Breve storia dell’etere: dagli antichi Greci fino al XX secolo

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Mag 022018
 

Tratto dal link originale : https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/scienza_e_fisica_quantistica/che-cos-e-l-etere

Fisica, atomi e storia. Cos’è l’etere e come è nato? Un’analisi approfondita partendo dall’antica Grecia fino ai giorni nostri


Gabriele Muratori – 09/03/2018

Etere: fu una figura della mitologia greca, personificazione divinizzata dell’atmosfera superiore, purificata perché respirata soltanto dagli dèi dell’Olimpo.

Il filosofo greco Democrito, primo nella storia dell’Occidente a parlare di atomi, afferma che l’atomo si sviluppa proprio da vortici, i quali si creano nel “vuoto”, in questo caso specifico non dissimile dall’etere. Attraverso questo movimento di vortici ha luogo la formazione di atomi e oggetti di materia in un ciclo di trasformazione senza fine, di nascita, morte e rinascita.

Nelle scienze antiche e medievali l’etere rappresentava un concetto classico, definito quale quinto elemento dopo i quattro fondamentali (Fuoco, Terra, Aria, Acqua) nelle premesse teoriche della materia alchemica e nella filosofia della natura.

etere

È fondamentale richiamarsi a questo concetto perché è sempre stato argomento, più o meno manifesto, di discussione lungo il corso dello sviluppo della nostra cultura e filosofia. Cartesio (1596-1650), il matematico della tridimensionalità, credette nell’esistenza dell’etere e spiegò questa sua esistenza come il mezzo in cui, nel sistema solare, come in un gigantesco vortice, i pianeti sono immersi e come la causa che produce la loro rivoluzione intorno al Sole.

etere

Raffaele Bendandi – Pianeti Extranettuniani

Anche grandi fisici come Isaac Newton (1643-1727), in certi tratti delle loro opere scientifiche, hanno parlato di etere. In un suo recente libro dal titolo Invenzioni non autorizzate, lo studioso indipendente Marco Pizzuti riprende con puntualità e competenza queste interessanti informazioni.
Si afferma in più di una pubblicazione che Isaac Newton non fosse un assertore dell’esistenza dell’etere, ma sembra parlarne in più occasioni, vediamo le citazioni testuali: «Io suppongo che vi sia diffusa ovunque una sostanza eterea, capace di contrarsi e di dilatarsi, fortemente elastica e del tutto simile all’aria da ogni punto di vista, pur essendo molto più sottile di essa».
In un’altra occasione nel 1704, nella prima edizione di Opticks, sua opera sull’ottica, postulò l’esistenza di «un mezzo etereo capace di trasmettere vibrazioni più velocemente della luce». «E questo mezzo non è identico a quel mezzo mediante cui la luce è rifratta e riflessa e per effetto delle cui vibrazioni la luce comunica il calore ai corpi ed è spinta verso accessi di facile riflessione e di facile trasmissione? […] E questo mezzo non è estremamente più raro e sottile dell’aria, ed è più elastico e attivo? E non penetra facilmente in tutti i corpi? E non è sparso (a causa della sua forza elastica) in tutti i cieli?».

Nello stesso testo Marco Pizzuti riferisce anche del lavoro di James Clerk Maxwell (1831-1879), il celebre fisico che riuscì a calcolare e spiegare tutti i fenomeni elettromagnetici con una sola teoria unitaria. I suoi studi permisero per esempio di dedurre che campo elettrico e campo magnetico sono manifestazioni di una sola realtà fisica e di attribuire alla luce le proprietà di un’onda elettromagnetica. Ancora oggi tutte le sue equazioni sono considerate valide, nonostante siano state elaborate sul concetto di etere.
Delle venti equazioni originali elaborate fino al 1865, oggi se ne conoscono solo quattro, poiché le restanti vennero escluse dallo stesso Maxwell nelle successive edizioni dei suoi scritti, per fini di semplificazione. Sta sorgendo un grande interesse, proprio ai giorni nostri, sulla riscoperta di queste sedici importanti equazioni perdute, che spiegherebbero invece numerosi fenomeni dell’universo, compresa la presenza dell’etere.

Augustin Jean Fresnel (1788-1827) a cui si deve la formulazione dei cosiddetti integrali di Fresnel, strumenti matematici attraverso i quali riuscì a elaborare una teoria che spiegasse tutti i fenomeni ottici (riflessione, rifrazione, interferenza e diffrazione), spiegò la natura ondulatoria della luce come un “vibrare in un mezzo fluido”.

Più tardi Heinrich Rudolf Hertz (1857-1874) dimostrò che anche l’elettromagnetismo confermava l’ipotesi che lo spazio fosse pieno di un mezzo vibrante fluido (poiché si propagava per oscillazione).

Guglielmo Marconi (1874-1937) successivamente si avvalse di questo concetto inventando la telegrafia senza fili e la radio. Tuttora le trasmissioni radio sono dette “Via etere” come se il concetto fosse rimasto inalterato attraverso tutto questo tempo.

In fisica, nel corso del XIX secolo, l’etere fu, quindi, considerata una sostanza universale, secondo un modello teorico che la considerava il mezzo attraverso cui si trasmettevano le onde elettromagnetiche, come per esempio la luce e i raggi X, analogamente al modo in cui le onde sonore vengono trasmesse attraverso mezzi elastici come l’aria e le onde marine dall’acqua.

Si supponeva che l’etere fosse privo di peso, trasparente, privo di attrito, non individuabile chimicamente o fisicamente e capace di permeare tutta la materia e lo spazio. Tale teoria incontrò crescenti critiche, finché nel 1881, al fine di dimostrare definitivamente l’esistenza dell’etere, Michelson e Morley misero in atto un esperimento, designato specificamente a individuare il moto della terra attraverso l’etere. Questo esperimento non dimostrò nulla, dimostrò l’assenza di qualsiasi suo effetto. Calò quindi un pesante sipario sull’esistenza dell’etere, rinforzato dal fatto che poco più tardi la teoria della relatività avrebbe postulato al contrario lo spazio come vuoto, cioè il nulla al di fuori di quanto non ha massa.
Non completamente rassegnati al fallimento dell’esperimento di Michelson e Morley, alcuni scienziati sentirono dopo pochi anni l’esigenza di rivedere e valutare criticamente i loro esperimenti eseguiti.

Ad esempio Dayton Miller, basandosi sugli studi dei due scienziati, effettuò una lunga serie di esperimenti, durati oltre vent’anni, con oltre 200.000 misurazioni, trovando sempre risultati che, invece, confermavano l’esistenza di un etere che influenzava la Terra nel suo spostamento nel cosmo. Dai risultati degli esperimenti emerse, inoltre, che la velocità della luce non era costante in tutte le direzioni, ma variava in funzione di esse. In base a queste scoperte, oltre a dimostrare la presenza di un etere nel cosmo, veniva automaticamente invalidata anche la teoria della relatività di Einstein. Tuttavia la teoria del vuoto oramai aveva preso piede e sembrava desse soddisfazione a buona parte degli scienziati mondiali, e nessuno aveva in quel momento intenzione di rimetterla in discussione.

Gabriele Muratori

Medico di medicina generale, specialista in Medicina dello sport e igiene e Medicina preventiva. Accreditato presso l’Ordine dei medici di Forlì – Cesena come medico praticante in Agopuntura, Medicina tradizionale cinese, Neuralterapia.Esperto nella Floriterapia di Bach. Esperto in Radioestesia e Orgonomia in campo medico. Ideatore… Leggi la biografia

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Feb 022018
 
qualcosa bizzarro

Qualcosa di bizzarro è accaduto all’acqua in Florida dopo il terremoto in Alaska

Tratto del link originale : http://theantimedia.org/water-florida-alaska-earthquake/

Poco dopo la mezzanotte di martedì, un potente terremoto di magnitudo 7,9 ha colpito il Golfo dell’Alaska,

Link dell’evento terremoto sul sito emsc-csem : https://www.emsc-csem.org/Earthquake/earthquake.php?id=642932
 

Magnitude Mw 7.9
Region GULF OF ALASKA
Date time 2018-01-23 09:31:44.1 UTC
Location 56.03 N ; 149.03 W
Depth 30 km

qualcosa bizzarro

M 7.9 – GULF OF ALASKA – 2018-01-23 09:31:44 UTC

provocando una serie di allarmi tsunami lungo la costa occidentale del Nord America che hanno convinto alcuni residenti nelle aree basse a cercare un riparo più elevato.

Fortunatamente, gli allarmi sono rientrati entro poche ore e non sono stati segnalati danni o lesioni gravi alla proprietà. Sembra che anche i residenti abbiano subito più di 60 scosse di assestamento nate dal terremoto.

Tuttavia, ciò non significa che gli effetti siano passati inosservati. In effetti, si sentivano in alcuni posti interessanti. Da Miami Herald il Mercoledì:

“Quando un terremoto di magnitudo 7,9 ha fatto sobbalzare gli abitanti in Alaska dal letto martedì, indovina dove altro si è sentito? : in Florida.

Qualcosa di bizzarro

“Entro un’ora dopo che il terremoto ha colpito alle 4:32 di mattina, l’acqua sotterranea a 3.500 miglia di distanza a Fort Lauderdale è calata di un pollice e mezzo. Lungo la costa del Big Bend dello stato, è aumentato di due pollici nei pozzi monitorati a Madison, secondo l’US Geological Survey. ”

Per quanto strano possa sembrare, questi eventi non sono così rari. Le onde sismiche, si scopre, spesso viaggiano attraverso la terra in seguito a terremoti, colpendo i sistemi di acque sotterranee in una varietà di modi diversi .

In Alaska nel 1962, ad esempio, un terremoto di magnitudo 8,5 ha causato cambiamenti del livello dell’acqua in oltre 700 pozzi negli Stati Uniti. Nel 1998, un terremoto di magnitudo 5,2 ha colpito la Pennsylvania, rendendo circa 120 pozzi a secco per tre mesi.

“Pensa ad esso come le increspature in un bicchiere d’acqua su un tavolo quando un camion guida fuori”, ha detto l’USGS in una dichiarazione che parla degli effetti del terremoto in Alaska in Florida.

Per quanto riguarda la fluttuazione in sé, questa volta è stato un caso di “battito di palpebre”. L’acqua nei pozzetti colpiti è tornata ai livelli pre-terremoto in pochi minuti.

Tratto dal link originale : http://theantimedia.org/water-florida-alaska-earthquake/

 

Considerazioni

Quello che è successo in pratica è un effetto “Marea” gravitazionale che ha avuto effetto sui fluidi…l’anomalia com’è avvenuta, così è rientrata.
Ciò ci dovrebbe far riflettere su cosa arriva dall’alto (non solo pioggia, grandine o neve).

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Ott 182017
 

Tratto dal link origine : https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/cancro-medicina-alternativa-cure-naturali/rileggere-wilhelm-reich-l-039-origine-del-cancro

Tra le altre cose Einstein disse che, nonostante tutti i successi ottenuti in campo scientifico, sussisteva comunque un dubbio nei concetti fondamentali delle scienze naturali. Questo dubbio é diventato patrimonio comune degli studiosi di queste scienze. In tema di cancerologia, il prof. Gerhard Domagk, durante il congresso sul cancro svoltosi a Salzburg nel lontano 1961, affermò che ci doveva essere un quid d’importanza fondamentale, di cui però veniva fatto un uso improprio. Se si vogliono acquisire nuove conoscenze in campo scientifico allora bisognerebbe avere il coraggio di sostenere delle idee eretiche, che sono una forma di pensiero assolutamente necessaria. Solo una critica obiettiva, indipendentemente dal metodo usato, potrebbe esser d’aiuto al progresso. Un siffatto eretico si dimostrò Wilhelm Reich, quando affrontò il problema del cancro da una visione completamente diversa ed indicò alla ricerca sul cancro nuove vie. Era un fatto straordinario che un medico e psichiatra, uno dei più dotati allievi di Freud, rendesse pubbliche simili affermazioni, eretiche e provocatorie. Reich in principio non aveva intenzione di occuparsi del problema del cancro. S’imbatté inaspettatamente in questa problematica nel corso delle sue ricerche, in quanto la malattia del cancro sembrava mostrare connessioni fondamentali con i problemi della vita e della morte. Egli definì la malattia del cancro una biopatia cancerosa. Una biopatia è causata da un disturbo bio-energetico del sistema plasmatico. Un simile disturbo può portare al cancro, ma anche a tutta un’altra serie di malattie come l’angine pectoris, disturbi cardio-vascolari, l’ulcera gastrica-duodenale, l’epilessia, le psicosi ecc… Il tumore canceroso é il sintomo tardivo di un processo patologico generale grave, che precede di anni l’effettiva formazione del tumore. Ora vorrei tentare di illustrare lo sviluppo bio-psichico e bio-fisico del processo cancerogeno alla luce dell’orgonomia. L’orgonomia é una scienza naturale che si basa sull’energia orgonica scoperta da Wilhelm Reich. L’orgone è l’energia biologica e venne scoperto nell’atmosfera.

E’ stato dimostrato che l’energia sessuale e l’energia biologica sono funzionalmente identiche, e che sono soggette alle fisica dell’energia orgonica. Ogni disturbo dell’energia sessuale provoca una stasi sessuale nell’organismo. Ogni disturbo psichico ha un nucleo di energia sessuale ingorgata. I conflitti nevrotici sono di natura psichica, mentre l’eccitazione sessuale é di natura somatica. Se l’eccitazione sessuale subisce una frustrazione, allora la scarica sessuale nell’orgasmo sarà insufficiente o non avverrà affatto. L’orgasmo non é solo un capriccio della natura, bensì deve adempiere a delle funzioni d’importanza vitale. Un orgasmo cronicamente insuficiente o del tutto assente può dare origine a gravi disturbi funzionali dell’intero organismo: le biopatie. Com’é possibile questa cronica mancanza di scarica dell’eccitazione sessuale nell’orgasmo? Il conflitto psichico si esplica come un conflitto tra l’impulso libidico da un lato e la minaccia del mondo esterno dall’altro. Il perdurare cronico di questo conflitto causa alla persona che ne é afflitta un comportamento rigido. Si forma una corazza caratteriale che respinge le richieste del mondo esterno ed anche le pulsioni interne.

A causa del conflitto psichico, le pulsioni interne si sono tramutate in sensazioni di ansia e di dolore? La corazza riduce la sensibilità nei confronti dell’ansia e del dolore, e di conseguenza acquista la funzione di meccanismo di difesa dall’ansia e dal dolore. Ma questo meccanismo protettivo funziona a scapito della vivacità interna. La corazza caratteriale consuma quindi energia biologica. La corrente vegetativa viene in tal modo bloccata. Le inibizioni della mobilità psichica e della corrente vegetativa si manifestano anche sotto forma di corazza muscolare. Questa é riconoscibile non solo perché emozionalmente si sviluppa una corazza caratteriale, ma anche perchè il tono muscolare mostra una maggiore rigidità; vediamo quindi che la muscolatura e quella caratteriale sono funzionalmente identiche. Bloccano l’energia biologica ed hanno entrambi la funzione di difesa dalle emozioni. Nella terapia bio-psichiatrica il processo subisce un rovesciamento. I sistemi di difesa vengono allentati, le bio-energie vengono liberate, e le correnti vegetative ingorgate vengono rimesse in movimento. Le emozioni represse dalla corazza vengono mobilizzate e, in caso di successo (terapeutico) aboliscono i blocchi sessuali originali. Tutti gli oncologi sanno bene che l’alta percentuale di malattie cancerogene delle donne é da attribuirsi ai loro organi sessuali. In caso di contrazioni muscolari croniche si ha riduzione dell’eccitazione bio-sessuale. Ciò corrisponde, nelle pazienti di sesso femminile, ad un blocco dell’eccitazione bio-sessuale nei genitali con contrazioni spastiche della muscolatura pelvica, fatto comune nelle donne frigide. Tali spasmi causano disturbi mestruali e dolori. La funzione di questo spasmo dell’utero è diminuire la sensibilità vaginale. A questo meccanismo difensivo corrispondono le contrazioni della muscolatura orbitale vaginale, anale e degli adduttori (delle cosce) definiti in modo caratteristico dall’anatonomo Tandler come i “muscoli della decenza”.

Spasmi che presuppongono repressioni di energie bio-energetiche si notano soprattutto in presenza di muscoli orbicolari, come nella gola, alla bocca dello stomaco, nel piloro, l’ano ecc… La localizzazione di un tumore canceroso viene stabilita dall’inattività biologica della zona immediatamente circostante. Ciò introduce il problema delle metastasi, che non devono essere necessariamente portate dalla corrente ematica. Possono anche insorgere direttamente in quelle zone dell’organismo dove la debolezza biologica del tessuto é riscontrabile nelle zone immediate. Reich definì il decorso del cancro un processo di retrazione. La retrazione biopatica nel cancro é il risultato di una contrazione cronica dell’apparato autonomo, una simpaticotonia. Essa colpisce il tessuto degli organi, il sistema sanguigno e linfatico ed anche la struttura del carettere. Nel sangue é caratteristica la retrazione dei globuli rossi, che può condurre fino alla poichilocitosi. I test ematici di Reich rivelano tale retrazione e servono quindi per la diagnosi di cancro sia all’inizio che nel suo progredire: un chiaro indice é la velocità di disintegrazione dei globuli rossi vivi in soluzione fisiologica (osservata) al microscopio. I globuli rossi biologicamente forti possono mantenere la loro forma per venti minuti ed oltre; mentre, per esempio, un periodo di decomposizione da 1 a 3 minuti indica una mancata debolezza biologica. Le punte T indicano sempre un processo di retrazione avanzato.

Per gli oncologi l’anemia é una caratteristica degli ammalati di cancro. La retrazione biopatica inizia con una preponderanza di contrazione del sistema plasmatico e con l’arresto della sua espansione. Ciò é particolarmente evidente in caso di disturbi respiratori, per cui la pulsazione (cioè l’alternanza di espansione nell’espirazione e di contrazione nell’inspirazione) é limitata. Oltre a ciò l’espirazione é assai minore dell’inspirazione. Molti pazienti con il loro petto in fuori mostrano una caratteristica “posizione inspiratoria”, posizione nella quale l’inspirazione prevale di molto sull’espirazione. La cattiva respirazione esterna porta ad un disturbo respiratorio interno, nei tessuti. Reich fu in grado di stabilire che in tutti i malati di cancro vi é una grave forma di ansia di cadere, il cui inizio risaliva a parecchi anni indietro. Di per sé l’ansia di cadere compare anche come sintomo psichico nelle nevrosi caratteriali, e in tali casi può esser innocua.

Nei pazienti nevrotici, come in tutte le biopatie, la corazza caratteriale e muscolare si può presentare anche insieme ai disturbi respiratori. Ma questo ancora non indica una vera e propria biopatia retraente, finché il sistema plasmatico non inizia a restringersi, cosa che dipende di volta in volta dall’intesità della contrazione. L’aver riscontrato un’intensa ansia di cadere in un bambino di 2 settimane, spiegabile solo bio-energeticamente e riconducibile allo scarso contatto della madre con il figlio, portò alla conclusione che nei neonati una simile ansia può essere il punto di partenza di una biopatia retraente, che da il via al processo canceroso. La chiave per comprendere l’origine di una cellula cancerosa sono gli esperimenti di Reich sui bioni, che precedettero di anni la sua ricerca sul cancro, e che condussero direttamente al nucleo centrale del problema del cancro. I bioni, da lui scoperti, sono vescicole energetiche che si formano per mezzo di alte temperature con conseguente rigonfiamento (rispettivamente) da sostanze organiche ed inorganiche (ad esempio: erba, muschio, terra, carbone, ferro e sabbia oceanica). Essi hanno tutti qualcosa in comune: possono essere visti al microscopio a 2OOO-5OOO ingrandimenti; si contraggono e si espandono (cioè mostrano una pulsazione biologica); reagiscono positivamente alla colorazione biologica; non devono essere però scambiati col movimento browniano. Reich giunse alla conclusione che tutta la materia (organica e inorganica), se sottoposta ad alta temperature e al conseguente rigonfiamento, si disintegra sotto forma di vescicole energetiche pulsanti, i bioni. I bioni sono forme di transizione dalla materia non vivente a quella vivente. Dagli esperimenti sui bioni non viene prodotta vita, bensì dato il via ad un processo tramite il quale possono formarsi protozoi ma anche cellule cancerose. I bioni non sono microrganismi completi, bensì portatori di energia biologica. Gli esperimenti sui bioni hanno dimostrato che questi si attraggono reciprocamente e possono formare ammassi, attorno ai quali si crea una membrana, dai quali infine si sviluppa una mono-cellula, il protozoo. Ciò é valido anche in caso di cellule cancerose, che si organizzano da tessuti animali ed umani in disintegrazione, come i protozoi dell’erba e del muschio. La cellula cancerosa é quindi un protozoo. L’inizio del processo canceroso é sempre dato dalla disintegrazione sotto forma di vescicole, come venne descritto negli esperimenti sui bioni. La disintegrazione sotto forma di vescicole viene causata dalla contrazione biopatica, mentre il tessuto plasmatico s’indebolisce mutevolmente. Nel processo di disintegrazione si formano due tipi di strutture:

– i c.d. bioni PA, cioé i bioni che, secondo Reich, caratterizzano lo stato di salute.

– i bacilli-T (T = morte), i quali traggono origine dalla degenerazione e dalla disintegrazione di tessuti viventi e non viventi.

Data la loro piccolezza essi sono visibili al microscopio solo a 3OOO-5OOO ingrandimenti. Questi ingrandimenti microscopici comportano una perdita di nitidezza dei contorni, ma evidenziano ancor più il movimento. Io stesso in America ho potuto osservare con il microscopio Reichert “Z” i nitidi movimenti a zig-zag dei bacilli-T. Un microscopio elettronico é inadatto a questo scopo, in quanto permette di esaminare solo materia morta. Questo bacilli-T sono presenti in ogni tumore canceroso, così come nel sangue dei malati di cancro. I bacilli-T non sono un’infezione proveniente dal di fuori, con essi impariamo a conoscere l’insolito concetto di auto-infezione. I bioni PA si trovano a combattere contro i bacilli-T, poiché i bioni PA hanno la tendenza a sopraffare e uccidere i bacili-T. La cellula tumorale attraversa varie fasi fino al protozoo ameboide mobile. Lo sviluppo fino al protozoo ameboide mobile può essere osservato al microscopio per quanto riguarda i topi, mentre é impossibile seguire negli uomini perché la morte sopraggiunge prima. Secondo la scienza orgonomica, l’insorgere del tumore canceroso attraverso il processo di scissione è da considerare non solo come ectopia del nucleo e del plasma, ma anche dal punto di vista bio-energetico. Una legge fondamentale dell’energia orgonica sostiene che un sistema orgonotico debole viene attratto da un sistema orgonitico forte: l’orgone ha quindi un potenziale invertito. Secondo la teoria orgonomica, il nucleo della cellula forma il sistema energeticamente più forte, mentre al plasma arriva di continuo nutrimento ed ossigeno. Nel sistema cellulare biologicamente indebolito il rapporto di energia si sposta rapidamente a favore del nuocleo: mentre il plasma sembra ormai soffocare, il nucleo lotta ancora. Ciò porta ad un accumulo di energia nel nucleo con conseguente scarica e cariocinesi. Si tratta, in questo caso, di un processo biologico a quattro tempi: tensione meccanica; carica energetica; scarica energetica; rilassamento meccanico.

 

In the 1940s, psychiatrist Wilhelm Reich touted his orgone energy accumulators, exhibited here in 1956 by the Food and Drug Administration, as a treatment for emotional disturbances. Eventually, the FDA ruled Reich’s treatment to be a “fraud of the first magnitude.”

E’ lo stesso processo a quattro tempi dell’orgasmo sessuale, cosicché i due processi, orgasmo e cariocinesi, possono essere definiti funzionalmente identici. Il processo biologico a quattro tempi governa, in base alla stessa legge, l’intero organismo così come i singoli organi: cuore, intestino, vescica e sistema respiratorio. La formula dell’orgasmo diventa perciò la formula della vita, ed il processo sessuale (diventa) il processo creatore della vita. L’inizio del processo discariocinetico della leucemia necessita ancora di una ricerca più accurata. Secondo la teoria orgonomica, la leucemia non é una malattia dei globuli bianchi, bensì di quelli rossi. Qui la leucocitosi ha la funzione di difesa dalla malattia del sistema sanguigno rosso. Gli eritrociti appaiono sovraccarichi dal punto di vista bio-energetico. Mostrano un bordo fortemente luminoso e al centro sono spesso rossastri. Riscaldati con autoclave gli eritrociti s’indeboliscono marcatamente, cosa che sembra trovarsi in contraddizione con il contemporaneo sovraccarico bio-energetico, ma questa contraddizione si dissolve se si pensa alla febbre alta in caso di setticemia o di gravi infezioni. In questo contesto può essere interessante ricordare che la bomba di Hiroshima causò moltissimi casi di leucemia. Nel cosiddetto esperimento ORANUR, nel corso del quale vengono a contatto piccolissime quantità di radium ed energia orgonica altamente concentrata, l’energia orgonica dell’atmosfera viene iper-eccitata e diventa mortalmente pericolosa. Il radium della bomba atomica causa evidentemente nell’atmosfera una reazione corrispondente. Questa iper-eccitazione si comunuica, come nell’esperimento ORANUR, agli organismi viventi e produce nella serie ematica rossa un sovraccarico bioenergetico e, contemporaneamente, un indebolimento; perciò é comprensibile l’insorgere della leucemia in seguito a forte radioattività.

Nella profilassi contro il cancro, l’accumulatore di energia orgonica, che ricarica l’organismo di nuova energia biologica, avrà probabilmente una maggiore importanza. L’orgono-terapia psichiatrica in confronto all’accumulatore di energia orgonica può tornare a vantaggio di pochi e quindi non rivestire importanza alcuna per una profilassi di massa. Dovremo però risolvere il problema e trovare una soluzione per evitare una biopatia retraente già nel primo anno di vita. Dovremo risolvere questo problema per proteggere i bambini del futuro dai disturbi della pulsazione biologica. Questo ci porta, quindi, ad un tema che necessita una trattazione a parte.

Dr. Walter Hoppe

Psichiatra orgonomista. Munchen (Germania Ovest). E’ stato membro dell’American College of Orgonomy (USA) e dell’Accademia Sybaris Magna Grecia (Italia). Già direttore dei laboratori dell’Istituto Orgone di Tel Aviv (Israele), e già direttore della rivista Internazionale “Zeitschrift fur Orgonomie”.

Tratto dal link origine : https://www.scienzaeconoscenza.it/blog/cancro-medicina-alternativa-cure-naturali/rileggere-wilhelm-reich-l-039-origine-del-cancro

link sul sito consigliati per un ulteriore approfondimento :

Gaston Naessens : https://www.fortunadrago.it/approfondimenti/gaston-naessens/
I Bioni di Wilhem Reich : https://www.fortunadrago.it/approfondimenti/wilhem-reich/bioni/
La Scienza di Frontiera per la salute : https://www.fortunadrago.it/2052/la-scienza-di-frontiera-per-la-salute/

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Ott 072017
 
eliosfera

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/04/26/eliosfera-con-o-senza-coda/

Uno studio presentato sulla rivista Nature Astronomy mette in crisi il modello secondo cui l’eliosfera, ovvero la bolla di influenza del campo magnetico solare, avrebbe una forma allungata, come la coda di una cometa. I dati indicano una forma simmetrica, dovuta probabilmente a un campo magnetico interstellare molto più intenso del previsto

Ulteriori informazioni: K. Dialynas et al. La forma bolla dell’elio- sfera osservata da Voyager e Cassini, Nature Astronomy (2017). DOI: 10.1038 / s41550-017-0115

Forma dell’eliosfera

Pare che il sistema solare sia circondato da un enorme campo magnetico di forma sferica dovuto alla presenza del Sole. A suggerirlo sono i dati raccolti dalla missione Cassini, dalle due sonde Voyager e dal satellite Interstellar Boundary Explorer (Ibex). I risultati sono in contraddizione con la teoria attualmente più accreditata, secondo cui la magnetosfera solare ha una forma oblunga, simile alla scia di una cometa. Il colpevole sarebbe il campo magnetico interstellare, molto più intenso di quanto previsto.

Il Sole emette un flusso costante di particelle, chiamato vento solare, che colpisce tutto il sistema solare, arrivando fino all’orbita di Nettuno. Tale vento crea una bolla, detta eliosfera, del diametro di circa 40 miliardi di chilometri. Per oltre 50 anni il dibattito circa la forma di questa struttura ha favorito l’ipotesi di una bolla di forma allungata, con una testa arrotondata e una coda. I nuovi dati coprono un intero ciclo di attività solare (11 anni circa) e mostrano che la realtà potrebbe essere molto diversa: l’eliosfera sembra avere entrambe le estremità arrotondate, assumendo una forma quasi sferica. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Astronomy.

Eliosfera

Grazie a una serie di dati provenienti dalle sonde Cassini, Voyager e Ibex, abbiamo scoperto che l’eliosfera potrebbe essere molto più arrotondata di quanto pensassimo. Questa illustrazione mostra un modello aggiornato. Crediti: Dialynas, et al.

«Al posto di una coda allungata abbiamo scoperto che l’eliosfera ha l’aspetto di una bolla, e questo a causa di un campo magnetico interstellare molto più intenso di quanto avessimo previsto», spiega Kostas Dialynas dell’Accademia di Atene, primo autore dello studio.

Oltre a esplorare Saturno e il suo sistema di anelli e satelliti, la sonda Cassini ha studiato anche il comportamento del vento solare, indagando in particolare ciò che accade alle sue estremità. Quando le particelle cariche provenienti dal Sole incontrano gli atomi di gas neutro del mezzo interstellare, lungo la vasta area di confine chiamata eliopausa, possono avvenire scambi di cariche, e alcuni atomi possono essere spinti verso il sistema solare e venire misurati da Cassini.

«La sonda Cassini è stata progettata per studiare gli ioni intrappolati nella magnetosfera di Saturno», dice Tom Krimigis della Johns Hopkins University, team leader per strumenti sulle sonde Voyager e Cassini, e coautore dello studio. «Non avremmo mai pensato di poter vedere e studiare anche i confini dell’eliosfera».

Poiché le particelle che compongono il vento solare viaggiano a velocità pari a frazioni della velocità della luce, i loro tragitti dal Sole all’eliopausa richiedono anni. Con il variare del numero di particelle, ovvero con la modulazione dovuta all’attività solare, occorrono anni perché questa si rifletta nella quantità di atomi misurati da Cassini. I dati recenti hanno mostrato qualcosa di inaspettato: le particelle provenienti dalla “coda” dell’eliosfera riflettono i cambiamenti del ciclo solare in modo molto simile a quelle provenienti dalla sua “testa”.

eliosfera

I dati raccolti dalle missioni della Nasa Cassini, Voyager e Ibex mostrano che l’eliosfera è molto più compatta e simmetrica di quanto pensassimo. L’immagine a sinistra mostra il modello supportato dai dati, mentre quella a destra mostra il modello a coda estesa, che era stato assunto come il più valido fino ad ora. Crediti: Dialynas, et al. (a sinistra); Nasa (a destra)

«Se la coda dell’eliosfera fosse allungata come quella di una cometa, gli effetti dovuti al ciclo solare dovrebbero apparire molto più tardi», spiega Krimigis. Dato che questo non accade, ma invece le tempistiche sono piuttosto simili, significa che, in direzione della coda, l’eliopausa si trova più o meno alla stessa distanza di quanto avviene per la testa. Dunque l’eliosfera deve avere una forma molto più simmetrica del previsto.

I dati raccolti dalle sonde Voyager hanno inoltre mostrato che il campo magnetico interstellare è più intenso rispetto alle stime fornite dai modelli. Questo significa che la forma arrotondata dell’eliosfera potrebbe essere dovuta all’interazione del vento solare con questo campo magnetico, che spingerebbe l’eliopausa verso il Sole. La struttura dell’eliosfera svolge un ruolo importante nel modo in cui le particelle provenienti dallo spazio interstellare, chiamate raggi cosmici, raggiungono il sistema solare interno, arrivando fino alla Terra.

Da consultare anche l’articolo presente su sito link : https://www.fortunadrago.it/2717/un-misterioso-nastro-intorno-il-nostro-sistema-solare/

Infinite Suns – Soli infiniti

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Set 242017
 
Impronte umane

Tratto dal link origine : http://epochtimes.it/news/impronte-umane-di-57-milioni-di-anni-fa-duro-colpo-allevoluzionismo/

La scoperta a Creta di impronte umane impresse in una antichissima pietra fossile, minaccia di azzerare tutto quello che gli scienziati attualmente sanno sullo sviluppo della civiltà umana. Il nuovo reperto di Creta viene dopo altri recenti ritrovamenti in Europa che mettono in dubbio l’ipotesi che l’Africa sia stato il luogo che ha ospitato i primi esseri umani.

Il fossile di Creta risale a 5,7 milioni di anni fa, e quindi non è conforme alle credenze degli scienziati che seguono la teoria dell’evoluzione: sul fossile sono ben visibili delle impronte umane, non di scimmie. Questo vuol dire che l’umanità ha un’origine molto più antica di quello che si è pensato finora e che esiste una linea diversa di sviluppo dell’uomo, dato che la scoperta sposterebbe la nostra origine in un periodo molto più lontano e in un luogo molto diverso rispetto a quello indicato dagli evoluzionisti nelle teorie pre-esistenti.

Impronte umane scoperte nel sito di Trachilos (Creta)

La forma dell’impronta sul fossile di Creta riflette la struttura di un piede che supporta lo stare eretti: la pianta lunga, le dita corte con un dito più grande (l’alluce), l’avampiede ben distinto e l’assenza di artigli dell’impronta sono senza dubbio umani; se fosse stata l’impronta di una grande scimmia sarebbe stata molto più simile ad una mano umana.

Analisi degli strati sedimentari del reperto di Creta (Andrzej Boczarowski)

La scoperta stupisce e fa sorgere dubbi in quanto indicherebbe che gli esseri umani erano presenti sulla terra molto prima di quanto si era pensato fino ad ora e che le origini dell’umanità non sono in Africa o per lo meno per le scoperte di fossili più vecchi ritrovati fuori dall’Africa. Potrebbe indicare molto di più e suggerire che esistono diverse linee di progenitori di diverse stirpi dell’umanità.

Quello che gli scienziati prima pensavano era che le impronte trovate in Tanzania risalenti a 3,7 milioni di anni fa, rappresentassero il reperto più antico, sebbene anche per questo si ritiene che siano più simili alle impronte di scimmie che di esseri umani.

Il fossile di Creta è stato scoperto da Gerard Gierlinski, paleontologo del Polish Geological Institute, mentre era in vacanza sull’isola nel 2002 e fin da allora è stato sottoposto a un decennio di studi.

Le impronte sono state lasciate quando Creta era ancora parte della Penisola greca, l’età è stata dedotta analizzandole con il metodo chiamato ‘foraminifera’ che analizza i microfossili marini, insieme con l’analisi della posizione delle impronte negli strati sedimentari del terreno in cui sono state trovate; gli strati sedimentari si sono formati, circa 5,6 milioni di anni fa, quando il mar Mediterraneo si è prosciugato parzialmente abbassandosi.

Le più antiche orme umane conosciute

Come ha riportato il Telegraph un’altra scoperta paleontologica che mette a soqquadro le menti degli scienziati e crea una rottura con il concetto che sia l’Africa il più antico e l’unico luogo in cui è sorta l’umanità, sono i fossili di 7,2 milioni di anni fa ritrovati in un’altra parte della Grecia e in Bulgaria, che hanno subito una riclassificazione come appartenenti ad antenati pre-umani.

A dispetto delle continue scoperte ci sono ancora scienziati che rifiutano qualsiasi nozione che includa la possibile origine dell’umanità anche in Europa.

Traduzione di Fabio Cotroneo

Tradotto dall’articolo originale in inglese link : http://www.theepochtimes.com/n3/2290562-5-7-million-year-old-human-footprints-found-in-crete-obliterate-previous-thinking-on-human-origins/

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Set 212017
 

Tratto dal link origine : http://saluteuropa.org/scoprire-la-scienza/la-scienza-crisi-ricercatori-non-sanno-piu-riprodurre-confermare-molti-degli-esperimenti-moderni/

La scienza è in crisi: i ricercatori non sanno più riprodurre e confermare molti degli esperimenti moderni

Non prendiamo neppure sul serio le nostre proprie osservazioni, né le accettiamo come osservazioni scientifiche, finché non le abbiamo ripetute e controllate

(Citazione Karl Popper)

Per la scienza un esperimento deve dare lo stesso risultato anche se condotto da persone diverse in luoghi differenti. Ma cosa succederebbe se di colpo ci rendessimo conto che la maggior parte degli esperimenti su cui ci si basa per sviluppare nuove ricerche e nuovi farmaci non fossero riproducibili?

Non è l’inizio di un libro di fantascienza, questa è la pura realtà. Recentemente Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato un articolo nel quale si è dimostrato come più del 70% delle ricerche scientifiche prese in esame avesse fallito i test di riproducibilità1; nonostante ciò sono state pubblicate, diffuse e citate da altri ricercatori come base delle loro nuove ricerche. Dei 1576 scienziati intervistati non solo più di due terzi ha provato e fallito nel riprodurre l’esperimento di un collega, ma più di metà di loro hanno fallito nel riprodurre i loro stessi esperimenti.

Prima di giudicare però bisognerebbe considerare che “con l’evoluzione della scienza diventa sempre più difficile replicare un esperimento perchè le tecniche e i reagenti sono sempre più sofisticati, dispendiosi in tempo per la loro preparazione e difficili da insegnare” , spiega Mina Bissel, una delle ricercatrici americane più premiate per le sue innovative ricerche in oncologia. La cosa migliore, continua la Bissel, “sarebbe quella di contattare direttamente il collega, se necessario incontrarsi e cercare assieme di capire come mai non si riesca a riprodurre l’esperimento. Risolvere quindi il problema amichevolmente”.

Anche l’industria farmaceutica si ferma di fronte alla non riproducibilità degli esperimenti

Nel 2011 Glenn Begley, ai tempi direttore del dipartimento di oncologia medica della Amgen, una delle più grosse multinazionali di biotecnologie, aveva deciso prima di procedere con nuovi e costosi esperimenti, di replicare i 53 lavori scientifici considerati come fondamentali su cui si sarebbero basate le future ricerche della Amgen in oncologia. Risultato? Non fu in grado di replicare 47 su 53, ossia l’89%3.
Se vogliamo scriverlo in altro modo possiamo dire che solo l’11% degli esperimenti scientifici considerati come pietre miliari in quel settore di ricerca, erano riproducibili.

“Rimasi scioccato – racconta Begley – si trattava di studi su cui si affidano tutte le industrie farmaceutiche per identificare nuovi target nello sviluppo di farmaci innovativi. Ma se tu stai per investire 1 milione, 2 milioni o 5 milioni scommettendo su un’osservazione hai bisogno di essere sicuro. Così abbiamo provato a riprodurre questi lavori pubblicati e ci siamo convinti che non puoi prendere più nulla per quello che sembra”

Per cercare di calmare le acque il premio Nobel Philip Sharp è intervenuto spiegando come “una cellula tumorale può rispondere in modi diversi a seconda delle differenti condizioni sperimentali. Penso che molta della variabilità nella riproducibilità possa venire da qui”.

Per escludere ogni tipo di errore nella riproduzione delle condizioni sperimentali, spesso dovuti a problemi di manualità o di utilizzo di specifici reagenti, Bagely ed il suo team le hanno provate tutte a partire dall’incontrare direttamente gli autori degli studi originali, racconta “abbiamo ripercorso i lavori pubblicati linea per linea, figura per figura, abbiamo rifatto gli esperimenti per 50 volte senza riuscire a riprodurre quei risultati. Alla fine l’autore originale ci ha detto che lo aveva ripetuto sei volte ma gli era riuscito una volta sola e poi ha pubblicato nell’articolo scientifico solo i dati relativi a quella volta sola.”

Così si stanno investendo soldi su fallimenti annunciati

Se un esperimento che riesce solo una volta vi venisse proposto come la base per investire milioni di dollari in ricerca e produrre un nuovo farmaco, voi investireste tutti quei soldi?

E’ la domanda che si sono posti Leonard Freedman del Global Biological Standard Institute di Washington, Iain Cockburn e Timothy Simcoe della Boston University School of Management. In una recente ricerca hanno stimato che ogni anno il governo americano spende 28 miliardi di dollari in lavori scientifici non riproducibili. “Non vogliamo dire – spiega Freedman – che siano soldi buttati, in qualche modo contribuiscono all’evoluzione della scienza, si può però dire con certezza che dal punto di vista economico il sistema attuale della ricerca scientifica è un sistema estremamente inefficiente” 5.

Non è forse un caso quindi che i primi a far emergere il problema della riproducibilità siano ricercatori che lavorano presso multinazionali, sicuramente più attenti al bilancio e alla resa dell’investimento. Forse è grazie a ciò che la lista degli illustri ricercatori che denunciano questo “corto circuito” è in continua crescita.

Il dott. il dott. Khusru Asadullah, alto dirigente della Bayer, ha dichiarato come i ricercatori della multinazionale tedesca non erano riusciti a replicare più del 65% degli esperimenti su cui stavano lavorando per portare avanti nuove ricerche3.

Anche il prof. George Robertson della Dalhouise University in Nova Scozia racconta di quando lavorava per l’azienda Merck sulle malattie neuro-degenerative e si erano accorti che molti lavori scientifici accademici non reggevano alla prova della riproducibilità4.

Alla ricerca delle cause di questa crisi della scienza

La scienza è in crisi: non lo si vuole ancora ammettere pubblicamente ma è tempo che si inizi a stimolare un dibattito.

Tra le cause di questa “crisi di riproducibilità” sicuramente ci sono le tematiche tecniche descritte dalla Bissel, ci sono però anche aspetti più umani quali il bisogno degli scienziati di pubblicare per far carriera e ricevere finanziamenti, a volte i loro stessi contratti di lavoro sono vincolati al numero di pubblicazioni che riescono a fare, come racconta Ferric Fang, dell’Università di Washington “il biglietto più sicuro per prendere un finanziamento o un lavoro è quello di venir pubblicato su una rivista scientifica di alto profilo. Questo è qualcosa di poco sano che può condurre gli scienziati a cercare notizie sensazionalistiche o in alcune volte ad assumere comportamenti disonesti“.

In maniera ancora più diretta interviene la professoressa Ken Kaitin, direttrice del Tufts Center for the Study of the Drug Develompment che afferma “Se puoi scrivere un articolo che possa essere pubblicato non ci pensi nemmeno al tema della riproducibilità, fai un’osservazione e vai avanti. Non c’è nessun incentivo per capire se l’osservazione originale fosse per caso sbagliata. “

Un Sistema, quello della ricerca accademica, che sta evidentemente trascinando la Scienza verso una crisi di identità e di credibilità. Nel 2009 il prof. Daniele Fanelli, dell’Università di Edimburgo, ha realizzato e pubblicato uno studio dal titolo emblematico: “Quanti scienziati falsificano i dati e fabbricano ad hoc le ricerche?” 6

Quasi il 14% degli scienziati intervistati ha affermato di conoscere colleghi che hanno totalmente inventato dei dati, ed il 34% ha affermato di aver appositamente selezionato i dati per far emergere i risultati che gli interessavano.

A giugno 2017 il prof. Jonathan Kimmelmann, direttore del Biomedical Ethics Unit presso la McGill University di Montreal ha pubblicato un nuovo studio che conferma questa crisi di riproducibilità e cerca di mettere il luce su alcune delle principali cause quali la variabilità dei materiali di laboratorio, problemi legati alla complessità delle procedure sperimentali, la scarsa organizzazione nel team di ricerca, e la poca capacità di analisi critica. 7

Né le università né le riviste scientifiche sono interessate agli studi di riproducibilità

E’ inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca.

Le stesse riviste scientifiche non sono un gran che interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche.

In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare; in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo pubblico.

“Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institute – bisogna avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe” che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi ricercatori.”

La storia della Scienza ci ha sempre raccontato di un’evoluzione che passa attraverso grosse crisi: dalla messa in dubbio del sistema geocentrico fino all’introduzione della fisica quantistica. Il bello della scienza è sempre stato quello di saper mettersi in crisi ed uscirne più bella di prima e spesso queste grandi rivoluzioni non necessitano di grossi finanziamenti ma solo di genuini lampi di genio ed onestà.

“Mettere il dito nella piaga di questa crisi di credibilità è di vitale importanza per noi che lavoriamo sull’ interdisciplinarità, la necessità di integrare diverse discipline richiede più che mai un chiaro confronto e fa emergere con maggior facilità eventuali incongruenze – spiega Andrea Pensotti in occasione del congresso mondiale di studi sulla Coscienza tenutosi a San Diego assieme al linguista Noam Chomsky – per anni la scienza si è concentrata sull’ analisi dei “singoli pezzi” della natura, l’ha sezionata alla ricerca degli ingranaggi primordiali. E’ ora necessario riscoprire la capacità di collegare i singoli pezzi studiati e comprendere meglio il senso di quei processi che guidano l’organizzazione e l’evoluzione della materia vivente. Bisogna tornare alla semplificazione dei concetti, passare da una sintattica della vita ad una semantica della vita”.

 

Fonti:

1 – Nature – 1,500 scientists lift the lid on reproducibility – survey sheds light on the crisis’ rocking research

(http://www.nature.com/news/1-500-scientists-lift-the-lid-on-reproducibility-1.19970)

2 – Nature – Reproducibility: The risks of the replication drive

(http://www.nature.com/news/reproducibility-the-risks-of-the-replication-drive-1.14184)

3 – Nature – Believe it or not: how much can we rely on published data on potential drug targets?

https://www.nature.com/nrd/journal/v10/n9/full/nrd3439-c1.html

4 – Reuters – In cancer science, many “discoveries” don’t hold up

(http://www.reuters.com/article/us-science-cancer-idUSBRE82R12P20120328)

5 – Plos One – The Economics of Reproducibility in Preclinical Research

(http://journals.plos.org/plosbiology/article?id=10.1371/journal.pbio.1002165)

6 – Plos One – How many scientists fabricate and falsify research? A systematic review and meta-analysis of survey data

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19478950)

7 – Plos One – Can cancer researchers accurately judge whether preclinical reports will reproduce?

(https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28662052)

FONTE 

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Set 122017
 
Universo Magnetico

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Come un fossile testimone di un’era lontana, l’osservazione record a 5 miliardi di anni luce del campo magnetico di una galassia simile alla Via Lattea lascia pensare che il magnetismo galattico si sviluppi precocemente e rimanga stabile nel tempo, piuttosto che crescere e rafforzarsi progressivamente. L’articolo su Nature Astronomy.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, si accese un campo magnetico che probabilmente ancora oggi aleggia immutato… Così potremmo sintetizzare la storia scientifica contenuta in un articolo appena pubblicato su Nature Astronomy, in cui un gruppo internazionale di ricercatori racconta di come abbia osservato il campo magnetico di una galassia a 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante in cui si sia mai rilevato un campo magnetico coerente.

link : http://www.dunlap.utoronto.ca/record-breaking-galaxy-five-billion-light-years-away-shows-we-live-in-magnetic-universe/

Un’osservazione che, secondo i ricercatori, permette di fare tutta una serie di congetture importanti su come si sia formato il magnetismo nell’universo e su come si evolva nel tempo. È stato infatti misurato un campo magnetico di forza e configurazione del tutto simili a quelle della nostra galassia, la Via Lattea, nonostante la galassia in oggetto sia ben 5 miliardi di anni più giovane. Questo dimostrerebbe che i campi magnetici si generano in un’epoca precoce della formazione galattica e che rimangono relativamente stabili nel tempo.

I campi magnetici galattici sono assai tenui, un milione di volte più deboli del campo magnetico terrestre, ma non per questo meno interessanti. «Il magnetismo è generato molto presto nella vita di una galassia da processi naturali, quindi quasi ogni corpo celeste è magnetico», commenta uno degli autori del nuovo studio, Bryan Gaensler dell’Università di Toronto. «L’implicazione è che per comprendere l’universo abbiamo bisogno di comprendere il magnetismo».

Studiare l’evoluzione dei campi magnetici galattici richiede osservazioni di galassie a diverse età, quindi a diverse distanze da noi. Ma queste osservazioni non sono agevoli, anche perché il campo magnetico non può essere rilevato direttamente, ma solo mediante “l’impronta magnetica” lasciata sulla luce che vi passa attraverso, un effetto denominato come rotazione di Faraday.

In questa immagine del telescopio spaziale Hubble appare la galassia di cui è stato rilevato il campo magnetico: è l’oggetto centrale, più debole, mentre i due punti luminosi ai lati sono proiezioni del quasar retrostante dovute all’effetto di lente gravitazionale. Crediti: Nasa

L’effetto Faraday è stato in questo caso utilizzato per l’osservazione di una lontana galassia, dietro alla quale si trova allineata un assai più distante e luminosa quasar. Grazie a questo fortuito allineamento, la luce della quasar diretta verso di noi passa attraverso il campo magnetico della galassia, raccogliendo l’impronta dell’effetto Faraday. Impronta svelata in questo caso da un grande radiotelescopio, la schiera di parabole G. Karl Jansky Very Large Array nel deserto del Nuovo Messico.

La schiera di radiotelescopi Very Large Array con cui è stata effettuata l’osservazione. Crediti: Nrao/Aui; Bob Tetro

«Nessuno veramente sa da dove viene il magnetismo cosmico o come è stato generato», conclude Gaensler. «Ma ora abbiamo un indizio importante, necessario per risolvere questo mistero, estratto dai reperti fossili del magnetismo presente in una lontana galassia miliardi di anni fa».

Per saperne di più:

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Da consultare l’articolo sull’ Universo Magnetico presente sul sito : https://www.fortunadrago.it/2744/universo-magnetico-primer-fields/

Categoria = Magnetismo presente sul sito link : https://www.fortunadrago.it/category/magnetismo/

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Set 102017
 

Tratto dal link originale : https://ktwop.com/2017/09/09/hurricane-activity-is-linked-to-solar-cycles/

…anni con anomalie positive dell’indice SSN (Sun Spot Number), caratterizzate da numeri elevati di macchie solari periferiche mensili, ma bassi numeri stagionali hanno in media significativamente (79%) più uragani negli USA.
L’anomalia SSN è stata dimostrata essere statisticamente significativa nei modelli per gli uragani statunitensi e i principali uragani americani, dopo aver preso in considerazione le altre variabili climatiche.

L’attività degli uragani è collegata ai cicli solari

Stiamo arrivando alla fine del ciclo solare 24 (“curva discendente”), ma stiamo vedendo un’importante attività di tempesta solare. Sembra che le condizioni per la forte attività degli uragani siano ancora soddisfatte.
Nel 2010, ciclo solare 24 (“curva ascendente”), l’immagine la configurazione degli uragani era notevolmente simile a quella attualmente vista.

Uragani 2010 Vs 2017 (immagine Fox)

Anche prima della stagione di uragano 2010, questo articolo del Journal of Climatology internazionale ha trovato un nesso chiaro con la temperatura del mare (SST) e il ciclo solare link : http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/joc.2196/full

La relazione fra gli uragani americani e l’attività solare viene investigata empiricamente :

Primo, una relazione fra la probabilità di un uragano negli USA e il ciclo solare è mostrata influenzata dalle temperature superficiali dell’acqua (SST). Per gli anni con i valori SST sopra la media, la probabilità di avere 3 o più uragani negli USA diminuiva dal 40 al 20% al crescere del numero di macchie solari (SSN).

Secondo, finché il valore di SST è in fase con il ciclo di 11 anni dell’irradianza solare totale, ma la temperature dell’alta atmosfera è in fase con i cambiamenti mensili della radiazione ultravioletta, si nota la presenza di un indice SSN anomalo. L’indice è significativamente correlato con gli uragani negli USA e gli uragani più intensi durante il periodo dal 1866 al 2008. La possibilità che almeno un uragano che colpisce gli Stati Uniti nelle stagioni con la più bassa anomalia SSN e la più alta sono del 68 e 91% rispettivamente. Una relazione simile si nota usando i dati relativi agli uragani spalmati nel periodo dal 1749 al 1850, cosa che funziona come una conferma indipendente del legame fra la variabilità solare e la probabilità di uragani negli USA.

Il ciclo solare 24

Adesso ci stiamo avvicinando alla fine del ciclo solare 24

Cicli solari dal 22 al 24 (immagine Hathaway NASA / Marshall)

L’evidenza per una relazione sole-uragani era stata ulteriormente sostenuta, mostrando che una relazione simile fra l’anomalia SSN e gli uragani statunitensi (anni di anomalia SSN alta dà più uragani negli USA) è facilmente documentabile in un archivio degli uragani Atlantici, datato il lontano 1749.

Effetto Storm Surge degli uragani

Lo Storm Surge è un anomalo innalzamento dell’acqua causato dei venti e della bassa pressione di una tempesta. Lo Storm Surge, detto anche onda di tempesta, interessa principalmente le zone costiere, ma può penetrare anche sulle zone più interne. Ad esempio, durante l’Uragano Ike, l’onda di tempesta arrivò fino a quasi 50 chilometri dalla costa di Texas e Louisiana.
Lo Storm Surge è causato principalmente dai forti venti che ruotano intorno all’occhio del ciclone, mentre la bassa pressione della tempesta ha un ruolo solo marginale. Quando un uragano, un tifone o, in generale, una tempesta tropicale raggiunge la costa, la circolazione verticale dell’acqua provocata dai venti si scontra con il fondo marino. A questo punto, l’acqua, non potendo andare più verso il basso, si alza verso l’alto e verso la terraferma. I fattori che determinano l’altezza dello storm surge sono molteplici e dipendono dalla pressione della tempesta, dall’intensità dei venti, dalla velocità di movimento della tempesta, dall’angolo di avvicinamento alla costa, dalla geografia della linea costiera e dalla pendenza del fondale marino.

Caraguatatuba (SP) Brasile (13 Agosto 2017)

Long Island, Bahamas (9 Settembre 2017) Utente : Kelly Johnson

Da consultare l’articolo : https://www.fortunadrago.it/5084/non-bolle-sapone/

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Ago 262017
 

Tratto dal link : http://www.heinrichfleck.net/astronomia/lemmi/ombre-volanti.pdf
Le ombre volanti (shadow bands) un fenomeno elusivo, di difficile visibilità, che si verifica prima della fase di totalità dell’eclisse, di cui non esiste un’esauriente trattazione né certezza scientifica intorno alla sua
dinamica
.
L’esperienza osservativa sembra suggerire che il fenomeno origini dall’interferenza degli ultimi raggi del Sole con strati non omogenei dell’atmosfera di differente densità, illuminati da una sorgente luminosa poco estesa, quale l’ultima falce solare, e mossi da venti e correnti di diversa velocità.
Il percorso leggermente diverso compiuto della luce prima di giungere a terra attraverso strati di diversa composizione e compattezza, genererebbe il fenomeno, che si presenta più accentuato quando maggiore è la turbolenza atmosferica e minore l’altezza del Sole eclissato, la cui luce giungerebbe così quasi radente.
In questo caso, se i raggi luminosi giungono leggermente sfasati in frequenza, si possono formare bande d’interferenza di colore chiaro e scuro, e poiché un eclisse è un processo in continuo evolvere di gradazione luminosa le bande d’interferenza si mostrano continue.
Dato il basso contrasto che presenta, il fenomeno si evidenzia in genere su superfici bianche come le pareti di una casa.

Disegno delle ombre volanti su una casa in Sicilia durante l’eclisse solare del 1970

Finora l’unica trattazione esaustiva del fenomeno è stata fornita da L. Codona (J. L. Codona. “The scintillation theory of eclipse shadow bands” In: Astronomy and Astrophysics, vol. 164, no. 2, (1986), pp. 415 – 427..).
Dal momento che il fenomeno si verifica (almeno in prevalenza) quando maggiore era la turbolenza atmosferica e minore l’altezza del Sole in eclisse, Codona ha ipotizzato che la falce di luce che giunge a terra compia, proprio a causa della turbolenza, posa compiere due percorsi, con la conseguenza che i raggi luminosi arrivano leggermente sfasati in frequenza formando proprio come avviene bande di interferenza chiare e scure.
Il movimento delle bande (delle ombre volanti) dipenderebbe di conseguenza dalla dinamicità del fenomeno: turbolenza continua e moto apparente del Sole e della Luna.

Diagramma sulle ombre volanti prima e dopo della totalità dell’eclisse ©1998, Eric Strach

Video sulle ombre volanti

video link : https://www.youtube.com/watch?v=1I4YNa5-nuk

L’effetto è sempre presente e risulta visibile solo in questa particolare situazione, ma quello che si realizza è un effetto stroboscopico.
Da consultare l’articolo al seguente link : https://www.fortunadrago.it/5504/sole-immoto-terra-stazionaria-meraviglioso-inganno/

In oltre la falce della luna crea un’altro effetto sull’ombra filtrata dagli alberi che mi piacerebbe chiamarle ombre a bolle (shadow bubbles)

Ombre a bolle

Si verifica quando la luce della falce dell’eclissi filtra attraverso i rami degli alberi :


video link : https://www.youtube.com/watch?v=i_L1xiy5260

Eclissi solare del 21 Agosto 2017
video link : https://www.youtube.com/watch?v=7RmczjiDlwE

Eclissi solare del 21 Agosto 2017 sulla Terra
video link : https://vimeo.com/231484786

2017 North America Total Solar Eclipse Close-up Real-time 4K from ByoungJun Jeong on Vimeo.

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Ago 032017
 

Di Rolando Pelizza è stato trattato nel precedente articolo : Lo strano caso di Rolando Pelizza al seguente link https://www.fortunadrago.it/6137/lo-strano-caso-rolando-pelizza/

Per dovere di cronaca, vanno documentati l’impegno di Rolando Pelizza ed i tentativi di rendere la macchina ideata da Ettore Majorana fruibile all’umanità tutta e non relegare l’uso come arma bellica.

Quell’ultimo tentativo

Tratto dal sito originale : http://www.ilsegretodimajorana.it/

Rolando Pelizza

Rolando Pelizza è nato nel 1938 a Chiari, una cittadina della Lombardia, da un’operosa famiglia benestante, commerciante in calzature. Le sue prime attività furono in quel settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera.

Nel 1976 egli fu ingiustamente imprigionato con l’accusa di concorso in sequestro di persona, con la conseguenza di un tracollo economico per le sue società.

Rilasciato (e poi sarà assolto), nel giugno dello stesso anno sulla piattaforma di un forte in alta montagna, con un esperimento mostra ad alcuni conoscenti come sia capace di annichilire una roccia mediante una piccola macchina da lui costruita, affermando di usare l’antimateria.

Da qui altri esperimenti e laboriose trattative con dei Governi (U.SA., Italia, Belgio e la stessa NATO) e l’interesse di questi per l’invenzione.

Nei molti altri esperimenti eseguiti, egli ottiene non solo la possibilità di distruggere elementi con la sua macchina, ma soprattutto dimostra di ottenere grandi quantità di energia a costo zero.

Pelizza, pur di fronte a molte offerte economiche strabilianti, non vuole cedere quel suo ritrovato,temendo che possa essere utilizzata per fini bellici: e già allora c’è la bramosia di tanti interessati a mettere le mani su quel congegno e nel contempo tutta una campagna di disinformazione e depistaggio allo scopo di fare terra bruciata attorno a lui.

Proprio per questoha avuto un mandato di cattura internazionale “per aver costruito un’arma senza regolare licenza” (!) –di fatto la sua macchina già da allora è vista non come strumento utile bensì come potenziale ed efficace arma distruttiva, il così detto “raggio della morte”-, per cui nel 1982 egli si rifugia all’estero ove vi rimane per quasi dodici anni.

Assolto e al suo rientro in Italia nel 1993 fino a oggi per quasi ulteriori venti anni, Pelizza pur tra mille difficoltà economiche per finanziarsi prosegue le sue costose ricerche .

Da tempo egli ha più volte affermato, e i suoi esperimenti documentati rimarrebbero inspiegabili se non fosse così, di aver conosciuto e frequentato –sia pure saltuariamente- il grande fisico Ettore Majorana in un convento e dello stesso essere stato il braccio operativo nel costruire e congegnare una macchina atta a ottenere la conferma sperimentale della teoria di fisica atomica elaborata dal grande fisico scomparso nel 1938.

Certo una tale macchina è in grado di modificare gli equilibri economici mondiali, e non solo quelli, e si possono ben capire le bramosie e gli intrighi che ha suscitato e come si sia impedito a Rolando Pelizza di poter fare anche in questi ultimi tempi una prova ufficiale sotto il controllo e la certificazione di persone qualificate.

Questo impedimento, fatto da pressioni psicologiche, di intimidazioni, di veri e propri ricatti e di molto altro ben più grave, rappresenta la continuazione del discredito iniziale scientemente sparso su di lui soprattutto attraverso la disinformazione mediatica concepita negli ambienti dei servizi segreti specializzati nella “organizzazione della disinformazione” e in tutte quelle altre azioni, compreso il ridurlo e tenerlo in condizione di estrema povertà, ossia con tutto ciò che in gergo tecnico viene definito “intossicazione dell’ambiente”.

Pelizza, che ha sempre vissuto e operato nell’intento di utilizzare la macchina a vantaggio di tutti, non dispera però di raggiungere il suo obiettivo, poiché se in questi ultimi anni egli ha avuto contatti e rapporti interlocutori con varie personalità, con ricercatori, Enti, c’è che soprattutto ultimamente la Santa Sede si è mostrata particolarmente interessata per l’utilizzo pacifico di questa macchina a vantaggio delle popolazioni povere.

1 Marzo 2016

Comunicazione 1 Marzo 2016

Tratto dal sito originale : https://www.rinodistefano.com/it/documenti/piani-costruzione-macchina-pelizza.php

15 Febbraio 2017

 

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Fino ad arrivare all’ultima comunicazione conosciuta

Tratto dal sito originale : http://www.majorana-pelizza.it/

Luglio 2017

Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.

Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.

Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.

Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.

Con grande amarezza dichiaro quanto segue…

Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.

Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.

Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia

  • che questo fosse l’unico modo per rendere tutti consapevoli delle grandi opportunità che la realizzazione della macchina offriva
  • che il grande merito scientifico dell’elaborazione della teoria fisica sulla quale si basa la “macchina” non è dovuto a me, bensì a Ettore Majorana
  • che, ancor prima che un “strumento”, questa è da considerarsi un grande dono che Dio ha concesso a tutta l’Umanità, dono che non dovrà mai essere utilizzato per accrescere il potere di questo o quell’altro “grande” della Terra, inteso come Stato o Centro di potere. Al contrario, dovrà essere gestito a vantaggio di tutti gli esseri del creato, proiettandoli verso un futuro migliore o meglio garantendo loro un futuro, visto che il nostro è seriamente messo a grave rischio.
    Purtroppo questo straordinario ritrovato tecnologico, la “macchina”, già dai primi esperimenti non fu considerato come strumento utile all’Umanità intera, ma pressoché unicamente come “arma” dagli effetti sconvolgenti, in grado di modificare gli equilibri mondiali. Il risultato fu che si crearono bramosie, si configurarono intrighi e furono messi in atto veri e propri ricatti nei confronti miei e del mio Maestro. Oltretutto, siamo stati oggetto di reiterati e sistematici furti di documenti, materiali, prototipi e “macchine” già completate.
    La mia conoscenza e frequentazione, sia pur saltuaria, con Ettore è stata dimostrata sia direttamente tramite foto, filmati e documenti eccezionali presenti in questo sito (e ancora di più nel libro “2006: Majorana era vivo!” , che riprende e amplia i precedenti due libri “Il Dito di Dio”, “Il Segreto di Majorana, due uomini una macchina“). A questi si aggiungono una serie di esperimenti da me eseguiti su indicazione del mio Maestro, che restano ancora oggi incomprensibili ai più preparati fisici.
    Fin dall’inizio, siamo stati costantemente ostacolati ed è stata impedita qualsiasi nostra iniziativa o applicazione pratica della ”macchina” per il beneficio collettivo. Non solo, anche le mie iniziative imprenditoriali sono state sistematicamente boicottate, anche se nulla avevano a che vedere con questa.Un esempio: già nel 1972 avevo messo a punto una spugna idrorepellente e oleofila in grado di assorbire in modo ecologico eventuali versamenti di idrocarburi nelle acque in caso di disastri ambientali; profondamente immerso nei miei esperimenti sulla “macchina” in quegli anni non ebbi modo di commercializzarla. Nel 2007 gli stessi che mi osteggiavano nei miei progetti umanitari mi proposero, in cambio dei materiali che avevo prodotto, vedi foto, un pagamento dell’ordine del 50% del valore. Per giustificare questo pagamento proposero di notiziare il know della spugna creando così il contesto per giustificare il pagamento. Venne così organizzata, da miei conoscenti, una mia intervista con il giornalista Dott Colavolpe sull’argomento “spugna”, andata in onda su RAI2, che non mi procurò nient’altro che un’ulteriore inutile attesa del mantenimento di tante promesse.L’ultimo episodio di vera e propria vessazione nei miei confronti è avvenuto quando un gruppo armato si presentò a noi intimandoci di seguirli per una destinazione non specificata; Ettore si oppose fermamente temendo per la probabile separazione dalla mia famiglia e si offrì di seguirli spontaneamente in cambio della mia libertà. Così avvenne e in quell’occasione ci furono sottratte due macchine complete ed una in costruzione, oltre agli scritti del maestro riportanti i suoi progressi nel perfezionamento della IV fase dell’utilizzo della “macchina”.Nell’anno 2000, Majorana in una lettera mi esortò ad abbandonare ogni progetto riguardante la “macchina” poiché temeva per la mia incolumità e pensava che di fronte a certe potenze tutto sarebbe stato vano. Io proseguii per la mia strada seguendo la mia coscienza, che non mi permetteva di abbandonare un progetto così importante per l’Umanità che ora, con il senno di poi, devo considerare ahimè solo come un enorme insieme di problemi e traversie che hanno costellato la mia vita, impedendomi di vivere a fondo il rapporto con i miei cari, un diritto di cui ogni uomo dovrebbe poter godere.Nel 2014 ho rivolto un pubblico appello a tutti gli uomini liberi e di buona volontà. Ho divulgato l’esistenza di questa tecnologia di cui ho dato ampia dimostrazione a ben 3 stati (gli USA, l’Italia, il Belgio di fronte alla stessa Nato), ho anche spiegato le sue applicazioni concrete che potrebbero migliorare, o meglio, salvaguardare l’esistenza dell’Umanità, come voleva Ettore Majorana e come voglio io che l’ho costruita.Non chiedevo finanziamenti, ma la possibilità di metterla a disposizione per tutti i possibili usi pacifici e a vantaggio innanzitutto del mio Paese, dell’Europa e di tutto il resto del mondo, ma questo mio appello, probabilmente per contrari interessi superiori, è rimasto “lettera morta”.

    Ora sono logorato da tanti anni di ricatti e battaglie con i maggiori gruppi di potere, i quali hanno già avuto e vorrebbero continuare a pretendere di avere gli esclusivi benefici dell’uso di questa “macchina”. D’ora in poi mi dedicherò solo allo sviluppo ed alla commercializzazione di altre mie invenzioni tecnologiche a cominciare dalla “spugna”. Lo devo innanzitutto ai miei cari, a me stesso e anche a Ettore Majorana che già mi aveva esortato di abbandonare il progetto “macchina”.

    Con oggi ho deciso quindi di non fare più nulla che sia inerente a questa scoperta e ho distrutto tutto ciò che mi era rimasto del progetto, compresi alcuni codici indispensabili per l’utilizzo della “macchina”.

Con tanta amarezza, Rolando Pelizza

P.S.: I documenti, filmati e fotografie sono copie degli unici originali di esclusiva proprietà di Rolando Pelizza. Tutto il materiale pubblicato e stato periziato da esperti qualificati che ne confermano l’origine, senza aver subito alterazioni. Chi volesse copiare o riprodurre il materiale in questione può farlo solo a condizione di citarne la fonte, non alterarne in nessun modo il contenuto e non utilizzarlo per fini commerciali. Questo è l’unico sito ufficiale di Rolando Pelizza, e qualsiasi pubblicazione presente nel web non può essere a lui attribuita, né direttamente riconducibile.

Tratto dal sito origine : http://www.majorana-pelizza.it/

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