Recensione – Primo Libro

 

Autore : littleflower

Tratto dal sito : http://gradienti.xoom.it/main/recensione-libro-uno-keshe/

L’ordine universale della creazione di materia

Dopo aver letto  il primo libro di Keshe “ The Universal Order of Creation” mi accingo a farne una recensione.

Preciso che quello che scrivo è una mia interpretazione personale del libro. Potrebbe non corrispondere alla versione ufficiale; quest’ultima è descritta nei libri che ha pubblicato Keshe e in quelli che pubblicherà.

Siccome allo stato attuale della situazione non esistono verifiche scientifiche che possano avallare quanto rivelato da Keshe nel libro, è doveroso da parte dell’uomo di scienza sospendere il giudizio in attesa che la cosa si chiarisca. In questa fase, a meno di non essere interessati a fare verifiche pratiche personali sull’argomento, è necessario da parte del ricercatore scientifico attendere pazientemente che fatti concreti e dimostrazioni tangibili da parte di terze persone indipendenti confermino questa teoria.

Invito pertanto il lettore a considerare queste informazioni come un esercizio mentale, come un modo alternativo di valutare le nostre concezioni sull’universo. Mal che vada sarà un esercizio di elasticità mentale utile a sviluppare il “pensiero laterale” (pensiero che prende in considerazioni varie alternative).

L’approccio alla traduzione del libro dalla lingua inglese all’italiano ha subito presentato difficoltà.

All’inizio pensavo di avere problemi a causa della mia modestissima conoscenza di tale lingua, ma poi, interpellando varie persone  anche di madre lingua inglese, mi  sono accorto che la difficoltà era intrinseca.

Se a tradurre era il letterato, si scusava dicendo di non capire bene perché non aveva basi scientifiche, se a tradurre era un fisico,  asseriva che era ostacolato dal suo sapere scientifico e  forse avrebbe compreso più facilmente il lettore “vergine” privo di preconcetti dati da una base scientifica.

Alla fine si è deciso per una doppia traduzione; ad una prima traduzione letterale, è seguita una seconda traduzione interpretativa da parte mia.

Per la comprensione di quanto dirò è essenziale avvalersi di un glossario in cui tutti i nuovi vocaboli  vengono spiegati.

Un po’ di storia

Nel  primo capitolo Keshe racconta un po’ la storia e le riflessioni che lo hanno portato alla scoperta.

Capitolo 1- Principi storicamente inspiegabili – Cito testualmente

 

“La ragione principale della mancanza di comprensione dei semplici processi di creazione e controllo del plasma non sta tanto nella mancanza di conoscenza da parte del  mondo scientifico  passato o  presente, quanto  piuttosto  nel meccanismo di ostruzione che è stato messo in opera da alcuni scienziati, per proteggere i loro interessi individuali e finanziari e i loro titoli onorifici, nelle loro scuole di pensiero e nel loro campo della scienza.”

 

Keshe si chiede poi se veramente abbiamo capito cosa succede nel Sole  o al centro della Terra.

Osservando gli sforzi immani che da mezzo secolo stanno facendo per replicare e controllare nei nostri laboratori la fusione nucleare che avviene nel Sole,  la domanda che viene spontanea è: come  fa la natura ad innescare le reazioni nucleari?  E’ veramente così difficile realizzarle? E se ci fosse sfuggito qualcosa ed in realtà il fenomeno fosse più semplice?

Partiamo dunque da zero, cominciamo un’analisi scevra da preconcetti.

Quali sono le condizioni iniziali che potrebbero aver innescato le reazioni nucleari?

Com’è la condizione iniziale della nebulosa da cui si condensa un sistema solare?

Sappiamo che sono presenti grandi quantità di Idrogeno, Elio e un po’ tutti gli elementi, compresi quelli più pesanti e radioattivi. Una condizione che forse è stata sottovalutata è il fatto che gli elementi si trovano in uno stato molto disperso, cioè che c’è un vuoto altissimo.

 

Vediamo cosa dice l’ufficialità attuale ( http://it.wikipedia.org/wiki/Mezzo_interstellare) :

Il mezzo interstellare consiste di una miscela piuttosto rarefatta di ioni, atomi, molecole, granuli di polvere, raggi cosmici e campi magnetici; in massa il 99% della materia è costituito dai gas, il restante 1% dalle polveri. Le densità (ρ) variano da poche migliaia ad alcune centinaia di milioni di particelle per metro cubo, con un valore medio attestato nella Via Lattea di un milione di particelle al m3 (1 particella al cm3). Il Sole, ad esempio, sta attualmente viaggiando, nel corso della sua orbita attorno al centro galattico, all’interno della Nube Interstellare Locale caratterizzata da un vuoto ρ=0,1 atomi cm-3   (Significa che ci sono 0,1 atomi in ogni centimetro cubo), posta a sua volta all’interno della Bolla Locale (ρ=0,05 atomi cm-3). Come risultato della nucleo-sintesi del Big Bang, il gas del mezzo interstellare è costituito all’incirca all’89% da idrogeno e per il 9% da elio, con un 2% di elementi più pesanti (definiti nel gergo astronomico “metalli”) e composti in tracce.

 Altre alla condizione di altissimo vuoto nella nebulosa  primordiale è presente una notevole quantità di radiazione cosmica. Infine occorre tener presente che il tutto è in movimento cinetico di traslazione e rotazione.

Apro una piccola parentesi per ricordare alcune nozioni sull’unità di misura della pressione.

Il valore  della pressione si ricava dividendo la forza che agisce per la superficie su cui agisce.

Nel sistema internazionale M.K.S, l’unità di misura della pressione è il Pascal contrassegnato dalla sigla Pa. Abbiamo un Pascal di pressione quando c’è una forza di 1 Newton ( N) che agisce su di un m2 di superficie.  Si tratta di una grandezza fisica piuttosto piccola, considerando che 1 Newton equivale a circa il peso di 1 ettogrammo.

Il peso dell’aria che agisce su di un m2  di superficie  al livello del mare  dà una pressione chiamata  pressione atmosferica; ad essa è associata una  unità di misura specifica, il bar; questa unità di misura però non rientra nel sistema internazionale M.K.S.  Un bar corrisponde a  105 Pa

Di seguito sono riportati alcuni esempi pratici dei diversi regimi di vuoto:

Pressione atmosferica: 1,01325 × 105 Pa

Pompe a vuoto meccaniche = 102 Pa –>10-4 Pa

Pressione atmosferica sulla Luna =  circa 10-6 Pa

Spazio interstellare = intorno a  10-8 Pa

Pompe speciali per ultra vuoto  =  10-7 Pa –> 10-9 Pa

Record del vuoto massimo raggiunto in laboratorio 10-13 Pa

 

 

 

Esperimento di base

Nel brevetto reso pubblico,  Keshe racconta come  sia giunto a realizzare il suo esperimento

In una sfera di materiale amagnetico, dopo aver fatto un altissimo vuoto per mezzo di una pompa turbomolecolare, si introducono  Idrogeno, Elio, e altri gas nobili.

Al centro della sfera è posta una ventolina con dei magneti, che viene fatta ruotare con un motorino

a velocità variabile. La velocità di rotazione  varia da  500 al minuto fino a 3000 in condizione normale (andando oltre fino a 6000 si possono presentare fenomeni intensi ed improvvisi che possono arrecare danni.)

 

Piccolissime quantità dei vari  gas sono  introdotte nella sfera, le quantità devono essere così piccole che i gas rimangano in condizione di alto vuoto. Attivando quindi  la rotazione della piccola elica magnetica  centrale con i magneti permanenti, dopo un certo tempo i gas rarefatti si dispongono a strati. Il gas  più leggero costituito dall’idrogeno si colloca al centro, seguito dall’elio e via via fino ad arrivare al gas più pesante. (La disposizione a strati dal più leggero al centro al più pesante alla periferia  si realizza in quanto gli attriti fra  i vari atomi vengono vinti più facilmente dalle particelle più pesanti che in tal modo tendono a migrare verso la periferia.) 

In chimica quando si vuole far reagire due gas tra loro dobbiamo  fornire un innesco. Se per esempio da un ugello esce una miscela opportuna d’ idrogeno e ossigeno,  non succede nulla finché non avviciniamo una fiamma.

La fiamma fornisce un surplus energetico in grado di ionizzare sia l’idrogeno che l’ossigeno. Lo stato ionico dei due gas fa sì che reagiscano tra di loro avviando una combustione che si manifesta con una fiamma che si auto-mantiene. Non occorre più fornire fuoco dall’esterno, ma il calore di innesco è fornito direttamente dalla reazione chimica innescata.

E se le cose andassero in modo analogo anche all’interno della sfera?

E se si innescasse una reazione “nucleare” che poi si mantiene?

Questa è la domanda a cui Keshe cerca una risposta.

Keshe racconta di aver incominciato ad applicare alla sfera centrale di idrogeno rarefatto una differenza di potenziale, ionizzando così l’idrogeno. In tal modo la sfera centrale di idrogeno rarefatto diventava luminosa: si accendeva.

La sfera  di Idrogeno ionizzato emanava un tipo di radiazione  non  sufficientemente energetica e  non riusciva a ionizzare il secondo strato di gas rarefatto costituito dall’Elio.

Keshe risolse il problema in due modi differenti.

1° metodo –  introducendo nel reattore del materiale debolmente radioattivo. Keshe parla dell’elemento potassio che contiene una certa quantità di un suo isotopo instabile leggermente radioattivo. (Disse di aver  dipinto il rotore centrale con un leggerissimo strato  di questo materiale o altri materiali radioattivi.)

2° metodo – in alternativa è possibile usare come sorgente luminosa una sfera centrale di elio liquido ionizzato opportunamente.

Oltre a questi primi metodi Keshe accenna qua e là ad altri metodi a cui è approdato in seguito.

Con questi metodi Keshe è giunto all’accensione dell’Elio; questo a sua volta ionizzava gli altri gas con facilità.

Il risultato finale fu l’apparizione di uno strano fenomeno, chiamato da Keshe con il termine di “scintillazione”.

Solo quando si è raggiunto questo stadio, si cominciano ad avere i fenomeni strani che andremo via via ad analizzare.

Keshe  costruì in seguito altri reattori provvisti di piccoli oblò a tenuta di alto vuoto. In tal modo

poté vedere cosa accadeva all’interno, vide diversi strati luminosi costituiti dai vari gas in stato ionizzato. Tra uno strato e l’altro comparivano delle strane scintille, proprio là nella zona dove c’era l’attrito tra uno strato e l’altro di gas. Gli  strati,  ruotando a velocità differenti, strisciavano uno con l’altro, producendo queste strane scintille che potevano ricordare quello che fa una mola a smeriglio quando taglia il ferro. Furono proprio quelle scintille a suggerire il termine di “scintillazione” attribuito al fenomeno.

Furono condotti vari esperimenti e si manifestarono molti strani fenomeni.  Dopo alcune prove si arrivò al fatto che la sfera luminosa interna si manteneva da sola. Non occorreva ionizzare e neppure serviva far girare i magneti centrali; la cosa più stupefacente era il mantenimento della rotazione.

Da quello che si deduce,  i fenomeni che si poterono notare sono stati:

– Improvvise comparse di campi magnetici enormi, tali da attirare oggetti anche a metri di distanza.

– Radiazioni di vario tipo erano emesse, compresi alcuni raggi x o peggio, che rendevano pericolosa la sperimentazione. Pertanto non è possibile operare con sfere di vetro che permetterebbero  la visione di ciò che accade all’interno  in quanto la scintillazione produce   raggi x energetici  pericolosi per la salute.

– Comparsa di eccessi di calore inspiegabili, realizzati senza alcuna alimentazione esterna che si mantenevano a lungo, e non avevano alcuna plausibile spiegazione, soprattutto se tenuto conto che il gas presente nel reattore era di massa inferiore al milligrammo.

– A volte attorno alla sfera si formava una luce più o meno intensa e con differenti colori a seconda della situazione.

– Dopo l’apertura della sfera si trovò al suo interno la presenza di sostanze nuove, alcune addirittura mai viste in natura.

– Forse il fenomeno più stupefacente fu la comparsa di apparenti forze che annullavano la gravità e creavano movimenti vari.

Ecco cosa scrive Keshe nel capitolo 26 a riguardo della levitazione del reattore,

A pagina 178 possiamo leggere:

Durante i primi test originari, per un brevissimo istante, si raggiunse il completo sollevamento dell’apparato in modo così veloce da essere non rilevabile facilmente. In pratica il fenomeno della levitazione istantanea è stato notato per un periodo successivo  attraverso il replay del video registrato della sessione del test. Attraverso il replay della registrazione  dei test, si notò chiaramente  un movimento libero del sistema sul pavimento,  prima dell’osservazione fisica del sollevamento del sistema reattore.

Durante una delle tante prove, è stato perso  il controllo del sistema cosicché  si dovette recuperare il reattore  a mano  mentre galleggiava nell’aria, riprendendone il controllo prima che si danneggiasse.”

Questo insieme di incredibili strani fenomeni mai rilevati o descritti dalla fisica classica, portarono a profonde riflessioni sulla costituzione della materia.

 

La nostra conoscenza della materia atomica si basa principalmente su esperimenti di urto, infatti per analizzare un atomo gli spediamo contro elettroni o altre particelle.

Dato che non è assolutamente possibile osservare l’atomo con microscopi, come possiamo essere sicuri di aver capito  come sono fatte veramente le particelle elementari?

In fisica abbiamo  ipotizzato la presenza di altre sub particelle dette quark, ma non abbiamo risolto il problema della comprensione, lo abbiamo solo spostato in una sorta di gioco delle scatole cinesi una dentro l’altra.

Prendiamo l’elettrone, per esempio, e chiediamoci: di cosa è fatto? Cosa c’è li dentro?

E se non fosse poi così solido come appare?

Se per esempio avesse una natura simile a quella gassosa, comprimendolo rimpicciolirebbe, espandendolo nel vuoto ingrandirebbe.

Studiando l’atomo non possiamo guardarlo in modo isolato, ma lo vediamo sempre in compagnia d’altri atomi. Se consideriamo un centimetro cubo di gas idrogeno a pressione atmosferica, esso contiene miliardi di atomi. Per arrivare ad avere un solo atomo in un cm3 occorre fare degli ultra-vuoti, vuoti  difficilissimi da fare con i nostri mezzi sulla Terra, ma normali invece nel vuoto cosmico.

Osserviamo che il comportamento di un essere umano cambia molto a seconda che si trovi isolato dal mondo o in mezzo alla folla. Storicamente abbiamo constatato  che i regimi totalitari sono riusciti a combinare cose  impensabili manovrando le folle, nel bene e nel male. Gli uomini quando agiscono come folla sono trascinati e non esprimono il loro carattere; arrivano così a commettere  azioni  che sono assurde e ripugnanti. I campi di concentramento insegnano… come pure gli stadi di calcio.

A ben guardare, quando cerchiamo per esempio di rompere i protoni, non prendiamo un protone isolato, ma creiamo piuttosto pacchetti compressi di protoni e li acceleriamo mandandoli a collidere contro altre  particelle. Quindi stiamo osservando il comportamento non  di una particella singola ma di una folla di particelle. Potremmo ipotizzare  che  la folla viene aumentata con il nostro creare pacchetti di particelle, infatti  se le particelle avessero una natura simile ai gas, impacchettandole, cioè comprimendole in piccoli spazi,  incorreremmo nel grave errore di  renderle più dense, farle  “indurire”. Il risultato finale potrebbe essere quello di tirarci la zappa sui piedi. Da una parte finiamo per indurire la particella e dall’altra siamo costretti ad aumentare le energie cinetiche in gioco nel tentativo di romperle e valutarne il contenuto.

Nell’analisi di cosa sia la materia abbiamo già avuto grandissime sorprese. La più clamorosa è emersa quando abbiamo scoperto che l’energia che costituisce la massa delle particelle era di miliardi di volte superiore alle energie chimiche con cui siamo abituati a lavorare.  Ricordo che applicando la ben nota formula Einsteiniana E=mc2 la quantità di energia di un Kg di massa è data da (300.000.000)2 Joule.

Per dare un ordine concreto di energia basti dire che tutta l’energia elettrica consumata dall’Italia in un intero anno corrisponde a quella contenuta in 12 Kg di materia!

Quando nelle scuole di grado inferiore si vuole dare ai ragazzi il concetto che la massa è fatta di energia, si ricorre allo stratagemma di mostrare un raggio di luce laser. Poi si dice ai ragazzi di immaginare il raggio di luce come un filo lunghissimo; ebbene, se lo raggomitoliamo in un piccolo spazio, avremo luce concentrata: questo gomitolo potrebbe rappresentare la massa. Concludiamo dicendo che in fin dei conti la massa non è altro che energia concentrata.

Ma come fa quest’enorme quantità d’energia a rimanere raggomitolata in un piccolissimo spazio? Sotto che forma si stabilizza quest’enorme quantità di energia, cinetica, potenziale o che altro?

Una cosa appare subito chiara:  qualsiasi sia la forma con cui l’energia si accumula lì, le forze che le sono connesse dovranno essere anch’esse enormi, probabilmente miliardi di volte più intense di quelle a cui siamo abituati.

Vedremo che gli esperimenti descritti da Keshe confermano in pieno questa ipotesi. Così accade che liberando le forze contenute in pochi milligrammi di materia si riesce a smuovere quantità di materia miliardi di volte più pesante.

Keshe fa l’ipotesi che l’energia  che forma una qualsiasi particella elementare, sia formata da una specie di “plasma compresso” formato da campi magnetici.

In fisica e in chimica, il plasma è un gas ionizzato, costituito da un insieme di elettroni e ioni, globalmente neutro. Il Plasma è il quarto stato della materia.

Ovviamente preso atto della definizione classica del plasma, non sarebbe possibile applicarla così com’è all’interno di una particella. Per esempio il dire che l’elettrone è un plasma porterebbe a concludere  che l’elettrone è formato da gas ionizzati compressi. Questo è chiaramente assurdo in quanto nella fisica classica  l’elettrone è un elemento del plasma e non viceversa.

Keshe introduce quindi  una definizione molto più ampia di plasma, questa nuova concezione contiene la definizione precedente ma ne allarga moltissimo gli orizzonti.

Per arrivare a comprendere quello che Keshe teorizza dobbiamo, fare un passo indietro e partire da una base differente.

Cosa c’è dietro tutto ciò che appare concreto? Cosa forma questo universo?

La risposta di Keshe  è che alla base di tutto c’è un campo che lui definisce “magnetico”. Vedremo di approfondire la cosa in seguito.

Keshe attraverso le sue sperimentazioni offre un modello nuovo e affascinante della natura delle cose. Se la sua teoria sarà confermata da altri ricercatori indipendenti che ripetano i suoi esperimenti, come da prassi, … ebbene nulla sarà come prima. Avremo uno sconvolgimento totale, si apriranno meravigliose prospettive, ma anche pericoli enormi.

Operare con la creazione della materia ti mette in una condizione simile a Dio. Ora, se le nostre intenzioni profonde sono buone, porteremo il benessere nel mondo. Ma se siamo ancora individui a bassa evoluzione, pieni di desideri egoistici, individui che vorrebbero soddisfare questi loro desideri, queste loro pulsioni (residui animaleschi della  natura precedente) e lo vorrebbero fare anche quando ciò comporta la sofferenza per altri, in tal caso l’abuso di questa tecnologia porterebbe alla distruzione. Questo è il monito che sta dietro alle leggende sulla mitica Atlantide.

L’avvento di questa tecnologia deve essere sincronizzato con un salto di qualità dell’umanità.

In contemporanea ci deve essere un nuovo modo di concepire la società. L’uomo deve diventare un essere più solidale, un essere che sa accontentarsi del giusto e, prima di arraffare il di più, si preoccupa che il vicino, l’amico, l’altro  e perfino il più lontano nemico abbiano un minimo garantito.

A causa della sua grande pericolosità, questa tecnologia deve essere portata a conoscenza degli abitanti del pianeta solo quando i tempi sono maturi.

A ben guardare, sembrerebbe che i tempi non siano ancora maturi: quanto egoismo!

Quanto attaccamento abbiamo tutti su ciò che crediamo nostro! E così via.

In realtà la situazione non è proprio così tragica. Nel giudicare la situazione dobbiamo tener presente che si  nota benissimo la mela marcia, ma non ci si accorge delle altre 100 che invece sono sane.

Molte lezioni sono state acquisite dall’uomo. Quanti paesi da tempo hanno preso provvedimenti per la salvaguardia dell’ambiente! Nei paesi più evoluti c’è una buona scolarità, assistenza medica, garanzie per la vecchiaia..! Queste cose positive  le diamo per scontate, ma una volta non c’erano.

Purtroppo l’inquinamento ambientale è  ormai in una fase pericolosa per tutto il pianeta, le risorse energetiche cominciano ad essere agli sgoccioli, insomma ad un certo punto valutato il pro e il contro occorre rischiare. Ora è il momento.

Per  agevolare il cambiamento, evitando a tutti sofferenze non necessarie consiglio la lettura di uno “strano” libro. E’ presentato come romanzo alternativo con un grosso punto di domanda.

Non lasciatevi fuorviare dal titolo. Il libro ha un carattere fortemente scientifico e filosofico e in 170

pagine fornisce una enorme quantità di informazioni su varie tematiche. D’altra parte è scritto da un ingegnere di grande capacità.  Non solo affronta praticamente tutti i temi esistenziali, ma propone soluzioni efficienti.

Ecco dove potete scaricarlo gratuitamente. C’è anche la possibilità di ascoltare la lettura sonora  fatta dal computer, utile per chi ha difficoltà di lettura:

IARGA 

Il titolo del libro è   “HO INCONTRATO GLI EXTRATERRESTRI”

Autore ing. Stefan Denaarde  (Ingegnere olandese nonché grosso imprenditore) Edizioni Mediterranee

1° edizione italiana 1978, ma il libro in lingua originale è datato verso la fine degli anni 60.

In altre parti del mondo è conosciuto col nome di Iarga. Questo è il nome che  gli abitanti danno al loro  pianeta (vero o immaginario che sia).

Solo in America il libro è stato letto da 1.400.000 persone, ha avuto un sacco di ristampe, poi per una decina d’anni era esaurito e introvabile, ma ora è stato ristampato e sta andando alla grande… E’ un caso?

La cosa più stupefacente è che molte cose dette nel libro scritto in un’epoca anteriore agli anni 70 hanno trovato successive conferme.

Ecco alcune previsioni:

– Si parla di superconduttori ad alta temperatura di aspetto ceramico.(Contro ogni logica in quanto le ceramiche sono isolanti). Ebbene nel 1990 si sono scoperte appunto delle sostanze ceramiche superconduttrici.

– Viene predetto che il denaro andrà via via rimpiazzato da un sistema computerizzato fino a scomparire. Tenete presente che negli anni 60 i computer erano praticamente sconosciuti ai più! Io feci una tesi su di un’interfaccia di un computer nel 1971. Era un PDP8 a transistor in dotazione ad un centro di ricerche dell’università di Padova; pensate che era grande come un armadio, e mantenuto ad una temperatura stabile di 18° per non fargli commettere errori.  Aveva una memoria RAM complessiva di 8 kbit, sì, avete letto bene: 8.000 bit)

– Nel libro si affronta il problema delle immondizie e del riciclaggio in modo eccelso con una lungimiranza incredibile per quei tempi.

– Presenta delle idee architettoniche fantastiche e nello stesso tempo realizzabili. Nel 2005 ho visto un documentario che prospettava possibilità di costruire ponti galleggianti per i treni del tipo descritto nel libro.

– Il tema dei trasporti viene affrontato e risolto brillantemente. I treni ad alta velocità e a levitazione magnetica cominciano ad essere presi in considerazione e la velocità corrisponde a quanto predetto.

– La mappatura del DNA  era sconosciuta a quei tempi, eppure il libro ne parla e affronta  i problemi dei materiali transgenici e quelli  della modificazione della specie…

– Il modo di curare gli ammalati usando un misto di elettricità e farmaci comincia a prendere piede.

– La regola che emerge: Fate quello che fa la NATURA, solo abbreviate i tempi mi sembra di una validità universale.

– Il triangolo Libertà   Giustizia   Efficienza  mi è continuamente utile.

A mio giudizio in Italia oggi il punto più debole sta nell’efficienza.

 

   

 L’approccio alla teoria descritta da keshe

Cosa c’è dentro le particelle elementari? Da cosa sono formate? Come mai le particelle contengono così tanta energia?

La trattazione di questa prima parte è la più ostica e meno precisa. Anzi probabilmente  è incompleta già in partenza, ma va capita a fondo, altrimenti i libri scritti da Keshe risultano poco comprensibili.

La figura è un tentativo di schematizzare il percorso conoscitivo.

Nel disegno è rappresentata la filosofia che stiamo analizzando, man mano che si scende la base si allarga ed occorre più evoluzione interiore per comprendere le  novità più profonde. Il piano terra del disegno sta dunque ad indicare tutto ciò che non conosciamo e che richiede di adeguata evoluzione sia da parte del singolo ricercatore che da parte  della specie a cui apparteniamo.

Come potete notare ho collocato la filosofia di base di Keshe nel penultimo piano, evidenziando con questo che non è la spiegazione ultima, ma semplicemente una verità di passaggio. La nuova comprensione conterrà la conoscenza precedente, ma sarà priva delle basi sostanziali che spiegano perché l’universo è così come lo percepiamo.

Dobbiamo accontentarci! Non tutte le domande potranno avere delle risposte, ogni nuova scoperta è solo un passo avanti.

In questo caso  però si tratterebbe di un passo da gigante, che porterebbe ad un’epoca aurea in questo martoriato pianeta.

In epistemologia, un assioma è una proposizione o un principio che viene assunto come vero perché ritenuto evidente o perché fornisce il punto di partenza di un quadro teorico di riferimento. Questo secondo punto è il nostro caso.

L’insieme degli assiomi e dei concetti primitivi costituisce il fondamento, il “punto di partenza” di ogni teoria deduttiva che si presenti come sistema assiomatico.

Un assioma in ambito geometrico è chiamato postulato.

Vediamo dunque quali sono gli assiomi di base individuabili nella teoria di Keshe.

– 1° tutto ciò che esiste  è formato da un campo “magnetico”

– 2° il campo “magnetico” ha tre aspetti o caratteristiche. Keshe le classifica  con i termini di: materia, antimateria, materia-oscura (a queste tre componenti considerate nel loro insieme, Keshe attribuisce il nome di Matters con la M maiuscola. Io per evitare confusione la chiamo proto-materie)

– 3° le tre componenti  sono presenti in ogni singola materia in rapporti e quantità diverse. La somma complessiva dei loro tre campi genera un campo risultante che avvolge l’oggetto, detto Magrav.

– 4° la formazione di un oggetto  derivante dall’unione di altre materie segue il principio di ripetitività dei frattali. Di conseguenza qualsiasi tipo di oggetto, anche se molto complesso, può essere identificato da un suo campo Magrav specifico che lo rende unico nell’universo. Quindi può essere visto anche come somma delle tre componenti materia, antimateria, materia-oscura.

– 5° i campi magnetici riguardanti sia le tre componenti della proto-materia (Matters) che i campi Magravs possono scambiarsi forze, energie, informazioni e quant’altro. Lo fanno attraverso dei “vettori” particolari chiamati pmtics

– 6° ogni oggetto stabilisce in ogni istante un equilibrio tra se stesso e tutti gli altri oggetti. Questo significa che  il suo Magrav  entra in equilibrio con tutti gli altri Magravs presenti. Questo equilibrio si estende anche alle varie componenti sottili che lo formano, in altre parole la componente denominata materia dell’oggetto entra in equilibrio con tutte le altre materie. Altrettanto dicasi per l’antimateria e per la materia-oscura.

Le forze legate ai campi “magnetici” delle tre componenti dette: materia, antimateria, materia-oscura sono di un ordine di grandezza miliardi di volte superiore alle forze che regolano normalmente i campi elettrici magnetici o gravitazionale conosciuti normalmente. Con questo si intende dire che una forza di questo tipo, quando agisce e fa un piccolissimo spostamento lungo una sua direzione, crea un lavoro (o energia) miliardi di volte superiore rispetto a quello che vediamo nella nostra realtà quotidiana. L’enorme grandezza delle forze in gioco spiega il perché ci sia così tanta energia accumulata nella massa. Analizziamo ora uno per uno i vari assiomi.

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Primo assioma: tutto ciò che esiste  è formato da un campo “magnetico”

In fisica si definisce campo la parte di spazio volumetrico che è influenzata da una certa caratteristica.

Immaginate una nuvola in cielo. Ebbene, potete dire che lo spazio che occupa la nuvola è un campo di umidità.

In fisica si usa molto il termine di “campo di forza” seguito dalla specifica del tipo di forza.  Può essere forza elettrica, forza magnetica, forza gravitazionale ecc.

I campi di forza interagiscono tra altri campi della stessa natura;  per esempio, un campo di forza gravitazionale  interagirà solo con altri campi di forza gravitazionale.

Keshe sostiene che i campi di forza non sono tanti, ma ce n’è uno solo, che assume tre aspetti diversi. Potremmo pensarlo come una vibrazione con tre possibili  polarizzazioni, lungo  i tre assi principali x,y z

Il termine di “magnetico” attribuito a questo campo, probabilmente  poteva essere  sostituito da altro vocabolo, ma penso che Keshe abbia preferito chiamarlo campo “magnetico” per il semplice fatto che il campo magnetico è l’unico campo di cui abbiamo una realtà tangibile nel quotidiano. Chi non ha mai giocato con due calamite? Chi non è rimasto sorpreso dalla forza repulsiva a distanza di due polarità uguali di magneti permanenti? I bambini d’oggi giocano spesso con giocattoli formati con i nuovi potenti magneti permanenti, che sbalordiscono per la loro forza.

Adottando l’attributo di “magnetico” si rende immediatamente l’idea, proprio perché ci sono molte esperienze di vita in relazione al magnetismo.  Anche il ricercatore Ighina  fece una associazione con il magnetismo ed identificò la più piccola particella col nome di “atomo magnetico”. Può darsi che a certi livelli (Ighina era un grande sensitivo) si possa scorgere una più profonda analogia tra  il campo magnetico conosciuto e il campo “magnetico” di cui parla Keshe.

Io avrei preferito comunque usare un termine rafforzativo tipo  “campo iper-magnetico o ultra-magnetico”, in tal modo da una parte stabilivo una qualche distinzione tra i due tipi e inoltre mettevo subito l’accento sull’enorme potenza che caratterizza questo nuovo campo ipotizzato da Keshe  che è alla base del creato.

Su questo argomento rimangono abbondanti punti interrogativi.

Perchè il campo  modifica lo spazio?

Lo spazio esisterebbe senza il campo “magnetico”?

Da dove prende origine questo campo “magnetico”?…

ecc… Ai posteri le risposte.

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Secondo assioma: il campo “iper-magnetico” che è alla base di ogni  particella, ha tre aspetti o caratteristiche, materia, antimateria, materia-oscura

La natura profonda del campo “iper-magnetico”  ci è sconosciuta. Altrettanto incomprensibile è come faccia a presentarsi sotto tre aspetti. Questo fatto ci  ricorda un po’ il mistero della trinità citato in varie religioni.

Il filosofo-matematico Pitagora associava al numero tre il simbolismo della vita, e al numero 2 gli opposti che si fronteggiano. Il tre introduce un elemento equilibratore.

Una bicicletta a due ruote è instabile, solo se essa si muove trova l’equilibrio, quindi il due necessita di un dinamismo costante, ma non ha un equilibrio statico.

Il triciclo invece ha l’equilibrio. Così  il numero minimo di gambe di un  tavolo è tre. In geometria il numero minimo di lati per avere un poligono è 3.  Si potrebbe proseguire parlando del protone, neutrone, elettrone, o della famiglia con il figlio che cerca di tenerla unita ecc.

Questi approcci filosofici ci fanno capire la necessità dell’aspetto trino, rimane però  da capire come fa in pratica il  campo “iper-magnetico” a differenziarsi in tre aspetti.

Creiamo pertanto dei modelli teorici che servono a darci l’illusione di comprendere il fenomeno, tranquillizzando la nostra sete di sapere, tali modelli ci permetteranno di ragionare  sui vari fenomeni dandoci magari un aiuto a comprendere il meccanismo delle ricadute pratiche. Alla fin fine tenuto conto che il nostro grado evolutivo attuale non ci permette una reale comprensione, ripieghiamo  sull’aspetto utilitaristico pratico e cerchiamo di realizzare progetti che aiutino a vivere meglio.

La situazione mi ricorda quella volta che andai a vedere il film Avatar,  proiettato con una  nuova tecnologia tridimensionale. All’inizio cercavo di capire le tecniche usate, ma non ero all’altezza, alla fine lasciai perdere e mi godetti il film in santa pace.

Io propongo di paragonare il campo ad uno stato vibratorio; consideriamolo per esempio come un’onda luminosa, un raggio di luce.

In fisica sappiamo che la luce può vibrare su piani differenti, tale fenomeno si chiama polarizzazione della luce.

Nulla ci impedisce di immaginare che il campo “iper-magnetico” possa avere tre piani di polarizzazione.

Un altro modello interpretativo è suddividerlo in base alla frequenza di vibrazione. In tal caso,  le vibrazioni più alte potrebbero essere date dalla componente denominata da Keshe con il termine “antimateria” che dalle esperienze descritte appare come la più energetica delle tre componenti. La parte denominata materia (per distinguerla dalla materia comune uso la sottolineatura) potrebbe corrispondere ad una fascia di vibrazioni minori. Infine la componente denominata materia-oscura corrisponderebbe ad una fascia intermedia.

 

Se operassimo con la luce visibile potremmo associare i colori:

Antimateria = azzurro (comprende lo spettro dal celeste all’ultravioletto)

materia  =  rosso    (comprende lo spettro dall’arancio  all’infrarosso)

Materia-oscura =  verde ( comprende lo spettro centrale rimanente)

Propongo anche un possibile terzo modello, che  lega i due modelli precedenti. Ipotizzo una situazione per cui man mano che la frequenza cambia, cambia anche il piano di polarizzazione preferenziale.

Avremo così:

Antimateria = azzurro con polarizzazione prevalente nell’asse z

materia  =  rosso  con polarizzazione prevalente nell’asse x

Materia-oscura =  verde con polarizzazione prevalente nell’asse y

E’ come se l’asse di polarizzazione si avvitasse man mano che si sale di frequenza.

Il piano di polarizzazione non sarebbe quindi fisso, pertanto la componente antimateria con  minore vibrazione avrebbe un piano di polarizzazione vicino a quello della componente materia-oscura che si trova nella gamma alta della fascia complessiva della materia-oscura.

Keshe attribuisce il nome di Matters  con la M maiuscola a queste tre componenti. Purtroppo negli scritti l’uso della sola maiuscola non crea una sufficiente distinzione. Se per esempio la frase comincia con la parola Matters, non si capisce a cosa si riferisce; quindi, per evitare confusione,  ho ritenuto opportuno usare il termine  proto-materia al posto di Matter. Il termine proto-materia è un simbolismo più vicino e di immediata comprensione in quanto il prefisso “proto” indica qualcosa che viene prima, primordiale.

 

Un punto fondamentale da ricordare qui è che i tre campi iper-magnetici che formano ogni particella si aggregano in un tutt’uno che ha sempre le caratteristiche del plasma.

Come detto in altra parte, la definizione di plasma di Keshe è molto più estesa.

Il plasma è un insieme di campi magnetici, di pmtics e di Magrav, tenuti insieme  in un’unica struttura. L’interno del plasma è sempre dinamico.

Il plasma ha caratteristiche gassose: questo  è importantissimo.

Avendo caratteristiche gassose, il plasma occupa tutto lo spazio vuoto disponibile, quindi si allarga o restringe a seconda di quanti altri plasmi ci sono nel suo spazio di esistenza.

L’atomo, le molecole, gli oggetti, i pianeti, le stelle sono tutti plasmi se guardati dal punto di vista dei campi magnetici che li formano. Nella materia solida grossolana l’aspetto gassoso del plasma sfugge. Un sasso per quanto compresso assieme ad altri nella profondità della terra cambia le sue dimensioni in modo trascurabile. Anche nel vuoto cosmico il plasma del protone o dell’elettrone  ha un’espansione  così piccola da  non essere rilevabile dai nostri strumenti. Ciò nonostante, cambia la sua densità in maniera sufficiente ad ammorbidirlo.

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Terzo assioma: le tre componenti  sono presenti in ogni tipo di particella in rapporti e quantità diverse; la risultante di queste tre componenti si manifesta come un campo Magrav

Secondo il modello proposto, ogni cosa, ogni più piccola particella è costituita sempre dalle  stesse componenti. La differenza sta nella quantità e nel rapporto tra le varie componenti.

Per esempio potremmo immaginare questa situazione.

Il protone sarebbe caratterizzato da:  energia totale  95; distribuita in modo che il 40,…%   sia Antimateria, il 30,…% sia materia e il rimanente materia-oscura.

L’elettrone sarebbe caratterizzato da:  energia totale  2; distribuita in modo che il 25,…%   sia Antimateria, il 45,…% sia materia e il rimanente materia-oscura.

Il neutrone  sarebbe caratterizzato da:  energia totale  100; distribuita in modo che il 33,…%   sia Antimateria, il 33,…% sia materia e il rimanente materia-oscura.

La somma complessiva dei loro tre componenti genera un campo risultante che avvolge l’oggetto. Questo campo è detto Magrav.

Quindi ci sarà il Magrav del protone, uno dell’elettrone, uno del neutrone.

 

 

 

Il termine MaGrav deriva dal fatto che all’esterno, nell’interazione con altre particelle o oggetti, il campo complessivo si nota sotto forma di due campi  legati da un legame che sta in profondità e non è percepibile facilmente. Poiché i due campi sono il campo Magnetico e quello Gravitazionale, Keshe ha preso le iniziali ed ha creato il nome simbolico del campo risultante.

Da quanto si capisce, ogni particella ha un suo specifico Magrav, differente da ogni altro.

I protoni avranno tanti Magravs  simili ma non uguali.

Lo stesso vale per ogni altra particella. Nell’universo non esistono due particelle perfettamente identiche. Se esistessero occuperebbero lo stesso spazio-tempo. Un principio simile si trova anche in fisica superiore. E’ un principio di creatività, tutto  ciò che esiste deve avere in se stesso una peculiarità che lo differenzia dal resto della creazione.

Per esempio gli elettroni ci sembrano tutti uguali, hanno tutti gli stessi comportamenti, ma noi non cogliamo la differenza tra un elettrone e l’altro solo perché ne cogliamo l’aspetto essenziale,  così come  avendo un cesto di mele non prestiamo attenzione alla loro diversità. Va detto che mentre per il cesto di mele volendo proprio la differenza tra una mela e l’altra potrebbe essere colta, ciò non è possibile per le particelle. La differenza tra una e l’altra non è alla nostra portata. Variazioni di posizione interne ad una particella dell’ordine di miliardesimi di miliardesimi di miliardesimi di millimetro, porterebbero a sostanziali cambiamenti; ricordiamo che le forze  lì presenti sono miliardi di volte più intense di quelle che abbiamo nella vita quotidiana.

Il Magrav ricorda molto l’aura esoterica, il Magrav di una particella è altresì assimilabile a un codice a barre o se preferite al DNA di una cellula. Il Magrav rappresenta l’essenza della particella in esame.

Se riprendiamo il modello dei colori, possiamo dire che il Magrav è la sfumatura di colore risultante dall’insieme dei tre colori che formano le particelle elementari.

 

Le particelle elementari interagiscono tra di loro e con il macrocosmo  attraverso i loro Magrav.

Un insieme di molte particelle forma atomi, molecole, oggetti materiali. Per ognuno di essi esisterà un Magrav specifico che lo rappresenta.

Noi conosciamo un sasso, una mela, un elefante attraverso la percezione che abbiamo del suo Magrav.

Il campo Magrav teoricamente si estende all’infinito, ma in pratica ad un certo punto la sua influenza diviene trascurabile. In pratica la delimitazione del raggio d’azione del Magrav la andiamo a considerare quando c’è l’interazione tra due Magrav, il Magrav dell’oggetto esploratore e il Magrav dell’oggetto esplorato. Tutto sommato è come considerare due forti calamite che interagiscono. Teoricamente i loro campi magnetici sono infiniti, ma quando proviamo manualmente a valutare le forze attrattive e repulsive vediamo che esiste una distanza limite oltre la quale la nostra capacità di percepirli cessa totalmente.

 

Keshe definisce col termine “superficie di interfacciamento” la zona dove i due Magrav interagiscono.  Esiste una  superficie  reale in cui da un lato della superficie prevale un Magrav mentre dall’altro lato prevale l’altro Magrav; questa è l’interfaccia.

In definitiva possiamo dare questa definizione:

Il MaGrav è un campo di contenimento che racchiude e rappresenta  qualche cosa che ha una sua identità.

Le cose sono separate tramite campi di forza. La separazione può avvenire solo con sistemi di attrazione e repulsione .
Qualsiasi elemento,  per poter essere identificato ha bisogno di essere delimitato  da un campo Magrav che lo identifichi.
Ogni oggetto,  animato o inanimato, ha una sua identità specifica. Il Magrav sotto certi aspetti contiene e può esprimere tutte le informazioni che servono ad identificare l’oggetto. Con un esempio tratto dalla biologia potremmo paragonare il Magrav al DNA. Chi riuscisse a rivelare esattamente questa essenza, potrebbe pertanto replicare un Magrav equivalente, il quale messo nelle condizioni di agire costringe la materia a riprodurre l’essenza originale.
Nelle nostra società siamo stati educati a dare alle cose un nome, un’etichetta, e con questo sistema ci si è abituati a non porre attenzione alla natura profonda delle cose, spesso confondendo il simbolo (nome) con la vera essenza. Per comprendere il messaggio di Keshe  bisogna cambiare il modo di pensare.
Non dobbiamo fermarci alla nostra idea preconcetta delle cose,  qui ci vuole uno sforzo interno, non possiamo solo aspettare che la conoscenza venga a noi, anche noi dobbiamo andare alla conoscenza. I nostri sensi ci aiutano fino ad un certo punto. Diciamo che per mezzo di loro ci creiamo un’immagine dell’oggetto in esame, immagine che può aiutarci ad entrare nella comprensione. Spesso però ci limitiamo ad una conoscenza superficiale, ci accontentiamo di un’immagine mentale.

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Quarto assioma:  la formazione di un nuovo oggetto  segue il principio di ripetitività dei frattali. Tutto si ripete in modo simile

Noi sappiamo che i frattali geometrici fatti col computer si replicano formando figure sempre più grandi ma aventi sempre lo stesso schema.

Questo principio è ben espresso da Keshe, che asserisce che un sistema solare, una galassia … ecc. hanno la stessa caratteristica di base di un atomo o di un elettrone.

La natura fa lo stesso, essa replica se stessa continuamente,  ma con modalità diverse. Normalmente non ce n’accorgiamo perché non siamo in grado di cogliere  il simbolismo diversificato che si cela dietro a tutte le cose.

Keshe asserisce  che se cominciamo a guardare l’universo rispetto alle tre componenti di base materia, antimateria,  materia-oscura,  potremo costatare che  tutto si ripete, lo schema è sempre lo stesso. Pertanto, un elettrone sarà costituito da una certa quantità di  proto-materie (materia, antimateria,  materia-oscura)  che si manifesterà all’esterno con un campo Magrav appropriato; la stessa cosa vale anche per il protone e per il neutrone. Man mano che la materia diventa più complessa  lo schema sarà lo stesso, quindi  nel suo complesso  ci sarà ancora una certa quantità di  materia, antimateria,  materia-oscura, espressa all’esterno da un campo Magrav.

Nelle strutture più complesse coesisteranno contemporaneamente più Magravs, per esempio un uomo avrà un Magrav complessivo, ma nello stesso   sarà presente un Magrav del braccio, del dito, dell’unghia, della cellula… ecc.

Ad ogni Magrav corrisponderà una certa quantità di materia, antimateria,  materia-oscura;

in pratica potremo costruire una funzione a tre variabili che rappresenta il Magrav dell’oggetto in esame.

Per esempio:

Magrav_elettrone  = f (34; 32; 27)    [materia=34; antimateria=32; materia-oscura=27]

Magrav_neutrone = f(56; 45; 64)

Magrav_sasso  = f(453; 567; 659)

Magrav_elefante = f(1234; 5678; 9657)

Magrav_Pianeta_Terra = f(156034534; 54567678; 96655657)

Ovviamente è un paragone, non è detto che la funzione  sia a tre parametri così come l’ho espressa, è un’ipotesi per chiarire il concetto.

Di questo concetto sono personalmente certo, perché coincide sia con quanto raccontato da Pierluigi Ighina nei suoi esperimenti, sia con quanto da me sperimentato personalmente.

Chi è interessato può approfondire il racconto qui:

link didatticacomputer

In base a questo concetto, Keshe sostiene che si possono costruire le sostanze volute. Il  procedimento  consiste nel disgregare  prima qualsiasi materia nelle sue componenti di base, materia, antimateria,  materia-oscura, nell’utilizzare poi  i pezzi per creare ciò che si desidera; basterà capire il Magrav dell’oggetto desiderato.

Conoscere il Magrav  è come conoscere il progetto di una casa. Per costruire la casa di cui abbiamo il progetto in mano  possiamo usare i mattoni di un altro edificio in demolizione, poi assembliamo  i mattoni ricavati seguendo  il progetto (Magrav) voluto.

Una volta verificato sperimentalmente che funziona, gli scienziati avranno molto da ricercare su questo campo. Avremo una nuova chimica, la chimica delle trasmutazioni.

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Quinto assioma: i campi si scambiano informazioni, forze, energie con dei  particolari vettori chiamati pmtics

 I campi magnetici possono scambiarsi forze, energie, informazioni e quant’altro attraverso dei “vettori forza” che Keshe chiama pmtics

Il pmtics è un campo magnetico  che collega fra di loro due campi differenti. Il Pmtics è definibile come una forza in grado di trasportare di tutto, dal movimento, all’energia, alla pura informazione. I pmtics sono le formiche che tengono equilibrato l’universo.

Credo che la conoscenza di cosa sono  i pmtics  e soprattutto di come operano, sia una tappa fondamentale per capire la costituzione dell’universo che percepiamo.

La particella della fisica che ha una qualche somiglianza con il pmtics  potrebbe essere il gravitone.

Preciso che i  pmtics sono molto più versatili  e differenziati rispetto al gravitone, diciamo solo che il gravitone rappresenta un piccolo sottoinsieme dei pmtics

http://it.wikipedia.org/wiki/Gravitone

 

Il gravitone è un’ipotetica particella elementare, responsabile della trasmissione della forza di gravità nei sistemi di gravità quantistica. Questa particella è prevista in diversi modelli teorici che mirano ad unificare i fenomeni gravitazionali con quelli quantistici, ma la sua esistenza non è ancora stata sperimentalmente verificata.

Secondo la teoria dei gravitoni, il movimento di un corpo produrrebbe un segnale di informazione che impiega un tempo rapidissimo, ma comunque non nullo per arrivare all’altra massa interagente, e adeguare la forza di gravità alla nuova distanza fra i due corpi.

Secondo altri punti di vista, come il Teorema di non-località di Bell, fra le particelle in genere, ed anche fra due masse e relativi gravitoni, esiste un legame fuori dal continuo spaziotemporale, e quindi indipendente da questi e permanente ad ogni distanza di spazio e di tempo fra le due particelle. Ciò spiegherebbe anche perché la gravità è in grado di agire fra due corpi lontanissimi.

 Sicuramente qualche lettore sorriderà, rilevando come la definizione trascenda la fisica classica rigorosa e appaia come  una dissertazione  di fantascienza. Il gravitone sarebbe una particella virtuale collocata fuori dal continuo spaziotemporale… mah! Cos’è questo continuo spaziotemporale?  Anche la fisica è costretta ad arrampicarsi sugli specchi per far quadrare i fenomeni sempre più strani che si vanno scoprendo, soprattutto in quantistica.

Quindi non me ne vogliate se il discorso che farò sarà molto fantasioso, in fin dei conti per chi si interessa di quantistica sa  che sono in buona compagnia.

Abbiamo detto che l’unica cosa che esiste è un campo al quale per comodità abbiamo dato il nome di “magnetico”. Il campo ha valori d’intensità differenti nelle varie materie e in varie parti dello spazio. Abbiamo già visto che le costituenti interne delle particelle elementari (protoni, neutroni, elettroni, quarks…) sono chiamate Matters da Keshe, e proto-materie dal sottoscritto; ebbene, le forze di legame fra le tre componenti materia, antimateria, materia-oscura  hanno  un’intensità miliardi di volte  maggiore delle forza di legame della chimica. Questo concorda perfettamente con

il dato di fatto che le energie all’interno delle particelle sono anch’esse miliardi di volte superiori a quelle chimiche.

Fornisco la spiegazione usando lo stile di  Galileo nel suo “Dialogo sopra i massimi sistemi”.

Domanda: Abbiamo visto che tutto ciò che esiste  ha come partenza un  campo; riferendoci a ciascuna delle tre proto-materie ci chiediamo: il campo che le compone è immutabile  o può cambiare?

Risposta: Il campo può  cambiare, sia come intensità che come caratteristiche, per esempio la componente  della proto-materia denominata antimateria può trasformarsi in   materia-oscura.

 

D: Come fa il campo a cambiare?

R: Un pmtics preleva una parte del campo e la porta in un altro campo.

 

D: Che cos’è un pmtics?

R: Un pmtics è un campo particolare in movimento  “virtuale” o se preferite con movimento quasi istantaneo. Il tempo di vita di un pmtics potrebbe essere  un tempuscolo  piccolo a piacere.

 

D: Quando si forma pmtics?

R: Un pmtics si forma quando c’è l’opportunità, la possibilità, la convenienza. E’ come chiedersi quando due persone che si vogliono bene si sposano. Pensateci e vedrete che la risposta è la stessa.

 

D: Quali sono le condizioni di partenza?

R: Occorre che ci siano due campi che possono entrambi frazionarsi in sotto-campi; si tratterebbe di una partizione virtuale la cui somma dà sempre l’intero campo. Ebbene, se nel primo campo tra tutte le possibili suddivisioni  esiste una  frazione-virtuale, con caratteristiche molto simili ad una frazione virtuale del secondo campo, le due frazioni simili si agganciano momentaneamente l’una all’altra e formano un pmtics. Insomma è il discorso delle anime gemelle. Se in un campo magnetico una sua frazione corrisponde ad una frazione nel secondo campo, le due frazioni tendono a fondersi, diciamo che c’è fra di loro un fidanzamento.

 

D: Cosa intendi per frazioni virtuali simili?

R: Sono quelle parti, appartenenti a due campi diversi, che hanno un certa “corrispondenza”: per esempio la stessa forma, la stessa energia, la stessa frequenza di vibrazione, ecc.

 

D: E’ simile a due filamenti che si riuniscono per dare il DNA?

R: Sì! Ottimo paragone.

 

D: Chi o che cosa informa una parte dal campo della presenza della parte corrispondente nell’altro campo?

R: Questo è il bello della questione. Rispondo che fra le due  parti esiste un legame fuori dal “continuo spaziotemporale.”

 

D: Cosa intendi dire con la frase  “continuo spaziotemporale”? E’ un escamotage per non rispondere e buttarla sul fantastico?

R: No! Se vai a vedere e ho usato la stessa frase riportata dalla scienza ufficiale nel descrivere il gravitone.  In fisica quantistica abbiamo la questione di due particelle gemelle.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Entanglement_quantistico

L’entanglement quantistico  è un fenomeno quantistico, privo di analogo classico….. Viene a volte reso in italiano con il termine “non-separabilità”.

Esso implica la presenza di correlazioni a distanza tra le quantità fisiche osservabili nei sistemi coinvolti…

Secondo la meccanica quantistica è possibile realizzare un insieme costituito da due particelle tale che, qualunque sia il valore di una certa proprietà osservabile assunto da una delle due, questo influenzi istantaneamente il corrispondente valore assunto dall’altra… Ciò rimane vero anche nel caso le due particelle si trovino distanziate, senza alcun limite spaziale.

Come vedi, il fenomeno c’è già nella fisica moderna quindi non si tratta di pura fantascienza.

D: Non è possibile dare una spiegazione più  comprensibile?

R: Immagina un’asta conduttrice in cui  siano presenti  tante onde elettromagnetiche che coesistono. Ebbene, due onde con stessa frequenza e con la stessa fase si sommano. Non occorre che si cerchino, perché sono già in una base comune.

D: Cosa succede dopo che le due porzioni di campo si collegano insieme in una specie di fidanzamento (interlacciamento)?

R: Esattamente quello che succede tra fidanzati che decidono di sposarsi. Possono andare ad abitare a casa dello sposo, ( il pmtics si trasferisce sul primo campo che aumenta di intensità, mentre il secondo campo cala della stessa quantità), possono andare a casa della sposa ( il pmtics si trasferisce sul secondo campo; questi aumenta di intensità, mentre il primo campo cala della stessa quantità). Possono andare ad abitare in una casa loro (si crea un nuovo campo autonomo;  se hanno sufficiente energia da creare un campo Magrav in grado di trattenerli, facendo si che il nuovo campo appena formato  risulti stabile)

 

D: Cosa trasportano i pmtics da un posto all’altro in questa migrazione?

R: Trasportano forze, quantità di moto, energie, o fondamentalmente informazioni.

 

D: Potrebbero trasportare solo e nient’altro che informazioni?

R: Forse si. In fisica classica però  in genere un po’ d’energia passa sempre. Pensa alle onde radio, o dei telefonini, un po’ d’energia la trasportano sempre, ma il fattore di gran lunga più importante è il contenuto informativo. Le informazioni nel caso della radio sono date dalla modulazione di frequenza o ampiezza.

D: Tutto qui quello che c’è da sapere sui pmtics o c’è dell’altro?

R. C’è molto altro, la visione che ti ho dato è uno dei modi di agire dei pmtics, ma ci  sono molti  altri modi. Tieni presente che “Tutto è Uno” esiste solo un campo “magnetico” che  è presente come disequilibrio in uno spazio, relativo ad un tempo legato alla consapevolezza che osserva.

 

D: Mi stai dicendo che il pmtics è un campo “magnetico” e che  può esistere  anche per conto suo?

R: Sì! Il pmtics è fondamentalmente un campo “magnetico”.  Quello che cambia è  il suo modo di lavorare e il suo scopo.

 

D: Quale sarebbe lo scopo del pmtics?

R: Operare per portare l’equilibrio.  Immaginiamo il pmtics come un robot creato dall’uomo,  il programma inserito nel robot è costituito  da una lista di comandi che hanno un particolare ordine di importanza.

– Il primo e più importante scopo dei pmtics è quello di  ripristinare sempre l’equilibrio sia in un ambiente circoscritto locale che più in generale nei riguardi dell’intero universo. Principio di mantenimento dell’equilibrio

– Il secondo scopo è quello di agire creando sempre qualcosa di diverso, principio di creatività.

– Il terzo punto si riaggancia al primo ed è un principio di conservazione, il nuovo che viene creato tende all’ autoconservazione, alla sopravvivenza; questo lo deve fare rispettando i punti 1° e 2°

Probabilmente ci sono altri scopi ma il discorso si estenderebbe troppo.

 

D: Mi resta la curiosità, mi puoi dire almeno uno di questi ipotetici ulteriori scopi?

R: Certo, ma devi avere una mente filosofica molto aperta.

Considera che, se “Tutto è Uno”, le caratteristiche di ogni cosa devono essere presenti in ogni altra cosa. Prendi l’uomo, è esso stesso una parte diversificata del “TUTTO”, ebbene, nessuno può negare che  l’uomo tenda a sviluppare una consapevolezza, una coscienza, una capacità di confrontare e giudicare. Ora se ammettiamo valido l’assioma “Tutto è Uno” è evidente che queste caratteristiche  potrebbero evidenziarsi anche nei pmtics.

 

D: Intendi dire che i pmtics  potrebbero essere considerati anche come esseri viventi con una consapevolezza sviluppabile potenzialmente?

R: Sì certamente! Non c’è niente di così piccolo che non possa essere visto come immenso se giudicato da un altro essere molto più piccolo di lui. Il fatto che noi non cogliamo la consapevolezza nelle cose inanimate sta ad indicare solo che, relativamente ai nostri mezzi percettivi, non sembra esserci vita cosciente. Dobbiamo considerare onestamente che potrebbe benissimo essere un nostro limite percettivo.

 

D:  Keshe affronta questi concetti relativi ai pmtics?

R: Ne accenna qua e la senza mai dirlo chiaramente.

 

D: Mi sembrava di aver capito che i pmtics avessero una vita brevissima, ora tu mi stai dicendo che possono rimanere intrappolati in un ambiente per un tempo lunghissimo, come lo spieghi?

R: Da come descrive le cose Keshe sembrano esserci molte categorie di pmtics, quelli che vivono poco e subito si “sposano” aggregandosi ad un compagno simile, poi ci sono quelli che rimangono da sposare, sono degli “scapoli”, quest’ultimi restano in uno stato d’attesa, e vagano alla ricerca di un compagno.

Ulteriori chiarimenti su questo punto si trovano nel capitolo 3 del libro di keshe

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Sesto assioma: ogni oggetto stabilisce in ogni istante un equilibrio tra se stesso e tutti gli altri oggetti.

Ecco cosa dice Keshe nel 28 capitolo:

 

“Attraverso l’attuazione di centinaia di test dinamici e statici noi abbiamo avu

to forti indicazioni che l’universo è, in effetti, fatto nelle  condizioni normali   per mezzo del lavoro svolto da pacchetti di pmtics dinamici.

Dalle nostre osservazioni, possiamo dire con un alto grado di certezza, che il dinamismo dell’intero universo è costantemente mantenuto attraverso il principio dell’interazione e attrazione di pmtics differenti, l’interazione dipende dalla loro forza e posizione rispetto ai campi e plasmi  limitrofi.”

Tutto l’universo è in continuo equilibrio, qualsiasi squilibrio è prontamente riequilibrato dai pmtics.

 

D: I pmmtics si isolano e “vivono”  come parte a se stante?

R: Non proprio. Un’immagine potrebbe essere quella di due bolle di sapone che per un attimo si deformino e si riuniscano andando a toccarsi per una piccola area.

 

D: Il riequilibrio dell’universo  è istantaneo o esiste un tempuscolo in cui l’universo rimane squilibrato?

R: L’universo nella totalità non può mai essere squilibrato, localmente può apparire squilibrato. Ma se guardiamo la causa dello squilibrio, andando più a monte, vedremo che anche la causa che ha prodotto lo squilibrio era un fattore di equilibrio.

 

D: Keshe parla dei pmtics quasi sempre in termini di forza; i pmtics vanno considerati come forze o come energie?

R: Sono forze purché precisiamo il concetto di forza in questo modo:

La forza è qualsiasi cosa in grado di creare un cambiamento nell’universo.

 A questo punto basta precisare che il cambiamento può essere dato anche da un’informazione, anche se astratta, e il discorso quadra.

 

Ciò che appare come antigravità, in realtà è un riequilibrio

Vediamo ora di indagare sull’applicazione più affascinante proposta da Keshe, la levitazione degli oggetti.

Per comprendere il presunto funzionamento occorre tener presente alcune informazioni.

 

Prima informazione: è possibile trasportare energia  da una proto-materia all’altra.

Nel capitolo 24 del libro di keshe, viene introdotto il concetto di pmtics formati da campi magnetici passivi.

Riporto testualmente:

“Si può considerare che nell’universo si possano distinguere due tipi  di forze pmtics in grado di interagire con i campi magnetici.

Una forza pmtics la possiamo  definire come “formata da campi magnetici attivi” e l’altra forza “formata da campi magnetici passivi.”

1°- Le forze formate dai campi  magnetici attivi sono forze pmtics  in grado di trasmettere o ricevere movimento o vibrazione. Quindi sono forze pmtics che trasportano principalmente quantità di moto.

Queste forze sono capaci di esercitare azioni su altri campi o altri pmtics dei plasmi, causando movimento o vibrazione; nello stesso tempo possono ricevere movimento o vibrazione da altri pmtics. Questo tipo di forze è  ben conosciuto nell’attuale fisica classica; si tratta di solito di  un movimento basato sulle interazioni della materia; quando entrano in azione queste forze viene creato un moto  mediante urti, sfregamento, impulsi…  Sono i campi di forza  magnetici attivi che causano normalmente  la dislocazione degli elettroni in una cellula o una vibrazione di elettroni in materiali conduttivi etc.

 

2° –  Le forze formate dai campi  magnetici passivi sono costituite da quelle forze pmtics che nella loro azione  sono in grado di trasmettere o ricevere  energia senza trasmettere movimento.

 Le proto-materie del plasma  producono principalmente pmtics formati da campi magnetici plasmatici  passivi. I pmtics di tipo passivo hanno la peculiarità  di trasferire da  un campo all’altro  porzioni dei loro campi  magnetici  sotto forma di energie;  in tal modo   possono aumentare (o diminuire) la densità dei  campi magnetici di partenza e di arrivo senza turbare  alcuna proto-materia dal punto di vista della quantità di moto, nel senso che non  sono presenti né urti né vibrazioni.

 

Se per esempio un primo plasma  ha necessità di  incrementare un suo campo, in tal caso  è disponibile a ricevere la quantità d’energia necessaria  dai pmtics appartenenti ad un secondo plasma… Allo stesso tempo se  il secondo plasma  ha pmtics extra  di  cui non ha bisogno, sarà disponibile a cederli.  Lo scambio potrà  avvenire se i livelli energetici trasmissibili sono simili.

Abbiamo visto che i campi magnetici passivi non causano movimento o perturbazione  all’atomo;  lo lasciano fermo dov’era. Le forze dei campi magnetici passivi sono   realizzate da pmtics che sono adibiti a tale scopo.

Il fenomeno si presenta anche nella macro-materia anche se con modalità il cui simbolismo sfugge.

In realtà, a ben guardare, la simbologia può essere estesa fino a realizzare che le vitamine e i minerali che si muovono nelle molecole delle catene di proteine rappresentano un esempio di questo tipo di forze passive.

E’ importante notare che ciascun plasma porta nella maggioranza dei casi  uno specifico pacchetto di forza pmtics, così, affinché  il corpo umano possa ricevere tutto lo spettro di forza pmtics di cui ha bisogno,  deve alimentarsi con differenti minerali, vitamine e proteine che possono  fornire certi campi di forza  magnetici plasmatici passivi   per coprire tutti i bisogni delle cellule.”

 

Seconda informazione: vediamo ora come si  possa far si che  un oggetto sì muova da solo, senza spingerlo o tirarlo dall’esterno.

Immaginiamo una sfera posta su un piano. Supponiamo che la sfera al suo interno abbia un insieme differente di oggetti caratterizzati da pesi differenti. Per esempio supponiamo che tra tutti gli oggetti presenti all’interno della sfera ce ne sia uno collocato a metà altezza a sinistra della sfera e uno a destra. L’oggetto a sinistra  supponiamo sia fatto di un materiale leggero come il polistirolo, l’oggetto di destra invece di un materiale pesante come il piombo.

Partiamo dalla sfera ferma che ha cioè trovato un suo punto di equilibrio rispetto alla gravità.

Ad un certo punto  dentro la sfera succede che  l’oggetto leggero di sinistra passa al posto dell’oggetto pesante di destra e viceversa.

L’osservatore esterno,  intento a  guardare la sfera, la vedrebbe muoversi. Infatti il cambio della distribuzione dei pesi all’interno comporta una nuova ricerca di equilibrio da parte della sfera. Per inciso, nell’esempio la sfera si muoverà verso sinistra.

L’osservatore esterno rimarrà allibito e si chiederà come sia possibile che la sfera si sia mossa da sola. In realtà si tratta di una legge naturale di equilibrio di forze; nel nostro caso le forze sono del tipo gravitazionale.

 

 

Terza informazione: è possibile fare questa trasposizione di materia all’interno della proto-materia facendo sì che una certa quantità di antimateria, che si trova in una posizione x,  sia trasportata da un pmtics passivo e  vada  ad aggiungersi all’antimateria che si trova in posizione y.

Di conseguenza in x c’è un calo di antimateria e in y una crescita.  Anche qui ci aspettiamo un movimento del recipiente comprendente.

Ci aspettiamo però che lo spostamento del recipiente sia inapprezzabile, vista l’esigua quantità di antimateria che è stata spostata. In realtà non stiamo considerando che le forze relative alle  proto-materie sono miliardi di volte più intense di quelle che ci sono tra le masse degli oggetti che usiamo normalmente. Tenuto conto di quest’informazione possiamo dire che per compensare  uno spostamento infinitesimale che avviene all’interno delle proto-materie, serve uno spostamento esterno del contenitore di quantità spaziali rilevanti.

 

Quarta informazione: l’enorme campo di forza relativo alle proto-materie fa sì che, ad un microscopico cambiamento della quantità   di una componente le  proto-materie, corrisponda un notevole spostamento spaziale di tutto l’apparato che le contiene.

Nell’insegnamento della fisica si pone inizialmente grande attenzione alla misura  delle grandezze fisiche e  ad avere il senso di  grandezza relativo.

Per esempio: parlando dell’atomo di idrogeno si dirà:

“Se immaginiamo l’elettrone grande come un pallone da calcio, la sua area di movimento possibile attorno al protone sarebbe grande come il lago di Garda. Oppure se immaginiamo il protone grande come una pallina da tennis, il volume esterno dell’atomo d’idrogeno sarebbe grande come una sfera del diametro di un campo da calcio”.

 

Avere  il senso dell’ordine di grandezza permette all’uomo di saper giudicare con competenza le cose. Come ultimo esempio vorrei ricordare quello che  disse in una conferenza ai ragazzi un ingegnere dell’ENEL:

“Imparate ad essere ecologisti competenti, prima di lamentarvi che non si costruiscono più dighe per produrre energia pulita ed ecologica. Dovete sapere che le 1800 dighe di varie dimensioni presenti nella regione, non riescono a produrre la quantità di energia prodotta da una sola centrale termica!”

 

Per questi motivi ho deciso di cercare di dare un esempio dell’ordine di grandezza delle forze in gioco, confrontando la forza gravitazionale con le enormi iper-forze presenti nella proto-materia.

Immaginate di avere un’asse rigida con al centro un fulcro, come in una bilancia.

Se mettiamo in ciascun lato, a distanze dal centro uguali, un peso da un chilogrammo, avremo un perfetto bilanciamento.

Supponiamo di sollevare le due palle all’altezza di un metro e lasciamole cadere contemporaneamente  (supponiamo di operare nel vuoto senza l’attrito dell’aria). Non succederà ancora niente, perché al momento dell’impatto con l’asse, la forza impulsiva di destra sarà esattamente uguale alla forza impulsiva di sinistra.

Ora immaginiamo di avere due campi di attrazione diversi da una parte rispetto all’altra. Possiamo immaginare che i campi siano  di tipo gravitazionale e non cambino la loro intensità in funzione della distanza, cioè  supponiamoli costanti.

A sinistra  mettiamo un campo di forza gravitazionale 1.000.000.000 di volte più grande che a destra. Ebbene per ottenere il bilanciamento delle forze, se a sinistra la palla cade dall’altezza di un metro, a destra avendo una forza di gravità  molto più piccola dovremmo alzare la palla  per farla cadere da un’altezza di un miliardo di metri o un milione di km. Spero di aver reso l’idea.

Ecco perché travasando una piccola parte di proto-materia da una parte all’altra, ad un piccolo spostamento della proto-materia, corrisponde un grande spostamento di tutto l’apparato che la contiene.

Lo spostamento può essere in qualsiasi direzione. Ogni proto-materia è correlata a tutte le altre proto-materie presenti nell’ambiente.

Supponiamo che un po’ di antimateria posizionata nel punto A vada a congiungersi con un’altra antimateria situata nel punto B.

Ebbene,  i legami intensissimi che aveva con tutte le altre proto-materie cambiano;  per riportare l’equilibrio, si attivano immediatamente nuove forze pmtics  potentissime. Alcune opereranno all’interno delle proto-materie e non ce ne accorgiamo, però si creano anche forze  pmtics esterne che operano sul piano della fisica classica nella materia comune. Questi pmtics che si generano esternamente, per avere forze compensative adeguate alle iper-forze interne della proto-materia, sono costretti a fare spostamenti enormi.

 

Quinta informazione: il fenomeno è tanto più evidente quanto più grande è lo spostamento di componenti  interni della proto-materia da un punto all’altro. Avendo un unico reattore possono verificarsi spostamenti casuali al suo interno;  questo però di solito non genera fenomeni esterni visibili in quanto la casualità statistica del fenomeno crea un’azione e una controazione per cui i fenomeni finiscono col compensarsi annullandosi a vicenda. Se invece abbiamo due generatori distinti e  siamo in grado di  controllare lo spostamento della proto-materia da una parte all’altra, allora avremo la creazione del movimento del sistema meccanico a cui i  due generatori sono vincolati.

Se i due generatori sono fissati al supporto, (può  trattarsi di una navicella, un’auto, una sfera, un treno), e   disposti su un piano orizzontale,  avremo prevalentemente spostamenti nel piano orizzontale. E’ chiaro che quando gli spostamenti saranno verso l’alto daranno l’impressione dell’antigravità. In realtà non c’è antigravità nel senso che non c’è creazione di un campo opposto alla gravità, il movimento è dovuto alla sola questione del  riequilibrio.

Proponiamo qui di seguito  un documento in vengono fatti degli esperimenti con delle bolle di sapone che vengono spinte a  riposizionarsi per recuperare l’equilibrio :

link bolla

Va da sé che per avere spostamenti in tutte le direzioni di un piano servono almeno tre reattori posti ai vertici di un triangolo equilatero.

 

 

Finisco questa parte dicendo che esistono due fondamentali tipi differenti di reattori descritti da Keshe.

-Reattori singoli che servono per produrre calore o elettricità, e creare o togliere sostanze…

-Reattori multipli, formati da due o più reattori vincolati nella stessa struttura, che servono per creare movimenti, levitazioni, velocità. Tra questi reattori va annoverato anche il tipo a sfere concentriche.

Autore : littleflower

Original link : http://gradienti.xoom.it/main/recensione-libro-uno-keshe/

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