La forma bolla dell’eliosfera osservata da Voyager e Cassini

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Ott 072017
 
eliosfera

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/04/26/eliosfera-con-o-senza-coda/

Uno studio presentato sulla rivista Nature Astronomy mette in crisi il modello secondo cui l’eliosfera, ovvero la bolla di influenza del campo magnetico solare, avrebbe una forma allungata, come la coda di una cometa. I dati indicano una forma simmetrica, dovuta probabilmente a un campo magnetico interstellare molto più intenso del previsto

Ulteriori informazioni: K. Dialynas et al. La forma bolla dell’elio- sfera osservata da Voyager e Cassini, Nature Astronomy (2017). DOI: 10.1038 / s41550-017-0115

Forma dell’eliosfera

Pare che il sistema solare sia circondato da un enorme campo magnetico di forma sferica dovuto alla presenza del Sole. A suggerirlo sono i dati raccolti dalla missione Cassini, dalle due sonde Voyager e dal satellite Interstellar Boundary Explorer (Ibex). I risultati sono in contraddizione con la teoria attualmente più accreditata, secondo cui la magnetosfera solare ha una forma oblunga, simile alla scia di una cometa. Il colpevole sarebbe il campo magnetico interstellare, molto più intenso di quanto previsto.

Il Sole emette un flusso costante di particelle, chiamato vento solare, che colpisce tutto il sistema solare, arrivando fino all’orbita di Nettuno. Tale vento crea una bolla, detta eliosfera, del diametro di circa 40 miliardi di chilometri. Per oltre 50 anni il dibattito circa la forma di questa struttura ha favorito l’ipotesi di una bolla di forma allungata, con una testa arrotondata e una coda. I nuovi dati coprono un intero ciclo di attività solare (11 anni circa) e mostrano che la realtà potrebbe essere molto diversa: l’eliosfera sembra avere entrambe le estremità arrotondate, assumendo una forma quasi sferica. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature Astronomy.

Eliosfera

Grazie a una serie di dati provenienti dalle sonde Cassini, Voyager e Ibex, abbiamo scoperto che l’eliosfera potrebbe essere molto più arrotondata di quanto pensassimo. Questa illustrazione mostra un modello aggiornato. Crediti: Dialynas, et al.

«Al posto di una coda allungata abbiamo scoperto che l’eliosfera ha l’aspetto di una bolla, e questo a causa di un campo magnetico interstellare molto più intenso di quanto avessimo previsto», spiega Kostas Dialynas dell’Accademia di Atene, primo autore dello studio.

Oltre a esplorare Saturno e il suo sistema di anelli e satelliti, la sonda Cassini ha studiato anche il comportamento del vento solare, indagando in particolare ciò che accade alle sue estremità. Quando le particelle cariche provenienti dal Sole incontrano gli atomi di gas neutro del mezzo interstellare, lungo la vasta area di confine chiamata eliopausa, possono avvenire scambi di cariche, e alcuni atomi possono essere spinti verso il sistema solare e venire misurati da Cassini.

«La sonda Cassini è stata progettata per studiare gli ioni intrappolati nella magnetosfera di Saturno», dice Tom Krimigis della Johns Hopkins University, team leader per strumenti sulle sonde Voyager e Cassini, e coautore dello studio. «Non avremmo mai pensato di poter vedere e studiare anche i confini dell’eliosfera».

Poiché le particelle che compongono il vento solare viaggiano a velocità pari a frazioni della velocità della luce, i loro tragitti dal Sole all’eliopausa richiedono anni. Con il variare del numero di particelle, ovvero con la modulazione dovuta all’attività solare, occorrono anni perché questa si rifletta nella quantità di atomi misurati da Cassini. I dati recenti hanno mostrato qualcosa di inaspettato: le particelle provenienti dalla “coda” dell’eliosfera riflettono i cambiamenti del ciclo solare in modo molto simile a quelle provenienti dalla sua “testa”.

eliosfera

I dati raccolti dalle missioni della Nasa Cassini, Voyager e Ibex mostrano che l’eliosfera è molto più compatta e simmetrica di quanto pensassimo. L’immagine a sinistra mostra il modello supportato dai dati, mentre quella a destra mostra il modello a coda estesa, che era stato assunto come il più valido fino ad ora. Crediti: Dialynas, et al. (a sinistra); Nasa (a destra)

«Se la coda dell’eliosfera fosse allungata come quella di una cometa, gli effetti dovuti al ciclo solare dovrebbero apparire molto più tardi», spiega Krimigis. Dato che questo non accade, ma invece le tempistiche sono piuttosto simili, significa che, in direzione della coda, l’eliopausa si trova più o meno alla stessa distanza di quanto avviene per la testa. Dunque l’eliosfera deve avere una forma molto più simmetrica del previsto.

I dati raccolti dalle sonde Voyager hanno inoltre mostrato che il campo magnetico interstellare è più intenso rispetto alle stime fornite dai modelli. Questo significa che la forma arrotondata dell’eliosfera potrebbe essere dovuta all’interazione del vento solare con questo campo magnetico, che spingerebbe l’eliopausa verso il Sole. La struttura dell’eliosfera svolge un ruolo importante nel modo in cui le particelle provenienti dallo spazio interstellare, chiamate raggi cosmici, raggiungono il sistema solare interno, arrivando fino alla Terra.

Da consultare anche l’articolo presente su sito link : https://www.fortunadrago.it/2717/un-misterioso-nastro-intorno-il-nostro-sistema-solare/

Infinite Suns – Soli infiniti

Viviamo in un universo magnetico

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Set 122017
 
Universo Magnetico

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Come un fossile testimone di un’era lontana, l’osservazione record a 5 miliardi di anni luce del campo magnetico di una galassia simile alla Via Lattea lascia pensare che il magnetismo galattico si sviluppi precocemente e rimanga stabile nel tempo, piuttosto che crescere e rafforzarsi progressivamente. L’articolo su Nature Astronomy.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, si accese un campo magnetico che probabilmente ancora oggi aleggia immutato… Così potremmo sintetizzare la storia scientifica contenuta in un articolo appena pubblicato su Nature Astronomy, in cui un gruppo internazionale di ricercatori racconta di come abbia osservato il campo magnetico di una galassia a 5 miliardi di anni luce dalla Terra, la più distante in cui si sia mai rilevato un campo magnetico coerente.

link : http://www.dunlap.utoronto.ca/record-breaking-galaxy-five-billion-light-years-away-shows-we-live-in-magnetic-universe/

Un’osservazione che, secondo i ricercatori, permette di fare tutta una serie di congetture importanti su come si sia formato il magnetismo nell’universo e su come si evolva nel tempo. È stato infatti misurato un campo magnetico di forza e configurazione del tutto simili a quelle della nostra galassia, la Via Lattea, nonostante la galassia in oggetto sia ben 5 miliardi di anni più giovane. Questo dimostrerebbe che i campi magnetici si generano in un’epoca precoce della formazione galattica e che rimangono relativamente stabili nel tempo.

I campi magnetici galattici sono assai tenui, un milione di volte più deboli del campo magnetico terrestre, ma non per questo meno interessanti. «Il magnetismo è generato molto presto nella vita di una galassia da processi naturali, quindi quasi ogni corpo celeste è magnetico», commenta uno degli autori del nuovo studio, Bryan Gaensler dell’Università di Toronto. «L’implicazione è che per comprendere l’universo abbiamo bisogno di comprendere il magnetismo».

Studiare l’evoluzione dei campi magnetici galattici richiede osservazioni di galassie a diverse età, quindi a diverse distanze da noi. Ma queste osservazioni non sono agevoli, anche perché il campo magnetico non può essere rilevato direttamente, ma solo mediante “l’impronta magnetica” lasciata sulla luce che vi passa attraverso, un effetto denominato come rotazione di Faraday.

In questa immagine del telescopio spaziale Hubble appare la galassia di cui è stato rilevato il campo magnetico: è l’oggetto centrale, più debole, mentre i due punti luminosi ai lati sono proiezioni del quasar retrostante dovute all’effetto di lente gravitazionale. Crediti: Nasa

L’effetto Faraday è stato in questo caso utilizzato per l’osservazione di una lontana galassia, dietro alla quale si trova allineata un assai più distante e luminosa quasar. Grazie a questo fortuito allineamento, la luce della quasar diretta verso di noi passa attraverso il campo magnetico della galassia, raccogliendo l’impronta dell’effetto Faraday. Impronta svelata in questo caso da un grande radiotelescopio, la schiera di parabole G. Karl Jansky Very Large Array nel deserto del Nuovo Messico.

La schiera di radiotelescopi Very Large Array con cui è stata effettuata l’osservazione. Crediti: Nrao/Aui; Bob Tetro

«Nessuno veramente sa da dove viene il magnetismo cosmico o come è stato generato», conclude Gaensler. «Ma ora abbiamo un indizio importante, necessario per risolvere questo mistero, estratto dai reperti fossili del magnetismo presente in una lontana galassia miliardi di anni fa».

Per saperne di più:

Tratto dal link origine : http://www.media.inaf.it/2017/08/28/impronta-magnetica-galassia/

Da consultare l’articolo sull’ Universo Magnetico presente sul sito : https://www.fortunadrago.it/2744/universo-magnetico-primer-fields/

Categoria = Magnetismo presente sul sito link : https://www.fortunadrago.it/category/magnetismo/

Le stelle nascono in coppia

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Lug 142017
 

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Forse il nostro Sole aveva una stella gemella quando è nato 4,5 miliardi di anni fa?

Quasi certamente sì – anche se non una gemella identica. E così ha fatto ogni altra stella simile al Sole nell’universo, secondo una nuova analisi effettuata da un fisico teorico presso l’University of California, Berkeley, e radioastronomo dall’Osservatorio Smithsonian Astrophysical presso la Harvard University.

Molte stelle hanno compagni, tra cui il nostro vicino più prossimo, Alpha Centauri, un sistema triplo. Gli astronomi hanno a lungo cercato una spiegazione. I sistemi stellari binari o tripli sono nati in quel modo? Una stella ha catturato l’altra? Le stelle binarie a volte si separano e diventano stelle singole?

Gli astronomi hanno anche cercato una compagna del nostro Sole, una stella soprannominata Nemesis perché si è a lungo supposto che abbia “preso a calci” un asteroide fino a dirottarlo in orbita terrestre, ed a farlo entrare in collisione con il nostro pianeta, sterminando i dinosauri. Ma non è mai stata trovata.

La nuova affermazione si basa su di un sondaggio radio di una nube molecolare gigante piena di stelle di recente formazione nella costellazione di Perseo, e su di un modello matematico che è in grado di spiegare le osservazioni nel Perseo solo se tutte le stelle di tipo solare sono nate con una compagna.

“Possiamo dire che, sì, probabilmente c’è stata una Nemesi, molto tempo fa,” ha detto il co-autore Steven Stahler, un astronomo ricercatore della UC Berkeley.

“Abbiamo sviluppato una serie di modelli statistici per vedere se potevamo tenere conto delle relative popolazioni di giovani stelle singole e binarie in tutte le sezioni della nube molecolare del Perseo, e l’unico modello che potrebbe riprodurre i dati è stato quello in cui tutte le stelle si formano inizialmente in larghi sistemi binari. Questi sistemi in seguito o si restringono o si rompono nell’arco di un milione di anni.”

In questo studio, “largo” significa che le due stelle sono separate da più di 500 unità astronomiche, o AU, dove un’unità astronomica è la distanza media tra il Sole e la Terra. Una “larga” compagna binaria del nostro Sole sarebbe stata 17 volte più lontana dal Sole rispetto al suo pianeta attualmente più lontano, Nettuno.

Sulla base di questo modello, la sorella del Sole molto probabilmente fuggì e si mescolò con tutte le altre stelle della nostra regione della Via Lattea, per non essere mai più vista.

“L’idea che molte stelle si formano con una compagna è stata suggerita da tempo, ma la domanda è: quante” dice la prima autrice Sarah Sadavoy, una collega della NASA – Hubble presso l’Osservatorio Astrofisico Smithsonian. “Sulla base del nostro semplice modello, possiamo dire che quasi tutte le stelle si formano con una compagna. La nube Perseo è generalmente considerata una tipica regione di formazione stellare di piccola massa, e quindi il nostro modello deve essere controllato in altre nuvole.”

L’idea che tutte le stelle nascono in una cucciolata ha implicazioni al di là di formazione stellare, tra cui le origini di galassie, dice Stahler.

Stahler e Sadavoy hanno pubblicato i loro risultati nel mese di aprile sul server arXiv. Il loro articolo è stato accettato per la pubblicazione nelle Monthly Notices of the Royal Astronomical Society .

Stelle nate in ‘nuclei densi’

Gli astronomi hanno speculato per centinaia di anni sulle origini di sistemi stellari binari e multipli, e negli ultimi anni hanno creato diverse simulazioni al computer del collasso di masse di gas per capire come si condensano per gravità in stelle. Hanno anche simulato l’interazione di molte giovani stelle appena liberatesi dai loro nubi di gas. Diversi anni fa, una di queste simulazioni al computer effettuate da Pavel Kroupa dell’Università di Bonn lo ha portato a concludere che tutte le stelle nascono come sistemi binari.

Eppure la prova diretta data dalle osservazioni è stata scarsa. Quando gli astronomi guardano stelle di volta in volta sempre più giovani, trovano una maggiore proporzione di binarie, ma il perché è ancora un mistero.

“Per risolvere il mistero, in questo caso è necessario capire che nessuno prima aveva studiato in modo sistematico il rapporto tra vere giovani stelle all’interno delle nubi in cui vengono deposte le uova”, ha detto Stahler. “Il nostro lavoro è un passo in avanti verso la comprensione sia di come formano i sistemi binari, sia di quale ruolo che i sistemi binari svolgono ai primordi dell’evoluzione stellare. Ora crediamo che la maggior parte delle stelle, che sono di fatto abbastanza simili al nostro Sole, di formano come sistemi binari. Penso che abbiamo ottenuto la prova più stringente fino ad oggi portata a favore di una simile affermazione “.

Secondo Stahler, gli astronomi sanno da decenni che le stelle nascono all’interno di bozzoli a forma di uovo chiamati nuclei densi, i quali sono sparsi all’interno di immense nubi di freddo idrogeno molecolare, che sono i vivai per le giovani stelle. Attraverso un telescopio ottico, queste nubi sembrano buchi nel cielo stellato, perché la polvere che accompagna il gas blocca la luce sia delle stelle che si formano all’interno che delle stelle dietro. Le nubi possono, tuttavia, essere sondate da radiotelescopi, poiché i grani di polvere fredda al loro interno emettono onde radio alle lunghezze d’onda che i radiotelescopi possono percepire, e le onde radio non sono bloccate dalla polvere.

La nube molecolare del Perseo è uno di questi vivai stellari, situata a circa 600 anni luce dalla Terra e lunga circa 50 anni luce. L’anno scorso, un gruppo di astronomi ha completato un sondaggio utilizzando il Very Large Array, un insieme di antenne radio nel New Mexico, ed ha scrutato la formazione stellare all’interno della nube. Chiamata VANDAM, è stata la prima indagine completa di tutti le giovani stelle in una nube molecolare, cioè di stelle con meno di circa 4 milioni di anni di età, tra cui stelle singole e multiple con separazioni tra loro fino a circa 15 unità astronomiche. Sono state quindi catalogate tutte le stelle multiple con separazione maggiore di 19 AU – circa il raggio dell’orbita di Urano nel nostro sistema solare.

Stahler ha sentito parlare del sondaggio dopo aver contattato Sadavoy, membro del team VANDAM, ed ha chiesto il suo aiuto per osservare le giovani stelle all’interno dei nuclei densi. L’indagine VANDAM ha prodotto un censimento di tutte le stelle di classe 0 – quelle con meno di circa 500.000 anni – e di classe I – tra circa 500.000 e 1 milione di anni. Entrambi i tipi di stelle sono così giovani che non stanno ancora bruciando idrogeno per produrre energia.

Sadavoy ha preso i risultati da VANDAM e li ha combinati con osservazioni aggiuntive che avevano rivelato i bozzoli a forma di uovo attorno alle stelle giovani. Queste osservazioni supplementari provengono dalla Gould Belt Survey con SCUBA-2 sul James Clerk Maxwell Telescope delle Hawaii. Grazie alla combinazione di questi due insiemi di dati, la Sadavoy è stata in grado di produrre un censimento consistente delle popolazioni di stelle binarie e singole nel Perseo, facendo emergere 55 giovani stelle in 24 sistemi a più stelle (tutti a parte cinque di loro erano sistemi binari) e 45 sistemi stellari singoli.

Utilizzando questi dati, Sadavoy e Stahler hanno scoperto che tutti i sistemi binari molto separati – quelli con le stelle divise da più di 500 AU – erano sistemi molto giovani, contenenti due stelle di classe 0. Questi sistemi inoltre tendevano ad essere allineati con l’asse longitudinale del denso nucleo ovoidale. Le leggermente più anziane stelle di classe I binarie erano più vicine, molte separate da circa 200 UA, e non hanno mostrato alcuna tendenza ad allinearsi lungo l’asse della uovo.

“Questo non è mai stato visto o testato prima, ed è super interessante”, ha detto Sadavoy. “Non sappiamo ancora bene cosa vuol dire, ma dal momento che non è casuale può dire qualcosa sul modo in cui formano i sistemi binari ampi.”

Un’immagine Radio di un giovanissimo sistema stellare binario (all’incirca meno di 1 milione di anni di età), che si sta formando all’interno di un denso nucleo (contorno ovale) nella nube molecolare Perseo. Tutte le stelle si formano probabilmente come sistemi binari all’interno di densi nuclei.
Credit: SCUBA-2 immagine indagine di Sarah Sadavoy, CFA

I nuclei ovoidali collassano in due centri

Stahler e Sadavoy hanno modellato matematicamente vari scenari per spiegare questa distribuzione di stelle, simulando la formazione tipica, la rottura ed i tempi di contrazione orbitali. Essi hanno concluso che l’unico modo per spiegare le osservazioni è di supporre che tutte le stelle di massa vicino a quella del Sole comincino la loro vita nella la più ampia classe 0 di sistemi binari in nuclei densi a forma di uovo, dopo di che circa il 60 per cento si divide nel tempo. Il resto si contrae a formare sistemi binari stretti.

“Come l’uovo si contrae, la sua parte più densa collassa verso il centro, a formare due concentrazioni di densità lungo l’asse centrale”, ha detto. “Questi centri di maggiore densità a loro volta ad un certo punto collasseranno su se stessi a causa della loro propria gravità per formare stelle di classe 0.”

“All’interno della nostra schema, stelle singole di piccola massa di tipo solare non sono primordiali”, ha aggiunto Stahler. “Sono il risultato della rottura dei sistemi binari.”

La loro teoria implica che ogni nucleo denso, che comprende in genere qualche massa solare, converte il doppio del materiale in stelle rispetto a come si pensava in precedenza.

Stahler ha detto che ha richiesto ai radioastronomi di comparare i nuclei densi e le loro giovani stelle incorporate per più di 20 anni, al fine di testare la teoria di formazione stellare binaria. I nuovi dati e il modello sono un inizio, dice, ma altro lavoro deve essere fatto per comprendere la fisica dietro la regola.

Tali studi potranno essere compiuti presto, perché le capacità di un VLA appena aggiornato ed il telescopio ALMA in Cile, oltre l’indagine SCUBA-2 delle Hawaii, “sono finalmente in grado di darci i dati e le statistiche di cui abbiamo bisogno. Questo cambierà velocemente la nostra comprensione dei nuclei densi e delle stelle incorporate al loro interno “, ha detto Sadavoy.

 

Fonte:

Il materiale è stato fornito dalla University of California – Berkeley .  Il lavoro originale è stato scritto da Robert Sanders.

 

Articolo originale QUI.

Tratto dal link originale : https://www.astronomia.com/2017/06/19/le-stelle-di-piccola-massa-nascono-sempre-in-coppia-molte-come-il-nostro-sole-si-separano/

Le stelle e buchi neri come fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido

Le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell’infinito

Confucio (cinese 孔夫子 Kǒng FūzWade-GilesK’ung-fu-tzu551 a.C. – 479 a.C.)

a cui fa eco Pier Luigi Ighina  (Tratto da “I Segreti di Guglielmo Marconi” Allegato N.30) :

Con la perforazione della cupola magnetica ci siamo trovati di fronte ad un enorme massa incandescente di origine sconosciuta la quale generava continuamente energia in quantità a sua volta trattenuta dalla cappa magnetica formata dal sole che con il suo movimento creava tra la cupola e la massa incandescente un cuscinetto di energia protettiva, o energia statica che perforata dalle stelle (buchi luminosi) facevano passare nella nostra atmosfera energia vitale.
Al contrario i (buchi neri) invece introducevano nel cuscinetto l’energia ritmica uscente dal nostro pianeta.
Il sole dunque è una stella, che riuscita a perforare il cuscinetto di energia statica protettiva, immette nel nostro sistema un piccola parte dell energia con la quale è composta la massa incandescente sconosciuta.

Pier Luigi Ighina (Milano; 23 Giugno del 1908 – Imola 8 Gennaio 2004)

Stelle e buchi neri possono essere considerati simili e cioè come dei fori in uno spazio che si comporta come un fluido liquido, come dimostra il Genegravimetro di Marco Todeschini, con la differenza che le stelle immettono energia vitale in questo spazio, mentre i buchi neri fanno la funzione opposta a verso invertito.

Da consultare anche il seguente link : http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

I buchi neri, risultano allineati tra di loro :

http://www.focus.it/scienza/scienze/universo-misterioso-allineamento-di-buchi-neri

A sinistra (nei cerchi) i buchi neri che mostrano la medesima direzione dei propri getti. A destra la stessa immagine senza cerchi. (RUSS TAYLOR)

Esempi di vortici in una comune piscina con Physics Girl

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=pnbJEg9r1o8

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=72LWr7BU8Ao

Da consultare il seguente link (I vortici forniscono nuove intuizioni per i buchi neri) : https://www.sciencenews.org/article/water-circling-drain-provides-insight-black-holes

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=4y-iRYDmJFg

Il gemello “perduto” del nostro sole è forse la stella sirius?

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

Questo può essere una conoscenza comune ormai, ma è fondamentale capire completamente cosa sia in realtà in corso. Ci sono molte fonti su Internet che parlano di questo in modo da tenerlo in conto. Il nostro sole è in un’orbita binaria con il sistema Sirius ed è il motivo della precessione dello zodiaco e non la lenta rivoluzione dei poli della Terra. Ci sono molte prove per questo e vorrei presentare ciò che ho imparato qui. A partire dal nostro circolo e al punto centrale, abbiamo una rappresentazione del nostro Sole e il suo limite d’influenza. Questa non è una rappresentazione esatta ma è molto vicino. Il sole è quasi una sfera perfetta, quindi è sicuro assumere che la sua orbita è anche molto circolare e non troppo eccentrica.oursun01Ora aggiungiamo un secondo cerchio dello stesso raggio che viene compensato al bordo di questo creando un’ellisse (vescica di pesce) tra di loro. Attualmente le due stelle stanno cominciando a chiudersi l’una sull’altra mentre si avvicinano alla curva dalla più lontana distanza. Attualmente i due sono circa 8,66 anni luce anni e sono stati in testa verso l’altro per circa 2000 anni or sono.oursun03È stato osservato prima di quel tempo che Sirius apparve rosso. Ciò ha senso perché quando le stelle si allontanano l’una dall’altra, appaiono rosse all’osservatore. E quando si muovono l’una verso l’altra appariranno azzurre. Le stelle che non si muovono in relazione si osservano bianche. La migliore prova che Sirius sia rosso deriva dall’astronomo greco Claudio Ptolemy che nel 150 dC scrisse che Sirius era di colore rosso. Ha confrontato Sirius con altre cinque stelle che oggi sono stelle rosse, Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.oursun04Alcuni potrebbero credere che la precessione degli equinozi sia causata dalla lenta e stabile oscillazione dei poli della Terra causata da forze gravitazionali della Luna, del Sole e in parte di Giove. Le probabilità di questo che si verificano naturalmente a causa della gravità sono astronomiche a dir poco. L’alternativa è che siamo in un’orbita binaria con Sirius che richiede 24.000 anni per completare. La ragione per utilizzare la cifra 24.000 anni e non quella 26.000 anni, attualmente calcolata in base al movimento delle stelle, è perché quando le due stelle si avvicinano, più si avvicineranno più velocemente aumenterà la velocità. Quattro mila anni da oggi il tasso di precessione aumenterà. Betelgeuse, Pollux, Aldebaran, Antares e Arcturus.

L’astronomo greco Ipparco ha creato il suo catalogo delle stelle nel 129 aC. Pur confrontando le sue osservazioni con quelle fatte dagli astronomi precedenti babilonesi, ha notato che le stelle si erano spostate o meglio che la Terra stessa si era spostata. Ha calcolato che il tasso di precessione è stato di 1 grado per secolo, che è molto vicino al valore di oggi di un grado per ogni 72 anni. La sua stima avrebbe senso dato che Helios avrebbe viaggiato alla sua velocità più bassa rispetto a Sirius in questo momento della storia (intorno al tempo stava cambiando dal rosso all’azzurro). Sirius non precesse con le altre stelle. Invece si muove nell’esatta direzione opposta per equilibrare perfettamente il ciclo di precessione della Terra e sembra che sia ancora in piedi rispetto alle altre stelle.

Come detto in precedenza, Sirius è responsabile dell’eccentricità orbitale della Terra perché è noto che il perihelio / aphelion della Terra è allineato con Sirius. Allo stesso modo il perihelion della Luna è direttamente correlato alla sua posizione rispetto al Sole e alla Terra. Quando la Luna è piena, essa è in opposizione diretta al Sole è quando è più vicino alla Terra. Questo non è mai cambiato fin dall’inizio del tempo. Quindi è sicuro collegare Sirius e l’eccentricità orbitale della Terra. Mentre il Sole orbita a Sirius, i nodi dell’asse di perihelio / aphelione della Terra sono sempre di 90° gradi rispetto a Sirius e questo causerebbe lo zodiaco a ruotare nella direzione opposta che il Sole si muove attraverso di loro durante un ciclo ordinario annuale. In astrologia diciamo che il Sole inizia in Ariete e si muove attraverso Toro, Gemelli, Cancro, Leone, ecc. La precessione significa muoversi all’indietro in modo che il Sole orbita a Sirius, le stelle si muovono al contrario. Attualmente siamo appena trasferiti da Pesci e in Aquarius o 30° gradi del cerchio più vicino a Sirius.

sirius-orbita

Questo ciclo di 24.000 anni è anche chiamato “Grande Anno”, “Grande Ciclo” o “Ciclo dei Yugas”. Ci sono altri nomi, ma questi sono alcuni comuni. C’è un evento speciale associato a questo ciclo che è stato registrato nella storia e poi perso dall’antichità ma risente in noi e è qualcosa che non possiamo dimenticare come esseri umani.

Tratto dal link originale : https://magneticnature.wordpress.com/2013/08/05/how-our-sun-orbits-sirius/

(Tradotto con Google – traduzione rivisitata)

Come sarebbe il nostro cielo con altre stelle al posto del sole

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=ywvUTWPlBhM

Eruzioni di massa coronale (CME) Stealth

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Mag 102017
 

Original link : https://phys.org/news/2017-05-space-weather-simulates-solar-storms.html

(Tradotto con Google, traduzione rivisitata)

CME Stealth

Il nostro sole in continua evoluzione espelle continuamente materiale solare nello spazio. I più grandi tali eventi sono enormi nuvole che eruttano dal sole, chiamate espulsioni di massa coronale, o CME. Queste tempeste solari spesso al primo posto con una sorta di avvertimento del flash luminoso di un solar flare, una raffica di calore o di una raffica di particelle energetiche solari. Ma un altro tipo di tempesta ha lasciato perplessi gli scienziati per la sua mancanza di segnali di pericolo tipici: Essi sembrano venire dal nulla, e gli scienziati li chiamano CME stealth.

Differenze tra solar flare (brillamento solare) ed eruzioni di massa coronale CME by NASA

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=TWjtYSRlOUI

Ora, un team internazionale di scienziati, guidati dal laboratorio spaziale Scienze presso l’Università della California, Berkeley, e finanziato in parte dalla NASA, ha sviluppato un  che simula l’evoluzione di queste furtive  . Gli scienziati hanno invocato le missioni NASA STEREO e SOHO per questo lavoro, per una messa a punto del loro modello fino a quando le simulazioni saranno abbinate alle osservazioni spaziali. Il loro lavoro mostra come un lento, silenzioso processo può inaspettatamente creare una massa contorta di campi magnetici sul sole, che poi si stacca via dal sole ed accelera nello spazio, il tutto senza alcun preavviso.

Rispetto alle CME tipiche, che scoppiano dal sole veloce come 1800 miglia al secondo, le CME furtive (Stealth) si muovono ad una sconnessa andatura tra i 250 a 435 miglia al secondo. Che è approssimativamente la velocità del vento solare più comune, il flusso costante di particelle cariche che fluisce dal sole. A quella velocità, le CME Stealth non sono in genere abbastanza potenti per scatenare grandi eventi meteorologici spaziali, ma a causa della loro struttura magnetica interna possono ancora causare lieve a moderati disturbi al  magnetico terrestre.

Per scoprire le origini delle CME Stealth, gli scienziati hanno sviluppato un modello di campi magnetici del sole, simulando la loro forza ed il movimento nell’atmosfera del sole. Decisivo per il modello è la rotazione differenziale del sole, il che significa diverse regioni sul sole che ruotano a velocità diverse. A differenza della Terra, che ruota come un corpo solido, il sole ruota più velocemente all’equatore di quanto non faccia ai poli.

Il modello mostra che la rotazione differenziale provoca campi magnetici nel sole che si allungano e diffondono a velocità diverse. Gli scienziati hanno dimostrato questo processo costante genera energia sufficiente per formare CME furtive nel corso di circa due settimane. La rotazione del sole sottolinea sempre le linee del  nel tempo, alla fine li orditura in una bobina tesa di energia. Quando la tensione è cresciuta abbastanza, la bobina si espande e scatta via in un enorme bolla di campi magnetici intrecciati senza nessun preavviso, quindi la CME Stealth abbandona tranquillamente il sole.

L’evoluzione di un CME Stealth in questa simulazione. rotazione differenziale crea una massa contorta di campi magnetici sul sole, che poi si stacca ed accelera nello spazio. L’immagine del sole è da STEREO della NASA. linee colorate rappresentano linee di campo magnetico, ei diversi colori indicano in cui gli strati di atmosfera del sole hanno origine. Le linee bianche diventano stressati e formano una spirale, eventualmente in eruzione dal sole. Credit: NASA Goddard Space Flight Center / ARMS / Joy Ng,

 

Tali modelli di computer possono aiutare i ricercatori a capire meglio come il sole colpisce lo spazio vicino alla Terra, e, potenzialmente, migliorare la nostra capacità di prevedere tempo, come avviene per la nazione dalla National Oceanic Atmospheric Administration degli Stati Uniti e. Un documento pubblicato nel Journal of Geophysical Research il 5 novembre 2016, riassume questo lavoro.

Original link : https://phys.org/news/2017-05-space-weather-simulates-solar-storms.html

La progressione di un’eruzione solare CME in 5 passi by NASA

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=-tdRTn2lwng

Una Recente attività solare dal 18 Aprile 2017

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=qWlmz0K5Vwc

La Luna è figlia del pianeta Terra

 Gravità, Universo  Commenti disabilitati su La Luna è figlia del pianeta Terra
Set 142016
 

La Luna è figlia del pianeta Terra

Tratto dal link origine : http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2016/09/12/la-luna-e-una-costola-terra-strappata-con-violenza-_e064a2a9-dfb3-4d25-8ea4-d9d26cf4efb6.html

La Luna è una ‘costola’ della Terra strappata in modo violentissimo. La conferma definitiva

Kun Wang (Harvard)

Kun Wang (Harvard)

arriva da analisi chimiche più raffinate di quelle finora possibili pubblicate su Nature, dal gruppo coordinato da Kun Wang, dell’università americana di Harvard. Le analisi mostrano che Terra e Luna hanno composizione identica e di conseguenza quest’ultima sarebbe nata dall’aggregazione delle polveri della Terra strappate dall’impatto di un pianetino che polverizzò e vaporizzò completamente buona parte del nostro pianeta. ”I nostri risultati forniscono la prima prova concreta che l’impatto ha fatto letteralmente vaporizzare gran parte della Terra”, ha detto Wang.

Violenta collisione

I ricercatori hanno riesaminato sette campioni di roccia lunare portati sulla Terra da diverse missioni del programma americano Apollo e hanno confrontato i risultati con le analisi di otto rocce terrestri che si sono formate nel mantello, ossia lo strato che si trova tra la crosta e il nucleo. Le analisi che sono 10 volte più precise dei metodi precedenti, hanno mostrato che tutte queste rocce hanno le stesse ‘impronte digitali’ cioè hanno gli stessi elementi chimici. Inoltre nelle rocce lunari è presente una forma molto pesante del potassio che potrebbe essere nata solo ad altissime temperature, come quelle che avrebbero vaporizzato parte del mantello della Terra.

Secondo gli autori, la collisione avrebbe vaporizzato e polverizzato gran parte della Terra, che allora era in formazione, come capita a un’anguria colpita con violenza da un martello. Queste misure smentiscono anche l’ipotesi finora prevalente sull’origine della Luna, secondo la quale il nostro satellite sarebbe nato dalla fusione dei materiali sia della Terra sia del pianetino che l’ha colpita. Questo modello, hanno spiegato gli autori, ha cominciato a vacillare sin dal 2001, quando è stato scoperto che molte rocce terrestri e lunari hanno elementi identici.

Tratto dal link origine : http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2016/09/12/la-luna-e-una-costola-terra-strappata-con-violenza-_e064a2a9-dfb3-4d25-8ea4-d9d26cf4efb6.html

Video link : https://www.youtube.com/watch?v=e-WNBsp15Bc

Ulteriori articoli sulla Luna presenti nel sito

(Cliccare sul link attivo) :

Terra Cava

Nascita della Luna: la riscossa dell’impatto gigante

Il Problema della Luna

Scintille sulla Luna

Sole, Luna e Terremoti

Terremoti si verificano alle ore 06:00 o 18:00 locale lunare

Cieli nuvolosi sulla Luna

 

Da consultare

Pianeti in Stato Interessante by D.Domenico on Scribd

Alla scoperta di Terra Cava by D.Domenico on Scribd

Tutto non è che bolle di sapone

 Energia, Etere, Geometria, Materia, Universo  Commenti disabilitati su Tutto non è che bolle di sapone
Giu 222016
 
bolle

Tratto dal link origine : http://www.romabambina.org/2016/05/07/tutto-non-e-che-bolle-di-sapone/

Tutto non è che bolle di sapone

di Michele Emmer

La conferma più evidente si è avuta qualche anno fa:

Abbi divertimento sulla terra e sul mare/ Infelice è il diventare famoso!/ Ricchezze, onori, false illusioni di questo mondo, / Tutto non è che bolle di sapone.

Il 9 dicembre 1992 il fisico francese Pierre-Gilles de Gennes, professore al Collège de France, dopo il conferimento del premio Nobel per la fisica concludeva la sua conferenza a Stoccolma con questa poesia, aggiungendo che nessuna conclusione gli sembrava più appropriata. Le bolle di sapone erano uno degli argomenti della sua relazione, che era tutta dedicata alla Soft matter, le bolle di sapone che come scrive «sono la delizia dei nostri bambini». (P.G. de Gennes Soft matter , Science, vol 256, 24 aprile1992, pp. 495-497).
E proprio ai bambini (ma con uno spazio anche per gli adulti) sono dedicati i laboratori «Spettacoli di matematica e fantasia» che si tengono ogni mattina per tutta la durata del festival della letteratura a Mantova, argomento le bolle e lamine di sapone.
Naturalmente i laboratori per i più piccoli saranno diversi da quelli per i grandi. Per esempio ai più piccoli verrà letta una delle poesie di Rodari, mentre voleranno nell’aria bolle dalle forme più strane.

Gli uomini di sapone/ e le loro signore/ sono sempre puliti/ e mandano buon odore./ Sono bolle di sapone / le loro parole,/ escono dalla bocca/ e danzano al sole./ ….Nelle case, per le strade/ dappertutto in ogni momento/ milioni di bolle/ Volano via con il vento./ Il vento le fa scoppiare/ silenziosamente…/ e di tante belle parole/ non rimane più niente.

ed ancora :

“Fate una bolla di sapone e osservatela: potreste passare tutta la vita a studiarla.”

Lord Kelvin

Se certo i bambini sono sempre entusiasti delle bolle di sapone, è giustificato un tale interesse per questi oggetti belli, colorati ma fragili, eterei, un soffio e nulla più? Insomma bolle di sapone ad un festival della letteratura?
Le bolle di sapone sono uno degli argomenti più interessanti in molti settori della ricerca scientifica: dalla matematica alla chimica, dalla fisica alla biologia. Non solo, anche nell’architettura e nell’arte, per non parlare del design e persino della pubblicità.
Una storia che inizia molti secoli fa e che continua tuttora.
Basterà ricordare che Isaac Newton nella Opticks, la cui prima edizione è del 1704, è stato il primo a descrivere in dettaglio il colore che si osserva sulla superficie delle lamine saponate. Perché si forma una bolla, una sfera, quando soffiamo su una lamina di sapone?
È attribuita ad Archimede e a Zenodoro, vissuto si ritiene in un periodo tra il 200 a.C. e il 100 d.C., l’osservazione che di tutti i solidi con la stessa superficie la sfera è quello che ha il volume maggiore. Quella che si chiama la proprietà isoperimetrica (stesso perimetro) della sfera.
Quando soffiamo, la lamina cattura (per effetto della tensione superficiale) il volume d’aria e minimizzando la superficie della lamina forma la bolla sferica.
Se ad un fisico può bastare sperimentare che succede sempre così, per i matematici la sfida è dimostrare che la proprietà è caratterista della forma della sfera.
Si dovrà arrivare fino al matematico Schwarz nel 1884 perché si trovi una dimostrazione! Schwarz dimostra la proprietà isoperimetrica della sfera nello spazio cui siamo abituati, quello euclideo a tre dimensioni.
La stessa proprietà ha la sfera in qualsiasi dimensione, sarà il famoso matematico italiano Ennio De Giorgi, scomparso nel 1996, a dimostrarlo nel 1958. De Giorgi utilizzerà la teoria dei Perimetri che per primo aveva introdotto Renato Caccioppoli.
Nel film Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, Carlo Cecchi, che impersona Caccioppoli, si aggira per le strade di Napoli ed ogni tanto scrive delle formule: tra le altre la definizione di Perimetro, che è una generalizzazione dell’area di una superficie. Antoine Ferdinand Plateau (1801-1883) nel 1873 pubblica il risultato di quindici anni di ricerche: Statique expérimentale et théorique des liquides soumis aux seules forces moléculaires.
In quel libro si pongono molti problemi che riguardano le lamine e le bolle di sapone.
Nasce la moderna teoria delle superfici minime, quelle superfici che minimizzano l’area della superficie rispetto a qualche proprietà, nel caso della bolla di sapone, rispetto al volume d’aria contenuto. Una delle cose più stupefacenti che osserva Plateau è che se si soffia con una cannuccia in una soluzione d’acqua saponata (ovvero se si lavano i piatti o si agita una bottiglia di birra) gli angoli che le lamine formano sono solo di due tipi: o di 120° (n.d.r. Angolo interno di un Esagono) o di 109° 28′ (n.d.r. Angolo di inclinazione dei tre rombi di una cella di api). Risultato che sarà dimostrato solo nel 1976 dalla matematica americana Jean Taylor.
(n.d.r. angoli comunque utilizzati dalle api per la costruzione dei loro alveari)
In oltre, le superfici possono incontrarsi solo in DUE modi: o tre superfici che si incontrano lungo una linea o sei superfici che danno luogo a quattro curve che si incontrano in un vertice.

bolle

Tra i tanti problemi che studia Plateau vi è quello che in matematica porta il suo nome, il problema di Plateau. Si immerge un telaio di metallo nell’acqua saponata e come per incanto si ottengono delle forme che per il principio di minima energia che la natura sceglie (o almeno così riteniamo) sono le migliori possibili.
Bolla_platonica
E sono affascinanti: si ottengono così delle bolle a forma cubica, delle bolle a forma di piramide, si ottengo le geometrie che sembrano così complesse ma basate sulle regole scoperte da Plateau. Ed è possibile risolvere il problema del commesso viaggiatore, delle rete di cavi che collegano tanti luoghi in modo che la lunghezza dei cavi sia la più breve possibile. Sì, con le lamine di sapone.
E tutte queste cose vedranno i bambini che avranno pazienza e saranno attenti. E sentiranno anche «suonare» una bolla di sapone, con la musica che Claudio Ambrosini si è immaginato per una opera buffa Il giudizio universale del 1996.
Per gli artisti è il secolo XVII quello in cui si manifesta il maggiore interesse per le bolle di sapone, è infatti in questo secolo che l’utilizzazione della bolla diviene una costante nell’arte all’interno del più vasto tema della fragilità umana, tema per il quale vennero utilizzati tra gli altri il teschio ed il fumo.
Una delle opere più famose, ricordata nei suoi scritti anche da de Gennes, è stata realizzata nella prima parte del Settecento da Jean Baptiste Siméon Chardin (1699-1779), in diverse versioni, dal titolo Les Bulles de savon. È un quadro di rara bellezza e suggestione.
Negli stessi anni in cui Plateau studiava la geometria delle bolle, Manet dipingeva l’altro grande capolavoro sul tema delle bolle oggi alla Fondazione Gulbenkian a Lisbona.
Qualche anno dopo le bolle fanno il loro ingresso trionfale nella pubblicità con un quadro di Millais, era il primo poster pubblicitario mai realizzato, il prodotto pubblicizzato esiste ancora, è il sapone trasparente Pears.
Immagino che qualcuno penserà: i soliti matematici che non hanno nulla da fare e si occupano di una cosa così inutile come la geometria delle lamine e bolle di sapone! Roba da bambini!
Non bisogna mai chiedere ai matematici a che cosa servono le ricerche di cui si occupano. Quando nell’Ottocento si introdusse la teoria dei nodi per seguire una ipotesi del tutto assurda (tutte le idee sono assurde quando si è chiarito che non funzionano) sulla struttura dell’atomo, nessuno poteva immaginare che esistesse il Dna e che la teoria dei nodi sarebbe servita a spiegarne la struttura.
Non tutti i fenomeni che si vogliono studiare con le lamine saponate si possono ottenere con le lamine saponate reali, allora i matematici sono rincorsi a quelle virtuali, alle lamine saponate fatte al computer. Sono risultati che hanno portato tra l’altro alla creazione di immagini negli ultimi vent’anni che hanno avuto una eco importante non solo in matematica ma anche nel campo dell’arte.
Artisti americani hanno utilizzato queste nuove forme per realizzare sculture utilizzando materiali tradizionali. Il che pone interessanti domande alla questione, virtuale e/o reale.
Qualcuno starà ancora pensando: sì va bene, ma a che servono? Mai stati a vedere una partita di calcio allo stadio Olimpico di Roma o in quello di Monaco di Baviera, l’esempio più famoso? Bene, quelle tende sospese che coprono gli spettatori sono realizzate utilizzando modelli di lamini saponate, il primo che ebbe l’idea?
L’architetto tedesco Frei Otto. La matematica serve, non si sa come né si deve chiedere perché. In fondo è come la poesia. Amicizia:

Bolla di sapone:
/iridescente apparenza/da fragili contorni. Più durevole il soffio/così ampia la sfera, /pervasa d’istanti vissuti insieme./Un attimo…/ e nulla più./ Ancora sapone/nella vaschetta,/ancora fiato/nell’anima.

Tratto dal link origine : http://www.romabambina.org/2016/05/07/tutto-non-e-che-bolle-di-sapone/

Tratto dal link origine : http://www.focus.it/scienza/scienze/un-ciclone-in-una-bolla-di-sapone

Un ciclone in una bolla di sapone

Studiare i più violenti fenomeni atmosferici utilizzando un semplice gioco da bambini: la sfida di un gruppo di fisici francesi.

Una minacciosa e imminente tempesta aliena? Fortunatamente no. Quella che vedete è la superficie iridescente di una bolla di sapone: la complessa struttura a vortice – che ricorda quelle dei cicloni, terrestri e non – è stata generata di proposito nel corso di un esperimento di Fisica all’Università di Bordeaux, Francia. Un gruppo di ricercatori ha riscaldato una serie di bolle di sapone dal basso, creando pattern rotanti come quello in questo video, realizzato con una fotocamera a 500 frame per secondo.

Controllando la temperatura e la rotazione delle bolle per simulare le diverse condizioni di formazione dei vortici gli scienziati hanno scoperto che, proprio come accade per le tempeste atmosferiche – cicloni tropicali, uragani, tifoni – anche i vortici sulle bolle di sapone subiscono un picco di intensità a metà della loro vita, prima di esaurirsi del tutto.

Studiando le dinamiche dei fluidi in rotazione sulle bolle i ricercatori hanno elaborato un modello teorico sul comportamento dei cicloni che ben si adatta a 150 cicloni realmente abbattutisi su Atlantico e Pacifico. La speranza è che in futuro, modelli come questo e come quelli elaborati in passato dallo stesso gruppo di ricerca possano servire sempre di più a formulare previsioni precise sul comportamento di questi fenomeni atmosferici.

Ricette per bolle di sapone giganti

Tratto dal link origine : http://www.showclap.it/it/blog/showtime/ricetta-bolle-sapone-giganti/

Ricetta 1

1 misurino di detersivo concentrato per i piatti
10 misurini di acqua
1/3 di misurino di glicerina liquida
1 cucchiaio abbondante di zucchero a velo
Utilizzate per le dosi 1 vasetto di yogurt vuoto. Mescolate gli ingredienti tra loro cercando di ottenere un liquido liscio e omogeneo. Fate riposare in un contenitore con coperchio per 48 h prima di utilizzare. Se desiderate una maggiore quantità, raddoppiate le dosi.

Ricetta 2

1,25 lt acqua distillata
120 gr di detersivo concentrato per i piatti
1 cucchiaio di miele (sostituibile con zucchero in pari quantità)
Questa ricetta delle bolle di sapone giganti è senza glicerina e prevede l’utilizzo di miele, che può anche essere sostituito con la stessa quantità di zucchero. Per prima cosa provvedete a sciogliere il miele nell’acqua e solo successivamente aggiungete il detersivo. Il miele, come lo zucchero servono come stabilizzatori delle bolle, rendendole più resistenti. Fate riposare in frigo per almeno 1 giorno prima dell’utilizzo e conservate in un contenitore ermetico. Per produrre più liquido aumentate le dosi mantenendo le proporzioni indicate.

Ricetta 3

750 ml di acqua tiepida
10 cucchiaino di zucchero a velo
1 litro di detersivo per piatti
½ litro di glicerina
Sciogliete per prima cosa lo zucchero a velo nell’acqua tiepida, poi aggiungete il detersivo concentrato per i piatti e la glicerina. Mescolate e riponete il tutto in un contenitore che può essere chiuso con un tappo e conservate in frigo.

Da consultare inoltre :
Capire il mondo attraverso una bolla : http://dm.unife.it/matematicainsieme/schiume/storia00.htm
La matematica è una bolla di sapone : http://lgxserve.ciseca.uniba.it/lei/rassegna/000514i.htm
Perché la natura preferisce gli esagoni : https://www.fortunadrago.it/5042/perche-la-natura-preferisce-gli-esagoni/
Esagono Solare : https://www.fortunadrago.it/infinite-energy/esagono-solare/
La Materia Energia solidificata : https://www.fortunadrago.it/3868/la-materia-energia-solidificata/

Elettricità statica & le Bolle di sapone

Bolle di sapone a -15°

Bolle di plasma sulla superficie del sole

Galleria di foto sulle bolle di sapone e affini

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