Lo strano caso di Rolando Pelizza

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Lug 302017
 

Sito origine di Rino di Stefano al seguente indirizzo : https://www.rinodistefano.com/

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Rolando Pelizza

Chi è Rolando Pelizza fare riferimento al link : http://www.majorana-pelizza.it/?page_id=252
Dichiara di aver incontrato all’età di 20 anni, per caso in un convento del sud Italia il fisico Ettore Majorana nel 1958 (di cui non si avevano più notizie dal 27 Marzo 1938) , che non s’è mai allontanato dall’Italia fino al 2006 (anno della presunta morte).
A riprova di questo, fornisce foto e documenti che vengono periziati per dettagli prego fare riferimento al seguente sito : https://www.rinodistefano.com/it/articoli/majorana-prove-2.php

Conseguentemente ne diventa suo allievo e con la supervisione di Ettore Majorana intorno agli anni Sessanta iniziano la costruzione di una macchina che dovrà realizzare le seguenti fasi :

1° fase: annichilimento controllato della materia (Distruzione o vaporizzazione)
2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi (Produzione di Energia tramite l’impiego di 40w riuscire a generare 800° di calore)
3° fase: trasmutazione della materia (Da un tipo di materia ad un altro)
4° fase: traslazione della materia. (Probabile teletrasporto della materia nello spazio e nel tempo)

Intervista a Rolando Pelizza

Foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dedica firmata da Ettore Majorana

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

Rolando Pelizza ricorda numerosi problemi operativi dovuti alla realizzazione pratica della macchina, ben 228 andarono distrutte durante la fase operativa (a causa di errori matematici) e solo nel 1972 fu possibile arrivare al primo esperimento pienamente riuscito.

foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dicitura : “il cuore della macchina”

1° fase: annichilimento controllato della materia

Operatore della macchina : Rolando Pelizza
Il primo esperimento registrato su video cassetta: la prima prova mostra una tavola di compensato e laddove il fascio viene orientato si ha la reazione di “annichilamento” della materia che lascia un foro; la seconda mostra una lastra di ferro con lo stesso trattamento di cui sopra: il foro con il retro bianco è dovuto ad un foglio di carta poggiato sulla parete ameno di un metro; la terza evidenzia un gruppo di materiali: polistirolo espanso, plexiglass e compensato, sui quali l’effetto resta identico; la quarta prova è interessante in quanto il fascio deve reagire sul polistirolo espanso bianco, ma attraversando il cilindro di ferro pieno poggiato su di un mattone, sul quale non viene prodotto nessun effetto; la quinta prova consiste nel coprire il tubo che emette il fascio con una lastra di polistirolo espanso, come quello trattato prima, e far reagire il fascio sul mattone ed il cilindro di ferro insieme: vengono mostrati i residui rimasti; la sesta prova mostra delle piastrelle di ceramica da pavimento poggiate su una lastra di vetro, e si seleziona solo la ceramica per la reazione: si mostrano i residui rimasti: l’ultima prova consiste nel praticare un foro nel mattone di terracotta mostrato. Ogni prova descritta ha avuto una reazione durata qualche frazione di secondo. I residui sono quei materiali non selezionati nel fascio e fusi per effetto di calore. La foto di un mattone ripresa in un successivo esperimento.

Mannaia e mattone (c) Rolando Pelizza

2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi

Riscaldamento a distanza

Questo filmato è composto di vari spezzoni di registrazioni. La prima mostra Pugliese che descrive i campioni dati dal Prof. Clementel per eseguire gli esperimenti di cui sopra. Segue la parte in cui Pelizza e Panetta mostrano al Notaio Leroy la macchina ed i materiali che sarebbero serviti per l’esperimento del giorno dopo. Dovendo partire per sopraggiunti impegni di lavoro, il Notaio visionava tutto nella notte precedente, lasciando ad assistere l’Arc. Roger Goeders in sua sostituzione. Il Notaio doveva certificare di aver visto la macchina alimentata dalla batteria di un’auto utilitaria. Ciò serviva per predisporre il contratto con il Governo Belga. Successivamente, il giorno dopo, si vede l’esperimento ripreso dalla parte che era visibile l’oggetto da trattare: una lastrina di rame posta dopo un pilastro di cemento armato del capannone che veniva riscaldata al 40% del suo punto di fusione. Era il secondo esperimento di riscaldamento che veniva eseguito. Nel filmato si intravedono le figure di Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Antonio Taini, Roger Goeders e Pietro Panetta. Rolando Pelizza all’interno manovrava la macchina e si avvicinava al pezzo trattato, sentiva l’emanazione di calore e lo portava a far sentire a tutti i presenti, visibili oltre la vetrata.

Implosione della macchina (Superato il tempo dei 30sec. le particelle hanno effetto sulla macchina stessa distruggendola)

In questo filmato continua la prova di cui sopra, ma la ripresa è di fronte alla macchina. Appare Pelizza che corre verso l’uscita – la vetrata di prima – e segue un bagliore dove è visibile un cilindro posto a ridosso della colonna del capannone. Succede che la prova consisteva nel portare in ebollizione l’acqua contenuta in un cilindro di vetro; il fascio avrebbe dovuto attraversare il pilastro di cemento, poi il contenitore di vetro ed agire solo sull’acqua contenuta nel cilindro. Ad azionare l’impulso era stato deputato Giuseppe Piras, che ebbe tuttavia un momento di esitazione, venendo così superato il fatidico termine dei trenta secondi, oltre il quale se il fascio non viene espulso la creazione di anti particelle reagisce all’interno della macchina e questa implode su sé stessa, con la conseguente generazione di calore, ma senza spostamento d’aria né esplosioni. Alcune ore dopo si visitavano i resti dell’implosione e Pelizza faceva notare a Piras l’enorme calore generato, che oltre a quasi fondere la macchina aveva fuso oltre un metro quadrato di gres del pavimento. Dal punto di vista fisico il secondo esperimento della fase due ebbe successo.

3° fase: trasmutazione della materia

Spagna Ottobre 1992 Trasmutazione della gommapiuma in oro puro (inesistente in natura)

Il video inizia mostrando in primo piano un cubo di gommapiuma appoggiato su un tavolo che ad un certo punto dopo un bagliore muta di colore diventando dorato. Il cubo viene misurato e pesato su una bilancia è di circa 64,5 kg. Sono visibili scarti e cubi di gommapiuma. È indicata la data del 30 ottobre 1992. Sullo sfondo si possono notare i cubi di color oro impilati.
Pelizza mostra una sega circolare a simboleggiare il taglio avvenuto successivamente. La data è il 31 ottobre 1992. Il 2 novembre 1992 le lastre tagliate sono dipinte di nero, sono mostrati i residui di trucioli in oro, si caricano in macchina le lastre dipinte di nero. In data 1 novembre 1992 si procede alla trasformazione di un pezzo di gommapiuma in oro e dopo il consueto bagliore si ha il miracolo della trasformazione. Negli ultimi 10 secondi è visibile la macchina con la batteria che la alimenta.
Note: il video è composto di vari frammenti alcuni riportati nella pagina della Perizia allegata. Ha una durata complessiva di 7 minuti e 10 secondi. Si noteranno che nella stessa prova ci sono variazione di orario tra l’inizio e la fine, ciò è dovuto al fatto che nel 1992 la terza fase in questione non era a punto e quindi richiedeva vari aggiustamenti prima di dare il fascio adeguato. La nota dolente è che i circa 250 kg, delle lastre tinteggiate e caricate in macchina, furono rubate, mentre i cubi, circa otto tonnellate, (vedi Foto) sono state portate via ufficialmente, con l’impegno di un pagamento, mai avvenuto.

4° fase: traslazione della materia

Ettore Majorana a Rolando Pelizza : Ti aspetto per tirarti le orecchie !

Undici anni di latitanza, contatti mantenuti solo attraverso gli emissari di Majorana e la segretaria di Rolando. Si tenta la realizzazione della terza fase ma Majorana lo riprende per il pericolo occorso. Rolando ha una conoscenza della matematica di Majorana inferiore ai due terzi, e facendosi aiutare per i calcoli da un informatico svizzero incapace di gestirli, ha fatto infuriare il Maestro per il grave pericolo di arrivare alla quarta fase senza controllo, e quindi di scomparire nello spazio. “ti aspetto per tirarti le orecchie ….”

link alla lettera datata 18 Maggio 1993 : http://www.majorana-pelizza.it/wp-content/uploads/2017/06/Lettera_18-05-1993.pdf

Aggiornamento dal sito link : http://www.thirdmillenniumphysics.world/it/la-macchina/

Nella quarta fase si può trasportare della materia inerte o degli esseri viventi in un’altra delle dimensioni che costituiscono il nostro universo. Sì, perché il nostro universo non è costituito solo dalle quattro dimensioni a noi note (tre spaziali più una temporale), ma è costituito anche da altre sette dimensioni che essendo “arrotolate” non sono normalmente visibili, anche se interagiscono in modo fondamentale e addirittura organizzatore del nostro mondo “fisico”. Passando in queste dimensioni si può, ad esempio, entrare in un ambito “senza-tempo” dove quello che per noi è il passato è semplicemente … un punto di quello spazio. Ovvero possiamo portarci in un qualsiasi momento della storia passata del mondo e in un qualsiasi punto del mondo … e poi, anche, riportarlo in queste nostre dimensioni fisiche!

N.B. le precedenti fasi hanno lo scopo di arrivare a comprendere e gestire la quarta fase in modo sicuro.

La Macchina

Nel 1 Marzo 2016 (libero dal giuramento di non parlarne per 10 anni dopo la morte di Ettore Majorana) scrive il seguente documento con volontà di rendere pubbliche le scoperte di Ettore Majorana ed il suo lavoro di realizzazione pratico della macchina.
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Risorse

link ai Disegni macchina in CAD/CAM (.STEP) : https://www.rinodistefano.com/docs/Disegni-Macchina_STEP.zip

link alla Documentazione gestione rotazione motori e impulso alla bobina : https://www.rinodistefano.com/docs/Gestione-Motori-Macchina-Rolando-Pelizza.zip

Corrispondenza tra Ettore Majorana e Rolando Pelizza (c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Ott 152013
 

Come di consueto , gli articoli pubblicati su Fortunadrago.it , prevedono una minima conoscenza della teoria base di Pier Luigi Ighina , la sua “Legge del Ritmo”. (sono consultabili cliccando sul testo con link attivo in evidenza)

L’Effetto Hutchison è abbastanza noto agli appassionati di Scienza di Frontiera, è una serie di fenomeni scoperti per caso dal ricercatore John Hutchison nel 1979 uno stupefacente risultato di interferenze di onde radio in una zona di spazio volumetrico avvolto da sorgenti di alto voltaggio, solitamente un generatore Van de Graff, e due o piu’ bobine di Tesla. :

Link : https://www.youtube.com/watch?v=xeUgDJc6AWE

Tratto da : http://www.nonapritequelportale.com/antigravita

La gente spesso chiede, “Cosa e’ esattamente l’effetto Hutchison?” Questo breve saggio e’ un tentativo di rispondere a quella domanda per soddisfare la maggioranza. Prima di tutto, l’effetto Hutchison e’ un’insieme di fenomeni scoperti casualmente da John Hutchison durante i tentativi di studiare le onde longitudinali di Tesla nel passato 1979. In altre parole, l’Effetto Hutchison non e’ semplicemente un effetto singolare. E’ molto di piu’.

L’Effetto Hutchison si verifica come il risultato di interferenze di onde radio in una zona di spazio volumetrico avvolto da sorgenti di alto voltaggio, solitamente un generatore Van de Graff, e due o piu’ bobine di Tesla.

Gli effetti prodotti includono levitazione di oggetti pesanti, fusione di materiali dissimili come metallo e legno (esattamente come ritratti nel film, “l’esperimento Philadelphia”), il riscaldamento anomalo di metalli senza bruciare i materiali adiacenti, rotture spontanee di metalli (i quali si separano con modalita’ di scorrimento laterale ), e cambiamenti sia provvisori che permanenti nella struttura cristallina e delle proprieta’ fisiche dei metalli.

La levitazione di oggetti pesanti dall’Effetto Hutchison non e’ – ripeto non e’ – il risultato di semplice levitazione elettrostatica o elettromagnetica. Dichiarare che queste forze da sole possano spiegare il fenomeno, e’ palesemente ridicolo e confutato facilmente solo provando ad utilizzare tali metodi per duplicare quello che l’Effetto Hutchison ha ottenuto, che e’ stato documentato bene sia su film che su videotape ed e’ stato presenziato molte volte da numerosi scienziati e ingegneri forniti di credenziali.

Gli scettici devono notare che il loro apparato deve essere limitato all’uso di 75 watt di potenza da una 120 Volt AC di uscita, come quello che e’ tutto cio che usa l’apparato di Hutchison per fare levitare una palla di cannone da 60 pound (27,2 Kg).

La fusione di materiali dissimili, che e’ estremamente eccezionale, indica chiaramente che l’Effetto Hutchison ha un’influenza potente sulle forze di Van der Waals (nota 1). In una contraddizione impressionante e sconcertante, le sostanze dissimili possono riconciliarsi semplicemente “insieme”, tuttavia le singole sostanze non si dissociano.

Un blocco di legno puo’ semplicemente “penetrare dentro” una barra di metallo, tuttavia ne’ la barra di metallo ne’ il blocco di legno si sfasciano. Inoltre, non c’e’ alcuna prova di spostamento (o spiazzamento), tale si verificherebbe se, ad esempio, come quando accade calando una pietra in una coppa d’acqua.

Il riscaldamento anomalo di metalli senza alcuna prova di bruciare o bruciacchiarsi dei materiali adiacenti (di solito legno) e’ un’indicazione chiara che la natura del calore potrebbe non essere stata completamente capita. Questo ha implicazioni di vasta portata per la termodinamica, che dipende completamente dalla presunzione di tale conoscenza.

Si dovrebbe notare che l’integrita’ della termodinamica e’ rappresentata dalla parte infrarossa dello spettro elettromagnetico, la quale e’ insignificante in un contesto da 0 Hz a infiniti Hz. Il riscaldamento anomalo esibito dall’Effetto Hutchison mostra chiaramente che abbiamo molto da imparare, specialmente la dove si incontrano termodinamica ed electromagnetismo.

Lo spaccarsi spontaneo dei metalli, cosi’ come si verifica con l’Effetto Hutchison, e’ specifico per due ragioni: (1) non c’e’ alcuna prova di una “forza esterna” che causi lo spaccarsi e (2) il metodo con cui il metallo si separa, implica un movimento scorrevole in una direzione trasversale, orizzontalmente. Il metallo semplicemente si sfalda (disfa).

Alcuni cambiamenti temporanei della struttura cristallina e delle proprieta’ fisiche dei metalli sono piuttosto reminiscenti della “curvatura di cucchiaio” di Uri Geller, eccetto che non ce nemmeno un campione di metallo quando hanno luogo i cambiamenti. Un video mostra un cucchiaio che sbatte su e giù come uno straccio molle in una brezza. Nel caso di cambiamenti permanenti, una barra di metallo sara’ dura ad una estremita’, come acciaio e morbida avanzando verso l’altra estremita’, come piombo polverizzato. Ancora, questa e’ l’evidenza di una influenza forte sulle forze di Van der Waals.

Le interferenze di onde radio implicate nella produzione di questi effetti, sono prodotte da piu’ di quattro o cinque differenti sorgenti radio, tutte operanti a bassa potenza. Tuttavia, la zona in cui le interferenze hanno luogo e’ stressata da centinaia di chilovolts.

Si suppone, da alcuni ricercatori, che quello che Hutchison ha fatto, sia aprire il rubinetto nell’Energia del Punto Zero (ZPE). Questa energia prende il suo nome dal fatto che e’ evidenziata da oscillazioni a zero gradi Kelvin, dove e’ supposto che tutte le attività in un atomo cessino.

Questa energia e’ associata ad emissioni spontanee e annichilazione di elettroni e positroni che provengono dal cosidetto “vuoto quantico”. La densità dell’energia contenuta nel vuoto quantico e’ stimata da alcuni, a dieci alla tredicesima (10^13) Joules per centimetro cubo, che è riferita essere sufficiente a far evaporare via gli oceani della Terra in un momento.

Dato accesso a tali energie, c’e’ poco da meravigliarsi che l’Effetto Hutchison produca fenomeni così bizzarri. Attualmente e’ difficile riprodurre i fenomeni con qualsiasi regolarità. L’obiettivo su cui concentrarsi in futuro, quindi, e’ prima di tutto aumentare la frequenza di occorrenza degli effetti, quindi ottenere qualche grado di precisione nel loro controllo.

In questo momento il lavoro continua. Entro breve tempo, intendiamo vedere quale progressi potranno nascere.

Shreveport, Louisiana February 16, 1999
Copyright © 1999 by Mark A. Solis

Tratto da : http://www.nonapritequelportale.com/antigravita

Volutamente non ho evidenziato una parte del testo , poiché si vuole tentare di fornire un’ulteriore spiegazione all’effetto Hutchison :
Indiscutibilmente l’effetto Hutchison dimostra il legame esistente tra la Materia e la Gravità! (poiché esse sono simili da leggere “Colla Magnetica”)
Come lo fa è sconosciuto anche allo stesso Hutchison , infatti la ripetizione dell’esperimento non è scontata.
Ma sappiamo che gli Atomi Magnetici (Mono-poli magnetici) di cui sono composti Materia e Gravità nella loro esistenza vibrano tramite l’Heart-Beat proveniente dal sole , quindi in qualche modo si agisce perturbando questa vibrazione (o sul segnale Heart-Beat proveniente dal sole).
Da qui si hanno i fenomeni di anti-gravità e di sfaldamento (dissolvimento) della materia , o “fusione” tra le materie di qualunque tipo senza ricorrere al calore.

Effetto Hutchison (replica) : https://www.youtube.com/watch?v=4-YwbgXpnkA

Pier Luigi Ighina (Repetita Iuvant!) : https://www.youtube.com/watch?v=OMD9aRXIkKY

Link : http://www.thehutchisoneffect.com/
Link alle foto in HI-RES : http://www.thehutchisoneffect.com/index.php?option=com_content&task=view&id=49&Itemid=47
Link foto di esempi di fusione : http://www.thehutchisoneffect.com/index.php?option=com_content&task=view&id=19&Itemid=47

Esempio di fusione tra metalli

Penetrazione di legno nel metallo

Penetrazione di legno nel metallo dettaglio

Penetrazione di metallo nel metallo

John Hutchison Seattle in 2008 : https://www.youtube.com/watch?v=eAyooY3VDA4

Documenti sull’Effetto Hutchison

The Hutchison Effect File by D.Domenico

Hutchison Effect – More Info by D.Domenico

Set 032012
 
I maestri della Materia - Vaso Assiro di Ametista

Com’è possibile , tagliare enormi blocchi di pietra e trasportarli anche per grandi distanze , dopodiché metterli in opera con precisione millimetrica ? (fare anche riferimento all’articolo “Levitated Mass”)

Cuzco scherzo capezzolo

Come quelli del Tempio di Baalbek o i blocchi finemente tagliati in durissima Diorite come quelli presenti nel sito di Puma Punku.

Oppure realizzare simili installazioni , integrate nella roccia :

Machupicchu

 

Tambomachay

Ma gli antichi maestri della materia , non si sono limitati a fabbricare opere che fanno impazzire gli odierni ingegneri, essi erano anche in grado di creare vasi d’una fattura squisita , da un singolo blocco di pietra come il basalto o il granito. (nulla a che vedere con le attuali grossolane riproduzioni)

Coppa in Gneiss

Nel caso della Coppa in Gneiss (Granito) , attualmente nessuno al mondo è in grado di fabbricare una coppa simile , realizzata da un unico blocco di pietra , di una fattura finissima , la materia è stata ripiegata su se stessa in modo da formare gli orli per bere.
Ed esistono anche altri casi quali :

Vasi ritrovati a Saqqara

Vasi ritrovati a Saqqara

Sono tutti vasi ricavati da unici blocchi di pietra , pezzi irripetibili!

Vaso in Basalto

Vaso in Basalto e notizie del suo ritrovamento :

http://antiquities.bibalex.org/Collection/Detail.aspx?lang=en&a=666

Vaso in Porfido

Vaso in Porfido e notizie sul suo ritrovamento :

http://antiquities.bibalex.org/Collection/Detail.aspx?lang=en&a=665

 

Vaso in Marmo (Saqqara)

Il segreto è nella natura della materia stessa , che come avevano capito gli antichi , gravità e materia sono simili , cioè fatti della stessa essenza.

Non a caso esiste questa raffigurazione dell’inca che usa il sole

Inca che usa il sole

Solo modellando la materia è possibile ottenere risultati simili :

Killarumiyoc – l’orologio lunare

 

Tutti questi lavori sono stati possibili grazie alla conoscenza della reale natura della materia , solo così è possibile modellarla e non scolpirla , o dissolverla senza tagliarla (Fare riferimento all’articolo : “Energia Liquida”).

 

Fori inspiegabili nell’antico Egitto

Tratto da : http://www.bibliotecapleyades.net/egipto/esp_egipto16.htm

Nel 1883, William Matthew Flinders Petrie (1835-1942) presentò all’Istituto Antropologico di Londra, uno studio sui fori effettuato su blocchi di roccia molto dura come il granito e il diorite.
Tra i vari dati tecnici riportati da Petrie, si poteva osservare quello di un foro realizzato su un blocco di granito dal diametro di 5,6 cm. E all’interno un solco a spirale con cinque giri con una differenza tra di loro di 2,3 millimetri, il che significa quasi un metro di profondità con un solo giro di perforazione.
Anche nel caso dei blocchi della Grande Piramide, le cifre erano sconcertanti in quanto si vedeva che in ogni giro il trapano entrava nella roccia di granito rosso per 2,5 millimetri; un dato inspiegabile se consideriamo che con la nostra moderna tecnologia i trapani di diamante sintetico perforano 0m05 millimetri alla volta esattamente cinque volte meno di quelli primitivi e rudimentali trapani egizi.
Negli altri fori studiati dal diametro di 11,43 cm. E realizzati su un durissimo blocco di diorite si poteva osservare il solco a spirale che raggiungeva le 17 volte, cioè nientemeno che 6 metri con un solo giro.
Tra la sorpresa e l’incredulità continuarono ad apparire nuovi dati di fori di ogni tipo di diametro, dai 70 cm. Fino a quelli minuscoli da 1 cm. Ma non meno effettivi dei primi al momento della penetrazione nella dura roccia.
I nostri materiali per la foratura più moderni della durezza massima secondo la scala di Mohs, raggiungono il livello 11 su 10, che è quella del diamante, una pietra che gli Egiziani non conoscevano. Questi materiali di livello 11 come il diamante nero, sono molto lontani dall’ottenere i risultati raggiunti dagli antichi strumenti egizi.
Secondo la scala di Mohs, che stabilisce un livello da 1 a 10 per la durezza dei materiali, a Benjamín Baker (Ingegnere specializzato in strumentazione industriale e petrografia), dopo aver applicato una semplice regola di tre, non rimase altro che viste le irrefutabili prove ed evidenze che ancora oggi rimangono tali e quali, assicurare che il materiale impiegato per le trapanature degli antichi Egizi avrebbero dovuto avere perlomeno una durezza di livello 500.
Un autentico controsenso se teniamo presente il livello 11 che è il massimo raggiunto dalla tecnologia del XX secolo a partire dagli elementi sintetici e un livello 101 che è anche il massimo che troviamo in natura.
Tra le conclusioni finali che troviamo nel resoconto Baker risalta quella che segue:
“…L’unica differenza nel funzionamento del trapano antico e quello moderno è una enorme pressione sui trapani che le nostre moderne frese d’acciaio e diamante non possono resistere.
La pressione massima che un moderno trapano può sopportare è di un 50 chili, però gli strumenti egiziani ne sopportavano almeno 2.000…”

Riassumendo gli attrezzi impossibili utilizzati per la perforazione di durezza Mohs = 500 (su una scala da 1 a 10) e sottoposti ad una pressione di 2.000 chili!

Link allo studio presentato da W.M. Flinders Petrie nel 1883 : https://www.scribd.com/document/332208395/On-the-Mechanical-Methods-of-the-Ancient-Egyptians-W-M-Flinders-Petrie

La Stele di re Nectanebo I

Presso il British Museum (Londra), sala N° 4 link al video : https://www.youtube.com/edit?video_id=Y-Ff5u1ngus

I Vasi di Pietra

Anche consultabili all’articolo dedicato : https://www.fortunadrago.it/5554/vasi-roccia-pietra/

Museo Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico - Vaso Toltec

Museo Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico – Vaso Toltec

Al Museo Nazionale di Antropologia e Storia di Città del Messico questo “Vaso Toltec” parzialmente lavorato, mostra come asportassero facilmente e con precisione la materia (in piccole quantità) dall’interno della pietra di cui è formato il vaso di alabastro senza danneggiarlo.

Vaso Toltec

Vaso Toltec

Vaso Toltec

Vaso Toltec

 

Come i maestri della materia abbiano potuto realizzare i vasi di pietra nell’antico regno d’Egitto è un mistero che risiede nell’essenza stessa della Materia :
Link al video : https://www.youtube.com/watch?v=-AGscdd1hnA

Galleria di vasellame realizzato da singoli blocchi di pietra, pezzi unici, inesplicabili, impossibili da realizzare anche con le tecniche odierne per forma e geometria (sono state inserite anche la Ciotola d’Agata, La Coppa dei Tolomei, La Coppa di Licurgo, e la Tazza Farenese (poiché considerati pezzi unici ed irripetibili).

Lug 022011
 

Tratto dal sito : http://www.iosononelfuturo.it/files/oro_alchemico.html di Arcangelo Miranda

Produci in casa il tuo Oro grazie all’alchimia

oro alchemico 

Vedete questa immagine? Beh, si tratta di oro prodotto dal nulla: lì dove prima l’oro non c’era ora c’è. (fonte immagine: nota “a”)

All’Università di Benares, in India, c’è un Dipartimento di Alchimia; al primo piano del tempio di Kashi Viswanath, che si trova all’interno dell’Università di Benares, fondata negli anni ‘30, c’è una targa di marmo con una scritta in lingua Hindi che, tradotta in italiano, suona così: “Nel mese di Charitra masa, Samvad 1999 (data del calendario Hindi che corrisponde all’incirca al 1930), un vecchio residente del Punjab di nome Pandit Krishnapal Rasa Vaidya, attualmente abitante a Kashi, ha effettuato un esperimento di alchimia in Rishikesh alla presenza di Mahadeva Desai (PA del Mahatma Gandhi), Goswami Ganesh Datta e G. K. Birla. Il mercurio fornito da Desai fu convertito in 18 kg. di oro il quale fu offerto in dono al Sanathan Dharma Prathinidhi Sabha del Punjab; esso ha fruttato 72.000 rupie alla sunnominata fondazione. Il Pandit Krishnapal ha in seguito ripetuto questo esperimento alla presenza di Shri Pratap Singh della Benares Hindu University”.

Curiosi, vero?

Parliamone…

Questo servizio è un’appendice al libro IO SONO IMMORTALE (IO SONO edizioni) in cui la maggiore percentuale delle pagine è basata sull’Alchimia. La ricetta alchemica contenuta in questo servizio è quindi un rimando ad una parte del libro.

Abbiamo spesso sentito parlare dell’Alchimia come favola e tutto ciò che in qualche modo avevamo percepito come “vero”, veniva miseramente risposto nella cantina della nostra anima.

Il fatto di credere che una sostanza possa divenire un’altra è qualcosa che, per la scienza ufficiale, è relegata solo a quei sistemi ad altissima energia che, per mezzo di alcune forze, rendono possibile tale fenomeno detto di trasmutazione atomica.

Per rendere semplice la comprensione dell’atomo, rivolgiamo la nostra attenzione al modello classico nel quale ci sarebbe al centro un nucleo composto di protoni (di carica positiva) e neutroni (con nessuna carica) e intorno, come pianeti intorno al sole, graviterebbero, ruotando, gli elettroni (carica negativa). La configurazione più stabile di un atomo prevederebbe la presenza di tanti protoni e di un pari numero di elettroni; in ogni caso il numero degli uni o degli altri sarebbe il numero atomico di quell’elemento.

L’idrogeno (simbolo H), ad esempio, avendo come numero atomico 1, possiede un protone e un elettrone; la presenza dei neutroni, invece, visti come collante dei protoni (collante nucleare necessario a tenere insieme cariche uguali che si respingerebbero, in questo caso i protoni), segue leggi che in questo momento non è il caso di indagare.
atomo
Seguendo questa logica, l’elemento atomico numero 2, l’elio, dovrà necessariamente avere due elettroni e due protoni più almeno un neutrone che fa da collante ai protoni; e così via…

E’ stata così configurata la Tavola periodica degli elementi, così chiamata in quanto, periodicamente, gli elementi si ritrovano graficamente incolonnati per caratteristiche affini.

tavopla periodica degli elementi

La parola Alchimia non ha etimologia certa anche se, essendo questa “scienza” (e dopo vedremo che lo è) di provenienza araba, essa potrebbe essere composta da Al-chimia e significare la chimica di Allah, cioé la chimica di dio.

Perché credo che tale definizione, seppur non sicura, possa essere reale ed indichi effettivamente un’attività divina?

Una volta lessi, in un libro di Alchimia, che il metallo che oggi compone una miniera, domani sarà trasformato in un altro per l’opera delle foze vitali. Ad esempio, ciò che oggi è ferro ad esempio, dopo (per ipotesi) un milione di anni, grazie a forze naturali, quel prima diverrà piombo, poi mercurio, poi argento e dopo un altro milione di anni quello stesso metallo diverrà oro e, se il tutto viene lasciato covare dal fuoco della  natura, esso ritornerà ad essere ferro.
In definitiva l’Alchimia è una procedura capace di catturare-amplificare-indirizzare le forze della natura rendendo possibili tali effetti trasmutatori nel nostro laboratorio di casa.

D’altro canto, senza necessariamente chiuderci in un laboratorio e sostituirci alla natura, possiamo già vedere con i nostri occhi l’uranio divenire naturalmente piombo.

L’uranio è un elemento radioattivo, cioè una sostanza che naturalmente emette energia sotto forma di radiazioni e, nell’atto di emettere, decade perdendo parte della sua massa (si parla di decadimento radioattivo o disintegrazione) divenendo, così, piombo; il decadimento, quindi, è quel processo secondo cui un elemento si trasforma in un altro, emettendo energia e particelle.

Quindi, ciò che oggi è una miniera di uranio, domani sarà una miniera di piombo: un determinato tipo di uranio si trasformerà in piombo in circa mezzo miliardo di anni a seguito di decadimento spontaneo; da notare che l’uranio ha numero atomico 92, il piombo 82.

LE FORZE DELL’UNIVERSO

La scienza ci dice che in questo universo ci sono 4 forze che regolano tutta l’esistenza; queste forze sono:
–    gravit�
–    elettromagnetismo
–    forze nucleari forti
–    forze nucleari deboli

Le prime due riguardano rispettivamente le forze gravitazionali e quelle elettro-magnetiche, ma quelle che a noi interessano sono le altre due. Le forze nucleari forti e quelle deboli, a differenza delle prime due, non rientrano nell’esperienza diretta e quindi non sono visibili a livello macroscopico come la forza gravitazionale e la forza elettromagnetica, ma agiscono tra i componenti subatomici della materia.

Forze nucleari forti
Le forze nucleari forti tengono unite le varie componenti del nucleo. Dato, infatti, che la forza di repulsione elettrica fra due protoni è maggiore rispetto a quella gravitazionale, deve esserci all’interno del nucleo una componente che tiene legate le particelle ed essa è la forza nucleare forte!

Questo è il motivo per cui gli atomi possono esistere e non si “smontano”; la forza elettromagnetica tende a far allontanare le particelle con carica uguale (protoni), ma la forza forte, anche se ha un raggio d’azione breve, riesce a vincere questa repulsione e tiene unito il nucleo. Si tratta, dunque, di forze enormi e per liberarle possiamo usare il metodo della fissione nucleare, sul cui principio si basa la bomba atomica.

fissione nucleare
fissione  nucleare (1)

Attraverso la fissione nucleare è possibile, per mezzo di una particella-proiettile, spaccare il nucleo di un atomo rendendolo due atomi più leggeri; il caso classico è quello dell’uranio il quale, colpito da un neutrone, si divide in atomi più piccoli come torio, cesio, berillio, rubidio e altri.

Se poi la fissione nucleare diviene fissione nucleare a catena, abbiamo la Bomba Atomica.
Come funziona la bomba atomica? Costruirne una è la cosa più semplice del mondo, ammesso di possederne i materiali necessari; per ottenere una bomba atomica, infatti, è sufficiente unire due parti da 25 chili cadauna del materiale radioattivo che la costituisce, provocando spontaneamente, in quel medesimo istante, un’esplosione nucleare.

cocomero

Il detonatore di una bomba atomica, pertanto, è esclusivamente meccanico e consiste in un qualsiasi meccanismo capace di mettere insieme due parti; è come unire due parti di un cocomero: quando ciò accade e il tutto diviene un blocco unico di 50 chili… e booom!!!

Esiste, ovviamente, una ragione per cui accade tutto ciò e si tratta di un motivo statistico.

Come abbiamo visto, il decadimento spontaneo degli elementi radioattivi avviene per emissione di energia e di particelle; l’uranio, infatti, mentre decade, emette neutroni.

Nel caso della fissione nucleare a catena, capace di far esplodere una bomba atomica, ciò che accade è che i neutroni-proiettili spaccano i nuclei degli atomi.
Perché in natura non accadono esplosioni nucleari spontanee? I motivi tecnici sono vari, tra cui il fatto che c’è bisogno di un particolare tipo di uranio (chiamato uranio arricchito 235), in grado di emettere grosse quantità di neutroni; è, inoltre necessario, avere a disposizione 50 chili di questo uranio, in quanto, nel caso di una quantità inferiore, i neutroni liberati sarebbero statisticamente pochi da non poter innescare un processo di fissione a catena degli atomi.
Quando, però, 50 chili di questo uranio arricchito sono impacchettati in un corpo unico, è statisticamente probabile che i neutroni emessi possano colpire e spaccare tanti nuclei che a loro volta emetteranno tanti altri neutroni che, a catena, colpiranno altri nuclei e così via. Tale condizione è chiamata Massa Critica. Fortunatamente di questo uranio arricchito, in natura, ce n’è solo lo 0,72% per aggregato minerale di uranio e questo è il motivo per cui non si può avere un’esplosione nucleare spontanea.

Il detonatore di una bomba atomica, quindi, non è altro che un sistema meccanico che mette insieme varie fette di uranio (come il cocomero tagliato in più parti) che, una volta unite, generano l’esplosione nucleare. Il risultato di una reazione di fissione nucleare, peraltro, è sempre, oltre che le raccapriccianti quantità di energia emesse, che tutto l’uranio diventa qualcos’altro.

reazione a catena Schema di una reazione nucleare.
1) Un nucleo di uranio 235 viene “bombardato” da un neutrone e avviene la fissione che spezza il nucleo in due frammenti e libera tre neutroni e dell’energia.
2) Uno di questi neutroni è assorbito da un altro nucleo di uranio 238 ed è perso nel bilancio. Un secondo neutrone può “fuggire” dal sistema o essere assorbito da un elemento che non continua la reazione. Il terzo neutrone viene assorbito da un nucleo di uranio 235 che si spezza in due frammenti liberando due neutroni e dell’energia.
3) I due neutroni liberati si scontrano con due nuclei di uranio 235 e ogni nucleo libera da uno a tre neutroni che servono per continuare la reazione a catena.

schema di una reazione nucleare a catena (2)

Anche in natura avvengo reazioni trasmutatorie (di cui l’uranio/piombo è un esempio), ma queste richiedono milioni di anni, mentre è possibile accelerarle solamente usando energie elevatissime: nel sole, che è una stella e quindi un luogo di forze enormi, nelle esplosioni atomiche oppure in qualsiasi altro sistema ad alta energia, tipo fulmini o appositi apparati tecnologici atti a fare esperimenti di collisione di particelle (come gli acceleratori di particelle che sono presenti in varie parti del globo).

In conclusione, dato che il ferro non si degrada per emissione spontanea di radioattività e nel nostro laboratorio alchemico non abbiamo modo di creare fenomeni di fissione nucleare, probabilmente, anzi certamente, il nostro esperimento alchemico avrà successo solo se siamo in grado di “spingere”, in qualche modo, le naturali forze in gioco, le forze nucleari deboli.

Forze nucleari deboli
Questo genere di forze rientra nel settore meno studiato e i cui dati non vengono diffusi dalla scienza a dispetto della grande importanza che hanno. Mentre i componenti nucleari degli atomi vengono tenuti insieme dalle immense forze nucleari forti, il decadimento radioattivo è dovuto alla forza nucleare debole. Questo genere di forza consente alla materia di essere trasmutata in un’altra: l’alchimia non fa altro che accelerare questo processo.

La forza nucleare debole è l’unica forza che agisce sulle coppie di particelle elementari. Quando parliamo di particelle elementari, non stiamo parlando di atomi, ma di ciò che li compone, cioè, oltre che dei neutroni protoni ed elettroni, anche dei leptoni, muoni, neutrini, gluoni e cose del genere. La forza nucleare debole ha un raggio d’azione breve ed è 100.000 volte meno consistente della forza forte; essa non è in grado di tenere unite delle particelle e proprio la sua debolezza permette al neutrone di scindersi in un protone più un elettrone più un neutrino (una particella più piccola del neutrone).

Il decadimento radioattivo è un fenomeno naturale causato dalle forze nucleari deboli per cui la materia, in un arco di tempo lunghissimo, si trasforma perdendo (o acquisendo, secondo l’alchimia) particelle in modo tale da evolversi continuamente.
Dante Alighieri
Ciò che oggi è una miniera di uranio, domani sarà una miniera di piombo; secondo l’Alchimia ogni cosa è soggetta alla forza nucleare debole e quindi ogni cosa tende a trasformarsi, seppur dopo epoche, in qualcos’altro. Questa è alchimia naturale, ma su questi tempi si può intervenire in laboratorio e ottenere nell’arco di poche settimane ciò che la natura compie in milioni d’anni.

Adesso una notizia riservata che spiega una frase di prima. I metalli che gli alchimisti definiscono “imperfetti” nascono per primi: il ferro si trasforma in rame che, perfezionandosi, si trasmuta in piombo che, a sua volta, diviene stagno, poi mercurio, poi argento e infine oro. Secondo l’alchimista Alberto il Grande, nel suo Le Composé des composés, la generazione dei metalli avviene con periodicità circolare, cioè passando dall’uno all’altro seguendo un cerchio.
Ma voglio dirvi di più: secondo l’alchimista arabo Glauber, i metalli, una volta arrivati allo stato dell’oro, ripercorrono il ciclo in senso inverso divenendo sempre più imperfetti fino a divenire ferro per poi riprendere il viaggio verso la perfezione (Glauber:L’Oeuvre minéral).

Secondo l’alchimia, inoltre, il piombo (numero atomico 82), il mercurio (n.a. 80), l’oro (n.a. 79) e altri metalli, quali ferro, platino, rame ed altri che fanno parte di un gruppo chiamato sulla Tavola Periodica heavy platinum, sono in relazione tale tra loro nel senso che possono essere vicendevolmente trasmutati e lavorati per produrre la mitica Pietra Filosofale.

Per quanto mi riguarda, sono convinto che la forza nucleare debole è la volontà divina in azione, ciò che per Dante Alighieri disse essere l’amor che move il sol e l’altre stelle (Paradiso XXXIII, 145).

FACCIAMO IN CASA IL NOSTRO ORO!

L’esperimento che segue è estratto dal Comunicato Andromeda 85/2001 dal titolo Fate da voi il vostro oro! a cura del fisico Roberto Monti il quale afferma di aver scoperto il motivo per cui gli scienziati Fleischmann e Pons, scopritori della fusione fredda nel 1988, si erano sbagliati nella loro procedura.

Monti riferisce che nel loro sistema il Palladio non agiva solo come catalizzatore delle reazioni Deuterio+Deuterio ma “entrava” nelle reazioni, inquinando il sistema e quindi fermando la reazione di produzione infinita di energia.

Vediamo cosa dice il Dott. Monti di tutta questa storia e della produzione dell’oro.

Come conseguenza delle reazioni nucleari a debole energia (reazioni “Alchemiche”) tra Palladio e Deuterossido di Litio (LiOD) è che il Palladio bruciava come un cerino formando una pletora di nuovi nuclei e ciò bloccava la reazione e non la rendeva continua.
Per farla breve, fu presto evidente che il cerino di Fleischmann e Pons poteva bruciare una volta sola (l’esperimento non era “riproducibile”) e non poteva quindi essere una “sorgente continua di energia”; la “non riproducibilità” dell’esperimento, pertanto consentì al mondo accademico di affondare rapidamente la questione.

Nel 1996 lo scienziato Mizuno, insieme ai suoi collaboratori, andò finalmente a vedere cosa c’era negli elettrodi di Palladio dopo le reazioni di “Fusione Fredda” e vi trovò, entro uno strato di spessore di un micron, Cromo, Ferro, Rame, Platino, Calcio, Titanio, Manganese, Cobalto, Zinco, Cadmio, Stagno, Piombo, Gadolinio, Arsenico, Bromo, Antimonio, Tellurio, Indio, Xeno, Afnio, Renio e Iridio.

Successivamente entrai in contatto con John O’Mara Bockris, elettrochimico di fama internazionale, il quale pure andò a vedere dentro i suoi elettrodi della fusione fredda e trovò: Magnesio (6,7%), Silicio (10,2%), Cloro (3%), Potassio (1,1%), Calcio (19,9%), Titanio (1,6%), Ferro (10,5%), Rame (1,9%), Zinco (4,2%), Palladio (31,9%), Argento (1,9%), Platino (7,1%). Figurarsi che la concentrazione iniziale di purezza del Palladio era del 99,8%: da dove erano saltate fuori tutte quelle sostanze?

Conobbi Bockris in un convegno a Como e quando nel 1992 un imprenditore d’assalto (tale William Telander) gli offrì un sostanzioso mucchio di dollari per ripetere alcuni test di “trasmutazione dei metalli” ideati da un certo Joe Champion (il progetto fu battezzato “The Philadelphia Project”), ritenne opportuno farmi venire dall’Italia a College Station, Texas, come unico “esperto di Alchimia” di sua conoscenza. Dovevo restare una settimana: rimasi sei mesi.

Il primo di questi esperimenti effettuati in mia presenza mi rivelò immediatamente di cosa si trattasse. L’avevo già visto in una illustrazione di circa cinquecento anni prima (la “Dodicesima chiave” di Basilio Valentino) e funzionò: da una miscela di elementi chimici di purezza garantita, saltarono fuori alcuni milligrammi d’oro che prima non c’era (in termini di atomi è una enormità).

Cominciai, ovviamente, a prendere gusto alla faccenda, ma quando si tratta di questioni scientifiche, io mi fido solo di me stesso: volevo essere ben sicuro che non ci fosse il trucco. Così, approfittando del fatto che l’assistente cinese e quello indiano staccavano regolarmente alle cinque del pomeriggio (per me quasi prima mattina), preparai un test in completa solitudine aggiungendo qualche spunto preso dalle mie letture alchemiche.
Ricordo molto bene il momento in cui, alla fine delle varie operazioni, mi ritrovai a guardare nove palline gialle, di oro puro, sul fondo di un beaker (definizione di beacker: contenitore in genere in vetro in uso nei laboratori di chimica).

È proprio vero: il primo oro non si scorda mai.

Si trattava di pochi milligrammi, ma a me bastavano.

Nell’ottobre 1992 tornai in Italia e feci al CNR una nuova offerta: produrre metalli nobili come oro, argento, platino, usando le miniere della Sardegna a “copertura”, per sanare il debito pubblico.

Non ho mai avuto risposta: suppongo abbiano pensato che ero matto.

Decisi allora di modificare il progetto iniziale: pensai di utilizzare le reazioni di trasmutazione per abbattere le scorie radioattive, pericolose e scomodi scarti delle centrali nucleari e, in particolare, di usare la produzione di argento come mezzo principale per l’abbattimento delle scorie. Questo progetto trovò credito e finanziamento da parte di una compagnia Canadese, con la quale lavoro tuttora.

I risultati sperimentali mi hanno confermato che le indicazioni riscontrabili nei testi di Alchimia sono sempre corrette, provando che l’Alchimia è una scienza sperimentale e voglio dimostrarlo mediante un esperimento facilmente riproducibile da chiunque e con una spesa relativamente bassa.

PREPARAZIONE DELL’ORO

È mia intenzione fornire informazioni sufficienti a dimostrare chiaramente che l’Alchimia è realmente una Scienza sperimentale mediante un esperimento facilmente riproducibile da chiunque e con poca spesa.

Gli ingredienti:

  • 1 kg di Mercurio (Hg), ad esempio il prodotto a catalogo Carlo Erba Reagenti codice n° 460737; costo di mercato circa 250 euro al chilo (link)
  • 6 litri di Acido Nitrico 65%RPE, ad esempio il prodotto a catalogo dela Carlo Erba reagenti n°408022; costo di mercato circa 25 euro litro (link)
  • 5 litri acqua distillata 5 euro (al supermercato)
  • 1 litro di aceto di vino bianco 1 euro (al supermercato)
  • 1 litro di Acido Acetico Glaciale 99-100% della Polichimica srl di Bologna (disponibile in questa pagina di catalogo: link); costo di mercato 8 euro al litro
  • un paio di barattoli per marmellata Zuegg (vuoti ovviamente).

PS: come si può ben vedere dai costi, specie quello del mercurio, non è conveniente produrre oro in questo modo, ma certamente rende scientifica l’operazione di trasmutazione alchemica.

Prima operazione
Si dissolvano 100 g di Hg in Acido Nitrico (HNO3) nella proporzione 1:5 (esempio: 100 cc di HNO3 + 500 cc di H2O distillata per un totale di 600 cc).
È sufficiente mettere il Mercurio entro un beaker da 250 cc in vetro Pirex (euro 5).
Si versi sul Mercurio la soluzione di Acido Nitrico 1:5 fino a colmare il beaker.
Si ponga il beaker su una piastra riscaldante regolando la temperatura a 90°C mediante un normale termometro.
La dissoluzione si può fare tranquillamente entro una giornata (si aggiunga la soluzione di HNO3 + H2O a mano a mano che evapora prendendola dai 600 cc): il Mercurio si dissolverà totalmente, mostrando che non contiene tracce apprezzabili di oro.

Seconda operazione
Si pongano i restanti 900 g di Mercurio in un contenitore di vetro (trovo ottime le confezioni di marmellata Zuegg).
Si versi sopra il Mercurio una miscela (al 50%) di aceto di vino bianco e di Acido Acetico Glaciale 99-100% fino al livello del secondo rigonfiamento del vasetto Zuegg.

Terza operazione
Si chiuda bene il vasetto e si agiti il contenuto fino a quando si vede il Mercurio diviso in minuscole palline (un paio di minuti); lo si ponga al riparo in un cassetto chiuso a chiave e si ripeta questa operazione preferibilmente ogni giorno, quando viene in mente.

Quarta operazione
Dopo 10-15 giorni (quanto basta per mangiare con calma il contenuto di una seconda confezione di “Tradizionali Zuegg” e disporre così di un secondo vasetto) la “feccia” comincia ad “uscire” dal Mercurio. E’ opportuno, a questo punto, “pulire” la miscela di aceto e di acido acetico utilizzando il secondo vasetto Zuegg: a questo scopo si agiti il contenuto del primo vasetto fino a quando le fecce sono ben sospese nella soluzione.
Si versi la soluzione nel vasetto vuoto (facendo attenzione a non versare anche il Mercurio) e si riempia il primo (al livello indicato) con la soluzione preparata in precedenza (per conservare la quale va bene qualsiasi contenitore di vetro).

Quinta operazione
Si lasci riposare la soluzione del secondo vasetto fino a quando le fecce sono ben depositate sul fondo (10-15 giorni).
Si ripeta la quarta operazione per circa quattro mesi, quando vi fa comodo: due vasetti di “Tradizionali”, un litro di aceto di vino bianco e un litro di acido acetico sono quindi generalmente più che sufficienti.

Sesta operazione
Dopo circa quattro mesi (a seconda dell’impegno profuso) si può estrarre il primo Oro dal Mercurio.
Si prendano dunque 100 g di Hg “trattato” e li si dissolva in acido nitrico 1:5, come nella prima operazione.
Il Mercurio si scioglie lentamente e, quando ormai è ridotto a una pallina, fate attenzione: a un certo punto “esploderà” espellendo tutto l’Oro prodotto che si disperderà sul fondo del beaker sotto forma di una “polvere” di pagliuzze dorate molto belle a vedersi.
Io ho fatto Oro molte volte in modi diversi, ma l’Oro estratto direttamente dal Mercurio in questo modo è il più bello che io abbia visto.
Potrete dunque ripetere questa operazione otto volte e produrre tanto oro da fugare ogni dubbio sulla realtà di questa operazione Alchemica (consiglio di “pulire” l’Oro prodotto con una soluzione 1:2 di HNO3 + H2O. Lavate, poi, con acqua distillata e asciugate il vostro oro dentro il beaker sulla piastra riscaldante. Conservate, infine, in un contenitore di vetro, anche il nitrato di Mercurio prodotto di volta in volta).

oro oro
altri due esempi di oro prodotto dal mercurio
(fonte: nota “a”)

Seguendo le istruzioni avrete prodotto il vostro primo Oro e potrete, dunque, considerare con più attenzione la reale possibilità dell’esistenza della Pietra Filosofale, dell’Elisir Trasmutatorio e dell’Elixir di Lunga Vita.
Io non sono un Adepto e dunque non ho la Pietra, ma ritengo certa la possibilità di produrla. Ho, peraltro, avuto una serie di conferme del fatto che gli Antichi ne fossero in possesso, da Diogene Laerzio nella “Vita di Epimenide” e, più recentemente, da Alberto Magno (1270), Glauber (1300), Basilio Valentino (1400), Flamel (1413), Aurach de Argentina (1475), Salomon Trismosin (1500), Ireneo Filalete (1645).

Fin quì la ricetta dettata dal dott. Roberto Monti.

La versione integrale del Comunicato Andromeda e i riferimenti bibliografici sono QUI (attendere qualche secondo l’apertura del documento in caso di connessione lenta)

pericolo

Nota importante: riteniamo opportuno far presente a tutti i “piccoli alchimisti” che volessero cimentarsi nell’impresa, che gli elementi citati dal dott. Roberto Monti (mercurio, acido acetico glaciale, acido nitrico ecc.) sono TOSSICI e/o IRRITANTI e quindi vanno maneggiati con estrema attenzione principalmente per la pelle, gli occhi e i polmoni.

Ulteriori approfondimenti sull’Alchimia e su come i prodotti alchemici hanno l’effetto di prolungare la vita da 600 a 1000 anni guarendo tutte le malattie, potrete trovarli sul nostro libro IO SONO Immortale

Se il mattino ha l’oro in bocca, allora buona giornata a tutti.

Arcangelo MIRANDA

fonte immagini:
a – http://www.lowenergytransmutations.org/gold_gallery.htm (sito web del dott. R. Monti)
1 – http://library.thinkquest.org/C003730/index.php3?ID=18
2 – http://it.wikipedia.org/wiki/Fissione_nucleare