Rolando Pelizza e quell’ultimo tentativo

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Ago 032017
 

Di Rolando Pelizza è stato trattato nel precedente articolo : Lo strano caso di Rolando Pelizza al seguente link https://www.fortunadrago.it/6137/lo-strano-caso-rolando-pelizza/

Per dovere di cronaca, vanno documentati l’impegno di Rolando Pelizza ed i tentativi di rendere la macchina ideata da Ettore Majorana fruibile all’umanità tutta e non relegare l’uso come arma bellica.

Quell’ultimo tentativo

Tratto dal sito originale : http://www.ilsegretodimajorana.it/

Rolando Pelizza

Rolando Pelizza è nato nel 1938 a Chiari, una cittadina della Lombardia, da un’operosa famiglia benestante, commerciante in calzature. Le sue prime attività furono in quel settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera.

Nel 1976 egli fu ingiustamente imprigionato con l’accusa di concorso in sequestro di persona, con la conseguenza di un tracollo economico per le sue società.

Rilasciato (e poi sarà assolto), nel giugno dello stesso anno sulla piattaforma di un forte in alta montagna, con un esperimento mostra ad alcuni conoscenti come sia capace di annichilire una roccia mediante una piccola macchina da lui costruita, affermando di usare l’antimateria.

Da qui altri esperimenti e laboriose trattative con dei Governi (U.SA., Italia, Belgio e la stessa NATO) e l’interesse di questi per l’invenzione.

Nei molti altri esperimenti eseguiti, egli ottiene non solo la possibilità di distruggere elementi con la sua macchina, ma soprattutto dimostra di ottenere grandi quantità di energia a costo zero.

Pelizza, pur di fronte a molte offerte economiche strabilianti, non vuole cedere quel suo ritrovato,temendo che possa essere utilizzata per fini bellici: e già allora c’è la bramosia di tanti interessati a mettere le mani su quel congegno e nel contempo tutta una campagna di disinformazione e depistaggio allo scopo di fare terra bruciata attorno a lui.

Proprio per questoha avuto un mandato di cattura internazionale “per aver costruito un’arma senza regolare licenza” (!) –di fatto la sua macchina già da allora è vista non come strumento utile bensì come potenziale ed efficace arma distruttiva, il così detto “raggio della morte”-, per cui nel 1982 egli si rifugia all’estero ove vi rimane per quasi dodici anni.

Assolto e al suo rientro in Italia nel 1993 fino a oggi per quasi ulteriori venti anni, Pelizza pur tra mille difficoltà economiche per finanziarsi prosegue le sue costose ricerche .

Da tempo egli ha più volte affermato, e i suoi esperimenti documentati rimarrebbero inspiegabili se non fosse così, di aver conosciuto e frequentato –sia pure saltuariamente- il grande fisico Ettore Majorana in un convento e dello stesso essere stato il braccio operativo nel costruire e congegnare una macchina atta a ottenere la conferma sperimentale della teoria di fisica atomica elaborata dal grande fisico scomparso nel 1938.

Certo una tale macchina è in grado di modificare gli equilibri economici mondiali, e non solo quelli, e si possono ben capire le bramosie e gli intrighi che ha suscitato e come si sia impedito a Rolando Pelizza di poter fare anche in questi ultimi tempi una prova ufficiale sotto il controllo e la certificazione di persone qualificate.

Questo impedimento, fatto da pressioni psicologiche, di intimidazioni, di veri e propri ricatti e di molto altro ben più grave, rappresenta la continuazione del discredito iniziale scientemente sparso su di lui soprattutto attraverso la disinformazione mediatica concepita negli ambienti dei servizi segreti specializzati nella “organizzazione della disinformazione” e in tutte quelle altre azioni, compreso il ridurlo e tenerlo in condizione di estrema povertà, ossia con tutto ciò che in gergo tecnico viene definito “intossicazione dell’ambiente”.

Pelizza, che ha sempre vissuto e operato nell’intento di utilizzare la macchina a vantaggio di tutti, non dispera però di raggiungere il suo obiettivo, poiché se in questi ultimi anni egli ha avuto contatti e rapporti interlocutori con varie personalità, con ricercatori, Enti, c’è che soprattutto ultimamente la Santa Sede si è mostrata particolarmente interessata per l’utilizzo pacifico di questa macchina a vantaggio delle popolazioni povere.

1 Marzo 2016

Comunicazione 1 Marzo 2016

Tratto dal sito originale : https://www.rinodistefano.com/it/documenti/piani-costruzione-macchina-pelizza.php

15 Febbraio 2017

 

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Fino ad arrivare all’ultima comunicazione conosciuta

Tratto dal sito originale : http://www.majorana-pelizza.it/

Luglio 2017

Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.

Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.

Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.

Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.

Con grande amarezza dichiaro quanto segue…

Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.

Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.

Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia

  • che questo fosse l’unico modo per rendere tutti consapevoli delle grandi opportunità che la realizzazione della macchina offriva
  • che il grande merito scientifico dell’elaborazione della teoria fisica sulla quale si basa la “macchina” non è dovuto a me, bensì a Ettore Majorana
  • che, ancor prima che un “strumento”, questa è da considerarsi un grande dono che Dio ha concesso a tutta l’Umanità, dono che non dovrà mai essere utilizzato per accrescere il potere di questo o quell’altro “grande” della Terra, inteso come Stato o Centro di potere. Al contrario, dovrà essere gestito a vantaggio di tutti gli esseri del creato, proiettandoli verso un futuro migliore o meglio garantendo loro un futuro, visto che il nostro è seriamente messo a grave rischio.
    Purtroppo questo straordinario ritrovato tecnologico, la “macchina”, già dai primi esperimenti non fu considerato come strumento utile all’Umanità intera, ma pressoché unicamente come “arma” dagli effetti sconvolgenti, in grado di modificare gli equilibri mondiali. Il risultato fu che si crearono bramosie, si configurarono intrighi e furono messi in atto veri e propri ricatti nei confronti miei e del mio Maestro. Oltretutto, siamo stati oggetto di reiterati e sistematici furti di documenti, materiali, prototipi e “macchine” già completate.
    La mia conoscenza e frequentazione, sia pur saltuaria, con Ettore è stata dimostrata sia direttamente tramite foto, filmati e documenti eccezionali presenti in questo sito (e ancora di più nel libro “2006: Majorana era vivo!” , che riprende e amplia i precedenti due libri “Il Dito di Dio”, “Il Segreto di Majorana, due uomini una macchina“). A questi si aggiungono una serie di esperimenti da me eseguiti su indicazione del mio Maestro, che restano ancora oggi incomprensibili ai più preparati fisici.
    Fin dall’inizio, siamo stati costantemente ostacolati ed è stata impedita qualsiasi nostra iniziativa o applicazione pratica della ”macchina” per il beneficio collettivo. Non solo, anche le mie iniziative imprenditoriali sono state sistematicamente boicottate, anche se nulla avevano a che vedere con questa.Un esempio: già nel 1972 avevo messo a punto una spugna idrorepellente e oleofila in grado di assorbire in modo ecologico eventuali versamenti di idrocarburi nelle acque in caso di disastri ambientali; profondamente immerso nei miei esperimenti sulla “macchina” in quegli anni non ebbi modo di commercializzarla. Nel 2007 gli stessi che mi osteggiavano nei miei progetti umanitari mi proposero, in cambio dei materiali che avevo prodotto, vedi foto, un pagamento dell’ordine del 50% del valore. Per giustificare questo pagamento proposero di notiziare il know della spugna creando così il contesto per giustificare il pagamento. Venne così organizzata, da miei conoscenti, una mia intervista con il giornalista Dott Colavolpe sull’argomento “spugna”, andata in onda su RAI2, che non mi procurò nient’altro che un’ulteriore inutile attesa del mantenimento di tante promesse.L’ultimo episodio di vera e propria vessazione nei miei confronti è avvenuto quando un gruppo armato si presentò a noi intimandoci di seguirli per una destinazione non specificata; Ettore si oppose fermamente temendo per la probabile separazione dalla mia famiglia e si offrì di seguirli spontaneamente in cambio della mia libertà. Così avvenne e in quell’occasione ci furono sottratte due macchine complete ed una in costruzione, oltre agli scritti del maestro riportanti i suoi progressi nel perfezionamento della IV fase dell’utilizzo della “macchina”.Nell’anno 2000, Majorana in una lettera mi esortò ad abbandonare ogni progetto riguardante la “macchina” poiché temeva per la mia incolumità e pensava che di fronte a certe potenze tutto sarebbe stato vano. Io proseguii per la mia strada seguendo la mia coscienza, che non mi permetteva di abbandonare un progetto così importante per l’Umanità che ora, con il senno di poi, devo considerare ahimè solo come un enorme insieme di problemi e traversie che hanno costellato la mia vita, impedendomi di vivere a fondo il rapporto con i miei cari, un diritto di cui ogni uomo dovrebbe poter godere.Nel 2014 ho rivolto un pubblico appello a tutti gli uomini liberi e di buona volontà. Ho divulgato l’esistenza di questa tecnologia di cui ho dato ampia dimostrazione a ben 3 stati (gli USA, l’Italia, il Belgio di fronte alla stessa Nato), ho anche spiegato le sue applicazioni concrete che potrebbero migliorare, o meglio, salvaguardare l’esistenza dell’Umanità, come voleva Ettore Majorana e come voglio io che l’ho costruita.Non chiedevo finanziamenti, ma la possibilità di metterla a disposizione per tutti i possibili usi pacifici e a vantaggio innanzitutto del mio Paese, dell’Europa e di tutto il resto del mondo, ma questo mio appello, probabilmente per contrari interessi superiori, è rimasto “lettera morta”.

    Ora sono logorato da tanti anni di ricatti e battaglie con i maggiori gruppi di potere, i quali hanno già avuto e vorrebbero continuare a pretendere di avere gli esclusivi benefici dell’uso di questa “macchina”. D’ora in poi mi dedicherò solo allo sviluppo ed alla commercializzazione di altre mie invenzioni tecnologiche a cominciare dalla “spugna”. Lo devo innanzitutto ai miei cari, a me stesso e anche a Ettore Majorana che già mi aveva esortato di abbandonare il progetto “macchina”.

    Con oggi ho deciso quindi di non fare più nulla che sia inerente a questa scoperta e ho distrutto tutto ciò che mi era rimasto del progetto, compresi alcuni codici indispensabili per l’utilizzo della “macchina”.

Con tanta amarezza, Rolando Pelizza

P.S.: I documenti, filmati e fotografie sono copie degli unici originali di esclusiva proprietà di Rolando Pelizza. Tutto il materiale pubblicato e stato periziato da esperti qualificati che ne confermano l’origine, senza aver subito alterazioni. Chi volesse copiare o riprodurre il materiale in questione può farlo solo a condizione di citarne la fonte, non alterarne in nessun modo il contenuto e non utilizzarlo per fini commerciali. Questo è l’unico sito ufficiale di Rolando Pelizza, e qualsiasi pubblicazione presente nel web non può essere a lui attribuita, né direttamente riconducibile.

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

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Lo strano caso di Rolando Pelizza

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Lug 302017
 

Sito origine di Rino di Stefano al seguente indirizzo : https://www.rinodistefano.com/

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Rolando Pelizza

Chi è Rolando Pelizza fare riferimento al link : http://www.majorana-pelizza.it/?page_id=252
Dichiara di aver incontrato all’età di 20 anni, per caso in un convento del sud Italia il fisico Ettore Majorana nel 1958 (di cui non si avevano più notizie dal 27 Marzo 1938) , che non s’è mai allontanato dall’Italia fino al 2006 (anno della presunta morte).
A riprova di questo, fornisce foto e documenti che vengono periziati per dettagli prego fare riferimento al seguente sito : https://www.rinodistefano.com/it/articoli/majorana-prove-2.php

Conseguentemente ne diventa suo allievo e con la supervisione di Ettore Majorana intorno agli anni Sessanta iniziano la costruzione di una macchina che dovrà realizzare le seguenti fasi :

1° fase: annichilimento controllato della materia (Distruzione o vaporizzazione)
2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi (Produzione di Energia tramite l’impiego di 40w riuscire a generare 800° di calore)
3° fase: trasmutazione della materia (Da un tipo di materia ad un altro)
4° fase: traslazione della materia. (Probabile teletrasporto della materia nello spazio e nel tempo)

Intervista a Rolando Pelizza

Foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dedica firmata da Ettore Majorana

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

Rolando Pelizza ricorda numerosi problemi operativi dovuti alla realizzazione pratica della macchina, ben 228 andarono distrutte durante la fase operativa (a causa di errori matematici) e solo nel 1972 fu possibile arrivare al primo esperimento pienamente riuscito.

foto tratta dal sito https://www.rinodistefano.com con dicitura : “il cuore della macchina”

1° fase: annichilimento controllato della materia

Operatore della macchina : Rolando Pelizza
Il primo esperimento registrato su video cassetta: la prima prova mostra una tavola di compensato e laddove il fascio viene orientato si ha la reazione di “annichilamento” della materia che lascia un foro; la seconda mostra una lastra di ferro con lo stesso trattamento di cui sopra: il foro con il retro bianco è dovuto ad un foglio di carta poggiato sulla parete ameno di un metro; la terza evidenzia un gruppo di materiali: polistirolo espanso, plexiglass e compensato, sui quali l’effetto resta identico; la quarta prova è interessante in quanto il fascio deve reagire sul polistirolo espanso bianco, ma attraversando il cilindro di ferro pieno poggiato su di un mattone, sul quale non viene prodotto nessun effetto; la quinta prova consiste nel coprire il tubo che emette il fascio con una lastra di polistirolo espanso, come quello trattato prima, e far reagire il fascio sul mattone ed il cilindro di ferro insieme: vengono mostrati i residui rimasti; la sesta prova mostra delle piastrelle di ceramica da pavimento poggiate su una lastra di vetro, e si seleziona solo la ceramica per la reazione: si mostrano i residui rimasti: l’ultima prova consiste nel praticare un foro nel mattone di terracotta mostrato. Ogni prova descritta ha avuto una reazione durata qualche frazione di secondo. I residui sono quei materiali non selezionati nel fascio e fusi per effetto di calore. La foto di un mattone ripresa in un successivo esperimento.

Mannaia e mattone (c) Rolando Pelizza

2° fase: rallentamento dello spin della materia per far sì che si surriscaldi

Riscaldamento a distanza

Questo filmato è composto di vari spezzoni di registrazioni. La prima mostra Pugliese che descrive i campioni dati dal Prof. Clementel per eseguire gli esperimenti di cui sopra. Segue la parte in cui Pelizza e Panetta mostrano al Notaio Leroy la macchina ed i materiali che sarebbero serviti per l’esperimento del giorno dopo. Dovendo partire per sopraggiunti impegni di lavoro, il Notaio visionava tutto nella notte precedente, lasciando ad assistere l’Arc. Roger Goeders in sua sostituzione. Il Notaio doveva certificare di aver visto la macchina alimentata dalla batteria di un’auto utilitaria. Ciò serviva per predisporre il contratto con il Governo Belga. Successivamente, il giorno dopo, si vede l’esperimento ripreso dalla parte che era visibile l’oggetto da trattare: una lastrina di rame posta dopo un pilastro di cemento armato del capannone che veniva riscaldata al 40% del suo punto di fusione. Era il secondo esperimento di riscaldamento che veniva eseguito. Nel filmato si intravedono le figure di Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Antonio Taini, Roger Goeders e Pietro Panetta. Rolando Pelizza all’interno manovrava la macchina e si avvicinava al pezzo trattato, sentiva l’emanazione di calore e lo portava a far sentire a tutti i presenti, visibili oltre la vetrata.

Implosione della macchina (Superato il tempo dei 30sec. le particelle hanno effetto sulla macchina stessa distruggendola)

In questo filmato continua la prova di cui sopra, ma la ripresa è di fronte alla macchina. Appare Pelizza che corre verso l’uscita – la vetrata di prima – e segue un bagliore dove è visibile un cilindro posto a ridosso della colonna del capannone. Succede che la prova consisteva nel portare in ebollizione l’acqua contenuta in un cilindro di vetro; il fascio avrebbe dovuto attraversare il pilastro di cemento, poi il contenitore di vetro ed agire solo sull’acqua contenuta nel cilindro. Ad azionare l’impulso era stato deputato Giuseppe Piras, che ebbe tuttavia un momento di esitazione, venendo così superato il fatidico termine dei trenta secondi, oltre il quale se il fascio non viene espulso la creazione di anti particelle reagisce all’interno della macchina e questa implode su sé stessa, con la conseguente generazione di calore, ma senza spostamento d’aria né esplosioni. Alcune ore dopo si visitavano i resti dell’implosione e Pelizza faceva notare a Piras l’enorme calore generato, che oltre a quasi fondere la macchina aveva fuso oltre un metro quadrato di gres del pavimento. Dal punto di vista fisico il secondo esperimento della fase due ebbe successo.

3° fase: trasmutazione della materia

Spagna Ottobre 1992 Trasmutazione della gommapiuma in oro puro (inesistente in natura)

Il video inizia mostrando in primo piano un cubo di gommapiuma appoggiato su un tavolo che ad un certo punto dopo un bagliore muta di colore diventando dorato. Il cubo viene misurato e pesato su una bilancia è di circa 64,5 kg. Sono visibili scarti e cubi di gommapiuma. È indicata la data del 30 ottobre 1992. Sullo sfondo si possono notare i cubi di color oro impilati.
Pelizza mostra una sega circolare a simboleggiare il taglio avvenuto successivamente. La data è il 31 ottobre 1992. Il 2 novembre 1992 le lastre tagliate sono dipinte di nero, sono mostrati i residui di trucioli in oro, si caricano in macchina le lastre dipinte di nero. In data 1 novembre 1992 si procede alla trasformazione di un pezzo di gommapiuma in oro e dopo il consueto bagliore si ha il miracolo della trasformazione. Negli ultimi 10 secondi è visibile la macchina con la batteria che la alimenta.
Note: il video è composto di vari frammenti alcuni riportati nella pagina della Perizia allegata. Ha una durata complessiva di 7 minuti e 10 secondi. Si noteranno che nella stessa prova ci sono variazione di orario tra l’inizio e la fine, ciò è dovuto al fatto che nel 1992 la terza fase in questione non era a punto e quindi richiedeva vari aggiustamenti prima di dare il fascio adeguato. La nota dolente è che i circa 250 kg, delle lastre tinteggiate e caricate in macchina, furono rubate, mentre i cubi, circa otto tonnellate, (vedi Foto) sono state portate via ufficialmente, con l’impegno di un pagamento, mai avvenuto.

4° fase: traslazione della materia

Ettore Majorana a Rolando Pelizza : Ti aspetto per tirarti le orecchie !

Undici anni di latitanza, contatti mantenuti solo attraverso gli emissari di Majorana e la segretaria di Rolando. Si tenta la realizzazione della terza fase ma Majorana lo riprende per il pericolo occorso. Rolando ha una conoscenza della matematica di Majorana inferiore ai due terzi, e facendosi aiutare per i calcoli da un informatico svizzero incapace di gestirli, ha fatto infuriare il Maestro per il grave pericolo di arrivare alla quarta fase senza controllo, e quindi di scomparire nello spazio. “ti aspetto per tirarti le orecchie ….”

link alla lettera datata 18 Maggio 1993 : http://www.majorana-pelizza.it/wp-content/uploads/2017/06/Lettera_18-05-1993.pdf

La Macchina

Nel 1 Marzo 2016 (libero dal giuramento di non parlarne per 10 anni dopo la morte di Ettore Majorana) scrive il seguente documento con volontà di rendere pubbliche le scoperte di Ettore Majorana ed il suo lavoro di realizzazione pratico della macchina.
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Risorse

link ai Disegni macchina in CAD/CAM (.STEP) : https://www.rinodistefano.com/docs/Disegni-Macchina_STEP.zip

link alla Documentazione gestione rotazione motori e impulso alla bobina : https://www.rinodistefano.com/docs/Gestione-Motori-Macchina-Rolando-Pelizza.zip

Corrispondenza tra Ettore Majorana e Rolando Pelizza (c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/
(c) Rolando Pelizza – Tutti i diritti riservati

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Le stelle nascono in coppia

 Legge del Ritmo, Sole, Universo  Commenti disabilitati su Le stelle nascono in coppia
Lug 142017
 

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Forse il nostro Sole aveva una stella gemella quando è nato 4,5 miliardi di anni fa?

Quasi certamente sì – anche se non una gemella identica. E così ha fatto ogni altra stella simile al Sole nell’universo, secondo una nuova analisi effettuata da un fisico teorico presso l’University of California, Berkeley, e radioastronomo dall’Osservatorio Smithsonian Astrophysical presso la Harvard University.

Molte stelle hanno compagni, tra cui il nostro vicino più prossimo, Alpha Centauri, un sistema triplo. Gli astronomi hanno a lungo cercato una spiegazione. I sistemi stellari binari o tripli sono nati in quel modo? Una stella ha catturato l’altra? Le stelle binarie a volte si separano e diventano stelle singole?

Gli astronomi hanno anche cercato una compagna del nostro Sole, una stella soprannominata Nemesis perché si è a lungo supposto che abbia “preso a calci” un asteroide fino a dirottarlo in orbita terrestre, ed a farlo entrare in collisione con il nostro pianeta, sterminando i dinosauri. Ma non è mai stata trovata.

La nuova affermazione si basa su di un sondaggio radio di una nube molecolare gigante piena di stelle di recente formazione nella costellazione di Perseo, e su di un modello matematico che è in grado di spiegare le osservazioni nel Perseo solo se tutte le stelle di tipo solare sono nate con una compagna.

“Possiamo dire che, sì, probabilmente c’è stata una Nemesi, molto tempo fa,” ha detto il co-autore Steven Stahler, un astronomo ricercatore della UC Berkeley.

“Abbiamo sviluppato una serie di modelli statistici per vedere se potevamo tenere conto delle relative popolazioni di giovani stelle singole e binarie in tutte le sezioni della nube molecolare del Perseo, e l’unico modello che potrebbe riprodurre i dati è stato quello in cui tutte le stelle si formano inizialmente in larghi sistemi binari. Questi sistemi in seguito o si restringono o si rompono nell’arco di un milione di anni.”

In questo studio, “largo” significa che le due stelle sono separate da più di 500 unità astronomiche, o AU, dove un’unità astronomica è la distanza media tra il Sole e la Terra. Una “larga” compagna binaria del nostro Sole sarebbe stata 17 volte più lontana dal Sole rispetto al suo pianeta attualmente più lontano, Nettuno.

Sulla base di questo modello, la sorella del Sole molto probabilmente fuggì e si mescolò con tutte le altre stelle della nostra regione della Via Lattea, per non essere mai più vista.

“L’idea che molte stelle si formano con una compagna è stata suggerita da tempo, ma la domanda è: quante” dice la prima autrice Sarah Sadavoy, una collega della NASA – Hubble presso l’Osservatorio Astrofisico Smithsonian. “Sulla base del nostro semplice modello, possiamo dire che quasi tutte le stelle si formano con una compagna. La nube Perseo è generalmente considerata una tipica regione di formazione stellare di piccola massa, e quindi il nostro modello deve essere controllato in altre nuvole.”

L’idea che tutte le stelle nascono in una cucciolata ha implicazioni al di là di formazione stellare, tra cui le origini di galassie, dice Stahler.

Stahler e Sadavoy hanno pubblicato i loro risultati nel mese di aprile sul server arXiv. Il loro articolo è stato accettato per la pubblicazione nelle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society .

Stelle nate in ‘nuclei densi’

Gli astronomi hanno speculato per centinaia di anni sulle origini di sistemi stellari binari e multipli, e negli ultimi anni hanno creato diverse simulazioni al computer del collasso di masse di gas per capire come si condensano per gravità in stelle. Hanno anche simulato l’interazione di molte giovani stelle appena liberatesi dai loro nubi di gas. Diversi anni fa, una di queste simulazioni al computer effettuate da Pavel Kroupa dell’Università di Bonn lo ha portato a concludere che tutte le stelle nascono come sistemi binari.

Eppure la prova diretta data dalle osservazioni è stata scarsa. Quando gli astronomi guardano stelle di volta in volta sempre più giovani, trovano una maggiore proporzione di binarie, ma il perché è ancora un mistero.

“Per risolvere il mistero, in questo caso è necessario capire che nessuno prima aveva studiato in modo sistematico il rapporto tra vere giovani stelle all’interno delle nubi in cui vengono deposte le uova”, ha detto Stahler. “Il nostro lavoro è un passo in avanti verso la comprensione sia di come formano i sistemi binari, sia di quale ruolo che i sistemi binari svolgono ai primordi dell’evoluzione stellare. Ora crediamo che la maggior parte delle stelle, che sono di fatto abbastanza simili al nostro Sole, di formano come sistemi binari. Penso che abbiamo ottenuto la prova più stringente fino ad oggi portata a favore di una simile affermazione “.

Secondo Stahler, gli astronomi sanno da decenni che le stelle nascono all’interno di bozzoli a forma di uovo chiamati nuclei densi, i quali sono sparsi all’interno di immense nubi di freddo idrogeno molecolare, che sono i vivai per le giovani stelle. Attraverso un telescopio ottico, queste nubi sembrano buchi nel cielo stellato, perché la polvere che accompagna il gas blocca la luce sia delle stelle che si formano all’interno che delle stelle dietro. Le nubi possono, tuttavia, essere sondate da radiotelescopi, poiché i grani di polvere fredda al loro interno emettono onde radio alle lunghezze d’onda che i radiotelescopi possono percepire, e le onde radio non sono bloccate dalla polvere.

La nube molecolare del Perseo è uno di questi vivai stellari, situata a circa 600 anni luce dalla Terra e lunga circa 50 anni luce. L’anno scorso, un gruppo di astronomi ha completato un sondaggio utilizzando il Very Large Array, un insieme di antenne radio nel New Mexico, ed ha scrutato la formazione stellare all’interno della nube. Chiamata VANDAM, è stata la prima indagine completa di tutti le giovani stelle in una nube molecolare, cioè di stelle con meno di circa 4 milioni di anni di età, tra cui stelle singole e multiple con separazioni tra loro fino a circa 15 unità astronomiche. Sono state quindi catalogate tutte le stelle multiple con separazione maggiore di 19 AU – circa il raggio dell’orbita di Urano nel nostro sistema solare.

Stahler ha sentito parlare del sondaggio dopo aver contattato Sadavoy, membro del team VANDAM, ed ha chiesto il suo aiuto per osservare le giovani stelle all’interno dei nuclei densi. L’indagine VANDAM ha prodotto un censimento di tutte le stelle di classe 0 – quelle con meno di circa 500.000 anni – e di classe I – tra circa 500.000 e 1 milione di anni. Entrambi i tipi di stelle sono così giovani che non stanno ancora bruciando idrogeno per produrre energia.

Sadavoy ha preso i risultati da VANDAM e li ha combinati con osservazioni aggiuntive che avevano rivelato i bozzoli a forma di uovo attorno alle stelle giovani. Queste osservazioni supplementari provengono dalla Gould Belt Survey con SCUBA-2 sul James Clerk Maxwell Telescope delle Hawaii. Grazie alla combinazione di questi due insiemi di dati, la Sadavoy è stata in grado di produrre un censimento consistente delle popolazioni di stelle binarie e singole nel Perseo, facendo emergere 55 giovani stelle in 24 sistemi a più stelle (tutti a parte cinque di loro erano sistemi binari) e 45 sistemi stellari singoli.

Utilizzando questi dati, Sadavoy e Stahler hanno scoperto che tutti i sistemi binari molto separati – quelli con le stelle divise da più di 500 AU – erano sistemi molto giovani, contenenti due stelle di classe 0. Questi sistemi inoltre tendevano ad essere allineati con l’asse longitudinale del denso nucleo ovoidale. Le leggermente più anziane stelle di classe I binarie erano più vicine, molte separate da circa 200 UA, e non hanno mostrato alcuna tendenza ad allinearsi lungo l’asse della uovo.

“Questo non è mai stato visto o testato prima, ed è super interessante”, ha detto Sadavoy. “Non sappiamo ancora bene cosa vuol dire, ma dal momento che non è casuale può dire qualcosa sul modo in cui formano i sistemi binari ampi.”

Un’immagine Radio di un giovanissimo sistema stellare binario (all’incirca meno di 1 milione di anni di età), che si sta formando all’interno di un denso nucleo (contorno ovale) nella nube molecolare Perseo. Tutte le stelle si formano probabilmente come sistemi binari all’interno di densi nuclei.
Credit: SCUBA-2 immagine indagine di Sarah Sadavoy, CFA

I nuclei ovoidali collassano in due centri

Stahler e Sadavoy hanno modellato matematicamente vari scenari per spiegare questa distribuzione di stelle, simulando la formazione tipica, la rottura ed i tempi di contrazione orbitali. Essi hanno concluso che l’unico modo per spiegare le osservazioni è di supporre che tutte le stelle di massa vicino a quella del Sole comincino la loro vita nella la più ampia classe 0 di sistemi binari in nuclei densi a forma di uovo, dopo di che circa il 60 per cento si divide nel tempo. Il resto si contrae a formare sistemi binari stretti.

“Come l’uovo si contrae, la sua parte più densa collassa verso il centro, a formare due concentrazioni di densità lungo l’asse centrale”, ha detto. “Questi centri di maggiore densità a loro volta ad un certo punto collasseranno su se stessi a causa della loro propria gravità per formare stelle di classe 0.”

“All’interno della nostra schema, stelle singole di piccola massa di tipo solare non sono primordiali”, ha aggiunto Stahler. “Sono il risultato della rottura dei sistemi binari.”

La loro teoria implica che ogni nucleo denso, che comprende in genere qualche massa solare, converte il doppio del materiale in stelle rispetto a come si pensava in precedenza.

Stahler ha detto che ha richiesto ai radioastronomi di comparare i nuclei densi e le loro giovani stelle incorporate per più di 20 anni, al fine di testare la teoria di formazione stellare binaria. I nuovi dati e il modello sono un inizio, dice, ma altro lavoro deve essere fatto per comprendere la fisica dietro la regola.

Tali studi potranno essere compiuti presto, perché le capacità di un VLA appena aggiornato ed il telescopio ALMA in Cile, oltre l’indagine SCUBA-2 delle Hawaii, “sono finalmente in grado di darci i dati e le statistiche di cui abbiamo bisogno. Questo cambierà velocemente la nostra comprensione dei nuclei densi e delle stelle incorporate al loro interno “, ha detto Sadavoy.

 

Fonte:

Il materiale è stato fornito dalla University of California – Berkeley .  Il lavoro originale è stato scritto da Robert Sanders.

 

Articolo originale QUI.

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Le stelle e buchi neri come fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido

Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito

Confucio (cinese 孔夫子 Kǒng FūzWade-GilesK’ung-fu-tzu551 a.C. – 479 a.C.)

a cui fa eco Pier Luigi Ighina  (Tratto da “I Segreti di Guglielmo Marconi” Allegato N.30) :

Con la perforazione della cupola magnetica ci siamo trovati di fronte ad un enorme massa incandescente di origine sconosciuta la quale generava continuamente energia in quantità a sua volta trattenuta dalla cappa magnetica formata dal sole che con il suo movimento creava tra la cupola e la massa incandescente un cuscinetto di energia protettiva, o energia statica che perforata dalle stelle (buchi luminosi) facevano passare nella nostra atmosfera energia vitale.
Al contrario i (buchi neri) invece introducevano nel cuscinetto l’energia ritmica uscente dal nostro pianeta.
Il sole dunque è una stella, che riuscita a perforare il cuscinetto di energia statica protettiva, immette nel nostro sistema un piccola parte dell energia con la quale è composta la massa incandescente sconosciuta.

Pier Luigi Ighina (Milano; 23 Giugno del 1908 – Imola 8 Gennaio 2004)

Stelle e buchi neri possono essere considerati simili e cioè come dei fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido, come dimostra il Genegravimetro di Marco Todeschini, con la differenza che le stelle immettono energia vitale in questo spazio, mentre i buchi neri fanno la funzione opposta a verso invertito.

Da consultare anche il seguente link : http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

I buchi neri, risultano allineati tra di loro :

http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

A sinistra (nei cerchi) i buchi neri che mostrano la medesima direzione dei propri getti. A destra la stessa immagine senza cerchi. (RUSS TAYLOR)

Esempi di vortici in una comune piscina con Physics Girl

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=pnbJEg9r1o8

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=72LWr7BU8Ao

Da consultare il seguente link (I vortici forniscono nuove intuizioni per i buchi neri) : https://www.sciencenews.org/article/water-circling-drain-provides-insight-black-holes

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=4y-iRYDmJFg

Il gemello “perduto” del nostro sole è forse la stella sirius?

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

Questo può essere una conoscenza comune ormai, ma è fondamentale capire completamente cosa sia in realtà in corso. Ci sono molte fonti su Internet che parlano di questo in modo da tenerlo in conto. Il nostro sole è in un’orbita binaria con il sistema Sirius ed è il motivo della precessione dello zodiaco e non la lenta rivoluzione dei poli della Terra. Ci sono molte prove per questo e vorrei presentare ciò che ho imparato qui. A partire dal nostro circolo e al punto centrale, abbiamo una rappresentazione del nostro Sole e il suo limite d’influenza. Questa non è una rappresentazione esatta ma è molto vicino. Il sole è quasi una sfera perfetta, quindi è sicuro assumere che la sua orbita è anche molto circolare e non troppo eccentrica.oursun01Ora aggiungiamo un secondo cerchio dello stesso raggio che viene compensato al bordo di questo creando un’ellisse (vescica di pesce) tra di loro. Attualmente le due stelle stanno cominciando a chiudersi l’una sull’altra mentre si avvicinano alla curva dalla più lontana distanza. Attualmente i due sono circa 8,66 anni luce anni e sono stati in testa verso l’altro per circa 2000 anni or sono.oursun03È stato osservato prima di quel tempo che Sirius apparve rosso. Ciò ha senso perché quando le stelle si allontanano l’una dall’altra, appaiono rosse all’osservatore. E quando si muovono l’una verso l’altra appariranno azzurre. Le stelle che non si muovono in relazione si osservano bianche. La migliore prova che Sirius sia rosso deriva dall’astronomo greco Claudio Ptolemy che nel 150 dC scrisse che Sirius era di colore rosso. Ha confrontato Sirius con altre cinque stelle che oggi sono stelle rosse, Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.oursun04Alcuni potrebbero credere che la precessione degli equinozi sia causata dalla lenta e stabile oscillazione dei poli della Terra causata da forze gravitazionali della Luna, del Sole e in parte di Giove. Le probabilità di questo che si verificano naturalmente a causa della gravità sono astronomiche a dir poco. L’alternativa è che siamo in un’orbita binaria con Sirius che richiede 24.000 anni per completare. La ragione per utilizzare la cifra 24.000 anni e non quella 26.000 anni, attualmente calcolata in base al movimento delle stelle, è perché quando le due stelle si avvicinano, più si avvicineranno più velocemente aumenterà la velocità. Quattro mila anni da oggi il tasso di precessione aumenterà. Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.

L’astronomo greco Ipparco ha creato il suo catalogo delle stelle nel 129 aC. Pur confrontando le sue osservazioni con quelle fatte dagli astronomi precedenti babilonesi, ha notato che le stelle si erano spostate o meglio che la Terra stessa si era spostata. Ha calcolato che il tasso di precessione è stato di 1 grado per secolo, che è molto vicino al valore di oggi di un grado per ogni 72 anni. La sua stima avrebbe senso dato che Helios avrebbe viaggiato alla sua velocità più bassa rispetto a Sirius in questo momento della storia (intorno al tempo stava cambiando dal rosso all’azzurro). Sirius non precesse con le altre stelle. Invece si muove nell’esatta direzione opposta per equilibrare perfettamente il ciclo di precessione della Terra e sembra che sia ancora in piedi rispetto alle altre stelle.

Come detto in precedenza, Sirius è responsabile dell’eccentricità orbitale della Terra perché è noto che il perihelio / aphelion della Terra è allineato con Sirius. Allo stesso modo il perihelion della Luna è direttamente correlato alla sua posizione rispetto al Sole e alla Terra. Quando la Luna è piena, essa è in opposizione diretta al Sole è quando è più vicino alla Terra. Questo non è mai cambiato fin dall’inizio del tempo. Quindi è sicuro collegare Sirius e l’eccentricità orbitale della Terra. Mentre il Sole orbita a Sirius, i nodi dell’asse di perihelio / aphelione della Terra sono sempre di 90° gradi rispetto a Sirius e questo causerebbe lo zodiaco a ruotare nella direzione opposta che il Sole si muove attraverso di loro durante un ciclo ordinario annuale. In astrologia diciamo che il Sole inizia in Ariete e si muove attraverso Toro, Gemelli, Cancro, Leone, ecc. La precessione significa muoversi all’indietro in modo che il Sole orbita a Sirius, le stelle si muovono al contrario. Attualmente siamo appena trasferiti da Pesci e in Aquarius o 30° gradi del cerchio più vicino a Sirius.

sirius-orbita

Questo ciclo di 24.000 anni è anche chiamato “Grande Anno”, “Grande Ciclo” o “Ciclo dei Yugas”. Ci sono altri nomi, ma questi sono alcuni comuni. C’è un evento speciale associato a questo ciclo che è stato registrato nella storia e poi perso dall’antichità ma risente in noi e è qualcosa che non possiamo dimenticare come esseri umani.

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

(Tradotto con Google – traduzione rivisitata)

Come sarebbe il nostro cielo con altre stelle al posto del sole

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=ywvUTWPlBhM

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Collegamento magnetico a fune osservato per la prima volta tra Saturno e il Sole

 Energia, Legge del Ritmo, Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Collegamento magnetico a fune osservato per la prima volta tra Saturno e il Sole
Lug 122017
 

Tratto dal link originale : http://www.ucl.ac.uk/mathematical-physical-sciences/maps-news-publication/saturn-sun-magnetic-rope

Collegamento magnetico in serie tra il sole ed i pianeti

La struttura di campo magnetico torcente, precedentemente mai osservata prima su Saturno, è stata rilevata per la prima volta, usando la strumentazione costruita presso UCL e Imperial College.

Quando il campo magnetico del Sole interagisce con il campo magnetico della Terra (la magnetosfera), si verifica un processo complesso chiamato riconnessione magnetica che può ruotare il campo in forma elicoidale.

Questi campi magnetici a spirale con struttura a spirale sono chiamati funi di flusso o “eventi di trasferimento del flusso” (FTE) e sono osservati sulla Terra e ancora più comunemente su Mercurio. Le condizioni che consentono di generare una FTE in un pianeta peggiorano con la distanza dal Sole, tuttavia sono state osservate in tutti i pianeti verso Giove.

L’osservazione di questo fenomeno con Saturno è stato inafferrabile. Sono state intraprese ricerche per trovare un FTE con la nave spaziale Cassini della NASA, senza successo. Fino ad ora….

La navicella Cassini è stata in orbita intorno a Saturno dal 2004, e dopo molti anni analizzando i dati raccolti, Cassini ha osservato la prima FTE con Saturno. La firma magnetica osservata è stata confrontata con successo rispetto a quella di un modello per dimostrare che Cassini ha effettivamente osservato una corda di flusso in questa gigantesca magnetosfera e che l’astronave passava vicino al centro della struttura. Si calcola inoltre che la fune di flusso potrebbe essere di larghezza fino a 8.300 chilometri.

“Contrariamente alle idee precedenti sulla magnetosfera di Saturno a differenza della sua controparte terrestre, questi risultati rivelano che Saturno a volte si comporta e interagisce con il Sole nello stesso modo della Terra”

.
Jamie Jasinski, UCL Space e fisica climatica laureato in PhD ora con sede presso l’Università del Michigan e autore principale del nuovo articolo pubblicato in Geophysical Research Letters. Si calcola inoltre che la fune di flusso potrebbe essere di larghezza fino a 8300 chilometri.

Ciò non solo mostra che la riconnessione magnetica si verifica con Saturno ma anche che il campo magnetico di Saturno può interagire a volte con il Sole in modo molto simile a quello della Terra.

L’analisi è stata completata usando uno spettrometro di particelle costruito a UCL e un magnetometro costruito presso l’Imperial College, entrambi a bordo della nave spaziale NASA Cassini.

La missione di Cassini terminerà nel novembre del 2017, quando la nave spaziale verrà fatta precipitare nel pianeta per studiarlo, prima di disintegrarsi nella fitta atmosfera di Saturno.

Tratto dal link originale : http://www.ucl.ac.uk/mathematical-physical-sciences/maps-news-publication/saturn-sun-magnetic-rope
(Tradotto con google, traduzione rivisitata)

Un’energia spaventosa, di un’immensa potenza ed inarrestabile!
Un flusso abbondante e continuo che impregna l’intero sistema solare da milioni e milioni di anni.

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=qWlmz0K5Vwc

Pier Luigi Ighina : Prospetto della massa precipitante

Dall’allegato numero 26 del C.I.S.M. datato Luglio 1976 si può visualizzare questo prospetto :

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Giovanni Battista Belzoni

 Archeologia  Commenti disabilitati su Giovanni Battista Belzoni
Mag 212017
 

Giovanni Battista Belzoni (Padova, 5 novembre 1778Gwato, 3 dicembre 1823) è stato un esploratore pioniere dell’archeologia e un viaggiatore italiano. È considerato una delle figure di primo piano dell’egittologia mondiale.

Tratto dal link originale : http://www.blogdipadova.it/giovanni-belzoni-indiana-jones-di-padova/

(…) Per la sua incredibile vita avventurosa la sua figura meriterebbe una maggiore valorizzazione se è vero che le avventure vissute dal nostro Belzoni pare abbiano ispirato il personaggio cinematografico Indiana Jones, noto in tutto il mondo e creato da George Lucas. Scusate se è poco! Ma sappiamo bene che il detto “Nemo propheta in patria est” è particolarmente azzeccato a Padova…

Giovanni Belzoni esploratore egittologo PadovaDopo aver letto la sua biografia è infatti facile associare il Belzoni (vedi nell’immagine a sinistra un ritratto con il look “alla araba” che prese dal momento in cui iniziò a fare l’esploratore) ad Indiana Jones (omaggiato poi da Walt Disney con il personaggio a fumetti Indiana Pipps, eheeh) o ad altri personaggi spesso esaltati dal cinema piuttosto che dalla letteratura proprio per la sua vita avventurosa a tal punto che appare molto verosimile il fatto che ad ispirare George Lucas nella creazione del suo personaggio cinematografico fu proprio l’esploratore padovano. D’altra parte il “vero” Indiana Jones seppur noto in determinati ambienti, non ha di certo la popolarità di quello interpretato da Harrison Ford e la prima responsabile è senz’altro la sua città natale, la nostra Padova se è vero che Belzoni è mediamente più noto come l’istituto professionale che da Giovanni Belzoni prende il nome.

Casa dell

Casa del Belzoni

Nacque a Padova nel 1778 da una famiglia modesta e fino all’età di 16 anni aiutò il padre nella bottega di barbiere al Portello. Quella sulla sinistra è la sua casa, al civico 42 di via Belzoni, la casa di Indiana Jones!! Avete visto che insegna, eh?

Fin da giovane si trasferì a Roma dove iniziò ad interessarsi soprattutto di idraulica, ma cominciandosi anche ad accostare all’archeologia, forse sotto il fascino delle rovine dell’antica Urbe. Si trasferì poi a Parigi, dove si mise  vendere per strada immagini sacre e altri oggetti. Per evitare la coscrizione nell’esercito napoleonico riparò in Inghilterra nel 1803 dove tra i vari lavori arrivò a fare anche l’”uomo forzuto” in un circo. Era alto 2 metri e aveva un fisico imponente. Si presentava al pubblico come Patagonian Sanson (Sansone della Patagonia) ed il suo numero principale era quello di riuscire a sollevare una piramide umana di 12 persone!!

Viaggiò poi in Spagna, Portogallo, Sicilia e Malta, allestendo anche spettacoli di idraulica applicata, creando giochi di acqua e di fuoco, che ebbero molto successo nel mondo del teatro. Nel 1815, durante un soggiorno nell’isola di Malta venne a sapere che il viceré d’Egitto, Mohammed Ali, era alla ricerca di nuove soluzioni nel campo di idraulica per risolvere problemi legati all’irrigazione. Si decise così a partire per l’Egitto per mettere a disposizione le sue conoscenze nel campo. Fu l’inizio di una nuova vita. Belzoni presentò al sovrano una macchina di sua invenzione per il sollevamento dell’acqua, macchina che però non ebbe il successo sperato. Ma in Egitto Belzoni ebbe modo di conoscere il console generale britannico, Henry Salt, che era anche un amante dell’archeologia egizia, il quale gli commissionò il trasporto, dal tempio funerario di Qurneh (Tebe ovest) al British Museum di Londra, di una statua colossale di Ramesse II (vedi a destra la raffigurazione dello stesso Belzoni). Sfruttando le sue conoscenze di ingegneria idraulica, piuttosto che le sue scarse nozioni archeologiche, Belzoni riuscì a portare a compimento l’impresa, che segnò l’inizio di altre “imprese” archeologiche.

Abu simbelIn un momento in cui l’egittologia era ancora agli inizi e in cui la scrittura geroglifica non era stata decifrata, Belzoni si mise a viaggiare per il Paese scoprendo monumenti di grande valore, dedicandosi a scavi e a prospezioni archeologiche in zone anche poco note. Arrivò ad Abu Simbel, iniziando lo scoprimento del tempio di Ramesse II (vedi foto a sinistra, lo stesso tempio di Gardaland per intenderci…;)). Asportò da File un obelisco, che si rivelò poi di grande importanza per la decifrazione della scrittura egizia; condusse scavi nel tempio di Mut a Karnak, da dove prelevò alcune bellissime statue; cominciò ad esplorare la necropoli della Valle dei Re, scoprendo le tombe di Ramesse I e di Sethi I (ottobre 1817). Nel marzo del 1818 trovò l’ingresso della piramide di Chefren, che si pensava massiccia, e l’evento suscitò in Inghilterra un tale entusiasmo, che venne coniata una medaglia commemorativa dell’evento. All’interno della camera sepolcrale mise la sua firma “Scoperta da G. Belzoni, 2 mar. 1818.”.

Esplorò anche la città di Berenice sul Mar Rosso e l’Oasi del Fayyum. Molti sono i meriti di Belzoni; tra questi “prudenza estrema nello stabilire la datazione di un monumento…sobrietà e precisione nelle descrizioni… assenza di interpretazioni avventate degli oggetti, e di ogni mitizzazione degli antichi Egiziani”. “Notevoli furono l’impegno nel ricopiare e ricalcare in cera buona parte dei bassorilievi della tomba di Seti I, come pure, rintracciata la città di Berenice, la cura nel rilevare la zona e abbozzare un tentativo di datazione in base ai dati del tempio ivi rinvenuto; precisione e metodo il B. dimostrò nell’apertura della piramide del re Chefren, riuscendo nell’impresa attraverso un attento esame della struttura interna della piramide di Cheope.

Ritratto di BelzoniNel 1819 Belzoni fece ritorno in Inghilterra, avendo procurato al British Museum importanti monumenti egizi, grazie ai quali la modesta collezione egizia era diventata molto importante. Altri cimeli vennero dati a Cambridge, a Bruxelles, a Padova. La relazione dei suoi viaggi fu scritta in inglese in quegli stessi anni, corredata da un bellissimo volume di tavole. Il racconto ebbe un notevole successo, così come la mostra, allestita nella Egyptian Hall di Piccadilly dei calchi grafici tratti dalla tomba di Sethi I. Ai primi del 1823 Belzoni partì nuovamente per l’Africa per conto dell’Associazione africana con sede a Londra. Nel dicembre dello stesso anno, mentre si trovava in Nigeria morì, colpito da malattia.

Statua di Ramesses al British MuseumBelzoni quindi fu molto importante per l’archeologia e per un museo quale il British Museum. Leggendo quà e là su internet pare che Rappresentativi Britannici fecero credere a Belzoni che le sue scoperte Egizie gli sarebbero state accreditate. Lavorò instancabilmente,(usando miracolosamente quel suo innato fiuto di ricerca) portando alla luce incredibili reperti attualmente in mostra al British Museum di Londra. Fu impunemente ingannato e usato dall’allora governo Britannico che gli negò l’onore di essere nominato come autore dei ritrovamenti. Se vi recate al British Museum e vedete la statua di Ramesses (vedi foto a sinistra) sappiate che è lì per merito di Belzoni nonostante non troverete scritto il suo nome se non dietro all’orecchio del faraone si cui lo stesso Belzoni iscrisse il suo nome.

Navigate nel British museum >> Click here <<

La BBC qualche tempo fa racconto` la vita del Grande Belzoni in un serial televisivo, esponendo finalmente una verita` che per troppo tempo fu soppressa. Sarebbe bello un giorno poter vedere il suo nome inscritto al British Museum, vicino ai suoi amati reperti egizi.

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La Sala Egizia al Caffè Pedrocchi

A Padova gli è stata dedicata una via nel cuore del borgo dove era nato, il Portello,il più popolare dei borghi padovani, via Belzoni appunto di cui parlerò magari in futuro nella rubrica “le strade di Padova”. Presso il Museo Archeologico all’interno del complesso dei Musici Civici degli Eremitani esiste una sezione egizia formata da due sale dedicate al pionere dell’egittologia Giovanni Belzoni.

Una curiosità è rappresentata anche dal fatto che il Belzoni conosceva Jappelli, il noto ingegnere ed architetto che progettò il Caffè Pedrocchi, al cui interno, la Sala Egizia e quella Moresca rappresentano proprio un omaggio di Jappelli all’esploratore padovano. Altra curiosità il libro che ho trovato su internet a lui dedicato. Un libro in lingua inglese scritto nel 2006 e intitolato “The Great Belzoni. The Circus Strongman Who Discovered Egypt’s Ancient Treasures” di Stanley Mayes.

Insomma l’omaggio a Belzoni è stato fatto su un piano “intellettuale” ma non popolare se è vero che la maggioranza dei padovani associa a Belzoni molto più probabilmente all’istituto professionale che ad Indiana Jones o comunque ad un esploratore ed uno dei più importanti egittologi al mondo.

Riuscirà mai a Padova, una volta tanto, di dimostarsi un po’ orgogliosa e di “rivendicare” la legittimità di una paternità di un personaggio così famoso in tutto il mondo? Non dico di acquistare la casa per farci il museo di Indiana Jones e dell’esplorazione (ma anche si) ma far qualcosa in più per valorizzare questa figura a scopo turistico/culturale!

Intanto ci ha pensato la “mitica” Sergio Bonelli edizioni qualche anno fa con la pubblicazzione del fumetto del disegnatore romano “Walter Venturi” dal titolo “Il grande Belzoni”, uscita che avevo segnalato con questo post, distribuito in tutta Italia, presentato in varie città, compresa Bruxelles ma non ancora a Padova….

articolo a firma di : Alberto Botton

Tratto dal link originale : http://www.blogdipadova.it/giovanni-belzoni-indiana-jones-di-padova/

La Morte di Giovanni Battista Belzoni

Dopo essere sbarcato in Africa morì di dissenteria il 3 dicembre del 1823 nel porto fluviale di Gwato, circa 40 km prima di Benin City. Il signor Houtson, che lo accompagnava in questa spedizione, lo fece seppellire ai piedi di un albero alla periferia di Gwato, e sulla tomba fece apporre un’epigrafe recante il nome e la data di morte del Belzoni. Fece anche scrivere la seguente preghiera: “Il gentiluomo che ha messo questa epigrafe sulla tomba del celebrato e intrepido viaggiatore, spera che ogni europeo che visiti questo posto faccia pulire il terreno e riparare lo steccato intorno, se necessario”. Un viaggiatore europeo che tornò sul luogo circa quarant’anni dopo non trovò nient’altro che l’albero.

Il Sarcofago di Seti I

 

Sarcofago di Seti I

Sarcofago di Seti I

Il suo imponente sarcofago, ottenuto da un unico blocco di alabastro, decorato su ogni lato (all’interno si trova un’immagine della dea del cielo, Nut, oltre a varie divinità che avvolgono il corpo del faraone), si trova al Sir John Soane’s Museum, a Londra; Sir Soane lo acquistò per la sua collezione nel 1825, quando il British Museum rifiutò di pagare le £2000 del suo prezzo. Al momento dell’arrivo al museo, l’alabastro del reperto era completamente bianco e ancora arricchito con inserti di solfato rameico di colore blu posizionati nell’antichità. I due secoli trascorsi nel clima di Londra e l’inquinamento hanno fatto scurire il sarcofago, portandolo a un colore brunato; inoltre l’umidità ha causato la caduta dele decorazioni blu[28]. Sull’intero corpo del sarcofago sono incisi brani dal Libro delle Porte, un importante testo sacro funerario che descrive il viaggio notturno del dio-sole Ra nell’oltretomba.

Documentario su Giovan Battista Belzoni e note di archeologia egizia

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=x21prPuonS0

Giovanni Battista Belzoni le opere

Viaggi in Egitto e Nubia contenenti il racconto delle ricerche e scoperte archeologiche fatte nelle piramidi, nei templi, nelle rovine e nelle tombe di questi paesi seguiti da un altro viaggio lungo la costa del Mar Rosso e all’Oasi di Giove Ammone

Viaggi in Egitto Ed in Nubia_Tomo_Uno by D.Domenico on Scribd

Viaggi in Egitto Ed in Nubia Contenenti Tomo Due by D.Domenico on Scribd

Viaggi in Egitto Ed in Nubia Contenenti Tomo Tre by D.Domenico on Scribd

Viaggi in Egitto Ed in Nubia Contenenti Tomo Quarto by D.Domenico on Scribd

ENG
Narrative of the Operations and Recent Discoveries Within the Pyramids, Temples, Tombs and Excavations in Egypt and Nubia and of a Journey to the Coast of the Red Sea, in search of the ancient Berenice; and another to the Oasis of Jupiter Ammon

Narrative of the Operations and Recent Giovanni Battista Balzoni by D.Domenico on Scribd

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Eruzioni di massa coronale (CME) Stealth

 Energia, luce, Magnetismo, Sole, Universo  Commenti disabilitati su Eruzioni di massa coronale (CME) Stealth
Mag 102017
 

Original link : https://phys.org/news/2017-05-space-weather-simulates-solar-storms.html

(Tradotto con Google, traduzione rivisitata)

CME Stealth

Il nostro sole in continua evoluzione espelle continuamente materiale solare nello spazio. I più grandi tali eventi sono enormi nuvole che eruttano dal sole, chiamate espulsioni di massa coronale, o CME. Queste tempeste solari spesso al primo posto con una sorta di avvertimento del flash luminoso di un solar flare, una raffica di calore o di una raffica di particelle energetiche solari. Ma un altro tipo di tempesta ha lasciato perplessi gli scienziati per la sua mancanza di segnali di pericolo tipici: Essi sembrano venire dal nulla, e gli scienziati li chiamano CME stealth.

Differenze tra solar flare (brillamento solare) ed eruzioni di massa coronale CME by NASA

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=TWjtYSRlOUI

Ora, un team internazionale di scienziati, guidati dal laboratorio spaziale Scienze presso l’Università della California, Berkeley, e finanziato in parte dalla NASA, ha sviluppato un  che simula l’evoluzione di queste furtive  . Gli scienziati hanno invocato le missioni NASA STEREO e SOHO per questo lavoro, per una messa a punto del loro modello fino a quando le simulazioni saranno abbinate alle osservazioni spaziali. Il loro lavoro mostra come un lento, silenzioso processo può inaspettatamente creare una massa contorta di campi magnetici sul sole, che poi si stacca via dal sole ed accelera nello spazio, il tutto senza alcun preavviso.

Rispetto alle CME tipiche, che scoppiano dal sole veloce come 1800 miglia al secondo, le CME furtive (Stealth) si muovono ad una sconnessa andatura tra i 250 a 435 miglia al secondo. Che è approssimativamente la velocità del vento solare più comune, il flusso costante di particelle cariche che fluisce dal sole. A quella velocità, le CME Stealth non sono in genere abbastanza potenti per scatenare grandi eventi meteorologici spaziali, ma a causa della loro struttura magnetica interna possono ancora causare lieve a moderati disturbi al  magnetico terrestre.

Per scoprire le origini delle CME Stealth, gli scienziati hanno sviluppato un modello di campi magnetici del sole, simulando la loro forza ed il movimento nell’atmosfera del sole. Decisivo per il modello è la rotazione differenziale del sole, il che significa diverse regioni sul sole che ruotano a velocità diverse. A differenza della Terra, che ruota come un corpo solido, il sole ruota più velocemente all’equatore di quanto non faccia ai poli.

Il modello mostra che la rotazione differenziale provoca campi magnetici nel sole che si allungano e diffondono a velocità diverse. Gli scienziati hanno dimostrato questo processo costante genera energia sufficiente per formare CME furtive nel corso di circa due settimane. La rotazione del sole sottolinea sempre le linee del  nel tempo, alla fine li orditura in una bobina tesa di energia. Quando la tensione è cresciuta abbastanza, la bobina si espande e scatta via in un enorme bolla di campi magnetici intrecciati senza nessun preavviso, quindi la CME Stealth abbandona tranquillamente il sole.

L’evoluzione di un CME Stealth in questa simulazione. rotazione differenziale crea una massa contorta di campi magnetici sul sole, che poi si stacca ed accelera nello spazio. L’immagine del sole è da STEREO della NASA. linee colorate rappresentano linee di campo magnetico, ei diversi colori indicano in cui gli strati di atmosfera del sole hanno origine. Le linee bianche diventano stressati e formano una spirale, eventualmente in eruzione dal sole. Credit: NASA Goddard Space Flight Center / ARMS / Joy Ng,

 

Tali modelli di computer possono aiutare i ricercatori a capire meglio come il sole colpisce lo spazio vicino alla Terra, e, potenzialmente, migliorare la nostra capacità di prevedere tempo, come avviene per la nazione dalla National Oceanic Atmospheric Administration degli Stati Uniti e. Un documento pubblicato nel Journal of Geophysical Research il 5 novembre 2016, riassume questo lavoro.

Original link : https://phys.org/news/2017-05-space-weather-simulates-solar-storms.html

La progressione di un’eruzione solare CME in 5 passi by NASA

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=-tdRTn2lwng

Una Recente attività solare dal 18 Aprile 2017

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=qWlmz0K5Vwc

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Dagli Spettri di Luce al Tristimolo

 Energia, luce, Magnetismo  Commenti disabilitati su Dagli Spettri di Luce al Tristimolo
Apr 262017
 

Interamente tratto dal link (e successivi) : https://www.nikonschool.it/experience/colore-melis.php
A cura di: Marcello Melis

Inizia, con questo, una serie di articoli dedicati al colore, alla colorimetria, al Color Management, alla gestione dei profili di colore standard (ICC), ed ai controlli di colore specifici, applicabili sulla fotocamera, in fase di ripresa, o tramite software in fase di fotoritocco.
In questo primo eXperience proveremo a trasportare il Lettore attraverso il ripido percorso che parte dalla natura elettromagnetica della luce ed arriva alla moderna colorimetria che guida e governa tutta la fotografia digitale.
Troveremo risposte a domande come “cosa è la luce?”, “cosa è il colore?”, “è possibile identificare un colore in modo univoco?”, “come viene tradotto un colore dall’occhio?”.

La Luce

Va subito detto che la luce, che sia bianca o che sia colorata, è sempre una composizione di radiazioni elettromagnetiche che hanno esattamente la stessa natura delle onde radio, delle microonde, dei raggi X o dei raggi Gamma. Un’onda elettromagnetica è caratterizzata principalmente dalla propria frequenza di oscillazione. La frequenza si misura in hertz, cioè in oscillazioni al secondo.

Ingrandisci l
Fig. 1: Propagazione di un’onda.

Partendo dalle basse frequenze ed esplorando tutto lo spettro elettromagnetico, incontriamo per prime le onde radio che vanno da qualche chilohertz (KHz, migliaia di oscillazioni al secondo) a qualche centinaio di megahertz (MHz, milioni di oscillazioni al secondo), poi troviamo le microonde nell’intervallo che va da qualche gigahertz (GHz, miliardi di oscillazioni al secondo) a molte decine di GHz, di seguito ci sono gli infrarossi, che cominciamo a percepire con i nostri sensi sotto forma di radiazione proveniente da una fonte di calore come ad esempio una stufa o un termosifone, poi finalmente la strettissima banda della luce visibile, di cui parleremo in modo dettagliato dopo, ed a seguire le radiazioni ultraviolette, i raggi X ed infine i raggi Gamma.

A partire dalle radiazioni nella banda degli infrarossi e per frequenze crescenti, un’onda elettromagnetica viene più comunemente caratterizzata attraverso la sua lunghezza d’onda piuttosto che attraverso la sua frequenza.

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Fig. 2: Spettro Elettromagnetico.

La lunghezza d’onda è lo spazio percorso da una radiazione nel tempo di durata di un singolo ciclo. Un’onda elettromagnetica percorre quasi 300.000 km in un secondo; un’onda radio ad esempio con frequenza di 300 Khz avrà quindi una lunghezza d’onda pari ad 1 Km (Onde Lunghe). In formule L=V/F dove L è la lunghezza d’onda, V la velocità di propagazione ed F la frequenza.

Le lunghezze d’onda delle radiazioni nell’infrarosso, nel visibile e nell’ultravioletto hanno dimensioni che vanno da centinaia di micrometri (1 μm = 1 milionesimo di metro) a decine di nanometri (1 nm = 1 miliardesimo di metro, 1μm =1000nm).
Lo spettro degli infrarossi (IR) è molto ampio ed a seconda della disciplina scientifica viene classificato in vari modi. La classificazione DIN/CIE, di interesse fotografico distingue tre bande: IR-A (700nm-1.4μm), IR-B (1.4μm-3μm) e IR-C (3μm-1000μm).
Lo spettro del visibile (VIS) si estende da 700nm a 400nm.


Fig. 3: Lo Spettro Visibile.

Lo spettro degli ultravioletti (UV) viene suddiviso in UV-A (400nm-315nm), UV-B (315nm-280nm) e UV-C (280nm-10nm).

Una fotocamera digitale standard ha in genere una sensibilità spettrale che copre la banda del visibile e mantiene una sensibilità residua, molto bassa, nella banda IR-A (ma questo dipende molto da marca, modello e generazione).
Fotocamere digitali modificate alle quali, cioè, è stato rimosso il filtro IR-cut che elimina l’infrarosso e gli UV, conservano una sensibilità simile a quella che hanno nel visibile, fino a lunghezze d’onda di 800-900nm. Questa variante delle fotocamere digitali trova largo impiego in molti campi disciplinari sia scientifici che artistici, come quelli documentati, ad esempio, su queste pagine con i precedenti eXperience Fotografia digitale infrarossa, l’ultima frontiera e Riflettografia nell’Infrarosso con Reflex Nikon.
Sorgenti e composizione spettrale

Una sorgente di luce in generale è composta da radiazioni a diverse frequenze e può venire caratterizzata attraverso il suo così detto spettro di emissione che è un grafico (o tabella) che indica, per ogni lunghezza d’onda, l’intensità di radiazione emessa.
Possiamo distinguere diversi tipi di spettri associati alle relative sorgenti:

  • spettri monocromatici: sono gli spettri tipici delle sorgenti laser. Tutta l’energia è concentrata intorno ad una unica lunghezza d’onda.

    Spettro Monocromatico
  • spettri a righe: sono l’unione di più spettri monocromatici separati da zone senza energia. Sono tipici della materia rarefatta, come i gas, portata ad eccitazione da qualche fonte di energia. Le righe corrispondono ai salti di energia che fanno gli elettroni degli atomi assorbendo e cedendo energia.

    Spettro a Righe
  • spettri a banda stretta nei quali tutta l’energia è concentrata in una zona molto piccola di spettro e che sono tipici delle sorgenti LED.

    Spettro a Banda Stretta
  • spettri continui che presentano ampie zone continue di spettro con valori di energia consistenti, tipici delle sorgenti ad incandescenza ed in generale delle sorgenti tipo corpo nero.

    Spettro Continuo

Le sorgenti di luce di gran lunga più comuni sono quelle che presentano uno spettro di radiazioni continuo. Appartengono a questa classe tutte le sorgenti che producono luce attraverso il raggiungimento di alte temperature come le lampade ad incandescenza, le lampade ad arco e lo stesso Sole che ci fornisce illuminazione ed energia. Queste ultime sorgenti rispondo ad una legge fisica che va sotto il nome di emissione da corpo nero.

Una sorgente particolare: il corpo nero

Un tipo di sorgente di luce particolare è quello che si ha quando un corpo raggiunge temperature molto elevate, tanto da diventare incandescente. I fisici chiamano questo tipo di emissione, emissione da corpo nero, ed hanno sviluppato, in particolare il fisico tedesco Max Plank, un modello matematico che prevede la composizione di frequenze ed ampiezze delle varie radiazioni emesse da un corpo a seconda della temperatura cui viene portato il corpo stesso. All’aumentare della temperatura la lunghezza d’onda media emessa diventa sempre più corta ed ad un certo punto la radiazione entra nella banda di radiazioni visibili all’occhio umano. La temperatura a cui inizia a diventare visibile il corpo nero è di circa 1.000 Kelvin (la temperatura in kelvin è uguale a quella in gradi centigradi aumentati di 273.16). A queste temperature il corpo nero appare rossastro. All’aumentare della temperatura il colore si sposta verso il giallo fino ad arrivare al bianco ad una temperatura intorno ai 6.000 kelvin. Aumentando ancora, cioè dai 7.000 kelvin in su, il colore comincia a diventare azzurro e poi blu.

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Fig. 8: Corpo Nero a 2000K.
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Fig.9: Corpo Nero a 2000K.
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Fig. 10: Corpo Nero a 3200K.
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Fig. 11: Corpo Nero a 6500K.
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Fig. 12: Corpo Nero a 10000K.
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Fig. 13: Corpo Nero a 15000K.

Nelle figure sopra, sono mostrati gli spettri emessi dal Corpo Nero al variare della temperatura in kelvin. La forma della distribuzione rimane simile a tutte le temperature, quello che cambia è la posizione e l’altezza del picco che si sposta verso sinistra attraversando lo spettro visibile. Guardando la banda del visibile si vede come al variare della temperatura variano i rapporti di altezza tra i vari colori, cosa che giustifica la variazione di colore complessiva che assume la luce.
Sole, Atmosfera e spettro risultante

Il fatto che intorno ai 6.500 kelvin la luce emessa dal corpo nero ci appaia bianca dipende dal fatto che questa è proprio la temperatura di colore del Sole che, in quanto unica fonte di luce disponibile durante l’evoluzione della vita sulla Terra, per noi è la sorgente di luce naturale di riferimento, e quindi bianca (neutra). In realtà tra l’emissione di corpo nero a 6.500 kelvin e lo spettro di luce del sole (illuminante Daylight D65) ci sono differenze dovute a due cause: il Sole non è un corpo omogeneo (non è un vero corpo nero teorico) ed ha una “superficie” sede di fenomeni estremamente complessi che alterano lo spettro; tra Sole e Terra si interpone l’atmosfera che funziona da filtro ed assorbe le radiazioni in modo diverso a seconda della lunghezza d’onda.

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Fig. 14: Illuminante D65 e Corpo Nero a 6500K.

Misura dello spettro: Monocromatori e Spettroradiometri

Una sorgente di luce è quindi generalmente fonte di radiazioni che contengono molte lunghezze d’onda. Utilizzando un particolare strumento, detto monocromatore, è possibile selezionare dalla sorgente solo le radiazioni che cadono in una banda stretta intorno ad una specifica lunghezza d’onda ed ottenere quindi, a valle della sorgente e del monocromatore, una luce monocromatica.

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Fig. 15: Monocromatore.

Nella Fig. 15 viene descritto uno dei possibili schemi di monocromatore. La luce della sorgente A entra dalla fessura d’ingresso B e viene collimata (fuoco all’infinito) sul reticolo di dispersione D. La luce dispersa raggiunge lo specchio E e da questo viene focalizzata sul piano d’uscita F, In F quindi si forma l’immagine della fessura B, ma questa immagine è scomposta nelle componenti cromatiche. La purezza della luce G (cioè la sua monocromaticità) dipende dalla dimensione della fessura d’uscita F dalla quale dipende direttamente la larghezza di banda di G.

Uno spettroradiometro svolge la funzione di misurare l’intensità della radiazione al variare della lunghezza d’onda. Le tecnologie utilizzate per la costruzione di uno spettroradiometro sono simili a quelle di un monocromatore, perché in entrambi i casi è necessario separare le diverse componenti in frequenza della sorgente di luce disponibile.

La misura dello spettro può avvenire in due differenti modi: sequenziale o parallelo.
Nella misura sequenziale si dispone di un sensore (una fotocellula) in grado di trasformare la luce che lo colpisce in segnale elettrico. Questo sensore viene posto in una posizione analoga a quella della fessura F del monocromatore e viene utilizzato per misurare l’intensità della radiazione al variare della posizione del reticolo di diffrazione facendo così la scansione di tutto lo spettro.
Nel sistema parallelo viene posto un sensore di immagine (lineare o bidimensionale) in posizione analoga alla fessura F, ma direttamente esposto a tutta l’immagine prodotta dalla lente E. Sul sensore si forma quindi “l’arcobaleno” di colori proveniente dalla griglia di dispersione, ed ogni pixel o fila verticale di pixel, misurerà l’intensità di radiazione di un colore specifico.

Una caratteristica importante di uno spettroradiometro è la risoluzione, ovvero la differenza di lunghezza d’onda minima che lo strumento riesce a distinguere. La Fig. 16 mostra uno spettro misurato con uno strumento a risoluzione di 10 nm (Eye-One Pro con software Babel Color). La Fig. 17 mostra uno spettro a banda strettissima (laser) misurato con uno spettroradiometro a risoluzione di 1.5 nm (SphereOptics con software proprietario). È evidente come la misura del secondo spettro con il primo strumento avrebbe portato ad una misura troppo grossolana per apprezzare la dimensione della banda.

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Fig. 16: Spettro a picchi di una lampada a basso consumo.

Irradianza spettrale di sorgente Laser misurata
con spettroradiometro (microwatt /( cm^2*nm)).

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Curve di sensibilità spettrale

Se vogliamo caratterizzare dal punto di vista spettrale un dispositivo sensibile alla luce, abbiamo bisogno di tracciare la sua curva di sensibilità spettrale.
È possibile ottenere questo in modi diversi, uno dei quali, tra i più precisi, richiede l’uso congiunto di una sorgente di luce ad ampio spettro, di un monocromatore e di uno spettroradiometro.
La procedura consiste nell’esporre il sensore ad una sequenza di stimoli monocromatici (sorgente + monocromatore). Ad ogni stimolo, cioè per ogni lunghezza d’onda impostata sul monocromatore, viene misurata con lo spettroradiometro l’energia spettrale “vista” dal sensore, ed allo stesso tempo viene registrato il valore numerico fornito dal sensore in risposta a quello stimolo.
Il rapporto tra il valore numerico prodotto dal sensore e l’energia raccolta dallo stesso, per ogni lunghezza d’onda, determinerà la sensibilità spettrale del sensore.

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Fig. 18: Sensibilità spettrale Nikon D700 senza Filtro IRcut.

La Fig. 18 mostra la sensibilità di una fotocamera Nikon D700 priva del filtro di blocco degli IR e degli UV. Come si può notare la sensibilità della fotocamera si estende fino ad oltre i 900nm. In questo caso abbiamo tre curve di sensibilità perché i photo-site (pixel) del sensore sono coperti dalla matrice di Bayer costituita da una scacchiera di filtri rosso verde e blu, e di conseguenza è necessario misurare la sensibilità spettrale per ciascun tipo di filtro.
Curve di trasmittanza spettrale

Altro uso che si può fare di una strumentazione come quella descritta è la misura della trasmittanza spettrale. La trasmittanza spettrale è una curva che assume valori compresi tra 0 ed 1 (dallo 0% al 100% di segnale trasmesso) in funzione della lunghezza d’onda. Un filtro colorato, ad esempio, presenterà una trasmittanza spettrale caratteristica che ne determinerà il colore.
La trasmittanza è semplicemente la quantità di luce che viene fatta passare dal filtro in funzione della lunghezza d’onda. Per determinarla, prima si misura lo spettro di emissione di una sorgente di luce ad ampio spettro, e poi si misura lo spettro di emissione della stessa lampada ma visto attraverso il filtro. La seconda misura diviso la prima, lunghezza d’onda per lunghezza d’onda, fornirà la trasmittanza spettrale.

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Fig. 19: Trasmittanza Filtro IRcut di una Nikon D300.

Sensibilità spettrale dell’occhio

Sulla Terra la fonte di luce primaria è sempre stata il Sole. Il Sole ha uno spettro di emissione che raggiunge valori massimi tra i 400 ed i 700nm, con un picco a 555nm. La vita sulla Terra si è dunque sviluppata ed adattata a questa sorgente di luce. Infatti lo spettro visibile per l’Uomo coincide proprio con la banda da 400 a 700nm e la sensibilità massima si ha proprio a 555nm.


Fig. 20: Sensibilità alla luce diurna (efficienza fotopica).

La Fig. 20 mostra la curva complessiva di sensibilità dell’occhio alla luce diurna. Questa è una curva di efficienza che traccia la sensibilità dell’occhio a prescindere dai colori. È stata misurata anche una curva analoga, ma relativa alla visione notturna (scarsità di luce). Questa seconda curva ha la stessa forma ma il culmine è spostato verso sinistra, verso il blu.
Radiometria vs Fotometria

La curva di sensibilità fotopica, detta anche curva di efficienza V(λ), dove λ indica la lunghezza d’onda, è l’anello che mette in corrispondenza le misure radiometriche con le misure fotometriche.
Le misure fotometriche, qualunque esse siano, sono sempre riferite al campo di sensibilità dell’occhio. Una misura fotometrica parte da una misura radiometrica che viene moltiplicata lunghezza d’onda per lunghezza d’onda per la curva di efficienza V(λ), oltre che per altri fattori di scala. Qualsiasi misura fotometrica, quindi, effettuata in una zona di spettro elettromagnetico esterna al visibile, risulterà nulla.

Sensibilità spettrale dell’occhio: coni e bastoncelli

La retina, cioè la parte sensibile dell’occhio umano, è costituita da 4 tipi di sensori: i bastoncelli e tre tipi di coni.


Fig. 21: Sezione di Retina con Bastoncelli, Coni e primi strati di neuroni.

I bastoncelli sono responsabili della visione scotopica, ovvero della visione notturna o in situazioni di carenza di luce. I bastoncelli non sono in grado di distinguere i colori e sono organi ad alta sensibilità con uno spettro di sensibilità che copre tutto il visibile. La sensibilità dei bastoncelli è di mille volte superiore a quella dei coni e ci permette la visione notturna. La sensibilità scotopica, cioè quella notturna, coincide quindi con la sensibilità dei bastoncelli, mostrata in Fig. 22


Fig. 22: Sensibilità in luce notturna (Scotopica).

In luce diurna, invece, la visione è a carico dei coni che mostrano una sensibilità più bassa dei bastoncelli, ma selettiva rispetto alle lunghezze d’onda della luce. I coni sono di tre tipi, differenziati rispetto alla banda di sensibilità (blu, verde e rosso) come mostrato in Fig. 23.


Fig. 23: Curve di sensibilità dei tre tipi di coni.

La conseguenza più evidente derivante dalla fisiologia dell’occhio, consiste nel modo in cui l’occhio interpreta lo spettro di una emissione che cade nel campo visibile. Lo spettro viene “pesato” secondo le tre curve di sensibilità di Fig. 23 producendo tre stimoli nervosi proporzionali all’intensità della radiazione nelle tre zone di sensibilità dei coni. In altre parole uno spettro, che fisicamente potrebbe essere rappresentato da decine di valori (l’intensità misurata ad un certo passo di lunghezza d’onda) viene ridotto a solo tre valori.
Questo passaggio è fondamentale perché è quello su cui si basa l’intero settore dell’imaging digitale come lo conosciamo oggi.
Va subito evidenziato che due spettri che producono la stessa terna di stimoli nell’occhio, non sono necessariamente due spettri uguali. I due spettri appaiono uguali solo all’occhio umano, e per questo vengono anche detti metamerici. Il fenomeno è mostrato nelle Fig. 24, Fig. 25 e Fig. 26.
L’uguaglianza di stimolo non garantisce l’uguaglianza di spettro, e questo è il fenomeno grazie al quale possiamo indurre in un osservatore la sensazione di qualsiasi colore, utilizzando solo tre sorgenti di luce a banda stretta, opportunamente miscelate. Da qui tutta la tecnologia dei dispositivi di riproduzione del colore, come gli schermi video, che sono composti da matrici di elementi, ognuno dei quali contiene tre sorgenti di colore, in genere rosso, verde e blu.


Fig. 24: Spettro di lampada a basso consumo.

Fig. 25: Spettro di lampada ad incandescenza.


Fig. 26: Uguaglianza metamerica dei due spettri.

Colorimetria

Partendo dalle osservazioni sulla visione fisiologica, si è sviluppata la Colorimetria moderna. Nel corso della storia, ed in particolare nell’ambito sia della Scienza che delle Belle Arti, diversi personaggi illustri hanno messo a punto sistemi di classificazione dei colori. La colorimetria moderna, muovendo dalla fisiologia e da trasformazioni matematiche, ha messo a punto sistemi di riferimento colorimetrici assoluti che permettono di definire in modo univoco qualsiasi colore.
In particolare la CIE (comitato internazionale per l’illuminazione) ha stabilito sin dal 1931 le curve di sensibilità standard partendo dalle misurazioni delle curve di sensibilità di un campione di persone. La conoscenza delle curve di sensibilità dell’essere umano permette di stabilire le relazioni tra colori che appaiono ai nostri occhi, al di là del metamerismo. Nei vari passaggi di colore tra un dispositivo ed un altro, se si riesce a mantenere costante la sensazione di colore, anche se gli spettri effettivi dell’emissione luminosa cambiano, abbiamo raggiunto lo scopo di mantenere la fedeltà di colore apparente, che è quella che interessa dal punto di vista dell’imaging digitale.
A partire dalle curve di sensibilità misurate sull’uomo, la CIE ha derivato una terna di curve di sensibilità attraverso le quali qualsiasi colore viene identificato con tre coordinate all’interno di uno spazio di colore colorimetrico.
Questo spazio è chiamato XYZ e le curve di “sensibilità” corrispondenti (quelle che, dato uno spettro qualsiasi nel visibile, lo pesano restituendo i tre valori X, Y, e Z) sono quelle illustrate nella Fig. 27.
Queste curve non rappresentano, in realtà, la sensibilità di qualche cosa, ma derivano da opportune trasformazioni matematiche delle curve di sensibilità dell’occhio. Ad esempio la curva “verde”, cioè Y, coincide con la sensibilità fotopica, e restituisce direttamente la misura fotometrica della intensità della luce.


Fig. 27: Color Matching Functions CIE 31.

Qualsiasi colore, dunque, “visto” attraverso queste curve viene trasformato in una terna di valori nello spazio X,Y,Z. Se tracciamo il piano che passa per i valori unitari degli assi otteniamo un triangolo come in Fig. 28. Un colore qualsiasi, trasformato nella terna colorimetrica, è rappresentato da un punto Q in questo spazio. Il vettore che unisce l’origine al punto Q attraversa il triangolo in un punto q. Se misuriamo i valori XYZ di tutti i colori monocromatici dello spettro visibile (dell’arcobaleno), quello che viene fuori è la curva a forma di vela che si vede tracciata sul triangolo.


Fig. 28: Spazio colorimetrico XYZ.

Se schiacciamo l’asse Z sul piano XY otteniamo una nuova rappresentazione nella quale le coordinate XYZ sono trasformate in altre coordinate relative con la seguente formula:
x = X/(X+Y+Z), y = Y/(X+Y+Z), z = Z/(X+Y+Z)

In questo modo otteniamo una nuova rappresentazione grafica, detta Diagramma di Cromaticità, come illustrato in Fig. 29. In questo diagramma vengono rappresentate tutte le cromaticità visibili dall’occhio umano e di conseguenza qualsiasi colore trova una sua collocazione all’interno della zona a forma di vela. I confini della figura rappresentano i colori monocromatici, mentre la base, rettilinea, rappresenta tutte le combinazioni che si ottengono sommando i colori estremi dello spettro (rosso e blu) e quindi sono tutte le sfumature di magenta, colore non presente nello spettro della luce bianca.

Fig 29: Diagramma di Cromaticità (proiezione di XYZ su xy).

Questo diagramma gode di alcune proprietà molto interessanti, tra le quali le seguenti.
Presi due punti qualsiasi, la linea che unisce i due punti rappresenta tutte le possibili combinazioni dei due colori rappresentati da quei due punti.
Presi tre punti, che identificano un triangolo, qualsiasi colore all’interno del triangolo può essere generato (metamericamente) attraverso la combinazione dei colori rappresentati dai vertici del triangolo, in proporzioni equivalenti alla distanza del punto di colore dai vertici.
La seconda caratteristica è ben rappresentativa di quello che succede in un monitor, dove ogni colore viene prodotto per sintesi additiva di tre colori così detti primari, come mostrato in Fig. 30. Qua vengono indicate le coordinate cromatiche dei tre colori a sintesi (rosso, verde e blu), le coordinate cromatiche del bianco del monitor e la curva lungo la quale giacciono tutti i colori che si ottengono al variare della temperatura di colore.

Fig 30: Gamut di Monitor.

Conclusioni

Abbiamo visto in questo articolo tutti i passaggi necessari per rappresentare in modo univoco un colore.
Siamo partiti dallo spettro di un colore, così come viene trattato in spettroradiometria, abbiamo poi visto che l’occhio è dotato di organi (i coni) in grado di distinguere in qualche modo le varie parti dello spettro visibile, poi abbiamo visto la definizione ufficiale delle “curve di sensibilità” definite dalla CIE, meglio conosciute come Color Matching Functions, ed infine lo spazio colorimetrico XYZ.
Questo percorso di trasformazioni è la base del Color Management, ed è anche la base per comprendere e poi mettere in piedi un corretto work-flow nel lavoro di qualsiasi Fotografo o Grafico.

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Fluorescenza visibile da radiazione ultravioletta

 Botanica, luce, Sole  Commenti disabilitati su Fluorescenza visibile da radiazione ultravioletta
Apr 262017
 

Fluorescenza visibile indotta (UVF) e riflessa (UVR) da radiazione ultravioletta applicata ai fiori e alle piante.

Tratto da : https://www.nikonschool.it/experience/fluorescenza6.php

L’Ultravioletto indotto “UVF”

La fluorescenza UV è la proprietà che posseggono alcuni corpi di emettere radiazioni di energia minore, quindi a maggiore lunghezza d’onda, nella banda del visibile quando sono sottoposti ad irraggiamento con radiazione UV. Quando questo avviene si dice che la sostanza è fluorescente. Il fenomeno, che termina in pratica quando cessa l’eccitazione (con ritardi nell’ordine di 10-9 – 10-3s), ha spesso entità molto modesta e risulta osservabile solo in un ambiente totalmente oscurato e dopo un adattamento visivo dell’occhio a bassi livelli di luminosità.

L’Ultravioletto Riflesso “UVR”

L’Ultravioletto Riflesso (UVR) che raccoglie solo la componente UV riflessa dalla superficie oggetto di indagine. La differenza principale rispetto alla fluorescenza UV è da ricercare nei risultati che si possono ottenere e nella metodologia di impiego. L’Ultravioletto Riflesso, a differenza dell’UVF, richiede che solamente la radiazione UV sia registrata dalla fotocamera, perciò bisogna eliminare la radiazione visibile con un filtro da apporre davanti all’obiettivo che deve essere completamente trasparente all’UV, in modo da bloccare la radiazione visibile parassita della sorgente luminosa e la luce visibile della fluorescenza. Dato che il fenomeno della riflessione dell’UV caratterizza i materiali in modo diverso rispetto alla fluorescenza, la versatilità e gli ambiti di applicazione sono molto ristretti.

Da consultare anche l’articolo al seguente link : http://www.holovachov.com/fluorescence

Da consultare anche l’articolo presente sul sito sulla Camera Kirlian link : https://www.fortunadrago.it/3729/kirlian-camera/

Video di David Wolfe link : https://www.facebook.com/DavidAvocadoWolfe/

video link : https://www.facebook.com/DavidAvocadoWolfe/videos/10154427297426512/

Fluorescenza indotta (UVF) su piante e fiori

La seguente galleria di foto è di proprietà di Craig P. Burrows link : https://www.facebook.com/cpburrowsphotography/
Sito di Craig P. Burrows link : http://www.cpburrows.com/

La seguente galleria di foto è di proprietà di Oleksandr Holovachov link : http://www.holovachov.com/
Tratto dal link : http://www.holovachov.com/p187256964

Da consultare anche l’articolo presente sul sito sulla Camera Kirlian link : https://www.fortunadrago.it/3729/kirlian-camera/

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Sole immoto = Terra stazionaria = Il Meraviglioso Inganno

 Archeologia, Gravità, Legge del Ritmo, Magnetismo, Sole  Commenti disabilitati su Sole immoto = Terra stazionaria = Il Meraviglioso Inganno
Apr 122017
 

Come di consueto , gli articoli pubblicati su Fortunadrago.it , prevedono una minima conoscenza della teoria base di Pier Luigi Ighina , la sua “Legge del Ritmo”. (sono consultabili cliccando sul testo con link attivo in evidenza).

Sole immoto

Negli scritti di Pier Luigi Ighina e nelle sue interviste spesso fa riferimento al fatto che la Terra è ferma e che viviamo in una riflessione di energia, che ci fa vedere le cose all’incontrario.

 

Adesso come si collega tutto ciò con quello che è scritto nella Bibbia :

Tratto da : http://labibbiatrastoriaescienza.blogspot.it/2015/12/il-sole-immoto.html

Giosuè cap 10
12 Fu allora che Giosuè parlava a Geova, il giorno che Geova abbandonò gli amorrei ai figli d’Israele, e diceva davanti agli occhi d’Israele: “Sole, resta immoto su Gabaon, E, luna, sul bassopiano di Aialon”.
13 Pertanto il sole rimase immoto, e la luna in effetti si fermò, finché la nazione poté far vendetta dei suoi nemici. Non è scritto nel libro di Iashar? E il sole stava fermo in mezzo ai cieli e non si affrettò a tramontare per circa un giorno intero.
14 E nessun giorno è stato come quello, né prima né dopo, in quanto Geova ascoltò la voce di un uomo, poiché Geova stesso combatteva per Israele.

Il Sole si fermò sopra la pianura e la Luna interruppe anch’essa il suo viaggiare, il giorno più lungo della storia dell’umanità si stava compiendo. Gli eserciti di Giosuè trucidarono le truppe nemiche che stavano fuggendo ed il tempo riprese a scorrere.

Ma a questo punto cosa succedeva dall’altra parte dell’emisfero terrestre ?
Succedeva l’esatto opposto, ovvero piombò nelle tenebre per un tempo corrispondente :

Raccontano le leggende azteche,di un giorno in cui la Terra piombò nell’oscurità più completa fatta eccezione per Teotihuacan dove continuò ad ardere una fiamma sacra. Allora in quel luogo si radunarono tutti gli dei e tentarono di spostare Sole e Luna,che erano immobili. A seconda delle diverse versioni della leggenda,venne lanciata una freccia o il dio del vento soffiò nel cielo.In ogni caso,il risultato fu che il Sole e la Luna ripresero il loro corso e la Terra fu salva. Gli Aztechi trassero da questa leggenda la nozione che il tempo si era fermato e che poi aveva ricominciato a scorrere, e dunque le piramidi di Teotihuacan vennero collegate idealmente al Sole e alla Luna.Queste leggende Azteche indicano con forza che le Piramidi de Sole e della Luna vennero costruite per ricordare il giorno in cui non ci fu il sorgere del Sole.

Se dunque a Canaan il Sole non tramontò per venti ore, nelle Ande per le stesse venti ore il Sole non sorse!
Questo fenomeno avvenne nel 1393 circa A.C. come citano le fonti…
i racconti non descrivono un arresto repentino del Sole (e della Luna), bensì una momentanea alterazione del movimento di rotazione della volta celeste.

Premessa

Premesso che : L’Energia positiva primordiale che proviene dal sole, nel suo incedere nello spazio è praticamente nulla (irrivelabile analogamente come in una camera oscura), essa si rivela solo quando impatta contro la materia di un corpo celeste, allora la luce diventa tale, calore, radiazioni etc.

Impatti o riflessi

In pratica la Terra come gli altri pianeti del sistema solare, non gira intorno al sole, quello che vediamo è solo l’impatto con l’energia solare, se non c’è impatto, non vediamo nulla.
Ma è più appropriato parlare piuttosto che di impatti, di riflessi come ne parlava Pier Luigi Ighina, infatti il risultato di un impatto con un corpo celeste, noi ne vediamo il riflesso e in quanto tale
sono soggetti ad inversioni (flip) sia verticali che orizzontali (dipende dalla natura del riflesso).

Camera oscura (Flip verticale)

(Inversione orizzontale ed inversione verticale)

Duran Duran The Reflex : https://www.youtube.com/watch?v=oDnNF5cHCdo

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=vBpxhfBlVLU

Terra stazionaria

Quindi ciò che vediamo sono riflessi che sono scaturiti dagli impatti, trascinati quindi dal vorticare dell’energia primordiale solare ne vediamo l’orbitare del corpo solare intorno al sole.
La natura quindi non sposta masse planetarie, che rimangono ben ferme al loro posto, ma solo il loro riflesso corrispondente.
Per questo motivo quando s’è avuto il transito del pianeta Venere nel 2012, la sua immagine ne è risultata “trasparente” al disco solare, poiché quello che vediamo non è la massa planetaria del pianeta, ma il suo impatto/riflesso.

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=d2-PVognJ94

La massa planetaria del pianeta, non è lì, ma seguendo il suo impatto visivo, compiremo un percorso orbitale (mai diretto) che ci consentirà di arrivare alla congiunzione dell’impatto con la massa planetaria stessa.

Andare al di fuori di questa rotta significa navigare nel vortice solare senza nessun tipo di riferimento, con l’inevitabile destino di finire prima o poi nel centro del vortice solare (nel sole).

Il meraviglioso inganno

Ma Pier Luigi Ighina parla anche di un effetto stroboscopico che crea l’alternarsi del giorno e della notte con il movimento di energia solare.
Ciò è spiegabile con la natura stessa della legge del ritmo (Gravità).
Infatti l’energia positiva (luminosa/Gialla/calda) proveniente dal sole, raggiunge il centro della Terra, dove si inverte in negativa (opaca/Blu/fredda) e risale alla superficie del pianeta per ritornare al sole.
Questo crea l’alternarsi pulsante tra luce (sole) e tenebre (sole nero), la cui frequenza mette in moto l’effetto stroboscopico di cui parla Pier Luigi Ighina.

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=pB4hFDZSn-I

Vivendo in questa riflessione di energia solare/terrestre ovvero luminosa/opaca abbiamo lo stabilizzarsi della forza di Gravità e il procedere dell’alternarsi pulsante del giorno/notte così come lo conosciamo.
Senza le tenebre saremmo ridotti come chi subisce gli interrogatori di terzo grado, con il riflettore (il sole) continuamente puntato contro senza nessuna difesa 24 ore su 24.

Il sole la nostra stella è l’unico corpo attivo di tutto il sistema solare, l’unico motore del sistema solare.

Da consultare anche : La Colla Magnetica (Universale)

Conclusioni

Oggi si cerca di dare spiegazioni su cosa sia la Gravità, tralasciando su cosa sia realmente la Materia e il legame tra di esse.
S’è arrivato a dire che la Gravità non esiste in quanto forza risultante o “effetto” vuoto!
Si ci ostina con la legge di gravitazione universale di Newton, ma i conti non tornano, e s’è inventata la Materia Oscura, l’Energia oscura o l’Universo olografico fino ad arrivare alla teoria di  Terra-piatta (in cui lo scrivente non crede).
Quello che credo è che la natura sia molto più semplice e che è l’essere umano a complicare il tutto.

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Energia Verde Negativo

 Energia, Etere, Magnetismo  Commenti disabilitati su Energia Verde Negativo
Feb 102017
 

Tratto dal sito : http://www.astroceramica.it/terapia-cromoradionica.html

ENERGIA “VERDE NEGATIVO” E TERAPIA CROMORADIONICA O CROMOTERAPIA RADIONICA
di Andrea Fontana


Ecco come avvenne la scoperta del “VERDE NEGATIVO
“.
All’inizio del 1930 i ricercatori francesi Chaumery e De Belizal fecero degli studi di radioestesia fisica sui solidi ed esaminarono attentamente le radiazioni emesse dalla superficie di una sfera di legno
, posta sopra un supporto.

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Constatarono che nei due vertici, alto e basso (chiamati Nord e Sud), risultavano esserci due energie opposte (negativa e positiva). Constatarono anche l’esistenza di due meridiani: uno “elettrico
“, l’altro “magnetico“, passanti per i due “poli” Nord e Sud.
Tracciarono una riga che divideva a metà la sfera, denominata “equatore”.
Studiando la parte superiore del meridiano magnetico (quello passante per la parte superiore dell’equatore), notarono che la superficie della sfera emetteva 7  ” vibrazioni-colore ” ripartite regolarmente a 1/6° di intervallo: in alto il violetto
; verso la sinistra dell’osservatore, andando verso il basso, l’indaco, l’azzurro, il verde +; verso la destra, andando verso il basso, trovarono vibrazioni speciali che solo in un secondo tempo capirono che appartenevano allo spettro invisibile.

 

sfera-colori
Parte superiore


Studiando la parte inferiore del meridiano magnetico (quello passante per la parte inferiore dell’equatore della sfera), captarono le vibrazioni del rosso
(polo sud), dell’arancio, del giallo, ed altre vibrazioni che non furono subito identificate perché anch’esse appartenenti allo spettro invisibile.

sfera-meridiano-magnetico
Parte inferiore
Decomposizione dello spettro in colori-raggi del Meridiano Magnetico.


Tra le emissioni appartenenti allo spettro invisibile
, che seguito furono bene identificate in infrarosso, nero, bianco, ultravioletto, suscitò il massimo interesse la radiazione diametralmente opposta all’emissione del Verde dello spettro visibile (verde positivo = V+) una vibrazione misteriosa collocata esattamente tra il bianco e il nero, con strane proprietà.
Sin dal 1934 questa emissione fu battezzata da Chaumery e De Belizal con il nome di VERDE NEGATIVO
, per la sua posizione opposta e contraria a quella del verde positivo.
I due ricercatori notarono un fatto importante e curioso: l’emissione dei colori dalla superficie della sfera in legno seguiva un ciclo lento, della durata di 24 ore. Ogni giorno, alla stessa ora, i due studiosi ritrovarono i punti di colore al posto giusto.
Questa variazione dei punti-colore è verosimilmente connessa con la posizione della Terra rispetto al Sole, o meglio con l’angolazione della luce proveniente dal Sole.
Da notare è che nella zona compresa tra il nero ed il bianco esistono importanti punti vibratori; ad esempio le stazioni radio ed i ripetitori radiotelevisivi interferiscono in una zona intermedia tra il Verde Negativo ed il bianco. I cavi di alta tensione (anche quelli ferroviari) sono su una frequenza vicina alla precedente.
L’acqua nel sottosuolo, in falda o in corrente emette una frequenza pericolosissima, captabile in una zona compresa tra il verde negativo ed il nero.
Ogni forma di radioattività, naturale o artificiale, emette vibrazioni lungo la frequenza del Verde negativo.
Il verde negativo è la vibrazione più corta e più potente dell’universo.
Parlando di essa De Belizal e Morel, nel loro testo “Fisica Micro-Vibratoria e forze invisibili“, l’hanno definita come l’onda tellurica che –dal centro della terra – si alza verso la stratosfera, portando con sè ogni vibrazione trovata lungo il suo cammino.
Quando si parla genericamente di “verde negativo” si sottintende una fascia di raggi radioattivi intensissimi, compresi tra l’infrarosso e l’ultravioletto.

sfera-dell-invisibile
Grafico con la gamma delle frequenze appartenenti alla sfera dell’invisibile, con gli irradiamenti secondari


La vibrazione del Verde Negativo
puro è la più importante, anche per specifici usi nelle terapie oncologiche del prossimo futuro.
Il ricercatore francese Enel fu il primo a intuire il rapporto fra le microvibrazioni e i tumori, ed ora, la possibilità di curare con tale sistema, è realtà.
Il Verde Negativo puro ha le seguenti proprietà:

  mummifica
, qualsiasi sostanza organica (carne, pesce, uova, fiori, ecc).
 sterilizza
, distruggendo i micro-organismi responsabili della putrefazione. Il fatto straordinario è che non è necessario che l’azione della vibrazione V- agisca a lungo: è sufficiente avere un testimone (ad esempio un pezzetto di carne) da irradiare, per trasmettere l’energia all’intero soggetto, anche se è distante oltre 500 Km.

Ma la cura a distanza non è nata in questo secolo, poiché ogni scoperta fatta non è altro che una riscoperta di conoscenze millenarie andate perdute o dimenticate.
La storia recente della cura a distanza risale ad oltre duecento anni fa, ad opera del cavaliere francese De Barberin, ufficiale d’artiglieria e seguace del grande Magnetizzatore Franz Anton Mesmer (già citato precedentemente).
Riferiamo quanto si scrisse circa le sue cure: “…il cavalier De Barberin si è spinto più lontano del Mesmer. Egli, che ha meglio conosciuto il principio in base al quale agisce, ha fatto spesso esperienze, le quali gli hanno rivelato che l’azione magnetica si faceva sentire a una distanza molto lontana; donde si può concludere che non ci sono limiti noti che possano circoscriverla, né ostacoli che essa non superi: il signor De Barberin e le persone che si sono esercitate secondo i suoi principi hanno magnetizzato più volte da un capo all’altro della città, e anche a varie leghe di distanza…”.
Questo accadeva intorno al 1780, a Lione.

Poiché è possibile sterilizzare a distanza, è anche teoricamente possibile ridurre un tumore, operando in un luogo molto distante dove vive l’ammalato, purché si abbia una particella della neoplasia da trattare.
I medici del XXI° Secolo opereranno in questo modo. Infatti, se usando il V- puro si mummificano i tessuti, con il V- non puro (ad esempio sulla frequenza ”alfa”) si cura il tumore senza mummificare. Nella misura in cui il malato guarisce ed il tumore si riassolve, si utilizza una emissione di V- sempre più lontana dalla frequenza pura e sempre più vicina al Nero.
La guarigione è possibile se il tumore è al primo stadio. Se il caso è disperato gli specialisti Chaumery e De Belizal raccomandavano comunque la terapia col Verde Negativo, per mummificare i centri nervosi, onde sopprimere la sofferenza e mummificare lentamente i tessuti, prolungando la vita del malato.
La vibrazione del V- è l’onda più corta e penetrante dell’universo, infatti i radioestesisti che hanno eseguito esperimenti con questa vibrazione, senza le opportune precauzioni, sono stati colpiti da ustioni simili a radiodermiti.
Ma, se non è utilizzata, questa vibrazione diventa un’onda morta.

Sfruttando le scoperte fatte sulla Sfera, Chaumery e De Belizal progettarono e costruirono un pendolo in legno dalle caratteristiche straordinarie, chiamato “PENDOLO UNIVERSALE“.
Il Pendolo Universale detiene al suo interno una particolare pila perpetua, senza la quale il Pendolo non sarebbe efficace.
Grazie agli studi di questi pionieri della TERAPIA CROMO-RADIONICA, abbiamo applicato le proprietà della “Ceramica” nella realizzazione di un Pendolo Universale, che ci auguriamo possa continuare l’opera dei suoi ideatori, fornito con le istruzioni d’uso originali (traduzione in Italiano).

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Tratto dal sito : http://centrolucenascente.blogspot.it/2012/11/verde-negativo.html

Verde Negativo

Verde Negativo.

V- questo sconosciuto e potente colore dello spettro dell’aura è il responsabile della maggior parte delle cefalee notturne del nostro paese. Vediamo allora di capirci qualcosa di più. Il Verde Negativo fu scoperto quasi per caso dal fisico Bovis durante un viaggio nella piramide di Cheope trovando decine di corpi di uccelli gatti e topi morti, rimasti intrappolati nei corridoi e stranamente mummificati. La scoperta lo indusse a ricreare in patria una piramide in scala e a collocarci all’interno dei cadaveri di gatti trovati per strada. L’esperimento riuscì ma non riusciva a spiegarsi tale fenomeno attribuendolo a una qualche forma sconosciuta di energia cosmica. Fu De Belizal altro fisico e ricercatore francese con la passione della Radiestesia a spiegare la causa della mummificazione delle carcasse all’interno della piramide Egizia. Grazie a dei pendoli  particolari in grado di captare le radiazione dell’aura delle forme geometriche (campo energetico che circonda ogni forma, vivente e non) riuscì a isolare dodici  emissioni  energetiche nel perimetro di una sfera corrispondenti per vibrazione ai colori dello spettro visibile e invisibile così distribuiti sull’aura:

Verde Negativo V-       Verde Positivo     V+

Nero                  N            Blu                    Bu

Infrarosso          IR           Indaco              I

Rosso                R            Viola                 Vi

Arancio            O            Ultravioletto     UV

Giallo               J              Bianco              Bc

Approfondendo il suo lavoro battezzò queste emissioni di colore “Onde di Forma”. Scoprì  inoltre che il colore attraversando l’equatore della sfera rimaneva tale ma cambiava di polarità; da qui la dicitura Verde Negativo poiché non ne esiste un colore simile in natura e così tutti gli altri. La cosa è molto complicata ma si può così riassumere:

l’onda di forma cambia di polarità in base all’orientamento magnetico ecco perché è importante orientare il letto con la testa a nord; tutte le emissioni  che tendono verso il sud passando per l’est e l’ovest sono tendenzialmente dannose per l’organismo. A sud si avrà l’emissione di Verde Negativo pura che ha caratteristiche disseccanti mummificanti e di scarica dell’energia con conseguente spossatezza di chi si trova investito dal suo influsso. Chaumery Il collega di de Belizal morì  mummificato in seguito alle lunghe esposizioni agli strumenti realizzati per studiare il Verde Negativo. In seguito De Belizal e il nuovo collega Morel riuscirono grazie a degli strumenti più precisi e sicuri a trattare e portare a guarigione persone ammalate di tumore al fegato inviando  V-  a orario e per breve tempo.

Nello schema qui riprodotto è resa visibile solo la componente energetica del Verde + che è il V- ma ogni colore ha la sua  carica negativa quindi a ogni colore naturale emesso dall’aura ne va considerato uno   con caratteristiche opposte. Il più dannoso in assoluto per in organismo vivente esposto alla sua influenza rimane senz’altro il Verde negativo emesso in gran quantità dalle geopatie, faglie, vene di acqua, giacimenti minerali, linee dell’alta tensione, nodi e incroci energetici. Un bel dilemma davvero. Per completare l’opera si ci è messa la moderna architettura con le gabbie abitative formate da sconsiderati intrecci di ferro e cemento che amplificano fortemente le Radiazioni Geopatiche. In questo senso si è mossa la moderna Radiestesia per cercare delle soluzioni idonee a preservare la salute anche in presenza di emissioni geopatogene impossibili da evitare. Sono nati così una miriade di equilibratori, compensatori, neutralizzatori di queste benedette Radiazioni Geopatiche e i loro risvolti negativi.

Piramide di Cheope

Piramide di Cheope.Un ricercatore di nome Bovis (l’ideatore del regolo di bovis per misurare le vibrazioni energetiche) negli anni cinquanta durante una visita guidata all’interno della piramide di Cheope si smarrì per qualche tempo nei corridoi adiacenti la tomba reale ed ebbe modo di osservare in tutta tranquillità cio che vi accadeva. Dalle pareti trasudava umidità  l’aria era pesante ma senza odori particolari e negli angoli dei corridoi giacevano diversi cadaveri di animali morti, tra cui ratti, uccelli e anche gatti, evidentemente entrati all’interno e incapaci di riguadagnare l’uscita. Incuriosito dal gran numerto di queste bestioline morte, si chinò per ossevarle da vicino alla fioca luce della torcia elettrica. Alcuni erano coperti di terriccio e ragnatele quindi dovevano essere li da gran tempo, li smosse e si rese conto che erano  perfettamente conservati, senza traccia di cattivo odore o putrefazione ne perdita di pelo. Ne trafugò uno nello zaino certo di aver fatto una scoperta a dir poco eccezionale.
Tornato in patria, esaminò il corpo del roditore in laboratorio e scoprì che era perfettamente mummificato. Animato da simile scoperta, si adoperò per realizzare una piramide in scala nel suo giardino, la struttura era realizzata in blocchi di pietra simili a quella di Cheope ed anche le varie misure la riproducevano fedelmente.
terminato di costruirla, prese a deporvi al suo interno carcasse di animali morti,  soprattutto gatti e topi a diversi stadi di decomposizione. Con sua grande soddisfazione il modello di piramide funzionava egregiamente. Qualche anno dopo nella repubblica Ceca un ricercatore registrò all’ufficio brevetti una singolarissima invenzione; un’affilatore di lamette da barba a forma di piramide di cheope, realizzato in cartone compresso. Quello fu l’inizio dell’era della piramide energetica. Il singolare inventore, scoprì che al terzo inferiore dell’altezza della piramide di cheope correttamente orientata a nord, si forma una formidabile concentrazione di energia. Identificata da De Belizal come verde negativo V- anche se nel brevetto si parla piuttosto di energia cosmica. Ma anche il pranoterapeuta riesce a mummificare della materia vivente Vedi  senza emettere V-. Ulteriori studi di De belizal dimostrarono che nella piramide vi sono molte forme di energia, molto simili al magnetismo e al Prana o ki, utilissime per intervenire sulla salute di una persona, legate ai colori e alla latitudine sul corpo della piramide.
Verso la metà degli anni 70 in America si diffuse la moda di utilizzare modellini di piramide colorati da mettere sotto la poltrona o il letto per ricaricarsi, rilassarsi, meditare, acuire le doti di telepatia o telecinesi ma anche per condurre esperimenti di mummificazione o conservazione.
Modellino adatto al settimo chakra
Unico neo, il modellino deve essere realizzato rispettando le misure alla perfezione altrimenti viste le dimensioni ridotte non funziona. Questo  in foto è particolarmente valido per sviluppare le facoltà latenti del settimo chakra ed equilibrare energeticamente i due emisferi del cervello e naturalmente per intervenire su tutte le problematiche legate a questo vitale centro energetico che ci collega al se superiore e al Divino. Questo modello posizionato sotto il letto all’altezza del cuscino regala lunghi sonni ristoratori ricchi di sogni lucidi di straordinario realismo. Ma soprattutto rilassa la mente e mette a tacere i pensieri disordinati e incontrollati dovuti ai vari bombardamenti subiti nell’arco della giornata. Altro uso di questo modellino comune a tutti gli altri è la mummificazione del basilico per consumarlo sempre fresco come appena colto; basta staccare le foglioline, lavarle delicatamente e asciugarle, dopo fare uno strato, una foglia vicino all’altra allineate sulla verticale nord/sud senza sovrapporle a coprire tutta la base e infine coprire con la piramide, se tutto va bene in sei giorni si avrà del basilico fresco da consumare anche dopo due anni di conservazione in sacchetti di carta senza avere il benchè minimo alteramento organolettico.E’ superfluo dirlo ma realizzo su richiesta modellini di piramide in cartoncino (max 30 cm di altezza) o bacchette di legno fino a un metro e cinquanta di altezza.

Da consultare anche il testo : “Barriera Magnetica” di G.B. Ferlini sullo studio ed orientamento di una piramide.

 

La barriera magnetica – G.B. Ferlini (ocr perfetto) by Marco Rossi on Scribd

Dettaglio sull’orientamento della piramide :

“Era necessario infatti per la piramide avere uno spigolo od un lato esattamente allineato
con il polo magnetico e gli altri tre spigoli o tre lati esattamente allineati
con gli altri tre punti della bussola.
Lo spigolo od il lato allineato con il polo magnetico doveva corrispondere di massima
con la stella polare e questa operazione la potevamo fare evidentemente soltanto la sera
al buio” (G.B. Ferlini)

Orientamento Piramidi :

Piramidi_Giza_Nord_Magnetico

Recente termografia sulla piramide di Cheope :

piramide_giza_-640x360

Bolla platonica del tetraedro, mostra il disporsi all’interno delle lamine saponose secondo il principio di minima superficie (corrisponde con il centro focale dell’energia) :

Bolla_platonica

Foto tratta dall’articolo “Rifrazione Sferica” link : https://www.fortunadrago.it/5674/rifrazione-sferica/

(c) Clay Taylor 2017

(c) Clay Taylor 2017

Una foto fortuita mostra la fuoriuscita di energia dalla piramide di Kukulkan in Yukantan (Messico) :

original1_Kukulkan_Yukantan

Da consultare l’articolo Energia dalla piramide link : https://www.fortunadrago.it/infinite-energy/energia-dalla-piramide/
Dispositivo ATREE link : https://www.fortunadrago.it/infinite-energy/energia-dalla-piramide/atree/

Dispositivo ELIOS link : https://www.fortunadrago.it/or-acc-umulator-3/oracc-artificiali-2/elios/

elios_saccomanni2

ELIOS

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