Rileggere Wilhelm Reich: l’origine del cancro

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Ott 182017
 

Tratto dal link origine : https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/cancro-medicina-alternativa-cure-naturali/rileggere-wilhelm-reich-l-039-origine-del-cancro

Tra le altre cose Einstein disse che, nonostante tutti i successi ottenuti in campo scientifico, sussisteva comunque un dubbio nei concetti fondamentali delle scienze naturali. Questo dubbio é diventato patrimonio comune degli studiosi di queste scienze. In tema di cancerologia, il prof. Gerhard Domagk, durante il congresso sul cancro svoltosi a Salzburg nel lontano 1961, affermò che ci doveva essere un quid d’importanza fondamentale, di cui però veniva fatto un uso improprio. Se si vogliono acquisire nuove conoscenze in campo scientifico allora bisognerebbe avere il coraggio di sostenere delle idee eretiche, che sono una forma di pensiero assolutamente necessaria. Solo una critica obiettiva, indipendentemente dal metodo usato, potrebbe esser d’aiuto al progresso. Un siffatto eretico si dimostrò Wilhelm Reich, quando affrontò il problema del cancro da una visione completamente diversa ed indicò alla ricerca sul cancro nuove vie. Era un fatto straordinario che un medico e psichiatra, uno dei più dotati allievi di Freud, rendesse pubbliche simili affermazioni, eretiche e provocatorie. Reich in principio non aveva intenzione di occuparsi del problema del cancro. S’imbatté inaspettatamente in questa problematica nel corso delle sue ricerche, in quanto la malattia del cancro sembrava mostrare connessioni fondamentali con i problemi della vita e della morte. Egli definì la malattia del cancro una biopatia cancerosa. Una biopatia è causata da un disturbo bio-energetico del sistema plasmatico. Un simile disturbo può portare al cancro, ma anche a tutta un’altra serie di malattie come l’angine pectoris, disturbi cardio-vascolari, l’ulcera gastrica-duodenale, l’epilessia, le psicosi ecc… Il tumore canceroso é il sintomo tardivo di un processo patologico generale grave, che precede di anni l’effettiva formazione del tumore. Ora vorrei tentare di illustrare lo sviluppo bio-psichico e bio-fisico del processo cancerogeno alla luce dell’orgonomia. L’orgonomia é una scienza naturale che si basa sull’energia orgonica scoperta da Wilhelm Reich. L’orgone è l’energia biologica e venne scoperto nell’atmosfera.

E’ stato dimostrato che l’energia sessuale e l’energia biologica sono funzionalmente identiche, e che sono soggette alle fisica dell’energia orgonica. Ogni disturbo dell’energia sessuale provoca una stasi sessuale nell’organismo. Ogni disturbo psichico ha un nucleo di energia sessuale ingorgata. I conflitti nevrotici sono di natura psichica, mentre l’eccitazione sessuale é di natura somatica. Se l’eccitazione sessuale subisce una frustrazione, allora la scarica sessuale nell’orgasmo sarà insufficiente o non avverrà affatto. L’orgasmo non é solo un capriccio della natura, bensì deve adempiere a delle funzioni d’importanza vitale. Un orgasmo cronicamente insuficiente o del tutto assente può dare origine a gravi disturbi funzionali dell’intero organismo: le biopatie. Com’é possibile questa cronica mancanza di scarica dell’eccitazione sessuale nell’orgasmo? Il conflitto psichico si esplica come un conflitto tra l’impulso libidico da un lato e la minaccia del mondo esterno dall’altro. Il perdurare cronico di questo conflitto causa alla persona che ne é afflitta un comportamento rigido. Si forma una corazza caratteriale che respinge le richieste del mondo esterno ed anche le pulsioni interne.

A causa del conflitto psichico, le pulsioni interne si sono tramutate in sensazioni di ansia e di dolore? La corazza riduce la sensibilità nei confronti dell’ansia e del dolore, e di conseguenza acquista la funzione di meccanismo di difesa dall’ansia e dal dolore. Ma questo meccanismo protettivo funziona a scapito della vivacità interna. La corazza caratteriale consuma quindi energia biologica. La corrente vegetativa viene in tal modo bloccata. Le inibizioni della mobilità psichica e della corrente vegetativa si manifestano anche sotto forma di corazza muscolare. Questa é riconoscibile non solo perché emozionalmente si sviluppa una corazza caratteriale, ma anche perchè il tono muscolare mostra una maggiore rigidità; vediamo quindi che la muscolatura e quella caratteriale sono funzionalmente identiche. Bloccano l’energia biologica ed hanno entrambi la funzione di difesa dalle emozioni. Nella terapia bio-psichiatrica il processo subisce un rovesciamento. I sistemi di difesa vengono allentati, le bio-energie vengono liberate, e le correnti vegetative ingorgate vengono rimesse in movimento. Le emozioni represse dalla corazza vengono mobilizzate e, in caso di successo (terapeutico) aboliscono i blocchi sessuali originali. Tutti gli oncologi sanno bene che l’alta percentuale di malattie cancerogene delle donne é da attribuirsi ai loro organi sessuali. In caso di contrazioni muscolari croniche si ha riduzione dell’eccitazione bio-sessuale. Ciò corrisponde, nelle pazienti di sesso femminile, ad un blocco dell’eccitazione bio-sessuale nei genitali con contrazioni spastiche della muscolatura pelvica, fatto comune nelle donne frigide. Tali spasmi causano disturbi mestruali e dolori. La funzione di questo spasmo dell’utero è diminuire la sensibilità vaginale. A questo meccanismo difensivo corrispondono le contrazioni della muscolatura orbitale vaginale, anale e degli adduttori (delle cosce) definiti in modo caratteristico dall’anatonomo Tandler come i “muscoli della decenza”.

Spasmi che presuppongono repressioni di energie bio-energetiche si notano soprattutto in presenza di muscoli orbicolari, come nella gola, alla bocca dello stomaco, nel piloro, l’ano ecc… La localizzazione di un tumore canceroso viene stabilita dall’inattività biologica della zona immediatamente circostante. Ciò introduce il problema delle metastasi, che non devono essere necessariamente portate dalla corrente ematica. Possono anche insorgere direttamente in quelle zone dell’organismo dove la debolezza biologica del tessuto é riscontrabile nelle zone immediate. Reich definì il decorso del cancro un processo di retrazione. La retrazione biopatica nel cancro é il risultato di una contrazione cronica dell’apparato autonomo, una simpaticotonia. Essa colpisce il tessuto degli organi, il sistema sanguigno e linfatico ed anche la struttura del carettere. Nel sangue é caratteristica la retrazione dei globuli rossi, che può condurre fino alla poichilocitosi. I test ematici di Reich rivelano tale retrazione e servono quindi per la diagnosi di cancro sia all’inizio che nel suo progredire: un chiaro indice é la velocità di disintegrazione dei globuli rossi vivi in soluzione fisiologica (osservata) al microscopio. I globuli rossi biologicamente forti possono mantenere la loro forma per venti minuti ed oltre; mentre, per esempio, un periodo di decomposizione da 1 a 3 minuti indica una mancata debolezza biologica. Le punte T indicano sempre un processo di retrazione avanzato.

Per gli oncologi l’anemia é una caratteristica degli ammalati di cancro. La retrazione biopatica inizia con una preponderanza di contrazione del sistema plasmatico e con l’arresto della sua espansione. Ciò é particolarmente evidente in caso di disturbi respiratori, per cui la pulsazione (cioè l’alternanza di espansione nell’espirazione e di contrazione nell’inspirazione) é limitata. Oltre a ciò l’espirazione é assai minore dell’inspirazione. Molti pazienti con il loro petto in fuori mostrano una caratteristica “posizione inspiratoria”, posizione nella quale l’inspirazione prevale di molto sull’espirazione. La cattiva respirazione esterna porta ad un disturbo respiratorio interno, nei tessuti. Reich fu in grado di stabilire che in tutti i malati di cancro vi é una grave forma di ansia di cadere, il cui inizio risaliva a parecchi anni indietro. Di per sé l’ansia di cadere compare anche come sintomo psichico nelle nevrosi caratteriali, e in tali casi può esser innocua.

Nei pazienti nevrotici, come in tutte le biopatie, la corazza caratteriale e muscolare si può presentare anche insieme ai disturbi respiratori. Ma questo ancora non indica una vera e propria biopatia retraente, finché il sistema plasmatico non inizia a restringersi, cosa che dipende di volta in volta dall’intesità della contrazione. L’aver riscontrato un’intensa ansia di cadere in un bambino di 2 settimane, spiegabile solo bio-energeticamente e riconducibile allo scarso contatto della madre con il figlio, portò alla conclusione che nei neonati una simile ansia può essere il punto di partenza di una biopatia retraente, che da il via al processo canceroso. La chiave per comprendere l’origine di una cellula cancerosa sono gli esperimenti di Reich sui bioni, che precedettero di anni la sua ricerca sul cancro, e che condussero direttamente al nucleo centrale del problema del cancro. I bioni, da lui scoperti, sono vescicole energetiche che si formano per mezzo di alte temperature con conseguente rigonfiamento (rispettivamente) da sostanze organiche ed inorganiche (ad esempio: erba, muschio, terra, carbone, ferro e sabbia oceanica). Essi hanno tutti qualcosa in comune: possono essere visti al microscopio a 2OOO-5OOO ingrandimenti; si contraggono e si espandono (cioè mostrano una pulsazione biologica); reagiscono positivamente alla colorazione biologica; non devono essere però scambiati col movimento browniano. Reich giunse alla conclusione che tutta la materia (organica e inorganica), se sottoposta ad alta temperature e al conseguente rigonfiamento, si disintegra sotto forma di vescicole energetiche pulsanti, i bioni. I bioni sono forme di transizione dalla materia non vivente a quella vivente. Dagli esperimenti sui bioni non viene prodotta vita, bensì dato il via ad un processo tramite il quale possono formarsi protozoi ma anche cellule cancerose. I bioni non sono microrganismi completi, bensì portatori di energia biologica. Gli esperimenti sui bioni hanno dimostrato che questi si attraggono reciprocamente e possono formare ammassi, attorno ai quali si crea una membrana, dai quali infine si sviluppa una mono-cellula, il protozoo. Ciò é valido anche in caso di cellule cancerose, che si organizzano da tessuti animali ed umani in disintegrazione, come i protozoi dell’erba e del muschio. La cellula cancerosa é quindi un protozoo. L’inizio del processo canceroso é sempre dato dalla disintegrazione sotto forma di vescicole, come venne descritto negli esperimenti sui bioni. La disintegrazione sotto forma di vescicole viene causata dalla contrazione biopatica, mentre il tessuto plasmatico s’indebolisce mutevolmente. Nel processo di disintegrazione si formano due tipi di strutture:

– i c.d. bioni PA, cioé i bioni che, secondo Reich, caratterizzano lo stato di salute.

– i bacilli-T (T = morte), i quali traggono origine dalla degenerazione e dalla disintegrazione di tessuti viventi e non viventi.

Data la loro piccolezza essi sono visibili al microscopio solo a 3OOO-5OOO ingrandimenti. Questi ingrandimenti microscopici comportano una perdita di nitidezza dei contorni, ma evidenziano ancor più il movimento. Io stesso in America ho potuto osservare con il microscopio Reichert “Z” i nitidi movimenti a zig-zag dei bacilli-T. Un microscopio elettronico é inadatto a questo scopo, in quanto permette di esaminare solo materia morta. Questo bacilli-T sono presenti in ogni tumore canceroso, così come nel sangue dei malati di cancro. I bacilli-T non sono un’infezione proveniente dal di fuori, con essi impariamo a conoscere l’insolito concetto di auto-infezione. I bioni PA si trovano a combattere contro i bacilli-T, poiché i bioni PA hanno la tendenza a sopraffare e uccidere i bacili-T. La cellula tumorale attraversa varie fasi fino al protozoo ameboide mobile. Lo sviluppo fino al protozoo ameboide mobile può essere osservato al microscopio per quanto riguarda i topi, mentre é impossibile seguire negli uomini perché la morte sopraggiunge prima. Secondo la scienza orgonomica, l’insorgere del tumore canceroso attraverso il processo di scissione è da considerare non solo come ectopia del nucleo e del plasma, ma anche dal punto di vista bio-energetico. Una legge fondamentale dell’energia orgonica sostiene che un sistema orgonotico debole viene attratto da un sistema orgonitico forte: l’orgone ha quindi un potenziale invertito. Secondo la teoria orgonomica, il nucleo della cellula forma il sistema energeticamente più forte, mentre al plasma arriva di continuo nutrimento ed ossigeno. Nel sistema cellulare biologicamente indebolito il rapporto di energia si sposta rapidamente a favore del nuocleo: mentre il plasma sembra ormai soffocare, il nucleo lotta ancora. Ciò porta ad un accumulo di energia nel nucleo con conseguente scarica e cariocinesi. Si tratta, in questo caso, di un processo biologico a quattro tempi: tensione meccanica; carica energetica; scarica energetica; rilassamento meccanico.

 

In the 1940s, psychiatrist Wilhelm Reich touted his orgone energy accumulators, exhibited here in 1956 by the Food and Drug Administration, as a treatment for emotional disturbances. Eventually, the FDA ruled Reich’s treatment to be a “fraud of the first magnitude.”

E’ lo stesso processo a quattro tempi dell’orgasmo sessuale, cosicché i due processi, orgasmo e cariocinesi, possono essere definiti funzionalmente identici. Il processo biologico a quattro tempi governa, in base alla stessa legge, l’intero organismo così come i singoli organi: cuore, intestino, vescica e sistema respiratorio. La formula dell’orgasmo diventa perciò la formula della vita, ed il processo sessuale (diventa) il processo creatore della vita. L’inizio del processo discariocinetico della leucemia necessita ancora di una ricerca più accurata. Secondo la teoria orgonomica, la leucemia non é una malattia dei globuli bianchi, bensì di quelli rossi. Qui la leucocitosi ha la funzione di difesa dalla malattia del sistema sanguigno rosso. Gli eritrociti appaiono sovraccarichi dal punto di vista bio-energetico. Mostrano un bordo fortemente luminoso e al centro sono spesso rossastri. Riscaldati con autoclave gli eritrociti s’indeboliscono marcatamente, cosa che sembra trovarsi in contraddizione con il contemporaneo sovraccarico bio-energetico, ma questa contraddizione si dissolve se si pensa alla febbre alta in caso di setticemia o di gravi infezioni. In questo contesto può essere interessante ricordare che la bomba di Hiroshima causò moltissimi casi di leucemia. Nel cosiddetto esperimento ORANUR, nel corso del quale vengono a contatto piccolissime quantità di radium ed energia orgonica altamente concentrata, l’energia orgonica dell’atmosfera viene iper-eccitata e diventa mortalmente pericolosa. Il radium della bomba atomica causa evidentemente nell’atmosfera una reazione corrispondente. Questa iper-eccitazione si comunuica, come nell’esperimento ORANUR, agli organismi viventi e produce nella serie ematica rossa un sovraccarico bioenergetico e, contemporaneamente, un indebolimento; perciò é comprensibile l’insorgere della leucemia in seguito a forte radioattività.

Nella profilassi contro il cancro, l’accumulatore di energia orgonica, che ricarica l’organismo di nuova energia biologica, avrà probabilmente una maggiore importanza. L’orgono-terapia psichiatrica in confronto all’accumulatore di energia orgonica può tornare a vantaggio di pochi e quindi non rivestire importanza alcuna per una profilassi di massa. Dovremo però risolvere il problema e trovare una soluzione per evitare una biopatia retraente già nel primo anno di vita. Dovremo risolvere questo problema per proteggere i bambini del futuro dai disturbi della pulsazione biologica. Questo ci porta, quindi, ad un tema che necessita una trattazione a parte.

Dr. Walter Hoppe

Psichiatra orgonomista. Munchen (Germania Ovest). E’ stato membro dell’American College of Orgonomy (USA) e dell’Accademia Sybaris Magna Grecia (Italia). Già direttore dei laboratori dell’Istituto Orgone di Tel Aviv (Israele), e già direttore della rivista Internazionale “Zeitschrift fur Orgonomie”.

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link sul sito consigliati per un ulteriore approfondimento :

Gaston Naessens : https://www.fortunadrago.it/approfondimenti/gaston-naessens/
I Bioni di Wilhem Reich : https://www.fortunadrago.it/approfondimenti/wilhem-reich/bioni/
La Scienza di Frontiera per la salute : https://www.fortunadrago.it/2052/la-scienza-di-frontiera-per-la-salute/

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La forma bolla dell’eliosfera osservata da Voyager e Cassini

 Magnetismo, Sole, Universo  Commenti disabilitati su La forma bolla dell’eliosfera osservata da Voyager e Cassini
Ott 072017
 
eliosfera

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/04/26/eliosfera-con-o-senza-coda/

Uno studio presentato sulla rivista Nature Astronomy mette in crisi il modello secondo cui l’eliosfera, ovvero la bolla di influenza del campo magnetico solare, avrebbe una forma allungata, come la coda di una cometa. I dati indicano una forma simmetrica, dovuta probabilmente a un campo magnetico interstellare molto più intenso del previsto

Ulteriori informazioni: K. Dialynas et al. La forma bolla dell’elio- sfera osservata da Voyager e Cassini, Nature Astronomy (2017). DOI: 10.1038 / s41550-017-0115

Forma dell’eliosfera

Pare che il sistema solare sia circondato da un enorme campo magnetico di forma sferica dovuto alla presenza del Sole. A suggerirlo sono i dati raccolti dalla missione Cassini, dalle due sonde Voyager e dal satellite Interstellar Boundary Explorer (Ibex). I risultati sono in contraddizione con la teoria attualmente più accreditata, secondo cui la magnetosfera solare ha una forma oblunga, simile alla scia di una cometa. Il colpevole sarebbe il campo magnetico interstellare, molto più intenso di quanto previsto.

Il Sole emette un flusso costante di particelle, chiamato vento solare, che colpisce tutto il sistema solare, arrivando fino all’orbita di Nettuno. Tale vento crea una bolla, detta eliosfera, del diametro di circa 40 miliardi di chilometri. Per oltre 50 anni il dibattito circa la forma di questa struttura ha favorito l’ipotesi di una bolla di forma allungata, con una testa arrotondata e una coda. I nuovi dati coprono un intero ciclo di attività solare (11 anni circa) e mostrano che la realtà potrebbe essere molto diversa: l’eliosfera sembra avere entrambe le estremità arrotondate, assumendo una forma quasi sferica. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Astronomy.

Eliosfera

Grazie a una serie di dati provenienti dalle sonde Cassini, Voyager e Ibex, abbiamo scoperto che l’eliosfera potrebbe essere molto più arrotondata di quanto pensassimo. Questa illustrazione mostra un modello aggiornato. Crediti: Dialynas, et al.

«Al posto di una coda allungata abbiamo scoperto che l’eliosfera ha l’aspetto di una bolla, e questo a causa di un campo magnetico interstellare molto più intenso di quanto avessimo previsto», spiega Kostas Dialynas dell’Accademia di Atene, primo autore dello studio.

Oltre a esplorare Saturno e il suo sistema di anelli e satelliti, la sonda Cassini ha studiato anche il comportamento del vento solare, indagando in particolare ciò che accade alle sue estremità. Quando le particelle cariche provenienti dal Sole incontrano gli atomi di gas neutro del mezzo interstellare, lungo la vasta area di confine chiamata eliopausa, possono avvenire scambi di cariche, e alcuni atomi possono essere spinti verso il sistema solare e venire misurati da Cassini.

«La sonda Cassini è stata progettata per studiare gli ioni intrappolati nella magnetosfera di Saturno», dice Tom Krimigis della Johns Hopkins University, team leader per strumenti sulle sonde Voyager e Cassini, e coautore dello studio. «Non avremmo mai pensato di poter vedere e studiare anche i confini dell’eliosfera».

Poiché le particelle che compongono il vento solare viaggiano a velocità pari a frazioni della velocità della luce, i loro tragitti dal Sole all’eliopausa richiedono anni. Con il variare del numero di particelle, ovvero con la modulazione dovuta all’attività solare, occorrono anni perché questa si rifletta nella quantità di atomi misurati da Cassini. I dati recenti hanno mostrato qualcosa di inaspettato: le particelle provenienti dalla “coda” dell’eliosfera riflettono i cambiamenti del ciclo solare in modo molto simile a quelle provenienti dalla sua “testa”.

eliosfera

I dati raccolti dalle missioni della Nasa Cassini, Voyager e Ibex mostrano che l’eliosfera è molto più compatta e simmetrica di quanto pensassimo. L’immagine a sinistra mostra il modello supportato dai dati, mentre quella a destra mostra il modello a coda estesa, che era stato assunto come il più valido fino ad ora. Crediti: Dialynas, et al. (a sinistra); Nasa (a destra)

«Se la coda dell’eliosfera fosse allungata come quella di una cometa, gli effetti dovuti al ciclo solare dovrebbero apparire molto più tardi», spiega Krimigis. Dato che questo non accade, ma invece le tempistiche sono piuttosto simili, significa che, in direzione della coda, l’eliopausa si trova più o meno alla stessa distanza di quanto avviene per la testa. Dunque l’eliosfera deve avere una forma molto più simmetrica del previsto.

I dati raccolti dalle sonde Voyager hanno inoltre mostrato che il campo magnetico interstellare è più intenso rispetto alle stime fornite dai modelli. Questo significa che la forma arrotondata dell’eliosfera potrebbe essere dovuta all’interazione del vento solare con questo campo magnetico, che spingerebbe l’eliopausa verso il Sole. La struttura dell’eliosfera svolge un ruolo importante nel modo in cui le particelle provenienti dallo spazio interstellare, chiamate raggi cosmici, raggiungono il sistema solare interno, arrivando fino alla Terra.

Da consultare anche l’articolo presente su sito link : https://www.fortunadrago.it/2717/un-misterioso-nastro-intorno-il-nostro-sistema-solare/

Infinite Suns – Soli infiniti

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Impronte umane di 5,7 milioni di anni fa, duro colpo all’ evoluzionismo

 Archeologia, Biologia  Commenti disabilitati su Impronte umane di 5,7 milioni di anni fa, duro colpo all’ evoluzionismo
Set 242017
 
Impronte umane

Tratto dal link origine : http://epochtimes.it/news/impronte-umane-di-57-milioni-di-anni-fa-duro-colpo-allevoluzionismo/

La scoperta a Creta di impronte umane impresse in una antichissima pietra fossile, minaccia di azzerare tutto quello che gli scienziati attualmente sanno sullo sviluppo della civiltà umana. Il nuovo reperto di Creta viene dopo altri recenti ritrovamenti in Europa che mettono in dubbio l’ipotesi che l’Africa sia stato il luogo che ha ospitato i primi esseri umani.

Il fossile di Creta risale a 5,7 milioni di anni fa, e quindi non è conforme alle credenze degli scienziati che seguono la teoria dell’evoluzione: sul fossile sono ben visibili delle impronte umane, non di scimmie. Questo vuol dire che l’umanità ha un’origine molto più antica di quello che si è pensato finora e che esiste una linea diversa di sviluppo dell’uomo, dato che la scoperta sposterebbe la nostra origine in un periodo molto più lontano e in un luogo molto diverso rispetto a quello indicato dagli evoluzionisti nelle teorie pre-esistenti.

Impronte umane scoperte nel sito di Trachilos (Creta)

La forma dell’impronta sul fossile di Creta riflette la struttura di un piede che supporta lo stare eretti: la pianta lunga, le dita corte con un dito più grande (l’alluce), l’avampiede ben distinto e l’assenza di artigli dell’impronta sono senza dubbio umani; se fosse stata l’impronta di una grande scimmia sarebbe stata molto più simile ad una mano umana.

Analisi degli strati sedimentari del reperto di Creta (Andrzej Boczarowski)

La scoperta stupisce e fa sorgere dubbi in quanto indicherebbe che gli esseri umani erano presenti sulla terra molto prima di quanto si era pensato fino ad ora e che le origini dell’umanità non sono in Africa o per lo meno per le scoperte di fossili più vecchi ritrovati fuori dall’Africa. Potrebbe indicare molto di più e suggerire che esistono diverse linee di progenitori di diverse stirpi dell’umanità.

Quello che gli scienziati prima pensavano era che le impronte trovate in Tanzania risalenti a 3,7 milioni di anni fa, rappresentassero il reperto più antico, sebbene anche per questo si ritiene che siano più simili alle impronte di scimmie che di esseri umani.

Il fossile di Creta è stato scoperto da Gerard Gierlinski, paleontologo del Polish Geological Institute, mentre era in vacanza sull’isola nel 2002 e fin da allora è stato sottoposto a un decennio di studi.

Le impronte sono state lasciate quando Creta era ancora parte della Penisola greca, l’età è stata dedotta analizzandole con il metodo chiamato ‘foraminifera’ che analizza i microfossili marini, insieme con l’analisi della posizione delle impronte negli strati sedimentari del terreno in cui sono state trovate; gli strati sedimentari si sono formati, circa 5,6 milioni di anni fa, quando il mar Mediterraneo si è prosciugato parzialmente abbassandosi.

Le più antiche orme umane conosciute

Come ha riportato il Telegraph un’altra scoperta paleontologica che mette a soqquadro le menti degli scienziati e crea una rottura con il concetto che sia l’Africa il più antico e l’unico luogo in cui è sorta l’umanità, sono i fossili di 7,2 milioni di anni fa ritrovati in un’altra parte della Grecia e in Bulgaria, che hanno subito una riclassificazione come appartenenti ad antenati pre-umani.

A dispetto delle continue scoperte ci sono ancora scienziati che rifiutano qualsiasi nozione che includa la possibile origine dell’umanità anche in Europa.

Traduzione di Fabio Cotroneo

Tradotto dall’articolo originale in inglese link : http://www.theepochtimes.com/n3/2290562-5-7-million-year-old-human-footprints-found-in-crete-obliterate-previous-thinking-on-human-origins/

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La scienza è in crisi: fallito il 70% dei test di riproducibilità

 Biologia, Salute  Commenti disabilitati su La scienza è in crisi: fallito il 70% dei test di riproducibilità
Set 212017
 

Tratto dal link origine : http://saluteuropa.org/scoprire-la-scienza/la-scienza-crisi-ricercatori-non-sanno-piu-riprodurre-confermare-molti-degli-esperimenti-moderni/

La scienza è in crisi: i ricercatori non sanno più riprodurre e confermare molti degli esperimenti moderni

Non prendiamo neppure sul serio le nostre proprie osservazioni, né le accettiamo come osservazioni scientifiche, finché non le abbiamo ripetute e controllate

(Citazione Karl Popper)

Per la scienza un esperimento deve dare lo stesso risultato anche se condotto da persone diverse in luoghi differenti. Ma cosa succederebbe se di colpo ci rendessimo conto che la maggior parte degli esperimenti su cui ci si basa per sviluppare nuove ricerche e nuovi farmaci non fossero riproducibili?

Non è l’inizio di un libro di fantascienza, questa è la pura realtà. Recentemente Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato un articolo nel quale si è dimostrato come più del 70% delle ricerche scientifiche prese in esame avesse fallito i test di riproducibilità1; nonostante ciò sono state pubblicate, diffuse e citate da altri ricercatori come base delle loro nuove ricerche. Dei 1576 scienziati intervistati non solo più di due terzi ha provato e fallito nel riprodurre l’esperimento di un collega, ma più di metà di loro hanno fallito nel riprodurre i loro stessi esperimenti.

Prima di giudicare però bisognerebbe considerare che “con l’evoluzione della scienza diventa sempre più difficile replicare un esperimento perchè le tecniche e i reagenti sono sempre più sofisticati, dispendiosi in tempo per la loro preparazione e difficili da insegnare” , spiega Mina Bissel, una delle ricercatrici americane più premiate per le sue innovative ricerche in oncologia. La cosa migliore, continua la Bissel, “sarebbe quella di contattare direttamente il collega, se necessario incontrarsi e cercare assieme di capire come mai non si riesca a riprodurre l’esperimento. Risolvere quindi il problema amichevolmente”.

Anche l’industria farmaceutica si ferma di fronte alla non riproducibilità degli esperimenti

Nel 2011 Glenn Begley, ai tempi direttore del dipartimento di oncologia medica della Amgen, una delle più grosse multinazionali di biotecnologie, aveva deciso prima di procedere con nuovi e costosi esperimenti, di replicare i 53 lavori scientifici considerati come fondamentali su cui si sarebbero basate le future ricerche della Amgen in oncologia. Risultato? Non fu in grado di replicare 47 su 53, ossia l’89%3.
Se vogliamo scriverlo in altro modo possiamo dire che solo l’11% degli esperimenti scientifici considerati come pietre miliari in quel settore di ricerca, erano riproducibili.

“Rimasi scioccato – racconta Begley – si trattava di studi su cui si affidano tutte le industrie farmaceutiche per identificare nuovi target nello sviluppo di farmaci innovativi. Ma se tu stai per investire 1 milione, 2 milioni o 5 milioni scommettendo su un’osservazione hai bisogno di essere sicuro. Così abbiamo provato a riprodurre questi lavori pubblicati e ci siamo convinti che non puoi prendere più nulla per quello che sembra”

Per cercare di calmare le acque il premio Nobel Philip Sharp è intervenuto spiegando come “una cellula tumorale può rispondere in modi diversi a seconda delle differenti condizioni sperimentali. Penso che molta della variabilità nella riproducibilità possa venire da qui”.

Per escludere ogni tipo di errore nella riproduzione delle condizioni sperimentali, spesso dovuti a problemi di manualità o di utilizzo di specifici reagenti, Bagely ed il suo team le hanno provate tutte a partire dall’incontrare direttamente gli autori degli studi originali, racconta “abbiamo ripercorso i lavori pubblicati linea per linea, figura per figura, abbiamo rifatto gli esperimenti per 50 volte senza riuscire a riprodurre quei risultati. Alla fine l’autore originale ci ha detto che lo aveva ripetuto sei volte ma gli era riuscito una volta sola e poi ha pubblicato nell’articolo scientifico solo i dati relativi a quella volta sola.”

Così si stanno investendo soldi su fallimenti annunciati

Se un esperimento che riesce solo una volta vi venisse proposto come la base per investire milioni di dollari in ricerca e produrre un nuovo farmaco, voi investireste tutti quei soldi?

E’ la domanda che si sono posti Leonard Freedman del Global Biological Standard Institute di Washington, Iain Cockburn e Timothy Simcoe della Boston University School of Management. In una recente ricerca hanno stimato che ogni anno il governo americano spende 28 miliardi di dollari in lavori scientifici non riproducibili. “Non vogliamo dire – spiega Freedman – che siano soldi buttati, in qualche modo contribuiscono all’evoluzione della scienza, si può però dire con certezza che dal punto di vista economico il sistema attuale della ricerca scientifica è un sistema estremamente inefficiente” 5.

Non è forse un caso quindi che i primi a far emergere il problema della riproducibilità siano ricercatori che lavorano presso multinazionali, sicuramente più attenti al bilancio e alla resa dell’investimento. Forse è grazie a ciò che la lista degli illustri ricercatori che denunciano questo “corto circuito” è in continua crescita.

Il dott. il dott. Khusru Asadullah, alto dirigente della Bayer, ha dichiarato come i ricercatori della multinazionale tedesca non erano riusciti a replicare più del 65% degli esperimenti su cui stavano lavorando per portare avanti nuove ricerche3.

Anche il prof. George Robertson della Dalhouise University in Nova Scozia racconta di quando lavorava per l’azienda Merck sulle malattie neuro-degenerative e si erano accorti che molti lavori scientifici accademici non reggevano alla prova della riproducibilità4.

Alla ricerca delle cause di questa crisi della scienza

La scienza è in crisi: non lo si vuole ancora ammettere pubblicamente ma è tempo che si inizi a stimolare un dibattito.

Tra le cause di questa “crisi di riproducibilità” sicuramente ci sono le tematiche tecniche descritte dalla Bissel, ci sono però anche aspetti più umani quali il bisogno degli scienziati di pubblicare per far carriera e ricevere finanziamenti, a volte i loro stessi contratti di lavoro sono vincolati al numero di pubblicazioni che riescono a fare, come racconta Ferric Fang, dell’Università di Washington “il biglietto più sicuro per prendere un finanziamento o un lavoro è quello di venir pubblicato su una rivista scientifica di alto profilo. Questo è qualcosa di poco sano che può condurre gli scienziati a cercare notizie sensazionalistiche o in alcune volte ad assumere comportamenti disonesti“.

In maniera ancora più diretta interviene la professoressa Ken Kaitin, direttrice del Tufts Center for the Study of the Drug Develompment che afferma “Se puoi scrivere un articolo che possa essere pubblicato non ci pensi nemmeno al tema della riproducibilità, fai un’osservazione e vai avanti. Non c’è nessun incentivo per capire se l’osservazione originale fosse per caso sbagliata. “

Un Sistema, quello della ricerca accademica, che sta evidentemente trascinando la Scienza verso una crisi di identità e di credibilità. Nel 2009 il prof. Daniele Fanelli, dell’Università di Edimburgo, ha realizzato e pubblicato uno studio dal titolo emblematico: “Quanti scienziati falsificano i dati e fabbricano ad hoc le ricerche?” 6

Quasi il 14% degli scienziati intervistati ha affermato di conoscere colleghi che hanno totalmente inventato dei dati, ed il 34% ha affermato di aver appositamente selezionato i dati per far emergere i risultati che gli interessavano.

A giugno 2017 il prof. Jonathan Kimmelmann, direttore del Biomedical Ethics Unit presso la McGill University di Montreal ha pubblicato un nuovo studio che conferma questa crisi di riproducibilità e cerca di mettere il luce su alcune delle principali cause quali la variabilità dei materiali di laboratorio, problemi legati alla complessità delle procedure sperimentali, la scarsa organizzazione nel team di ricerca, e la poca capacità di analisi critica. 7

Né le università né le riviste scientifiche sono interessate agli studi di riproducibilità

E’ inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca.

Le stesse riviste scientifiche non sono un gran che interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche.

In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare; in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo pubblico.

“Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institute – bisogna avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe” che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi ricercatori.”

La storia della Scienza ci ha sempre raccontato di un’evoluzione che passa attraverso grosse crisi: dalla messa in dubbio del sistema geocentrico fino all’introduzione della fisica quantistica. Il bello della scienza è sempre stato quello di saper mettersi in crisi ed uscirne più bella di prima e spesso queste grandi rivoluzioni non necessitano di grossi finanziamenti ma solo di genuini lampi di genio ed onestà.

“Mettere il dito nella piaga di questa crisi di credibilità è di vitale importanza per noi che lavoriamo sull’ interdisciplinarità, la necessità di integrare diverse discipline richiede più che mai un chiaro confronto e fa emergere con maggior facilità eventuali incongruenze – spiega Andrea Pensotti in occasione del congresso mondiale di studi sulla Coscienza tenutosi a San Diego assieme al linguista Noam Chomsky – per anni la scienza si è concentrata sull’ analisi dei “singoli pezzi” della natura, l’ha sezionata alla ricerca degli ingranaggi primordiali. E’ ora necessario riscoprire la capacità di collegare i singoli pezzi studiati e comprendere meglio il senso di quei processi che guidano l’organizzazione e l’evoluzione della materia vivente. Bisogna tornare alla semplificazione dei concetti, passare da una sintattica della vita ad una semantica della vita”.

 

Fonti:

1 – Nature – 1,500 scientists lift the lid on reproducibility – survey sheds light on the crisis’ rocking research

(http://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970)

2 – Nature – Reproducibility: The risks of the replication drive

(http://www.nature.com/news/reproducibility-the-risks-of-the-replication-drive-1.14184)

3 – Nature – Believe it or not: how much can we rely on published data on potential drug targets?

https://www.nature.com/nrd/journal/v10/n9/full/nrd3439-c1.html

4 – Reuters – In cancer science, many “discoveries” don’t hold up

(http://www.reuters.com/article/us-science-cancer-idUSBRE82R12P20120328)

5 – Plos One – The Economics of Reproducibility in Preclinical Research

(http://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.1002165)

6 – Plos One – How many scientists fabricate and falsify research? A systematic review and meta-analysis of survey data

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19478950)

7 – Plos One – Can cancer researchers accurately judge whether preclinical reports will reproduce?

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28662052)

FONTE 

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Viviamo in un universo magnetico

 Gravità, Magnetismo, Universo  Commenti disabilitati su Viviamo in un universo magnetico
Set 122017
 
Universo Magnetico

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Come un fossile testimone di un’era lontana, l’osservazione record a 5 miliardi di anni luce del campo magnetico di una galassia simile alla Via Lattea lascia pensare che il magnetismo galattico si sviluppi precocemente e rimanga stabile nel tempo, piuttosto che crescere e rafforzarsi progressivamente. L’articolo su Nature Astronomy.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, si accese un campo magnetico che probabilmente ancora oggi aleggia immutato… Così potremmo sintetizzare la storia scientifica contenuta in un articolo appena pubblicato su Nature Astronomy, in cui un gruppo internazionale di ricercatori racconta di come abbia osservato il campo magnetico di una galassia a 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante in cui si sia mai rilevato un campo magnetico coerente.

Un’osservazione che, secondo i ricercatori, permette di fare tutta una serie di congetture importanti su come si sia formato il magnetismo nell’universo e su come si evolva nel tempo. È stato infatti misurato un campo magnetico di forza e configurazione del tutto simili a quelle della nostra galassia, la Via Lattea, nonostante la galassia in oggetto sia ben 5 miliardi di anni più giovane. Questo dimostrerebbe che i campi magnetici si generano in un’epoca precoce della formazione galattica e che rimangono relativamente stabili nel tempo.

I campi magnetici galattici sono assai tenui, un milione di volte più deboli del campo magnetico terrestre, ma non per questo meno interessanti. «Il magnetismo è generato molto presto nella vita di una galassia da processi naturali, quindi quasi ogni corpo celeste è magnetico», commenta uno degli autori del nuovo studio, Bryan Gaensler dell’Università di Toronto. «L’implicazione è che per comprendere l’universo abbiamo bisogno di comprendere il magnetismo».

Studiare l’evoluzione dei campi magnetici galattici richiede osservazioni di galassie a diverse età, quindi a diverse distanze da noi. Ma queste osservazioni non sono agevoli, anche perché il campo magnetico non può essere rilevato direttamente, ma solo mediante “l’impronta magnetica” lasciata sulla luce che vi passa attraverso, un effetto denominato come rotazione di Faraday.

In questa immagine del telescopio spaziale Hubble appare la galassia di cui è stato rilevato il campo magnetico: è l’oggetto centrale, più debole, mentre i due punti luminosi ai lati sono proiezioni del quasar retrostante dovute all’effetto di lente gravitazionale. Crediti: Nasa

L’effetto Faraday è stato in questo caso utilizzato per l’osservazione di una lontana galassia, dietro alla quale si trova allineata un assai più distante e luminosa quasar. Grazie a questo fortuito allineamento, la luce della quasar diretta verso di noi passa attraverso il campo magnetico della galassia, raccogliendo l’impronta dell’effetto Faraday. Impronta svelata in questo caso da un grande radiotelescopio, la schiera di parabole G. Karl Jansky Very Large Array nel deserto del Nuovo Messico.

La schiera di radiotelescopi Very Large Array con cui è stata effettuata l’osservazione. Crediti: Nrao/Aui; Bob Tetro

«Nessuno veramente sa da dove viene il magnetismo cosmico o come è stato generato», conclude Gaensler. «Ma ora abbiamo un indizio importante, necessario per risolvere questo mistero, estratto dai reperti fossili del magnetismo presente in una lontana galassia miliardi di anni fa».

Per saperne di più:

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Da consultare l’articolo sull’ Universo Magnetico presente sul sito : https://www.fortunadrago.it/2744/universo-magnetico-primer-fields/

Categoria = Magnetismo presente sul sito link : https://www.fortunadrago.it/category/magnetismo/

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Gli uragani e la loro potenza sono strettamente legati all’attività solare

 Energia, Sole  Commenti disabilitati su Gli uragani e la loro potenza sono strettamente legati all’attività solare
Set 102017
 

Tratto dal link originale : https://ktwop.com/2017/09/09/hurricane-activity-is-linked-to-solar-cycles/

…anni con anomalie positive dell’indice SSN (Sun Spot Number), caratterizzate da numeri elevati di macchie solari periferiche mensili, ma bassi numeri stagionali hanno in media significativamente (79%) più uragani negli USA.
L’anomalia SSN è stata dimostrata essere statisticamente significativa nei modelli per gli uragani statunitensi e i principali uragani americani, dopo aver preso in considerazione le altre variabili climatiche.

L’attività degli uragani è collegata ai cicli solari

Stiamo arrivando alla fine del ciclo solare 24 (“curva discendente”), ma stiamo vedendo un’importante attività di tempesta solare. Sembra che le condizioni per la forte attività degli uragani siano ancora soddisfatte.
Nel 2010, ciclo solare 24 (“curva ascendente”), l’immagine la configurazione degli uragani era notevolmente simile a quella attualmente vista.

Uragani 2010 Vs 2017 (immagine Fox)

Anche prima della stagione di uragano 2010, questo articolo del Journal of Climatology internazionale ha trovato un nesso chiaro con la temperatura del mare (SST) e il ciclo solare link : http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/joc.2196/full

La relazione fra gli uragani americani e l’attività solare viene investigata empiricamente :

Primo, una relazione fra la probabilità di un uragano negli USA e il ciclo solare è mostrata influenzata dalle temperature superficiali dell’acqua (SST). Per gli anni con i valori SST sopra la media, la probabilità di avere 3 o più uragani negli USA diminuiva dal 40 al 20% al crescere del numero di macchie solari (SSN).

Secondo, finché il valore di SST è in fase con il ciclo di 11 anni dell’irradianza solare totale, ma la temperature dell’alta atmosfera è in fase con i cambiamenti mensili della radiazione ultravioletta, si nota la presenza di un indice SSN anomalo. L’indice è significativamente correlato con gli uragani negli USA e gli uragani più intensi durante il periodo dal 1866 al 2008. La possibilità che almeno un uragano che colpisce gli Stati Uniti nelle stagioni con la più bassa anomalia SSN e la più alta sono del 68 e 91% rispettivamente. Una relazione simile si nota usando i dati relativi agli uragani spalmati nel periodo dal 1749 al 1850, cosa che funziona come una conferma indipendente del legame fra la variabilità solare e la probabilità di uragani negli USA.

Il ciclo solare 24

Adesso ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo solare 24

Cicli solari dal 22 al 24 (immagine Hathaway NASA / Marshall)

L’evidenza per una relazione sole-uragani era stata ulteriormente sostenuta, mostrando che una relazione simile fra l’anomalia SSN e gli uragani statunitensi (anni di anomalia SSN alta dà più uragani negli USA) è facilmente documentabile in un archivio degli uragani Atlantici, datato il lontano 1749.

Effetto Storm Surge degli uragani

Lo Storm Surge è un anomalo innalzamento dell’acqua causato dei venti e della bassa pressione di una tempesta. Lo Storm Surge, detto anche onda di tempesta, interessa principalmente le zone costiere, ma può penetrare anche sulle zone più interne. Ad esempio, durante l’Uragano Ike, l’onda di tempesta arrivò fino a quasi 50 chilometri dalla costa di Texas e Louisiana.
Lo Storm Surge è causato principalmente dai forti venti che ruotano intorno all’occhio del ciclone, mentre la bassa pressione della tempesta ha un ruolo solo marginale. Quando un uragano, un tifone o, in generale, una tempesta tropicale raggiunge la costa, la circolazione verticale dell’acqua provocata dai venti si scontra con il fondo marino. A questo punto, l’acqua, non potendo andare più verso il basso, si alza verso l’alto e verso la terraferma. I fattori che determinano l’altezza dello storm surge sono molteplici e dipendono dalla pressione della tempesta, dall’intensità dei venti, dalla velocità di movimento della tempesta, dall’angolo di avvicinamento alla costa, dalla geografia della linea costiera e dalla pendenza del fondale marino.

Caraguatatuba (SP) Brasile (13 Agosto 2017)

Long Island, Bahamas (9 Settembre 2017) Utente : Kelly Johnson

Da consultare l’articolo : https://www.fortunadrago.it/5084/non-bolle-sapone/

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Ombre volanti & Ombre a bolle

 Legge del Ritmo, luce, Sole  Commenti disabilitati su Ombre volanti & Ombre a bolle
Ago 262017
 

Tratto dal link : http://www.heinrichfleck.net/astronomia/lemmi/ombre-volanti.pdf
Le ombre volanti (shadow bands) un fenomeno elusivo, di difficile visibilità, che si verifica prima della fase di totalità dell’eclisse, di cui non esiste un’esauriente trattazione né certezza scientifica intorno alla sua
dinamica
.
L’esperienza osservativa sembra suggerire che il fenomeno origini dall’interferenza degli ultimi raggi del Sole con strati non omogenei dell’atmosfera di differente densità, illuminati da una sorgente luminosa poco estesa, quale l’ultima falce solare, e mossi da venti e correnti di diversa velocità.
Il percorso leggermente diverso compiuto della luce prima di giungere a terra attraverso strati di diversa composizione e compattezza, genererebbe il fenomeno, che si presenta più accentuato quando maggiore è la turbolenza atmosferica e minore l’altezza del Sole eclissato, la cui luce giungerebbe così quasi radente.
In questo caso, se i raggi luminosi giungono leggermente sfasati in frequenza, si possono formare bande d’interferenza di colore chiaro e scuro, e poiché un eclisse è un processo in continuo evolvere di gradazione luminosa le bande d’interferenza si mostrano continue.
Dato il basso contrasto che presenta, il fenomeno si evidenzia in genere su superfici bianche come le pareti di una casa.

Disegno delle ombre volanti su una casa in Sicilia durante l’eclisse solare del 1970

Finora l’unica trattazione esaustiva del fenomeno è stata fornita da L. Codona (J. L. Codona. “The scintillation theory of eclipse shadow bands” In: Astronomy and Astrophysics, vol. 164, no. 2, (1986), pp. 415 – 427..).
Dal momento che il fenomeno si verifica (almeno in prevalenza) quando maggiore era la turbolenza atmosferica e minore l’altezza del Sole in eclisse, Codona ha ipotizzato che la falce di luce che giunge a terra compia, proprio a causa della turbolenza, posa compiere due percorsi, con la conseguenza che i raggi luminosi arrivano leggermente sfasati in frequenza formando proprio come avviene bande di interferenza chiare e scure.
Il movimento delle bande (delle ombre volanti) dipenderebbe di conseguenza dalla dinamicità del fenomeno: turbolenza continua e moto apparente del Sole e della Luna.

Diagramma sulle ombre volanti prima e dopo della totalità dell’eclisse ©1998, Eric Strach

Video sulle ombre volanti

video link : https://www.youtube.com/watch?v=1I4YNa5-nuk

L’effetto è sempre presente e risulta visibile solo in questa particolare situazione, ma quello che si realizza è un effetto stroboscopico.
Da consultare l’articolo al seguente link : https://www.fortunadrago.it/5504/sole-immoto-terra-stazionaria-meraviglioso-inganno/

In oltre la falce della luna crea un’altro effetto sull’ombra filtrata dagli alberi che mi piacerebbe chiamarle ombre a bolle (shadow bubbles)

Ombre a bolle

Si verifica quando la luce della falce dell’eclissi filtra attraverso i rami degli alberi :


video link : https://www.youtube.com/watch?v=i_L1xiy5260

Eclissi solare del 21 Agosto 2017
video link : https://www.youtube.com/watch?v=7RmczjiDlwE

Eclissi solare del 21 Agosto 2017 sulla Terra
video link : https://vimeo.com/231484786

2017 North America Total Solar Eclipse Close-up Real-time 4K from ByoungJun Jeong on Vimeo.

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Rolando Pelizza e quell’ultimo tentativo

 Energia, Materia  Commenti disabilitati su Rolando Pelizza e quell’ultimo tentativo
Ago 032017
 

Di Rolando Pelizza è stato trattato nel precedente articolo : Lo strano caso di Rolando Pelizza al seguente link https://www.fortunadrago.it/6137/lo-strano-caso-rolando-pelizza/

Per dovere di cronaca, vanno documentati l’impegno di Rolando Pelizza ed i tentativi di rendere la macchina ideata da Ettore Majorana fruibile all’umanità tutta e non relegare l’uso come arma bellica.

Quell’ultimo tentativo

Tratto dal sito originale : http://www.ilsegretodimajorana.it/

Rolando Pelizza

Rolando Pelizza è nato nel 1938 a Chiari, una cittadina della Lombardia, da un’operosa famiglia benestante, commerciante in calzature. Le sue prime attività furono in quel settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera.

Nel 1976 egli fu ingiustamente imprigionato con l’accusa di concorso in sequestro di persona, con la conseguenza di un tracollo economico per le sue società.

Rilasciato (e poi sarà assolto), nel giugno dello stesso anno sulla piattaforma di un forte in alta montagna, con un esperimento mostra ad alcuni conoscenti come sia capace di annichilire una roccia mediante una piccola macchina da lui costruita, affermando di usare l’antimateria.

Da qui altri esperimenti e laboriose trattative con dei Governi (U.SA., Italia, Belgio e la stessa NATO) e l’interesse di questi per l’invenzione.

Nei molti altri esperimenti eseguiti, egli ottiene non solo la possibilità di distruggere elementi con la sua macchina, ma soprattutto dimostra di ottenere grandi quantità di energia a costo zero.

Pelizza, pur di fronte a molte offerte economiche strabilianti, non vuole cedere quel suo ritrovato,temendo che possa essere utilizzata per fini bellici: e già allora c’è la bramosia di tanti interessati a mettere le mani su quel congegno e nel contempo tutta una campagna di disinformazione e depistaggio allo scopo di fare terra bruciata attorno a lui.

Proprio per questoha avuto un mandato di cattura internazionale “per aver costruito un’arma senza regolare licenza” (!) –di fatto la sua macchina già da allora è vista non come strumento utile bensì come potenziale ed efficace arma distruttiva, il così detto “raggio della morte”-, per cui nel 1982 egli si rifugia all’estero ove vi rimane per quasi dodici anni.

Assolto e al suo rientro in Italia nel 1993 fino a oggi per quasi ulteriori venti anni, Pelizza pur tra mille difficoltà economiche per finanziarsi prosegue le sue costose ricerche .

Da tempo egli ha più volte affermato, e i suoi esperimenti documentati rimarrebbero inspiegabili se non fosse così, di aver conosciuto e frequentato –sia pure saltuariamente- il grande fisico Ettore Majorana in un convento e dello stesso essere stato il braccio operativo nel costruire e congegnare una macchina atta a ottenere la conferma sperimentale della teoria di fisica atomica elaborata dal grande fisico scomparso nel 1938.

Certo una tale macchina è in grado di modificare gli equilibri economici mondiali, e non solo quelli, e si possono ben capire le bramosie e gli intrighi che ha suscitato e come si sia impedito a Rolando Pelizza di poter fare anche in questi ultimi tempi una prova ufficiale sotto il controllo e la certificazione di persone qualificate.

Questo impedimento, fatto da pressioni psicologiche, di intimidazioni, di veri e propri ricatti e di molto altro ben più grave, rappresenta la continuazione del discredito iniziale scientemente sparso su di lui soprattutto attraverso la disinformazione mediatica concepita negli ambienti dei servizi segreti specializzati nella “organizzazione della disinformazione” e in tutte quelle altre azioni, compreso il ridurlo e tenerlo in condizione di estrema povertà, ossia con tutto ciò che in gergo tecnico viene definito “intossicazione dell’ambiente”.

Pelizza, che ha sempre vissuto e operato nell’intento di utilizzare la macchina a vantaggio di tutti, non dispera però di raggiungere il suo obiettivo, poiché se in questi ultimi anni egli ha avuto contatti e rapporti interlocutori con varie personalità, con ricercatori, Enti, c’è che soprattutto ultimamente la Santa Sede si è mostrata particolarmente interessata per l’utilizzo pacifico di questa macchina a vantaggio delle popolazioni povere.

1 Marzo 2016

Comunicazione 1 Marzo 2016

Tratto dal sito originale : https://www.rinodistefano.com/it/documenti/piani-costruzione-macchina-pelizza.php

15 Febbraio 2017

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA – I siti web, blog, social media, giornali, riviste, trasmissioni televisive o radio, che desiderano servirsi dei contenuti di questo articolo per la diffusione pubblica, DEVONO CITARE IL SITO WEB RINODISTEFANO.COM COME FONTE.

Fino ad arrivare all’ultima comunicazione conosciuta

Tratto dal sito originale : http://www.majorana-pelizza.it/

Luglio 2017

Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.

Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.

Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.

Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.

Con grande amarezza dichiaro quanto segue…

Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.

Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.

Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia

  • che questo fosse l’unico modo per rendere tutti consapevoli delle grandi opportunità che la realizzazione della macchina offriva
  • che il grande merito scientifico dell’elaborazione della teoria fisica sulla quale si basa la “macchina” non è dovuto a me, bensì a Ettore Majorana
  • che, ancor prima che un “strumento”, questa è da considerarsi un grande dono che Dio ha concesso a tutta l’Umanità, dono che non dovrà mai essere utilizzato per accrescere il potere di questo o quell’altro “grande” della Terra, inteso come Stato o Centro di potere. Al contrario, dovrà essere gestito a vantaggio di tutti gli esseri del creato, proiettandoli verso un futuro migliore o meglio garantendo loro un futuro, visto che il nostro è seriamente messo a grave rischio.
    Purtroppo questo straordinario ritrovato tecnologico, la “macchina”, già dai primi esperimenti non fu considerato come strumento utile all’Umanità intera, ma pressoché unicamente come “arma” dagli effetti sconvolgenti, in grado di modificare gli equilibri mondiali. Il risultato fu che si crearono bramosie, si configurarono intrighi e furono messi in atto veri e propri ricatti nei confronti miei e del mio Maestro. Oltretutto, siamo stati oggetto di reiterati e sistematici furti di documenti, materiali, prototipi e “macchine” già completate.
    La mia conoscenza e frequentazione, sia pur saltuaria, con Ettore è stata dimostrata sia direttamente tramite foto, filmati e documenti eccezionali presenti in questo sito (e ancora di più nel libro “2006: Majorana era vivo!” , che riprende e amplia i precedenti due libri “Il Dito di Dio”, “Il Segreto di Majorana, due uomini una macchina“). A questi si aggiungono una serie di esperimenti da me eseguiti su indicazione del mio Maestro, che restano ancora oggi incomprensibili ai più preparati fisici.
    Fin dall’inizio, siamo stati costantemente ostacolati ed è stata impedita qualsiasi nostra iniziativa o applicazione pratica della ”macchina” per il beneficio collettivo. Non solo, anche le mie iniziative imprenditoriali sono state sistematicamente boicottate, anche se nulla avevano a che vedere con questa.Un esempio: già nel 1972 avevo messo a punto una spugna idrorepellente e oleofila in grado di assorbire in modo ecologico eventuali versamenti di idrocarburi nelle acque in caso di disastri ambientali; profondamente immerso nei miei esperimenti sulla “macchina” in quegli anni non ebbi modo di commercializzarla. Nel 2007 gli stessi che mi osteggiavano nei miei progetti umanitari mi proposero, in cambio dei materiali che avevo prodotto, vedi foto, un pagamento dell’ordine del 50% del valore. Per giustificare questo pagamento proposero di notiziare il know della spugna creando così il contesto per giustificare il pagamento. Venne così organizzata, da miei conoscenti, una mia intervista con il giornalista Dott Colavolpe sull’argomento “spugna”, andata in onda su RAI2, che non mi procurò nient’altro che un’ulteriore inutile attesa del mantenimento di tante promesse.L’ultimo episodio di vera e propria vessazione nei miei confronti è avvenuto quando un gruppo armato si presentò a noi intimandoci di seguirli per una destinazione non specificata; Ettore si oppose fermamente temendo per la probabile separazione dalla mia famiglia e si offrì di seguirli spontaneamente in cambio della mia libertà. Così avvenne e in quell’occasione ci furono sottratte due macchine complete ed una in costruzione, oltre agli scritti del maestro riportanti i suoi progressi nel perfezionamento della IV fase dell’utilizzo della “macchina”.Nell’anno 2000, Majorana in una lettera mi esortò ad abbandonare ogni progetto riguardante la “macchina” poiché temeva per la mia incolumità e pensava che di fronte a certe potenze tutto sarebbe stato vano. Io proseguii per la mia strada seguendo la mia coscienza, che non mi permetteva di abbandonare un progetto così importante per l’Umanità che ora, con il senno di poi, devo considerare ahimè solo come un enorme insieme di problemi e traversie che hanno costellato la mia vita, impedendomi di vivere a fondo il rapporto con i miei cari, un diritto di cui ogni uomo dovrebbe poter godere.Nel 2014 ho rivolto un pubblico appello a tutti gli uomini liberi e di buona volontà. Ho divulgato l’esistenza di questa tecnologia di cui ho dato ampia dimostrazione a ben 3 stati (gli USA, l’Italia, il Belgio di fronte alla stessa Nato), ho anche spiegato le sue applicazioni concrete che potrebbero migliorare, o meglio, salvaguardare l’esistenza dell’Umanità, come voleva Ettore Majorana e come voglio io che l’ho costruita.Non chiedevo finanziamenti, ma la possibilità di metterla a disposizione per tutti i possibili usi pacifici e a vantaggio innanzitutto del mio Paese, dell’Europa e di tutto il resto del mondo, ma questo mio appello, probabilmente per contrari interessi superiori, è rimasto “lettera morta”.

    Ora sono logorato da tanti anni di ricatti e battaglie con i maggiori gruppi di potere, i quali hanno già avuto e vorrebbero continuare a pretendere di avere gli esclusivi benefici dell’uso di questa “macchina”. D’ora in poi mi dedicherò solo allo sviluppo ed alla commercializzazione di altre mie invenzioni tecnologiche a cominciare dalla “spugna”. Lo devo innanzitutto ai miei cari, a me stesso e anche a Ettore Majorana che già mi aveva esortato di abbandonare il progetto “macchina”.

    Con oggi ho deciso quindi di non fare più nulla che sia inerente a questa scoperta e ho distrutto tutto ciò che mi era rimasto del progetto, compresi alcuni codici indispensabili per l’utilizzo della “macchina”.

Con tanta amarezza, Rolando Pelizza

P.S.: I documenti, filmati e fotografie sono copie degli unici originali di esclusiva proprietà di Rolando Pelizza. Tutto il materiale pubblicato e stato periziato da esperti qualificati che ne confermano l’origine, senza aver subito alterazioni. Chi volesse copiare o riprodurre il materiale in questione può farlo solo a condizione di citarne la fonte, non alterarne in nessun modo il contenuto e non utilizzarlo per fini commerciali. Questo è l’unico sito ufficiale di Rolando Pelizza, e qualsiasi pubblicazione presente nel web non può essere a lui attribuita, né direttamente riconducibile.

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

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Lo strano caso di Rolando Pelizza

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Lug 302017
 

Sito origine di Rino di Stefano al seguente indirizzo : https://www.rinodistefano.com/

© RIPRODUZIONE RISERVATA – I siti web, blog, social media, giornali, riviste, trasmissioni televisive o radio, che desiderano servirsi dei contenuti di questo articolo per la diffusione pubblica, DEVONO CITARE IL SITO WEB RINODISTEFANO.COM COME FONTE.

Rolando Pelizza

Chi è Rolando Pelizza fare riferimento al link : http://www.majorana-pelizza.it/?page_id=252
Dichiara di aver incontrato all’età di 20 anni, per caso in un convento del sud Italia il fisico Ettore Majorana nel 1958 (di cui non si avevano più notizie dal 27 Marzo 1938) , che non s’è mai allontanato dall’Italia fino al 2006 (anno della presunta morte).
A riprova di questo, fornisce foto e documenti che vengono periziati per dettagli prego fare riferimento al seguente sito : https://www.rinodistefano.com/it/articoli/majorana-prove-2.php

Conseguentemente ne diventa suo allievo e con la supervisione di Ettore Majorana intorno agli anni Sessanta iniziano la costruzione di una macchina che dovrà realizzare le seguenti fasi :

1° fase: annichilimento controllato della materia (Distruzione o vaporizzazione)
2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi (Produzione di Energia tramite l’impiego di 40w riuscire a generare 800° di calore)
3° fase: trasmutazione della materia (Da un tipo di materia ad un altro)
4° fase: traslazione della materia. (Probabile teletrasporto della materia nello spazio e nel tempo)

Intervista a Rolando Pelizza

Foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dedica firmata da Ettore Majorana

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

Rolando Pelizza ricorda numerosi problemi operativi dovuti alla realizzazione pratica della macchina, ben 228 andarono distrutte durante la fase operativa (a causa di errori matematici) e solo nel 1972 fu possibile arrivare al primo esperimento pienamente riuscito.

foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dicitura : “il cuore della macchina”

1° fase: annichilimento controllato della materia

Operatore della macchina : Rolando Pelizza
Il primo esperimento registrato su video cassetta: la prima prova mostra una tavola di compensato e laddove il fascio viene orientato si ha la reazione di “annichilamento” della materia che lascia un foro; la seconda mostra una lastra di ferro con lo stesso trattamento di cui sopra: il foro con il retro bianco è dovuto ad un foglio di carta poggiato sulla parete ameno di un metro; la terza evidenzia un gruppo di materiali: polistirolo espanso, plexiglass e compensato, sui quali l’effetto resta identico; la quarta prova è interessante in quanto il fascio deve reagire sul polistirolo espanso bianco, ma attraversando il cilindro di ferro pieno poggiato su di un mattone, sul quale non viene prodotto nessun effetto; la quinta prova consiste nel coprire il tubo che emette il fascio con una lastra di polistirolo espanso, come quello trattato prima, e far reagire il fascio sul mattone ed il cilindro di ferro insieme: vengono mostrati i residui rimasti; la sesta prova mostra delle piastrelle di ceramica da pavimento poggiate su una lastra di vetro, e si seleziona solo la ceramica per la reazione: si mostrano i residui rimasti: l’ultima prova consiste nel praticare un foro nel mattone di terracotta mostrato. Ogni prova descritta ha avuto una reazione durata qualche frazione di secondo. I residui sono quei materiali non selezionati nel fascio e fusi per effetto di calore. La foto di un mattone ripresa in un successivo esperimento.

Mannaia e mattone (c) Rolando Pelizza

2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi

Riscaldamento a distanza

Questo filmato è composto di vari spezzoni di registrazioni. La prima mostra Pugliese che descrive i campioni dati dal Prof. Clementel per eseguire gli esperimenti di cui sopra. Segue la parte in cui Pelizza e Panetta mostrano al Notaio Leroy la macchina ed i materiali che sarebbero serviti per l’esperimento del giorno dopo. Dovendo partire per sopraggiunti impegni di lavoro, il Notaio visionava tutto nella notte precedente, lasciando ad assistere l’Arc. Roger Goeders in sua sostituzione. Il Notaio doveva certificare di aver visto la macchina alimentata dalla batteria di un’auto utilitaria. Ciò serviva per predisporre il contratto con il Governo Belga. Successivamente, il giorno dopo, si vede l’esperimento ripreso dalla parte che era visibile l’oggetto da trattare: una lastrina di rame posta dopo un pilastro di cemento armato del capannone che veniva riscaldata al 40% del suo punto di fusione. Era il secondo esperimento di riscaldamento che veniva eseguito. Nel filmato si intravedono le figure di Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Antonio Taini, Roger Goeders e Pietro Panetta. Rolando Pelizza all’interno manovrava la macchina e si avvicinava al pezzo trattato, sentiva l’emanazione di calore e lo portava a far sentire a tutti i presenti, visibili oltre la vetrata.

Implosione della macchina (Superato il tempo dei 30sec. le particelle hanno effetto sulla macchina stessa distruggendola)

In questo filmato continua la prova di cui sopra, ma la ripresa è di fronte alla macchina. Appare Pelizza che corre verso l’uscita – la vetrata di prima – e segue un bagliore dove è visibile un cilindro posto a ridosso della colonna del capannone. Succede che la prova consisteva nel portare in ebollizione l’acqua contenuta in un cilindro di vetro; il fascio avrebbe dovuto attraversare il pilastro di cemento, poi il contenitore di vetro ed agire solo sull’acqua contenuta nel cilindro. Ad azionare l’impulso era stato deputato Giuseppe Piras, che ebbe tuttavia un momento di esitazione, venendo così superato il fatidico termine dei trenta secondi, oltre il quale se il fascio non viene espulso la creazione di anti particelle reagisce all’interno della macchina e questa implode su sé stessa, con la conseguente generazione di calore, ma senza spostamento d’aria né esplosioni. Alcune ore dopo si visitavano i resti dell’implosione e Pelizza faceva notare a Piras l’enorme calore generato, che oltre a quasi fondere la macchina aveva fuso oltre un metro quadrato di gres del pavimento. Dal punto di vista fisico il secondo esperimento della fase due ebbe successo.

3° fase: trasmutazione della materia

Spagna Ottobre 1992 Trasmutazione della gommapiuma in oro puro (inesistente in natura)

Il video inizia mostrando in primo piano un cubo di gommapiuma appoggiato su un tavolo che ad un certo punto dopo un bagliore muta di colore diventando dorato. Il cubo viene misurato e pesato su una bilancia è di circa 64,5 kg. Sono visibili scarti e cubi di gommapiuma. È indicata la data del 30 ottobre 1992. Sullo sfondo si possono notare i cubi di color oro impilati.
Pelizza mostra una sega circolare a simboleggiare il taglio avvenuto successivamente. La data è il 31 ottobre 1992. Il 2 novembre 1992 le lastre tagliate sono dipinte di nero, sono mostrati i residui di trucioli in oro, si caricano in macchina le lastre dipinte di nero. In data 1 novembre 1992 si procede alla trasformazione di un pezzo di gommapiuma in oro e dopo il consueto bagliore si ha il miracolo della trasformazione. Negli ultimi 10 secondi è visibile la macchina con la batteria che la alimenta.
Note: il video è composto di vari frammenti alcuni riportati nella pagina della Perizia allegata. Ha una durata complessiva di 7 minuti e 10 secondi. Si noteranno che nella stessa prova ci sono variazione di orario tra l’inizio e la fine, ciò è dovuto al fatto che nel 1992 la terza fase in questione non era a punto e quindi richiedeva vari aggiustamenti prima di dare il fascio adeguato. La nota dolente è che i circa 250 kg, delle lastre tinteggiate e caricate in macchina, furono rubate, mentre i cubi, circa otto tonnellate, (vedi Foto) sono state portate via ufficialmente, con l’impegno di un pagamento, mai avvenuto.

4° fase: traslazione della materia

Ettore Majorana a Rolando Pelizza : Ti aspetto per tirarti le orecchie !

Undici anni di latitanza, contatti mantenuti solo attraverso gli emissari di Majorana e la segretaria di Rolando. Si tenta la realizzazione della terza fase ma Majorana lo riprende per il pericolo occorso. Rolando ha una conoscenza della matematica di Majorana inferiore ai due terzi, e facendosi aiutare per i calcoli da un informatico svizzero incapace di gestirli, ha fatto infuriare il Maestro per il grave pericolo di arrivare alla quarta fase senza controllo, e quindi di scomparire nello spazio. “ti aspetto per tirarti le orecchie ….”

link alla lettera datata 18 Maggio 1993 : http://www.majorana-pelizza.it/wp-content/uploads/2017/06/Lettera_18-05-1993.pdf

Aggiornamento dal sito link : http://www.thirdmillenniumphysics.world/it/la-macchina/

Nella quarta fase si può trasportare della materia inerte o degli esseri viventi in un’altra delle dimensioni che costituiscono il nostro universo. Sì, perché il nostro universo non è costituito solo dalle quattro dimensioni a noi note (tre spaziali più una temporale), ma è costituito anche da altre sette dimensioni che essendo “arrotolate” non sono normalmente visibili, anche se interagiscono in modo fondamentale e addirittura organizzatore del nostro mondo “fisico”. Passando in queste dimensioni si può, ad esempio, entrare in un ambito “senza-tempo” dove quello che per noi è il passato è semplicemente … un punto di quello spazio. Ovvero possiamo portarci in un qualsiasi momento della storia passata del mondo e in un qualsiasi punto del mondo … e poi, anche, riportarlo in queste nostre dimensioni fisiche!

N.B. le precedenti fasi hanno lo scopo di arrivare a comprendere e gestire la quarta fase in modo sicuro.

La Macchina

Nel 1 Marzo 2016 (libero dal giuramento di non parlarne per 10 anni dopo la morte di Ettore Majorana) scrive il seguente documento con volontà di rendere pubbliche le scoperte di Ettore Majorana ed il suo lavoro di realizzazione pratico della macchina.
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Risorse

link ai Disegni macchina in CAD/CAM (.STEP) : https://www.rinodistefano.com/docs/Disegni-Macchina_STEP.zip

link alla Documentazione gestione rotazione motori e impulso alla bobina : https://www.rinodistefano.com/docs/Gestione-Motori-Macchina-Rolando-Pelizza.zip

Corrispondenza tra Ettore Majorana e Rolando Pelizza (c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

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Le stelle nascono in coppia

 Legge del Ritmo, Sole, Universo  Commenti disabilitati su Le stelle nascono in coppia
Lug 142017
 

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Forse il nostro Sole aveva una stella gemella quando è nato 4,5 miliardi di anni fa?

Quasi certamente sì – anche se non una gemella identica. E così ha fatto ogni altra stella simile al Sole nell’universo, secondo una nuova analisi effettuata da un fisico teorico presso l’University of California, Berkeley, e radioastronomo dall’Osservatorio Smithsonian Astrophysical presso la Harvard University.

Molte stelle hanno compagni, tra cui il nostro vicino più prossimo, Alpha Centauri, un sistema triplo. Gli astronomi hanno a lungo cercato una spiegazione. I sistemi stellari binari o tripli sono nati in quel modo? Una stella ha catturato l’altra? Le stelle binarie a volte si separano e diventano stelle singole?

Gli astronomi hanno anche cercato una compagna del nostro Sole, una stella soprannominata Nemesis perché si è a lungo supposto che abbia “preso a calci” un asteroide fino a dirottarlo in orbita terrestre, ed a farlo entrare in collisione con il nostro pianeta, sterminando i dinosauri. Ma non è mai stata trovata.

La nuova affermazione si basa su di un sondaggio radio di una nube molecolare gigante piena di stelle di recente formazione nella costellazione di Perseo, e su di un modello matematico che è in grado di spiegare le osservazioni nel Perseo solo se tutte le stelle di tipo solare sono nate con una compagna.

“Possiamo dire che, sì, probabilmente c’è stata una Nemesi, molto tempo fa,” ha detto il co-autore Steven Stahler, un astronomo ricercatore della UC Berkeley.

“Abbiamo sviluppato una serie di modelli statistici per vedere se potevamo tenere conto delle relative popolazioni di giovani stelle singole e binarie in tutte le sezioni della nube molecolare del Perseo, e l’unico modello che potrebbe riprodurre i dati è stato quello in cui tutte le stelle si formano inizialmente in larghi sistemi binari. Questi sistemi in seguito o si restringono o si rompono nell’arco di un milione di anni.”

In questo studio, “largo” significa che le due stelle sono separate da più di 500 unità astronomiche, o AU, dove un’unità astronomica è la distanza media tra il Sole e la Terra. Una “larga” compagna binaria del nostro Sole sarebbe stata 17 volte più lontana dal Sole rispetto al suo pianeta attualmente più lontano, Nettuno.

Sulla base di questo modello, la sorella del Sole molto probabilmente fuggì e si mescolò con tutte le altre stelle della nostra regione della Via Lattea, per non essere mai più vista.

“L’idea che molte stelle si formano con una compagna è stata suggerita da tempo, ma la domanda è: quante” dice la prima autrice Sarah Sadavoy, una collega della NASA – Hubble presso l’Osservatorio Astrofisico Smithsonian. “Sulla base del nostro semplice modello, possiamo dire che quasi tutte le stelle si formano con una compagna. La nube Perseo è generalmente considerata una tipica regione di formazione stellare di piccola massa, e quindi il nostro modello deve essere controllato in altre nuvole.”

L’idea che tutte le stelle nascono in una cucciolata ha implicazioni al di là di formazione stellare, tra cui le origini di galassie, dice Stahler.

Stahler e Sadavoy hanno pubblicato i loro risultati nel mese di aprile sul server arXiv. Il loro articolo è stato accettato per la pubblicazione nelle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society .

Stelle nate in ‘nuclei densi’

Gli astronomi hanno speculato per centinaia di anni sulle origini di sistemi stellari binari e multipli, e negli ultimi anni hanno creato diverse simulazioni al computer del collasso di masse di gas per capire come si condensano per gravità in stelle. Hanno anche simulato l’interazione di molte giovani stelle appena liberatesi dai loro nubi di gas. Diversi anni fa, una di queste simulazioni al computer effettuate da Pavel Kroupa dell’Università di Bonn lo ha portato a concludere che tutte le stelle nascono come sistemi binari.

Eppure la prova diretta data dalle osservazioni è stata scarsa. Quando gli astronomi guardano stelle di volta in volta sempre più giovani, trovano una maggiore proporzione di binarie, ma il perché è ancora un mistero.

“Per risolvere il mistero, in questo caso è necessario capire che nessuno prima aveva studiato in modo sistematico il rapporto tra vere giovani stelle all’interno delle nubi in cui vengono deposte le uova”, ha detto Stahler. “Il nostro lavoro è un passo in avanti verso la comprensione sia di come formano i sistemi binari, sia di quale ruolo che i sistemi binari svolgono ai primordi dell’evoluzione stellare. Ora crediamo che la maggior parte delle stelle, che sono di fatto abbastanza simili al nostro Sole, di formano come sistemi binari. Penso che abbiamo ottenuto la prova più stringente fino ad oggi portata a favore di una simile affermazione “.

Secondo Stahler, gli astronomi sanno da decenni che le stelle nascono all’interno di bozzoli a forma di uovo chiamati nuclei densi, i quali sono sparsi all’interno di immense nubi di freddo idrogeno molecolare, che sono i vivai per le giovani stelle. Attraverso un telescopio ottico, queste nubi sembrano buchi nel cielo stellato, perché la polvere che accompagna il gas blocca la luce sia delle stelle che si formano all’interno che delle stelle dietro. Le nubi possono, tuttavia, essere sondate da radiotelescopi, poiché i grani di polvere fredda al loro interno emettono onde radio alle lunghezze d’onda che i radiotelescopi possono percepire, e le onde radio non sono bloccate dalla polvere.

La nube molecolare del Perseo è uno di questi vivai stellari, situata a circa 600 anni luce dalla Terra e lunga circa 50 anni luce. L’anno scorso, un gruppo di astronomi ha completato un sondaggio utilizzando il Very Large Array, un insieme di antenne radio nel New Mexico, ed ha scrutato la formazione stellare all’interno della nube. Chiamata VANDAM, è stata la prima indagine completa di tutti le giovani stelle in una nube molecolare, cioè di stelle con meno di circa 4 milioni di anni di età, tra cui stelle singole e multiple con separazioni tra loro fino a circa 15 unità astronomiche. Sono state quindi catalogate tutte le stelle multiple con separazione maggiore di 19 AU – circa il raggio dell’orbita di Urano nel nostro sistema solare.

Stahler ha sentito parlare del sondaggio dopo aver contattato Sadavoy, membro del team VANDAM, ed ha chiesto il suo aiuto per osservare le giovani stelle all’interno dei nuclei densi. L’indagine VANDAM ha prodotto un censimento di tutte le stelle di classe 0 – quelle con meno di circa 500.000 anni – e di classe I – tra circa 500.000 e 1 milione di anni. Entrambi i tipi di stelle sono così giovani che non stanno ancora bruciando idrogeno per produrre energia.

Sadavoy ha preso i risultati da VANDAM e li ha combinati con osservazioni aggiuntive che avevano rivelato i bozzoli a forma di uovo attorno alle stelle giovani. Queste osservazioni supplementari provengono dalla Gould Belt Survey con SCUBA-2 sul James Clerk Maxwell Telescope delle Hawaii. Grazie alla combinazione di questi due insiemi di dati, la Sadavoy è stata in grado di produrre un censimento consistente delle popolazioni di stelle binarie e singole nel Perseo, facendo emergere 55 giovani stelle in 24 sistemi a più stelle (tutti a parte cinque di loro erano sistemi binari) e 45 sistemi stellari singoli.

Utilizzando questi dati, Sadavoy e Stahler hanno scoperto che tutti i sistemi binari molto separati – quelli con le stelle divise da più di 500 AU – erano sistemi molto giovani, contenenti due stelle di classe 0. Questi sistemi inoltre tendevano ad essere allineati con l’asse longitudinale del denso nucleo ovoidale. Le leggermente più anziane stelle di classe I binarie erano più vicine, molte separate da circa 200 UA, e non hanno mostrato alcuna tendenza ad allinearsi lungo l’asse della uovo.

“Questo non è mai stato visto o testato prima, ed è super interessante”, ha detto Sadavoy. “Non sappiamo ancora bene cosa vuol dire, ma dal momento che non è casuale può dire qualcosa sul modo in cui formano i sistemi binari ampi.”

Un’immagine Radio di un giovanissimo sistema stellare binario (all’incirca meno di 1 milione di anni di età), che si sta formando all’interno di un denso nucleo (contorno ovale) nella nube molecolare Perseo. Tutte le stelle si formano probabilmente come sistemi binari all’interno di densi nuclei.
Credit: SCUBA-2 immagine indagine di Sarah Sadavoy, CFA

I nuclei ovoidali collassano in due centri

Stahler e Sadavoy hanno modellato matematicamente vari scenari per spiegare questa distribuzione di stelle, simulando la formazione tipica, la rottura ed i tempi di contrazione orbitali. Essi hanno concluso che l’unico modo per spiegare le osservazioni è di supporre che tutte le stelle di massa vicino a quella del Sole comincino la loro vita nella la più ampia classe 0 di sistemi binari in nuclei densi a forma di uovo, dopo di che circa il 60 per cento si divide nel tempo. Il resto si contrae a formare sistemi binari stretti.

“Come l’uovo si contrae, la sua parte più densa collassa verso il centro, a formare due concentrazioni di densità lungo l’asse centrale”, ha detto. “Questi centri di maggiore densità a loro volta ad un certo punto collasseranno su se stessi a causa della loro propria gravità per formare stelle di classe 0.”

“All’interno della nostra schema, stelle singole di piccola massa di tipo solare non sono primordiali”, ha aggiunto Stahler. “Sono il risultato della rottura dei sistemi binari.”

La loro teoria implica che ogni nucleo denso, che comprende in genere qualche massa solare, converte il doppio del materiale in stelle rispetto a come si pensava in precedenza.

Stahler ha detto che ha richiesto ai radioastronomi di comparare i nuclei densi e le loro giovani stelle incorporate per più di 20 anni, al fine di testare la teoria di formazione stellare binaria. I nuovi dati e il modello sono un inizio, dice, ma altro lavoro deve essere fatto per comprendere la fisica dietro la regola.

Tali studi potranno essere compiuti presto, perché le capacità di un VLA appena aggiornato ed il telescopio ALMA in Cile, oltre l’indagine SCUBA-2 delle Hawaii, “sono finalmente in grado di darci i dati e le statistiche di cui abbiamo bisogno. Questo cambierà velocemente la nostra comprensione dei nuclei densi e delle stelle incorporate al loro interno “, ha detto Sadavoy.

 

Fonte:

Il materiale è stato fornito dalla University of California – Berkeley .  Il lavoro originale è stato scritto da Robert Sanders.

 

Articolo originale QUI.

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Le stelle e buchi neri come fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido

Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito

Confucio (cinese 孔夫子 Kǒng FūzWade-GilesK’ung-fu-tzu551 a.C. – 479 a.C.)

a cui fa eco Pier Luigi Ighina  (Tratto da “I Segreti di Guglielmo Marconi” Allegato N.30) :

Con la perforazione della cupola magnetica ci siamo trovati di fronte ad un enorme massa incandescente di origine sconosciuta la quale generava continuamente energia in quantità a sua volta trattenuta dalla cappa magnetica formata dal sole che con il suo movimento creava tra la cupola e la massa incandescente un cuscinetto di energia protettiva, o energia statica che perforata dalle stelle (buchi luminosi) facevano passare nella nostra atmosfera energia vitale.
Al contrario i (buchi neri) invece introducevano nel cuscinetto l’energia ritmica uscente dal nostro pianeta.
Il sole dunque è una stella, che riuscita a perforare il cuscinetto di energia statica protettiva, immette nel nostro sistema un piccola parte dell energia con la quale è composta la massa incandescente sconosciuta.

Pier Luigi Ighina (Milano; 23 Giugno del 1908 – Imola 8 Gennaio 2004)

Stelle e buchi neri possono essere considerati simili e cioè come dei fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido, come dimostra il Genegravimetro di Marco Todeschini, con la differenza che le stelle immettono energia vitale in questo spazio, mentre i buchi neri fanno la funzione opposta a verso invertito.

Da consultare anche il seguente link : http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

I buchi neri, risultano allineati tra di loro :

http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

A sinistra (nei cerchi) i buchi neri che mostrano la medesima direzione dei propri getti. A destra la stessa immagine senza cerchi. (RUSS TAYLOR)

Esempi di vortici in una comune piscina con Physics Girl

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=pnbJEg9r1o8

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=72LWr7BU8Ao

Da consultare il seguente link (I vortici forniscono nuove intuizioni per i buchi neri) : https://www.sciencenews.org/article/water-circling-drain-provides-insight-black-holes

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=4y-iRYDmJFg

Il gemello “perduto” del nostro sole è forse la stella sirius?

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

Questo può essere una conoscenza comune ormai, ma è fondamentale capire completamente cosa sia in realtà in corso. Ci sono molte fonti su Internet che parlano di questo in modo da tenerlo in conto. Il nostro sole è in un’orbita binaria con il sistema Sirius ed è il motivo della precessione dello zodiaco e non la lenta rivoluzione dei poli della Terra. Ci sono molte prove per questo e vorrei presentare ciò che ho imparato qui. A partire dal nostro circolo e al punto centrale, abbiamo una rappresentazione del nostro Sole e il suo limite d’influenza. Questa non è una rappresentazione esatta ma è molto vicino. Il sole è quasi una sfera perfetta, quindi è sicuro assumere che la sua orbita è anche molto circolare e non troppo eccentrica.oursun01Ora aggiungiamo un secondo cerchio dello stesso raggio che viene compensato al bordo di questo creando un’ellisse (vescica di pesce) tra di loro. Attualmente le due stelle stanno cominciando a chiudersi l’una sull’altra mentre si avvicinano alla curva dalla più lontana distanza. Attualmente i due sono circa 8,66 anni luce anni e sono stati in testa verso l’altro per circa 2000 anni or sono.oursun03È stato osservato prima di quel tempo che Sirius apparve rosso. Ciò ha senso perché quando le stelle si allontanano l’una dall’altra, appaiono rosse all’osservatore. E quando si muovono l’una verso l’altra appariranno azzurre. Le stelle che non si muovono in relazione si osservano bianche. La migliore prova che Sirius sia rosso deriva dall’astronomo greco Claudio Ptolemy che nel 150 dC scrisse che Sirius era di colore rosso. Ha confrontato Sirius con altre cinque stelle che oggi sono stelle rosse, Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.oursun04Alcuni potrebbero credere che la precessione degli equinozi sia causata dalla lenta e stabile oscillazione dei poli della Terra causata da forze gravitazionali della Luna, del Sole e in parte di Giove. Le probabilità di questo che si verificano naturalmente a causa della gravità sono astronomiche a dir poco. L’alternativa è che siamo in un’orbita binaria con Sirius che richiede 24.000 anni per completare. La ragione per utilizzare la cifra 24.000 anni e non quella 26.000 anni, attualmente calcolata in base al movimento delle stelle, è perché quando le due stelle si avvicinano, più si avvicineranno più velocemente aumenterà la velocità. Quattro mila anni da oggi il tasso di precessione aumenterà. Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.

L’astronomo greco Ipparco ha creato il suo catalogo delle stelle nel 129 aC. Pur confrontando le sue osservazioni con quelle fatte dagli astronomi precedenti babilonesi, ha notato che le stelle si erano spostate o meglio che la Terra stessa si era spostata. Ha calcolato che il tasso di precessione è stato di 1 grado per secolo, che è molto vicino al valore di oggi di un grado per ogni 72 anni. La sua stima avrebbe senso dato che Helios avrebbe viaggiato alla sua velocità più bassa rispetto a Sirius in questo momento della storia (intorno al tempo stava cambiando dal rosso all’azzurro). Sirius non precesse con le altre stelle. Invece si muove nell’esatta direzione opposta per equilibrare perfettamente il ciclo di precessione della Terra e sembra che sia ancora in piedi rispetto alle altre stelle.

Come detto in precedenza, Sirius è responsabile dell’eccentricità orbitale della Terra perché è noto che il perihelio / aphelion della Terra è allineato con Sirius. Allo stesso modo il perihelion della Luna è direttamente correlato alla sua posizione rispetto al Sole e alla Terra. Quando la Luna è piena, essa è in opposizione diretta al Sole è quando è più vicino alla Terra. Questo non è mai cambiato fin dall’inizio del tempo. Quindi è sicuro collegare Sirius e l’eccentricità orbitale della Terra. Mentre il Sole orbita a Sirius, i nodi dell’asse di perihelio / aphelione della Terra sono sempre di 90° gradi rispetto a Sirius e questo causerebbe lo zodiaco a ruotare nella direzione opposta che il Sole si muove attraverso di loro durante un ciclo ordinario annuale. In astrologia diciamo che il Sole inizia in Ariete e si muove attraverso Toro, Gemelli, Cancro, Leone, ecc. La precessione significa muoversi all’indietro in modo che il Sole orbita a Sirius, le stelle si muovono al contrario. Attualmente siamo appena trasferiti da Pesci e in Aquarius o 30° gradi del cerchio più vicino a Sirius.

sirius-orbita

Questo ciclo di 24.000 anni è anche chiamato “Grande Anno”, “Grande Ciclo” o “Ciclo dei Yugas”. Ci sono altri nomi, ma questi sono alcuni comuni. C’è un evento speciale associato a questo ciclo che è stato registrato nella storia e poi perso dall’antichità ma risente in noi e è qualcosa che non possiamo dimenticare come esseri umani.

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

(Tradotto con Google – traduzione rivisitata)

Come sarebbe il nostro cielo con altre stelle al posto del sole

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=ywvUTWPlBhM

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