduto a un raggio di luce lungo il tragitto che lo ha condotto sino a noi.

Luce “polarizzata”

La luce può essere descritta come una serie di onde formate da campi elettrici e magnetici che oscillano lungo piani ortogonali l’uno nei confronti dell’altro e rispetto alla direzione di marcia. Questi campi, di norma, sono orientati indistintamente in tutte le direzioni. Se però le oscillazioni tendono a preferire un orientamento particolare, diciamo che la luce è “polarizzata”. È quanto accade, per esempio, con la luce riflessa da una superficie, come quella di uno specchio o del mare. Esistono anche particolari filtri – come quelli usati negli occhiali polarizzati – in grado d’assorbire la luce polarizzata, riducendo così l’abbaglio dovuto ai riflessi del sole.

Campi magnetici

Nello spazio, anche la luce emessa da stelle, gas e polvere può essere polarizzata, e in vari modi. Misurando la quantità di polarizzazione in essa presente, gli astronomi riescono a studiare i processi fisici che l’hanno causata. In particolare, la polarizzazione può essere la spia dell’esistenza di campi magnetici nel mezzo interstellare che la luce ha attraversato, e può aiutare a ricostruirne le proprietà.

La nostra galassia

La mappa rilasciata oggi è stata ottenuta utilizzando i rivelatori a bordo di Planck come se fossero l’equivalente astronomico di occhiali da sole polarizzati. Un’immagine inedita nella quale vortici, anse e archi ricalcano la topografia del campo magnetico nella nostra galassia, la Via Lattea.

Miscela di gas e polveri

Oltre a ospitare centinaia di miliardi di stelle, infatti, la nostra galassia contiene una miscela di gas e polveri, che è poi la materia prima necessaria a formare le stelle stesse. I minuscoli grani di polvere in essa presenti, pur avendo temperature bassissime, riescono comunque a emettere radiazione elettromagnetica, ma solo a frequenze inferiori a quelle della luce visibile – dagli infrarossi alle microonde. Nel caso in cui la conformazione dei singoli grani non sia sferica, si registrerà un’asimmetria nella radiazione da essi emessa: in particolare, sarà maggiore quella che oscilla parallelamente all’asse più lungo del grano. Di conseguenza, avremo luce polarizzata.

Nubi interstellari

Se l’orientamento dei singoli grani presenti in una nube di polvere fosse casuale, nel complesso la luce risultante non apparirebbe polarizzata. Ma nella maggior parte dei casi i grani di polvere cosmica, spinti da collisioni con fotoni e atomi in rapido movimento, ruotano su se stessi a velocità impressionante, decine di miliardi di volte al secondo. E poiché le nubi interstellari presenti nella Via Lattea sono solcate da campi magnetici, l’asse di rotazione dei grani di polvere tende ad allinearsi in modo perpendicolare alla direzione del campo magnetico che li avvolge. Nella luce emessa è così possibile riscontrare – e misurare – una componente in polarizzazione. Permettendo così agli astronomi di studiare la struttura del campo magnetico galattico e, in particolare, l’orientamento assunto dalle linee di campo proiettate sul piano celeste.

Struttura tridimensionale

Nella nuova immagine prodotta da Planck, le zone più scure corrispondono a quelle nelle quali l’emissione polarizzata è più intensa, mentre le striature indicano la direzione del campo magnetico proiettata sul piano celeste. Avendo il campo magnetico della Via Lattea una struttura tridimensionale, se lungo la linea di vista le curve del campo sono molto disorganizzate diventa molto difficile interpretarne l’orientamento complessivo: un po’ come cercare di cogliere l’allineamento prevalente d’una matassa di filo studiandone una sezione che l’attraversa. Tuttavia, l’immagine di Planck mostra come, in alcune regioni del campo magnetico galattico, sia presente un’organizzazione a grande scala.

Piano galattico

La banda scura che corre orizzontalmente al centro dell’immagine corrisponde al piano galattico. In esso, dalla polarizzazione emerge uno schema regolare, su grandi scale angolari, dovuto al fatto che le linee del campo magnetico scorrono prevalentemente parallele al piano della Via Lattea. I dati rivelano anche variazioni nella direzione di polarizzazione all’interno delle nubi di gas e polvere confinanti. Un fenomeno ben visibile in alcune forme aggrovigliate presenti al di sopra e al di sotto del piano galattico, laddove il campo magnetico locale è particolarmente disorganizzato.

(…) Continua sul link originale

Tratto da : http://www.focus.it/scienza/spazio/planck-dipinge-il-campo-magnetico-della-via-lattea

L'immagine ottenuta dai dati di Planck. (Photo acknowledgment: M.-A. Miville-Deschênes, CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Université Paris-XI, Orsay, France) ESA/PLANCK COLLABORATION

L’immagine ottenuta dai dati di Planck. (Photo acknowledgment: M.-A. Miville-Deschênes, CNRS – Institut d’Astrophysique Spatiale, Université Paris-XI, Orsay, France) ESA/PLANCK COLLABORATION

Un acquerello dai toni pastello? Una foto da satellite? Niente di tutto ciò. Quella che vedete è una visualizzazione ottenuta dai dati del telescopio dell’ESA Planck, che mostra l’interazione tra le polveri interstellari e la struttura del campo magnetico della Via Lattea.

Tra il 2009 e il 2013, l’osservatorio spaziale ha scandagliato il cielo in cerca della radiazione cosmica di fondo a microonde, la traccia “fossile” della luce dell’Universo primordiale. Ma durante la sua missione, ha rilevato anche emissioni di luce più vicine, quelle causate dalla miscela di gas e polveri presenti nella nostra galassia. Oltre ad ospitare centinaia di miliardi di stelle, infatti, la Via Lattea contiene anche gas e polveri che fungono da materia prima per la formazione di nuovi astri.

ORIENTAMENTO PRECISO. Poiché le nubi interstellari presenti nella nostra galassia sono solcate dalle linee del suo campo magnetico, i granelli di polvere della Via Lattea tendono ad allineare il loro asse maggiore perpendicolarmente alla direzione del campo magnetico che li avvolge. Come risultato, la luce da essi emessa risulta polarizzata, vibra cioè in una direzione preferenziale, ed è stata pertanto captata dai sensori di Planck.

LUCE RIVELATRICE. I pattern a spirale dell’immagine sono basati sulla direzione della luce polarizzata emessa dalle polveri interstellari; poiché le particelle di polvere cosmica si dispongono in rapporto alle linee del campo magnetico, studiando le loro emissione luminosa si comprende la struttura del campo magnetico della Via Lattea.

DA REGOLARE A CAOTICO. In particolare si può osservare come questo sia più ordinato lungo il piano galattico (in giallo e arancione), dove segue la struttura a spirale della Galassia, e più disordinato mano a mano che ci si allontana dal piano (per ottenere quest’immagine sono state prese in considerazione le osservazioni compiute da Planck a 353, 545 e 857 GHz).

Studiando questa e altre immagini simili gli scienziati dell’ESA sperano di trarre nuove informazioni sul ruolo del campo magnetico galattico nell’evoluzione della struttura della Via Lattea e della nascita delle sue stelle.

Impronte Magnetiche

Il Magnetismo del sole :
Link video : https://www.youtube.com/watch?v=A28tLCSkCao

Gigapixel della galassia Andromeda – Hubble (NASA/ESA)
Link video : https://www.youtube.com/watch?v=udAL48P5NJU

Il Magnetismo può controllare il calore, ed il suono

 Energia, Magnetismo, Materia  Commenti disabilitati su Il Magnetismo può controllare il calore, ed il suono
Feb 242016
 

Tratto dal link origine : http://www.akosol.it/akosol-blog/i-magneti-possono-controllare-il-calore-ed-il-suono-un-esperimento-rivela-nuove-proprieta-misteriose-delle-onde-sonore

Original link : https://www.sciencedaily.com/releases/2015/05/150528153621.htm

I ricercatori hanno scoperto come controllare il calore con un campo magnetico. Lo studio è il primo a dimostrare che i fononi acustici – le particelle elementari che trasmettono sia il calore e il suono – hanno proprietà magnetiche.
Nell’edizione del 23 marzo della rivista Nature Materials, alcuni ricercatori descrivono come un campo magnetico, delle dimensioni simili a quello generato da una risonanza magnetica medica, ha ridotto la quantità di calore che fluisce attraverso un semiconduttore del 12 per cento. Lo studio è il primo a dimostrare che i fononi acustici – le particelle elementari che trasmettono sia il calore e il suono – hanno proprietà magnetiche.

“Questo aggiunge una nuova dimensione alla nostra comprensione delle onde acustiche,”, ha detto Joseph Heremans, Ohio Eminent Scholar in Nanotecnologia e professore di ingegneria meccanica presso la Ohio State. “Abbiamo dimostrato che possiamo dirigere il calore magneticamente. Con un campo magnetico sufficientemente forte, dovremmo essere in grado di guidare anche le onde sonore.”

“Ci si potrebbe sorprendere nell’apprendere che il calore ed il suono interagiscono, ed ancor più che possono essere entrambi controllati da magneti”, dichiara Heremans. “Ma si tratta di due diverse espressioni della medesima forma di energia, parlandone da un punto di vista inerente la meccanica quantistica. Quindi, qualsiasi forza che controlla l’uno dovrebbe controllare anche l’altro. Essenzialmente, il calore è prodotto dalla vibrazione degli atomi, e si diffonde attraverso i materiali dalle vibrazioni. Ed all’aumentare della temperatura del materiale aumenta la velocità alla quale gli atomi vibrano”.

“Anche il suono è prodotto dalla vibrazione degli atomi”, ha continuato. “Ed è attraverso le vibrazioni che ti parlo, perché le mie corde vocali comprimono l’aria e creano vibrazioni che viaggiano fino alle tue orecchie, che le traducono in suono.”

Il nome “Fononi” suona un po ‘come “Fotoni”. Ecco perché i ricercatori li considerano cugini: I fotoni sono particelle di luce, ed i fononi sono particelle di calore e di suono. Mentre i ricercatori hanno studiato i fotoni intensamente per un centinaio di anni – da quando Einstein scoprì l’effetto fotoelettrico – i fononi non hanno ricevuto la stessa attenzione, e quindi non si sa molto su di loro al di là delle loro proprietà relative al calore ed al suono.

nmat4247-f3

Questo studio dimostra che i fononi hanno anche proprietà magnetiche. “Crediamo che queste proprietà generali siano presenti in qualsiasi solido”, ha detto Hyungyu Jin, ricercatore post dottorato della Ohio State e principale autore dello studio.

L’implicazione: in materiali come vetro, pietra, plastica – materiali che non sono convenzionalmente magnetici – il calore può essere controllato magneticamente, se si dispone di un magnete abbastanza potente. L’effetto sarebbe passato inosservato nei metalli, che trasmettono così tanto calore mediante gli elettroni che il calore trasportato dal fononi è trascurabile in confronto.

Non ci saranno applicazioni pratiche di questa scoperta in tempi brevi: magneti da 7 Tesla come quelli utilizzati nello corso dello studio non esistono al di fuori degli ospedali e dei laboratori, ed i semiconduttori sottoposti alla sperimentazione sono stati refrigerati a – 450 gradi Fahrenheit (- 268 gradi Celsius) – quindi a temperature molto vicine allo zero assoluto – per far sì che gli atomi del materiale esaminato rallentino al punto di permettere di vedere i movimenti dei fononi. “È per questo che l’esperimento è stato così difficile”, ha detto Jin, “poiché rilevare una misura termica ad una temperatura così bassa è difficile. Per farlo abbiamo utilizzato un attrezzo semiconduttore indio antimonide a forma di diapason sbilenco, con un braccio largo 4 mm e l’altro 1 mm., ed abbiamo innestato i riscaldatori alla base dei bracci”.

Link video : https://www.youtube.com/watch?v=hS5Imnlsz8o

“L’idea ha funzionato grazie ad una stranezza nel comportamento dei semiconduttori a basse temperature. Normalmente, la capacità di un materiale di trasferire calore dipenderebbe esclusivamente dal tipo di atomi di cui è fatto. Ma a bassissime temperature, come quelle utilizzati in questo esperimento, un altro fattore entra in gioco: la dimensione del campione utilizzato. In queste condizioni, un oggetto di maggiori dimensioni trasferisce il calore più velocemente di un oggetto, uguale per forma ma di dimensioni minori, fatto dello stesso materiale. Ciò significa che il braccio più grande del diapason potrebbe trasferire più calore rispetto al braccio minore.”

Il movimento dei fononi acustici all'interno di un semiconduttore di indio-antimonide in un campo magnetico (di 7 Tesla). I loro risultati mostrano che fononi momenti magnetici di ampiezza-dipendente sono indotte sugli atomi, che cambiano il modo in cui vibrano e il calore trasportato.

Il movimento dei fononi acustici all’interno di un semiconduttore di indio-antimonide in un campo magnetico (di 7 Tesla). I loro risultati mostrano che fononi momenti magnetici di ampiezza-dipendente sono indotte sugli atomi, che cambiano il modo in cui vibrano e il calore trasportato.

Heremans ne ha spiegato le ragioni:

“Immaginate che il diapason sia una pista, e che i fononi che vi scorrono a partire dalla base siano corridori in pista. I corridori che prendono il lato stretto della forcella hanno a malapena spazio sufficiente per passare tutti insieme, e continuano a sbattere contro le pareti della pista, che li rallenta. I corridori che prendono la carreggiata più larga possono correre più velocemente, perché hanno un sacco di spazio a disposizione. Dopo un tempo tutti avranno percorso l’intero tragitto attraverso il materiale, ma la domanda è a quali differenti velocità. Più collisioni avranno sperimentato nella loro corsa, più saranno andati lenti.”

Nell’esperimento, Jin ha misurato la variazione di temperatura nei due rami del diapason sottraendone uno dall’altro, sia prima che dopo aver applicato un campo magnetico Tesla 7. In assenza del campo magnetico, il braccio più grande del diapason ha trasferito più calore rispetto al braccio minore, così come si aspettavano i ricercatori. Ma in presenza del campo magnetico, il flusso di calore nel braccio grande ha rallentato del 12 per cento. Cosa è cambiato? Heremans ha detto che il campo magnetico ha sincronizzato la vibrazione dei fononi, facendo sì che urtassero l’uno nell’altro e quindi rallentassero, e tale effetto è stato identificato e quantificato mediante simulazioni al computer eseguite da Nikolas Antolin, Oscar Restrepo e Wolfgang Windl, tutti collaboratori del Dipartimento di Stato di Scienza dei Materiali e Ingegneria dell’Ohio.

Nel braccio più grande, la maggiore libertà di movimento ha lavorato contro i fononi, che in virtù di questa hanno sperimentato più collisioni. Un maggior numero di fononi stati stati dirottati, e sono stati di meno – il 12 per cento in meno – quelli passati indenni attraverso il materiale. I fononi hanno quindi reagito al campo magnetico, dimostrando che le particelle sono evidentemente sensibili al magnetismo. Il prossimo passo sarà quello di stabilire se è possibile deviare lateralmente le onde sonore mediante appositi campi magnetici.

Tratto dal link origine : http://www.akosol.it/akosol-blog/i-magneti-possono-controllare-il-calore-ed-il-suono-un-esperimento-rivela-nuove-proprieta-misteriose-delle-onde-sonore

Original link : https://www.sciencedaily.com/releases/2015/05/150528153621.htm

La Materia oscura è stata inventata per salvare la teoria sulla Gravità

 Gravità, Materia  Commenti disabilitati su La Materia oscura è stata inventata per salvare la teoria sulla Gravità
Gen 152016
 

Tratto dal link origine : http://www.naturalphilosophy.org/site/dehilster/2015/07/31/dark-matter-was-invented-to-save-bad-gravity-theory/

Continuando il tema che la fisica del 20 ° secolo è onnisciente, che tutto vede, e non può sbagliare, quando gli scienziati hanno notato che le loro equazioni gravitazionali non possono descrivere la velocità di stelle ai margini di galassie, invece di rivisitare le loro equazioni hanno fatto quello che fanno sempre: cambiano i fatti.

Qui nel grafico qui sotto, potete vedere la velocità prevista di stelle nelle galassie e la velocità misurata. Si basa sulla terza legge di Keplero che i corpi più distanti dal centro dovrebbero muoversi più lentamente. “Houston abbiamo un problema!” Invece di dire loro calcoli erano sbagliati, inventano massa scura / massa / energia.

Rotationcurve_3

La citazione di un fisico ammirato è molto pertinente qui:

“Se i fatti non corrispondono alla teoria, cambiare i fatti” – Albert Einstiein

In questo caso, invece di cambiare le equazioni gravitazionali, hanno cambiato i fatti. Che cosa hanno cambiato?

Hanno inventato qualcosa di invisibile e impossibile da rilevare, perché deve essere davvero molto difficile da rilevare se i fisici possono trovare. Il cielo non voglia le loro equazioni sono sbagliato! In effetti, uno dei più famosi “evangelisti fisica” Michio Kaku dice che vi è un premio Nobel in attesa della risposta di energia oscura. Questo è l’interesse del corso: il Premio Nobel.

A loro non importa se Dark Energy o materia oscura è reale oppure no.

Quindi, fondamentalmente, i fisici hanno inventato una cosa magica che chiamavano “dark” e dicono che è il motivo per stelle stanno andando più velocemente di quanto le loro equazioni possono prevedere.

Supponiamo che in ingegneria, un ingegnere ha un’equazione che dovrebbe descrivere qualcosa e ovviamente non regge alle osservazioni del mondo reale e sperimentare. Immaginate l’ingegnere andare dal loro capo e dicendo:

“Sai, l’equazione che ho che mostra questa struttura dovrebbe resistere a venti di uragano ma nel nostro vero banco di prova, le strutture sono soffiato sopra. Invece di cambiare la mia struttura e conoscere i miei calcoli devono essere giusti, ho inventato ‘vento oscuro’ che non possiamo vedere, ma è lì e sta esercitando più forza che pensiamo sulla mia struttura. Così, questo ‘vento oscuro’ è ciò che sta causando il crollo della mia struttura, non le mie equazioni. “

Per quanto tempo credete che il tecnico potrebbe mantenere il proprio posto di lavoro? …Non molto tempo.

Ma questo è esattamente ciò che gli scienziati hanno fatto con la materia oscura. Hanno inventato la materia oscura per compensare le loro equazioni per la gravità che non funzionano invece di dire loro modello di gravità è difettoso.

Equazioni di Dio

Questo è ridicolo. Da dove viene questa ostinazione? Esso deriva dal fatto che gli scienziati credono quando scoprono equazioni una particella o un’equazione come equazione di Newton, che hanno scoperto che Dio ha usato per creare l’universo. Una volta che vengono scoperti, l’unica correzione è che può essere solo migliorata.

Questo è il motivo per cui le equazioni della relatività di Einstein sono così adorate. Quando gli oggetti si muovono molto lentamente, le equazioni di Einstein sono per tutti gli effetti, le stesse equazioni di Newton. Come oggetto si avvicina alla velocità della luce, aumenta la massa, il tempo rallenta contratti lunghezza e giù. Einstein mantiene sacre le equazioni di Newton e si allinea ad esse.

Ogni volta che qualcuno pensa che trovano qualcosa che dimostra Einstein sbagliato, dopo qualche tempo viene fatto spettacolo e ridicolizzato che è in errore. E non manca mai. Eppure, abbiamo scienziato GPS con oltre 30 brevetti che ammette pubblicamente che la relatività non viene utilizzato e di fatto, il GPS mostra i difetti nella relatività. Ancora una volta, acceleratori di particelle di fatto non osservano aumento di massa come le particelle si avvicinano alla velocità della luce (vedere il documentario “Sbagliato Einstein – The Miracle Anno” per questi dettagli).

I fisici sono i sacerdoti per le equazioni di Dio. Provengono da giù per la montagna sacra per rivelare loro particelle al mondo e da allora in poi, le equazioni non devono mai essere violate, solo migliorato. Essi “Bamboozle” (confusionari) non addetti ai lavori, come Carl Sagan sottolinea e acquisisce non rendendosi conto che i paradossi e le teorie “difficili da comprendere”, infatti, sono molto viziate da presupposti sbagliati.

Non è la prima volta

Questa non è la prima volta gli scienziati nel mainstream hanno inventato qualcosa per salvare una teoria.   I neutrini sono stati inventati o come il gergo usato “postulato” per salvare il fatto che i fisici sono stati applicando equazioni cinematiche relativistiche a decadere o radioattività. Come Dr. Carezani ha sottolineato, la radioattività o decadimento non dovrebbe nemmeno comportare equazioni cinetiche perché cinetica richiedono forze dall’esterno di un sistema.

Al di fuori del mainstream

Qui l’articolo continua sponsorizzando la teoria di Bob de Histler …(padre dell’autore dell’articolo).

Quello che invito come webmaster del sito Fortunadrago.it è di riconsiderare (con il beneficio del dubbio) tutta la galassia dei ricercatori marchiati come pseudo scienziati dalla Scienza convenzionale.

Primi tra tutti Pier Luigi Ighina e la sua Teoria base : La Legge del Ritmo.

Conchiglie sperimentazioni

 Energia, Legge del Ritmo, Materia, Orgone, Salute  Commenti disabilitati su Conchiglie sperimentazioni
Dic 312015
 

I Polinomi di Jones per i vortici

 Magnetismo, Materia  Commenti disabilitati su I Polinomi di Jones per i vortici
Nov 192015
 

Tratto da : http://www.scienzafisica.it/polinomi-di-jones-per-la-simulazione-della-dinamica-dei-vortici/

Il moto della scia di un gommone, la turbolenza di una cascata d’acqua, i vortici di un tornado: fenomeni naturali complessi che finora potevano essere analizzati soltanto utilizzando sofisticati metodi statistici. Ma nel prossimo futuro, grazie al lavoro di Renzo Ricca, docente del Dipartimento di Matematica e Applicazioni dell’Università di Milano-Bicocca, sarà forse sufficiente un computer e un po’ d’algebra.

Lo studio di Ricca, che si è guadagnato la copertina di maggio del Journal of Physics A: Mathematical and Theoretical, sfrutta i più recenti progressi nella teoria dei nodi (il settore della matematica che si occupa dello studio qualitativo delle forme) per affrontare lo studio di complessi grovigli fluidi “annodati” tra loro: la scoperta è che fenomeni di questo tipo sono regolati da particolari polinomi, detti di Jones.

In generale, i fluidi tendono a formare strutture complesse, all’interno delle quali le forze e l’energia si distribuiscono come in un complicato viluppo di fili di lana che continuamente si intrecciano e si disfano. La descrizione di questa dinamica è una sfida avvincente e difficile che impegna matematici e fisici sin dagli anni ’80. Ora Ricca ha mostrato come i polinomi di Jones identifichino in modo univoco ciascuno degli infiniti ed evanescenti nodi e legami che si formano nel fluido, a cui vengono quindi associate proprietà dinamiche ed energetiche e il cui andamento può essere seguito nel tempo.

Il risultato della ricerca apre un nuovo orizzonte di studi nella cosiddetta dinamica topologica, e offre nuove possibilità per lo studio dei fenomeni complessi, sia in aspetti fondamentali della ricerca fisica e biologica che nello sviluppo di software per prevedere eventi naturali come, per esempio, gli uragani.

 

The Jones polynomial as a new invariant of topological fluid dynamics by D.Domenico

Structural Complexity of Vortex Flows by Diagram Analysis and Knot Polynomials by D.Domenico

Aspettando il Super Solar Flare (Brillamento)

 Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Aspettando il Super Solar Flare (Brillamento)
Ago 172015
 

Link origine : http://news.sciencemag.org/space/2015/08/when-sun-s-next-superflare-due

Nota : Il presente articolo è stato ispirato da quello del Link origine, l’autore ha solo intenzione di esporre i fatti.

Tratto da Wikipedia : https://it.wikipedia.org/wiki/Evento_di_Carrington
Giovedì 1º settembre 1859 alle ore 11,18 in una mattinata serena priva di nuvolosità, mentre era dedito all’osservazione del Sole attraverso un telescopio che ne proiettava l’immagine su uno schermo, Richard Carrington, allora all’età di 33 anni, accentrò la sua attenzione su un paio di luci accecanti apparse improvvisamente dentro una formazione di macchie solari che stava studiando; avevano una strana forma a fagiolo ed eguagliavano, se non superavano addirittura, la stessa luminosità della nostra stella.

Carrington_Richard_sunspots_1859

Agitatissimo, comprendendo di essere testimone di un evento straordinario, corse a cercare qualcuno che avallasse la sua scoperta; ma purtroppo quando ritornò, con sua grande sorpresa s’accorse che l’intensità di quelle luci si era alquanto affievolita fino a scomparire.

Il giorno successivo, poco prima dell’alba, i cieli nei pressi delle latitudini di Cuba, Bahamas, Giamaica, El Salvador ed Hawaii si colorarono di rosso sangue a causa di intense e variopinte aurore, la cui causa era da riportare a quelle luci che Carrington la mattina precedente aveva avuto la fortuna di poter osservare, ed altro non erano che Brillamenti, esplosioni magnetiche che avvenivano sulla superficie solare. (Solar Flare)

L’evento di Carrington produsse i suoi effetti su tutta la Terra dal 28 agosto al 2 settembre. La tempesta provocò notevoli disturbi all’allora recente tecnologia del telegrafo, causando l’interruzione delle linee telegrafiche per 14 ore.

Video di un brillamento solare di classe “M” 6.5 ripreso in primo piano dal satellite IRIS il 22/06/2015 h18:23 dalla macchia solare (sunspot 2371).

Tale evento potente sarebbe probabilmente devastante per il nostro mondo moderno, con la possibilità di mettere fuori uso satelliti, reti elettriche, reti di comunicazione, e la tecnologia in tutto il mondo. Ma quando ci si può aspettare il prossimo super flare (super Brillamento solare) ? Gli astronomi del Centro Harvard-Smithsonian per l’Astrofisica di Cambridge, Massachusetts, hanno studiato 84 stelle simile al nostro sole e hanno osservato 29 di questi super brillamenti solari nel corso di un periodo di 4 anni per scoprire con che frequenza si verificano.
Buone notizie : Una stella come il nostro Sole (Nana gialla G2 V ) potrà probabilmente sperimentare un tale brillamento estremo solo una volta ogni 250/480 anni, dicono gli astronomi 350 anni è lo scenario più probabile. Il team ha presentato le sue conclusioni in un manifesto in occasione dell’Assemblea Generale dell’Unione Astronomica Internazionale di Honolulu questo mese. Proprio come “super” può essere un superflare? Le eruzioni che Il team ha studiato per la loro previsione dovrebbero essere 150 volte più potente di un Brillamento medio e almeno 10 volte più potente del brillamento solare nel 1989 che ha causato un Black-out in tutta la provincia del Quebec, Canada.

Link origine : http://news.sciencemag.org/space/2015/08/when-sun-s-next-superflare-due

Conclusioni

Chiaramente il nostro sole non è un orologio, e qualunque previsione può essere attribuita solo al 50% e cioè limitata al disco solare visibile.
Rimane sempre e comunque anche l’altro 50% del disco solare in posizione posteriore e quindi non visibile!
(Ciò vale anche per le 84 stelle che hanno osservato nel periodo di 4 anni).

Video di un’onda shock osservata dal satellite Solar Dynamics Observatory (SDO) causata da un brillamento solare avvenuto nella parte posteriore del disco solare visibile.

Video della NASA Goddard sulle differenze tra Solar Flare (Brillamento solare) e C.M.E. Coronal Mass Ejections (Eruzioni di massa coronale)

Tubi di plasma sopra la Terra

 Energia, Magnetismo  Commenti disabilitati su Tubi di plasma sopra la Terra
Giu 082015
 

SCOPERTI DA UNA STUDENTESSA ENORMI TUBI DI PLASMA CHE “GALLEGGIANO” SOPRA LA TERRA

Link originale : http://www.iflscience.com/space/plasmasphere-series-tubes
A 60 anni dalla presentazione scientifica della teoria sulla struttura dei campi magnetici che circondano la Terra, questa è stata confermata direttamente per la prima volta. L’autore principale dello studio è una studentessa universitaria (Cleo Loi) che ha inventato un modo per visualizzare la magnetosfera terrestre in tre dimensioni.

Il sole emette un flusso costante di particelle cariche che sono integrate nei raggi cosmici da sorgenti come le supernovae. Man mano che queste particelle si avvicinano alla terra, il loro percorso è alterato dal campo magnetico terrestre, che devia queste particelle convogliandole verso i poli, portando ad effetti spettacolari come le aurora.

Questa regione, nota come magnetosfera , comprende la ionosfera e la plasmasfera come i suoi strati interni. Riguardo queste distinte zone, non ne sappiamo più di tanto sulle singole loro strutture.

Nel seguente video la studentessa Cleo Loi spiega la ricerca

Una migliore comprensione sarebbe utile perché la ionosfera interferisce con i sistemi di navigazione satellitare e le immagini ricevute dai radiotelescopi. Durante il suo importante progetto presso l’Università di Sydney, Cleo Loi si è resa conto che poteva usare il radiotelescopio Murchison Widefield Array (MWA) per sondare queste regioni in un modo che non era mai stato fatto prima, che ha portato alla pubblicazione di un articolo sulla rivista Geophysical Research Letters .

La MWA è un prototipo del Square Kilometer Array, che presto verrà trasformato in radiotelescopio e si compone di 128 antenne, distribuite su tre chilometri quadrati. Loi ha suggerito che suddividendo le osservazioni tra quelle dalle estremità orientale e occidentale della matrice, si sarebbe potuta realizzare qualcosa di equivalente a una visione binoculare, permettendoci di vedere in tre dimensioni.

Per il lavoro astronomico abituale che deve svolgere il MWA, una base di tre chilometri non dà la parallasse necessaria per vedere in profondità, ma la situazione è molto diversa quando puntiamo alla ricerca di qualcosa vicino alla Terra.

Miss Loi ha rilevato una serie di tubi di plasma ad alta e bassa densità che collegano la ionosfera e la plasmasfera in parallelo al campo magnetico. “Abbiamo misurato la loro posizione che dovrebbe essere di circa 600 chilometri sopra la terra, nella ionosfera superiore, e sembrano continuare verso l’alto nel plasmasfera. Questo punto è circa dove finisce l’atmosfera neutra, dove c’è il passaggio al plasma dello spazio esterno “, ha dichiarato Loi. I tubi si muovono lentamente nel tempo, in modo da poter essere individuati dai telescopi cambiando i parametri di interferenza.

PravrEG

“Si era teorizzato qualcosa del genere da osservazioni di un tipo di onda elettromagnetica a bassissima frequenza in quanto siamo in grado di rilevare i fulmini da un altro emisfero e alcuni scienziati hanno concluso che ci devono essere dei tubi di plasma che guidano il segnale “, spiega Loi. “E ‘una conclusione molto indiretta, ma nessuno aveva idea di che cosa fossero e di come funzionassero questi tubi.”

Loi ha dichiarato che è rimasta stupita di quante siano enormi i tubi rilevati nel campo visivo a 30° della MWA. “Non ci sono piani per utilizzare il SKA per studiare la ionosfera, ma spero che con la pubblicità di questo lavoro la situazione possa cambiare.

Tratto da link : http://www.blueplanetheart.it/2015/06/03/scoperti-da-uno-studente-enormi-tubi-di-plasma-che-galleggiano-sopra-la-terra-video/

I seguenti video riprendono quella che è la “Legge del Ritmo” di Pier Luigi Ighina

Effetto stroboscopico

Spacequake – Spaziomoto

 Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Spacequake – Spaziomoto
Giu 082015
 

Link originale : http://science.nasa.gov/science-news/science-at-nasa/2010/27jul_spacequakes/

I ricercatori che utilizzano la flotta della NASA di cinque sonde THEMIS hanno scoperto una forma di spazio tempo che racchiude lo shock di un terremoto e gioca un ruolo chiave in scintille luminose Northern Lights. Lo chiamano “spacequake” (spaziomoto)

Un spacequake è un tremore nel campo magnetico terrestre. Si ritiene più fortemente in orbita attorno alla Terra, ma non è escluso anche nello spazio. Gli effetti possono raggiungere tutto il percorso fino alla superficie della Terra stessa.

“Riverberi magnetici sono stati rilevati presso le stazioni di terra in tutto il mondo, proprio come rilevatori sismici misurano un grande terremoto”, dice Vassilis Angelopoulos investigatore principale THEMIS di UCLA.

Si tratta di un’analogia perché “l’energia totale di un spacequake può rivaleggiare con quella di un terremoto di magnitudo 5 o 6”, secondo Evgeny Panov dello Space Research Institute in Austria. Panov è il primo autore di un articolo che descrive i risultati nel numero di aprile 2010 del Geophysical Research Letters (GRL).

Nel 2007, THEMIS ha scoperto i precursori di spacequakes. L’azione inizia nella coda magnetica della Terra, che viene steso come una manica a vento dal vento solare milioni mph. A volte la coda può diventare così tesa e piena di tensione, da scattare indietro come un elastico in sovratensione.
Il Plasma del vento solare intrappolato nella coda precipita verso la Terra.
In più di una occasione, i cinque sonde THEMIS si sono trovate nella linea di fuoco di questi “getti di plasma”.
Chiaramente, i getti andavano a colpire la Terra. Ma che cosa accadrebbe allora? La flotta si avvicinò al pianeta per scoprirlo.

“Ora sappiamo”, dice lo scienziato del progetto THEMIS David Sibeck del Goddard Space Flight Center. “Che i getti di plasma scatenano spacequakes.”

Uno Spacequake in azione, video creato da Walt Feimer del Goddard’s Scientific Visualization Lab.